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giovedì 15 novembre 2012

Diritti umani, è solo una questione di diritti umani.

Lo Stato di Israele ha privato il popolo palestinese di diversi diritti fondamentali, e ciò non da poco tempo ma sin dall'inizio della storia. Con la costruzione del muro non ha fatto altro che aggravare e codificare i soprusi fin qui perpetrati.
In molti paesi e villaggi palestinesi gli israeliani si sono appropriati dei pozzi d'acqua privando le popolazioni autoctone, perché di questo si tratta palestinesi autoctoni-israeliani conquistatori, di un diritto e di un mezzo di sostentamento (a parte l'uso personale l'acqua, è banale dirlo ma forse giova, si utilizza per coltivare (innaffiare le piante), abbeverare le greggi, lavorare la lana ecc.
Hanno tagliato ai palestinesi gli alberi di ulivo, patrimonio di quella terra da sempre e da sempre simbolo di pace (ma questa parola a loro è sconosciuta). Hanno decimato le greggi stesse, togliendo un altro diritto fondamentale, quello del nutrimento per poter sopravvivere. E non contenti di farlo sulla terra, hanno utilizzato lo stesso metodo sul mare impedendo ai palestinesi anche la pesca. Per quest'ultimo divieto Vittorio Arrigoni, Vik, ci ha rimesso la vita.

Lo stato di Israele incarcera senza processo, non ne hanno bisogno perché loro sono la legge in quelle terre. Ha tolto il diritto fondamentale del libero spostamento delle persone e delle merci impedendo di fatto che i palestinesi abbiano una economia fatta di commercio come accade in tutto il mondo. Hanno distrutto anche la più piccola forma di artigianato, esso sopravvive solo a Gerusalemme e in condizioni di forte disagio.
L'istituzione dei checkpoint oltre a limitare la possibilità di muoversi liberamente, è fonte perenne di umiliazioni per i palestinesi, essere fermati ogni chilometro da giovanotti armati di mitra con il colpo in canna non è sicuramente una esperienza da invidiare, ma se oltre a questo ci aggiungete il perverso godimento di terrorizzare, umiliare tutti, dai bambini agli anziani, diventa una tortura continua. Essere padroni della vita altrui, costringere in ginocchio un altro essere umano solo perché tu potresti ucciderlo deve dare a questi ragazzotti un'ebrezza malata senza pari. Picchiare le persone solo perché chiedono di poter essere trattati come è giusto che sia è una vendetta conscia ed inconscia rispetto a quello che hanno subito i loro antenati.

Privare i palestinesi della corrente elettrica di modo che non possano tirar su l'acqua dai pozzi, accendere un forno o leggere alla luce di una lampadina, guardarsi in faccia come facciamo noi, collegarsi ad internet come noi, vedere il televisore come noi che cosa è se non un privare di molti diritti i palestinesi?
Aver diviso famiglie, dal 1948 in poi, che cosa è se non una invasione del territorio altrui e il famoso "dividi et impera" degli antichi romani? E l'aver disperso i palestinesi nel mondo che cosa è se non una diaspora? Aver deportato i palestinesi dalle città verso i territori desertici dello Stato di Israele e aver poi tolto loro anche le minime possibilità di vita umana, come pensate si possa chiamare?

Ora dovrei fare l'elenco di tutte le stragi, da Sabra e Chatila, ai bombardamenti dei vari campi profughi, o ai bombardamenti "mirati" di obiettivi militari e terroristici, o dell'assedio di Ramallah, o dell'uccisioni dei vari capi e capetti della lotta armata, e non solo, dei palestinesi. Ma sarebbe inutile, le immagini le abbiamo tutti stampate nella memoria e per chi lo avesse dimenticato, i gentili israeliani ce lo stanno ricordando in questi giorni come fanno ogni giorno.
Immaginiamo, quindi, che tutto ciò che ho brevemente descritto (e non è tutto) lo avesse fatto una qualsiasi nazione, poniamo l'Italia, verso la Svizzera. Pensate che la cosa sarebbe rimasta senza reazioni? Pensate che gli altri stati europei non sarebbero intervenuti? Pensate che l'ONU non avrebbe mandato "gli osservatori" o le truppe di pace? E pensate che sarebbero stati posti veti in consiglio all'ONU da parte dei difensori della democrazia e della libertà che rispondono al nome degli Stati Uniti d'America?

A chi giova tutto ciò? Ma principalmente perché questo accade? L'ho già scritto e mi ripeto e sarei disposto a farlo all'infinito se servisse a qualcosa.
La nascita di Israele è dovuta ad un effettivo bisogno di dare un luogo a questo popolo perseguitato nei secoli. La scelta del luogo e le motivazioni sono alquanto discutibili. Se quella terra era stata loro promessa da Dio, perché l'hanno abbandonata? E perché tornarci dopo millenni con fare da padroni? E perché, in primo luogo gli inglesi, non hanno gestito l'"innesto" dei futuri israeliani su un territorio abitato da arabi in maniera più morbida e cercando l'accordo con la popolazione autoctona? Ma si sa che l'ovvio e la saggezza non sono un pregio dei politici anche perché dietro la nascita e l'appoggio allo stato di Israele ci sono calcoli economici e di potere non indifferenti. Altrimenti come si giustificherebbe l'opposizione e la non attuazione di tutte le risoluzioni dell'ONU? Indispensabile per capire la situazione è prendere in considerazione il senso di colpa che gli occidentali, in particolare gli inglesi e gli americani (per non parlare dei tedeschi), hanno nei confronti degli Ebrei e per trasposizione verso gli israeliani. Oramai sembra assodato che ciò che avveniva nei campi di sterminio nazisti fosse stato abbondantemente segnalato ai governi inglese e americano e che la cosa sia stata sottovalutata. L'aver dovuto affrontare, a guerra finita, il problema e scoprire che ciò che era accaduto in quei campi travalicasse la più turpe idea che potesse venir in mente ad una persona malata ha generato uno stato di sudditanza che ha portato a giustificare azioni e comportamenti altrimenti condannabile e da condannare.
Una delle chiavi di volta per superare il problema israelo-palestinese è oltrepassare il senso di colpa e sudditanza. Se non si affronta ciò nessun occidentale muoverà un passo decisivo verso la questione.

E non va sottovalutato il punto di vista israeliano. Avendo il mio popolo subito cose inenarrabili mi sento in dovere di difendermi in tutti i modi, anche i più turpi e che banalmente richiamano ciò che abbiamo subito nel corso dei secoli. E' un circolo vizioso che si corre il rischio non si risolva mai e che porterà a soluzioni estreme che riguarderanno tutti, vicini e lontani.

Come non si può fare a meno di prendere in considerazione la posizione dei paesi arabi. Per molto tempo la solidarietà data ai palestinesi è stata vera e sincera, ma ad un certo punto essi sono diventati un peso, un problema. Se li sono trovati in Libano, in Giordania, in Siria, in Marocco, in ogni dove, insomma. E il problema non era e non è di facile gestione. In pratica i palestinesi hanno subito ciò che all'epoca aveva subito il popolo ebraico. Ed ora i paesi arabi non hanno più la forza politica ed economica per poter porre delle condizioni. Anche perché molti di loro si sono accodati al carro dei vincitori (USA) non come alleati ma come succubi. E non penso che la guerra sia una soluzione. Le sparate di Ahmadinejad sono solo propaganda di bassa lega fatta sulla pelle di chi non ha più nessuno che li difenda in maniera seria.


Date queste parziali motivazioni, mi dovete spiegare perché i palestinesi non possono essere un po' incazzati. E date queste motivazioni mi dovete spiegare perché ci si scandalizza tanto dei loro metodi di lotta (non sto dicendo che li approvo sia chiaro) e non si prova ad analizzare con obiettività quali possibilità ha questo popolo di vedere i propri diritti riconosciuti, non come una elargizione ma come un diritto averli e un dovere concederli. Come possono difendersi da un esercito tra i più forti del mondo, ma fatte le proporzioni tra popolazione ed estensione dello stato, forse il più forte del mondo. Avete mai riflettuto che Israele è grande poco meno della Lombardia? E che dire della potenza dei razzi Qassam utilizzati dai palestinesi in confronto ai raid aerei e terrestri delle forza armate della stella di David? O come qualcuno auspica devono attendere di essere martirizzati tutti e dispersi definitivamente in modo che lo stato di Israele possa vivere liberamente senza arabi tra i piedi?
Detto tutto questo i vari tribunali internazionali sparsi nel mondo che fanno ? Ma i loro giudici dormono tranquillamente tutte le notti?

Pur nella mia lunghezza è chiaro che non posso essere stato esaustivo, ma non posso e non voglio sostituirmi a chi queste analisi le fa per mestiere. Mi limito solo a lanciare un mio grido di dolore per quella popolazione, ma anche per le vittime inermi degli attentati dei kamikaze, che pagano le colpe dei loro miopi governanti che pur di difendere la posizione di guardiani degli interessi del mondo occidentale in Medio Oriente, infliggono le stesse pene che loro hanno sopportato per centinaia di anni.

3 commenti:

Martina Di Renzo ha detto...

Gli inglesi hanno molti mea culpa da farsi per questa situazione odierna.
Belle queste parole emotive, perché solo emotivi possiamo essere, dato che la politica non è servita a nulla. Vado a condividere.

il Russo ha detto...

Innanzitutto un bel post, come da un po' non ce ne regalavi.
Sul discorso sudditanza psicologica però non mi convince, o forse sino a un certo punto.
Perché comunque sono gli USA, senza se e senza ma, ad appoggiare (e ad essere appoggiati, vedi risoluzione ONU contro embargo a Cuba) incondizionatamente Israele.
Arrivato a questo punto lancio una provocazione: siano coerenti sino in fondo e cancellino tutti i palestinesi, fino all'ultimo, una pulizia etnica di quelle che non sono mai riuscite nella storia dell'umanità, neanche ai danni dei loro nonni e padri, così finalmente metteranno la parola fine a questo stillicidio umano che ha da tempo oltrepassato ogni limite.

Cri ha detto...

Martina ha detto tutto quello che volevo dire io. Compreso il "vado a condividere" finale.
Grazie, caro Gap.