Pagine

giovedì 4 ottobre 2012

Vauro, le morti per amianto e la satira

Negli ultimi mesi ho scritto due post in difesa di Vauro, anche se il toscanaccio sa difendersi da solo. Il primo l'ho scritto quando è stato attaccato dai grillini e il secondo quando è stato preso di mira dai piddini.
Questa volta no, non posso difenderlo, anzi condivido le critiche. La rappresentazione della sua vignetta sottende un reato dei più odiosi, lo stupro e chiama in causa direttamente le donne e, secondariamente, chi è rinchiuso nelle patrie galere, luoghi di perdizione e di mancata riabilitazione sociale. Per non parlare che il giornale che ospitala vignetta è Il Fatto Quotidiano già distintosi per le sessiste e maschiliste prese di posizione di Massimo Fini. La vignetta richiama la violenza verso il più debole e più esposto. No, questa volta non mi hai fatto ridere e nemmeno sorridere.


Come non mi fa sorridere questa foto di tal Emanuela Panatta, soubrette, come recita la didascalia. Lei e altri personaggi più o meno famosi si sono fatti fotografare con indosso delle magliette con slogan che dovrebbero essere spiritosi e/o satirici. La maglietta indossata dalla Panatta recita: Gli amianti vivranno in eternit.
A molti farà anche sorridere ma a chi, e sono migliaia (per limitarci solo all'Italia), ha avuto genitori, fratelli, sorelle, figli, amici morti di cancro per aver lavorato o semplicemente vissuto nei paesi dove c'erano gli stabilimenti che lavoravano l'amianto, non fa ridere. E' solo una mancanza di rispetto verso i loro cari, verso coloro che sono ancora in vita e lottano contro la malattia.

1 commento:

il Russo ha detto...

E' il segno dei tempi Gap: una volta chi prepotenteggiava si accontentava di vincere (anche con una vignetta nei confronti di un recluso, alla faccia della pietas, anche con il business sullapelle di migliaia di morti), ora dell'obbiettivo di turno non basta ridicolizzarlo, bisogna pure cacargli in testa.

Una curiosità: sia il topo che abbandona la barca che affonda, sia il geniale vignettista necrofilo da amianto, collaborano o hanno collaborato con il Fatto, questo fa capire lo stile e la linea di un giornale che troppi, in pieno berlusconismo, hanno scambiato per qualcosa che quel giornale non era, non è e non sarà, perché noi non solo veniamo da lontano e sappiamo benissimo dove andare, ma chi rappresenta certi impulsi e certe (in)culture sappiamo altrettanto bene dove mandarlo...