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venerdì 26 ottobre 2012

Tutto già visto

A dimostrare la complessità della presenza del berlusconismo nella società umana, e delle sue ramificate ed estese basi di massa, basta pensare alla nuova reincarnazione in veste elitaria-stracciona e protestataria proprio negli stessi mesi nei quali la sua versione più cupa e feroce entra in agonia. Certo, definire berlusconiano il movimento dei grillini, è dire troppo e insieme troppo poco. Come movimento politico organizzato esso è senza dubbio pittoresco e transitorio, con un capo passato senza imbarazzo alcuno dalla ribalta teatrale alla ribalta politica e con dirigenti, ove ce ne siano, che scompariranno senza lasciar traccia e quasi memoria di sé. Esso si alimenta tuttavia di un semplicistico rifiuto dell’attività politica, retaggio di anni di asservimento che il berlusconismo ha potenziato, incoraggiando un tipo di vita politica dalla quale era, è e sarà esclusa ogni forma di partecipazione consapevole e fornendo l’esempio  di un tipo di dominio fondato sulla prevaricazione  e sulla corruzione.
Se il movimento ha ottenuto un “buon” risultato ciò si deve ad un concorso di molteplici circostanze, tutte più o meno col berlusconismo direttamente o indirettamente connesse. Si riconoscono infatti nel rozzo anticomunismo qualunquista, si rifiutano in molti di comprendere quanto avvenuto più di sessanta anni or sono, si identificano in un personalismo esasperato che, in alcuni casi, sfiora il culto della personalità come avveniva e tutt’ora avviene per Berlusconi. Trovano nella contrapposizione tra la “folla” e gli “uomini politici professionali” una facile consolazione e un sottile compiacimento per la loro disgrazia (quest’ultimo condiviso dalla maggior parte degli italiani).
Il dato complessivo di maggiore importanza della diffusione del grillismo  consiste però soprattutto nel dimostrare i limiti oggettivi dei partiti nell’estendere l’area del loro consenso sull’intera società nazionale. Crisi dovuta alla fine dei partiti della Prima Repubblica, al berlusconismo stesso e, negli ultimi anni, aggravata anche dalla instabilità economica mondiale non affrontata con la dovuta serietà dal precedente governo nazionale. Non esente da colpe l’attuale tutto piegato all’esigenze di mercato e di presunta stabilità che ha notevolmente peggiorato le condizioni economiche degli italiani.
In una società che vive in uno stato di disgregazione tale che la tenuta del tessuto sociale deve costituire l’obiettivo da perseguire con uno sforzo quotidiano, è da domandarsi in quale misura sia lecito, senza cadere nell’utopia retrospettiva, applicare ad essa categorie di giudizio che presuppongono una società pervenuta ad un ricco grado di articolazione (e non mi sembra sia il caso dell’Italia).
Più fruttuoso è piuttosto tenere presente che i partiti politici rappresentano, meglio “rappresentavano”, ma non sono più i soli, l’unica forma di associazione veramente autonoma delle classi sociali. E’ all’interno dei partiti democratici che si dovrebbero mescolare le provenienze, le aspettative e i progetti da portare a termine che, riguardando tutte le componenti, interessano, di conseguenza, tutta la popolazione. Non è con i movimenti che fanno del populismo e del qualunquismo la loro bandiera che si riuscirà a ripristinare una vita democratica piena e corretta. 

Fantapolitica?
Dopo aver resa, se non impossibile, difficile o precaria la vita ai giornali di opposizione, attraverso sequestri, multe e devastazioni, questi vennero soppressi al pari delle forze politiche di cui esprimevano l'orientamento. La stampa d'opinione piccola e grande fu conquistata dal grillismo con un complesso gioco di ricatti e intimidazioni, che investiva insieme la proprietà e la direzione delle singole testate. Il processo era cominciato all'indomani dell'avvento del grillismo al potere e esso era continuato con metodi ancora più brutali, per concludersi tra il 2013 e il 2015 con operazioni politico-finanziarie che portarono all'estromissione  dai maggiori quotidiani italiani dei loro prestigiosi direttori:l’operazione riguardò la "Stampa", il "Corriere della Sera", "La Repubblica", “Il Messaggero” e altri ancora. Nel quadro generale della grillizzazione della classe dirigente italiana i direttori dei grandi quotidiani, non certo esenti da gravi responsabilità per aver fiancheggiato l'avvento del grillismo al potere e i suoi primi anni di governo, seppero offrire una prolungata resistenza passiva e alla fine capitolarono senza infamia, chiudendosi quasi tutti in un dignitoso riserbo."

Rielaborazione di scritti dello storico Ernesto Ragionieri

2 commenti:

Martina Di Renzo ha detto...

Solo un commento: spero di no. Ormai vivo alla giornata per tutto, anche per la politica italiana. Posso solo sperare, e votare.

il Russo ha detto...

Naaaa, non ci voglio credere.
Non mi conviene, intellettualmente e culturalmente e non di certo perché parte in causa se non come lettore dei quotidiani stessi, razza in via d'estizione perché circondata da imbecilli (non solo grillini, purtroppo), che comprare un quotidiano al giorno la ritengono spesa inutile, tanto c'è internettessss...