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venerdì 5 ottobre 2012

A proposito dello stupro e del carcere

In molti non hanno capito, o sottovalutato, le critiche che ha ricevuto Vauro per la vignetta su Batman-Fiorito minacciato di stupro in carcere. Innanzitutto forse è il caso di capire cosa è uno stupro.
Secondo il Devoto Oli, parco di spiegazioni, è il reato di violenza carnale, ci aiuta di più il lemma violenza: forza impetuosa e incontrollata, ancor di più ci aiutano le varie spiegazioni sui tipi di violenza sintetizzabili nell'imporre ad altri la propria volontà esercitando coercizione e sopruso per raggiungere un obiettivo altrimenti precluso. In genere l'obiettivo che si vuole raggiungere con la violenza, quindi anche con lo stupro, è sempre un obiettivo illegale secondo la morale e l'etica e spesso anche il luogo comune.
Pietro da Cortona
L'uso della violenza sulle donne non riguarda solo le singole persone, basterebbe aver letto un qualsiasi libro di storia serio o le cronache, per i più giovani, della guerra che ha sconvolto i Balcani pochi anni fa, per sapere che lo stupro viene utilizzato per annientare le minoranze, stupro etnico. Uno dei primi esempi, a detta di diversi storici, fu il famoso ratto delle sabine perpetrato dai romani. Non la favoletta che ci hanno raccontato a scuola dei poveri romani senza donne vogliosi di prendere moglie, ma solo brutali stupratori che annientano un popolo diverso. Ogni esercito invasore ha lasciato traccia del proprio passaggio dando campo libero alla violenza sulle donne, bambini e uomini come ultimo sfregio. Lo stupro come lezione, come annientamento della persona, come umiliazione che si aggiunge alla sconfitta, alla perdita della libertà, della vita e dei beni materiali per chi sopravvive.
Fiorito che entra in carcere e viene subito apostrofato da due omaccioni, nella vignetta di Vauro, con un chiaro "adesso però ce fai Wonder Women" è una pessima battuta. Lo è perché fa proprio l'assunto di cui sopra, ora sei sconfitto e paghi nella maniera peggiore, con la violenza sulla tua persona nel modo più umiliante che ci sia. Ma è pessima anche per altri due motivi. Il primo riguarda le donne e il secondo i detenuti.
Più di qualcuno non ha capito, o non ha voluto capire, perché ho tirato in ballo le donne. La violenza carnale, checché ne dica qualche improvvido commentatore, è un reato, un crimine, commesso nel 99,99% dei casi verso le donne. E raffigurare Fiorito sotto la minaccia dello stupro è un fatto che riguarda le donne, è un ricordare una situazione, un rischio che purtroppo è sempre ben presente nelle loro menti. E non mancano nemmeno i "benaltristi", quelli che pur di giustificare la vignetta si sono lasciati andare a trovare altri esempi di danni alla figura della donna e alle donne come persone tipo la pubblicità. Come se la violenza carnale non facesse parte di un unico discorso riguardante la questione femminile. Come se non fosse l'apice di un percorso che inizia quando si nasce.
Omaccioni, stupratori e carcerati. Brutti, sporchi e cattivi. Questa è la rappresentazione che Vauro ci fa dei detenuti mandando a monte anni di lotte per un carcere che serva a reinserire uomini e donne nella società alla fine del percorso espiatorio. Manda a monte anni di sacrifici della popolazione carceraria e degli operatori sociali, volontari o meno. Senza andare troppo indietro nel tempo viene da chiedersi: ma Vauro ha visto "Cesare non deve morire"? Sa qualcosa delle detenute di Rebibbia che fanno patchwork per far andare le mani invece di impazzire? Ha mai respirato quell'aria gelida senza odore? E  il colore non colore degli istituti penitenziari, e il non rumore spezzato solo dal clangore delle chiavi dei secondini? Ha mai parlato con qualcuno che alla fine di una lunga pena è stato colto da crisi di panico per il "fuori" fa male agli occhi, alle orecchie e all'anima? Gli esempi potrebbero essere tanti. Quindi, come gli ha ricordato un diretto interessato, in carcere non ci sono solo "gli inculatori" ma persone di ogni tipo, da chi ha commesso un solo errore nella vita a chi delinque abitualmente, a chi ha rubato per fame.
E poi ci sono anche gli stupratori.

4 commenti:

il Russo ha detto...

Questo post vola troppo alto per la cultura e sensibilità dell'italiano medio, lasciatelo dire...

Tina ha detto...

CLAP, CLAP, CLAP, CLAP.

Chapeau Gap, condivido anche le virgole di questa tua pagina.

mi ero persa la vignetta di Vauro, avrei preferito non recuperarla, dici bene, in questa occasione non è difendibile.

Buona serata Gap

paola ha detto...

Arrivo qui dal blog di Lola, tutto bene, ma come antichista mi considero tenuta ad una precisazione. Il ratto delle Sabine non ha niente a che vedere con il concetto e la pratica di "stupro etnico", ha invece a che vedere con un altro costume antichissimo, che è il "matrimonio per ratto". Lo scopo del rapimento narrato dalle fonti annalistiche era, difatti, per i romani, appropriarsi delle donne sabine per trasformarle in mogli dei romani. Ovviamente tutto ciò appartiene a culture in cui le donne non hanno il benché minimo diritto di decidere alcunché. Il rito del matrimonio per ratto poteva essere individuale o collettivo: un esempio alla portata delle conoscenze di tutti è il racconto che Penelope fa, nell'Odissea, delle sue nozze con Odisseo, anche se in quel caso è la donna "in palio" che decide per la formula del "ratto", facendosi rapire dal pretendente che lei stessa preferiva, e salendo sul carro di Odisseo, e coprendosi il capo con il velo, gesto che simboleggiava le nozze, e andandosene via col prescelto. Il matrimonio per ratto poteva essere invece, anche, un rito collettivo, e dobbiamo immaginarlo, quando diventa un rito, nel senso di una messa in scena convenzionale, dove i rapitori e le rapite sanno di dover interpretare un ruolo. Questo rito antichissimo, però, non poteva essere più compreso all'epoca in cui si formavano le prime redazioni narrative delle origini di Roma, ed esso diventa, quindi, nella storia che ci è pervenuta, un espediente ingannevole e sopraffattorio messo in atto dai concittadini di Romolo ai danni dei loro vicini. Inutile dire che, in entrambi i casi, le donne non hanno voce in capitolo se non come mezzi di scambio, ma questo è un altro discorso. Il mio intervento storico è fuori tema, perdonate, ma desidererei tanto che l'antichità non fosse maciullata a nostro uso e consumo, quando invece avrebbe tanto da dirci se la guardassimo nelle giuste prospettive.

Cri ha detto...

Vauro sta peggiorando a vista d'occhio, diventando un qualunquista della peggior specie.