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giovedì 27 settembre 2012

Il potere delle parole e il caso Sallusti

A voler essere banali avrei potuto titolare questo post Le parole sono pietre come il titolo del bel libro di Carlo Levi, e cosi ho anche fatto vedere che qualche libro l'ho letto, oppure avrei potuto titolarlo Ne uccide più la lingua che la spada, al posto della lingua ci potete mettere parole, penna e anche tastiera. Insomma bisogna stare attenti a cosa si dice per non causare danni, a volte irreparabili.
Delle insinuazioni/falsità contenute nel pezzo pubblicato dal direttore Sallusti si è ampiamente parlato, di come non fossero opinioni ma insinuazioni e stravolgimenti dei fatti anche. Ci si appella al fatto che l'articolo lo avrebbe scritto un altro giornalista, bene, esiste la figura del direttore responsabile e una legge che regola la questione. Finché c'è va rispettata, se non va bene va cambiata, ma basta con l'italico giochetto di scavalcare la legge e poi dire che è vecchia, ingiusta. Non si scopre ora la figura del Direttore responsabile. Resterebbe da discutere sul giornalismo e i giornalisti, senza che questa discussione resti al chiuso dell'ordine professionale.
Il lavoratore della parola ha enormi responsabilità ed è una cosa che dovrebbe tenere a mente quando si siede davanti a un video e una tastiera. Dovrebbe sapere che ciò che scrive influenza la vita degli altri e, in alcuni casi, può portare a estreme conseguenze. Il fatto è che ormai sui giornali, non tutti, scrivono anche porci e cani. Parole forti, sì. La qualità degli scrittori è calata in maniera vertiginosa, di pari passo con l'ortografia e la sintassi. Per non parlare della cultura generale. Ormai in Italia ci sono più giornalisti che metalmeccanici o contadini, d'altronde si diceva "meglio fare il giornalista che lavorare".
A leggere del caso Sallusti viene il dubbio che più nessuno sappia distinguere un'opinione da una falsità, un giudizio da un'insinuazione. E ci sono cascati tutti. Quella che chiamo corsa alla solidarietà ha scelto il caso sbagliato per ricordare un giusto principio. La stampa non può avere bavagli e non può essere intimidita. La minaccia del carcere o dei risarcimenti miliardari sono in effetti tentativi di limitare l'autonomia del giornalismo. La libertà d'opinione è sacra, continuando con i luoghi comuni volteriani, mi faccio ammazzare per poterti permettere di dire ciò che pensi. Però se volete il mio sacrificio ve lo dovete meritare, innanzitutto distinguendo i fatti dalle opinioni, la verità dal falso e, in ultimo, il tutto scritto in italiano e non in una lingua che sta tornando al volgare.
Ma i lettori, includendo anche quelli che sentono solo tv e radio, non sono esenti da colpe. Si cita sempre una ricerca che dice che il vocabolario degli italiani si sta riducendo sempre più e che una gran parte di nostri connazionali non è in grado di comprendere una frase elementare. A leggere i commenti nei vari blog, a sentire le discussioni al bar o all'edicola si ha la conferma che è tutto vero. La capacità di analizzare un testo breve e semplice si è persa, se mai c'è stata. Si parla per slogan e si ricordano solo le frasi ad effetto dette da questo o quello e piegate al proprio pensiero (?). Non ci sono più nemmeno quelle discussioni da bar dove trovavi sempre qualcuno in grado di confutare i tuoi argomenti, ormai si trovano solo persone che ripetono come un mantra frasi sentite altrove, da Berlusconi, da Bersani, da Grillo, da Casini no, non se lo caca nessuno, senza mai affrontare le questioni, ma sempre in un crescendo di volume che mira solo a silenziare chi non la pensa come loro. E questo accade anche per le dispute di calcio. Se tale è il panorama come possiamo sperare che il lettore medio capisca il caso Sallusti e le motivazioni della sentenza e quelle che hanno spinto alla solidarietà dei giornalisti verso Sallusti? Della solidarietà pelosa dei politici non parlo. Legge bavaglio e non c'è bisogno di ricordare altro.
Infine il populismo e la demagogia che ormai regnano indisturbati in questo Paese. C'è sempre qualcun altro da chiamare come correo, c'è sempre un paragone da fare, c'è sempre "ben altro" da perseguire. No, non siamo tutti uguali. Nel mio piccolo posso dire che nelle due esperienze di giornali locali, di cui sono stato cofondatore e direttore, non abbiamo mai preso una denuncia pur avendo sparso critiche a destra e manca (nel vero senso della parola). Nella mia pur breve esperienza di amministratore non ho ricevuto nemmeno un caffè in omaggio. E come me ci sono milioni di italiani onesti, siano essi amministratori, giornalisti o altro ancora. La massificazione verso il basso non porta a nulla.

12 commenti:

Gap ha detto...

Mi è stato fatto notare che la frase attribuita a Voltaire è in realtà di Evelyn Beatrice Hall. Mi pare più corretto ammettere l'errore che correre in tutta fretta a correggere.

il Russo ha detto...

Che il fatto che scrivano cani e porci e già di per sè disgustoso, ma che poi l'autore dell'articolo incriminato sia stato probabilmente un tale radiato dall'ordine dei giornalisti fa si che i movimenti peristaltici diventino incontrollabili, altroché Voltaire e la Hall...

Ernest ha detto...

di direi che scrivono cani e porci e chi rimane fuori legge poco e male. Ora ci faranno passare nosferatu come martire quando in realtà si tratta di altro. Ma tutto ciò purtroppo è in linea con questo paese.

listener-mgneros ha detto...

Non riesco nemmeno a pensare ad uno come sallusti figuriamoci a provare la benché minima forma di solidarietà. Quanto alla libertà di stampa: esiste da tempo solo la libertà di stampare per lo più su carta igienica usata, per propagandare schifezze scritte da gente come lui e il suo branco di cani latranti e rabbiosi.

Berica ha detto...

Concordo con quello che scrivi sulla libertà di espressione.

La politica degli annunci ci fa sapere che "vogliono" legiferare per modificare la normativa e sostituire il carcere con una pena pecuniaria.

Il pensiero va a quelle sostanze tossiche che diventano "buone" alzando i limiti di assunzione previsti dalla legge.

Ma il Parlamento non ha proprio niente altro da fare?

Bastian Cuntrari ha detto...

...quella che chiamo corsa alla solidarietà ha scelto il caso sbagliato per ricordare un giusto principio...
Ma a me non sembra una corsa in difesa solo del sacrosanto principio della libertà di stampa, ma soprattutto in difesa della "responsabilità" che ne scaturisce.

Premessa: Sallusti mi è più odioso di un granello di sabbia nell'occhio, ma...
La notizia falsa è stata data dal giornalista Monticone, che ha firmato il pezzo, e che l'ha ripresa da altri giornali (La Stampa ad esempio, che l'aveva riportata per prima). Di spalla alla notizia veniva pubblicato il commento anonimo a firma "Dreyfus" che conteneva - questo sì - opinioni certamente censurabili. Il procedimento a carico di Sallusti, incardinato dal magistrato che si è sentito "diffamato" (per altro senza essere mai nominato) verte sull'"omesso controllo" del direttore responsabile su quanto riportato sul proprio giornale. Di più. La condizionale gli è stata negata - perché questo è il succo dell'art. 133 c.p., oltre che per altri precedenti di "omesso controllo", anche stante "la capacità a delinquere" del reo (comma 2).
Sallusti - dunque - non ha dato alcuna notizia falsa, né ha espresso insinuazioni diffamatorie: ha omesso di vigilare sulla loro pubblicazione. Reato colposo, o no? Direi di sì.

E veniamo alla parte lesa: un magistrato che avrà avuto la possibilità di scegliersi i migliori avvocati che affermassero il suo buon diritto alla tutela della propria onorabilità. Perché il procedimento si incardina a querela di parte, e non d'ufficio.
Mi viene in mente allora un'altra notizia falsa che ha goduto degli onori della cronaca anni fa.

Premessa: Francesco Storace mi è più odioso di due granelli di sabbia nell'occhio, ma...
Quando L'Unità pubblicò lo scoop che il padre di Storace avrebbe picchiato, nel 1941 (quando aveva 12 anni!), un ebreo, cosa accadde?
Padellaro (direttore responsabile) si scusò, Storace non presentò querela (penale) e incardinò solo un giudizio civile...

Quello che non accetto nella condanna a Sallusti è la dimensione punitiva della carcerazione per un reato colposo - che non ha quindi personalmente commesso - e che non gli sia stata concessa alcuna attenuante, nonostante sul punto anche il PG della Cassazione sembrerebbe intenzionato a proporre appello.

Evidentemente, Sallusti è granello di sabbia negli occhi non solo miei.

Gap ha detto...

L'omesso controllo non può essere considerato reato colposo. Non sono un esperto di leggi però ti posso garantire che Sallusti non poteva non essere a conoscenza di ciò che si apprestava a pubblicare.
A meno che in Libero non vigessero altre regole, il direttore legge SEMPRE ciò che viene pubblicato in prima pagina e in special modo i commenti.
Quindi l'omesso controllo non può essere casuale ma è stato fatto con piena consapevolezza. Inoltre Sallusti si è macchiato anche della colpa di aver fatto scrivere un ex-giornalista che per evitare la radiazione dall'Ordine, se non mi sbaglio, si è dimesso il giorno prima. Poi se volgiamo credere alle favolette possiamo anche ingoiare il rospo che Sallusti non abbia letto il pezzo del suo sodale, amico e collega. A volere essere maligni mi viene in mente che il pezzo glielo abbia chiesto direttamente.
Per continuare, non stiamo parlando di opinioni censurabili ma di vere e proprie notizie false.

Il titolo: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.
Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.

“Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.
Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.

“Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.
Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.

“Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.
Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?

Queste non sono opinioni sono falsità che inducono il lettore nell'errore e creano un pregiudizio nei confronti del giudice che ha applicato la legge. Se poi si vuole disquisire se la legge è giusta o meno è tutto un altro paio di maniche.

Appunto perché la notizia era già conosciuta e già stata ricostruita nella sua giustezza che il giudice, anche senza essere mai nominato, si è sentito, e in effetti è stato, diffamato.

Bastian Cuntrari ha detto...

"... l'art. 57 del c.p. configura un'autonoma ipotesi di reato colposo, strutturata in forma omissiva...": tra le tante, Cass. penale, sez. V, 02 luglio 2002, n. 32364.

Per il resto (citazioni da Dreyfus) non mi sembrano "notizie", ma interpretazioni della notizia uscite dalla penna bacata di Farina.

Cri ha detto...

Nulla da eccepire a questo tuo post che personalmente incornicerei.
Ovviamente è lampante che Sallusti abbia dato il via libera all'articolo con piena intenzione. Non stiamo a raccontarci le favucce, come diceva mia nonna. C'è solo da rallegrarsi di un simile esito, per quanto mi consta.

Aggiungo solo che il direttore responsabile di un giornale allora è rimasta la sola figura responsabile di qualcosa. Ché i dirigenti pubblici, per esempio, con l'introduzione della legge 241/90 sulla responsabilità di procedimento amministrativo, adesso pigliano soldi come se piovesse (essendo stati equiparati a manager con contratto privatistico, pur continuando a mantenere il culo al caldo come dipendenti pubblici a tempo indeterminato) per non avere la benché minima responsabilità sull'operato dei loro sottoposti. In quanto tale responsabilità è totalmente demandata ai funzionari, che pigliano stipendi alquanto più miserevoli.
Se fosse capitata una cosa paragonabile a questa nella mia amministrazione il dirigente ne sarebbe uscito pulito, adducendo la motivazione che la sua controfirma sui provvedimenti è una blanda forma di controllo, ma che su centinaia di atti al giorno non si può pretendere che lui lo eserciti davvero, questo controllo. E questo l'avrebbe tutelato da possibili contestazioni di correità nei danni civili e penali. Nonché quelli, temutissimi, erariali. Per dire a che inquietante livello di allarme siamo arrivati in questo Paese.

listener-mgneros ha detto...

se la polemica sulla libertà di idee parte dal caso sallusti sinceramente siamo messi male, non stiamo parlando di qualcosa che spacca il paese a metà culturalmente, ma solo di un "corona" che invece di usare la macchina fotografica usa la penna per sputtanare a vanvera. Gente come sallusti un tempo non scriveva nemmeno su Cronaca Vera al massimo componeva le note a pie pagina che accompagnavano le ben più interessanti foto porno delle "Ore".

listener-mgneros ha detto...

mi correggo era troppo alta come pornografia quella delle "Ore

Tina ha detto...

Per tutto quello che hai spiegato sulla scelta della bambina di restare bambina e non diventare madre, dico quello che ho detto altrove:

Su sallusti passerei con una trebbiatrice o un rullo compressore per essere sicura di sentire o leggere mai più i suoi pistolotti di parte a pagamento.

Notte buona Gap ;-))