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mercoledì 4 luglio 2012

Il potere delle parole per salvare la povera Else

Al posto del Veronal – uno dei primi barbiturici messi in commercio dalla più grande casa farmaceutica tedesca, lo stesso che Italo Svevo fa ingerire a Guido Speier ne La coscienza di Zeno – oggi forse la signorina Else, personaggio dell’omonimo racconto scritto nel 1924 dal drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler, punterebbe su un cocktail di eroina e altre droghe per porre fine ai tormenti affettivi e ai contorcimenti della mente che la dilaniano dopo aver appreso che il padre sta per fallire e aver tentato di ottenere un salvifico prestito in cambio del quale subisce una pesante molestia sessuale.
Ingredienti attualissimi – suicidi, crisi economiche, stupri, stupefacenti – di cui Daniele Pugliese, trentacinque anni di giornalismo sulle spalle, prima a l’Unità e poi a dirigere l’Agenzia di informazione della Regione Toscana, si avvale nella sua novella Io la salverò, signorina Else (Portaparole, Roma, pp. 108, € 14,50), seconda prova narrativa dopo l’esordio nel 2009 con Sempre più verso Occidente, raccolta di racconti pubblicati dalla Baskerville di Bologna per i quali è stato associato dalla critica a Calvino, Borges e Buzzati.
«M’immagino una Else che, con preveggenza e capacità di agire in anticipo, mette nel conto l’ardimento e la mancanza di scrupoli con cui un uomo maturo e piuttosto navigato avrebbe reagito alla sua richiesta che, oggettivamente e da qualunque punto si intenda guardare, la pone nella condizione di debolezza a cui sottostanno tutti quanti chiedono dinanzi a coloro a cui vien chiesto. O, detto in altri termini, alla fragilità che accompagna ogni domanda se paragonata alla forza di ogni offerta. Squilibrio a cui troppo spesso le teorie economiche non prestano sufficiente attenzione, salvaguardando però così le loro supposte e comode, anzi profittevoli, leggi di mercato».
Con fantasie come questa, l’autore fa rivivere il personaggio creato da Schnitzler, una ragazza che ha la stessa età, diciannove anni, e fa la stessa drammatica scelta della figlia dello scrittore austriaco, il quale ebbe tuttavia a precisare: «La signorina Else così come l’ho descritta io non è mai esistita e la vicenda che racconto l’ho totalmente inventata».
Pugliese la fa rivivere proponendosi di salvarla, benché resti come nascosto dietro a un velo se questo avverrà veramente oppure no. Perché il lungo dialogo che si innesca tra il personaggio inventato da Pugliese – o forse, in questo caso, realmente esistito – e la giovane viennese partorita dalla mente dell’autore di Doppio sogno, Girotondo, Il sottotenente Gustl e altri splendidi libri, più che condurre a una mèta è esso stesso la vera salvezza: parlarsi, parlare, servirsi delle parole per sopravvivere, restare in vita finché c’è anche una sola cosa da dirsi.
Lascia infatti in ombra l’autore se tramite quel percorso, quell’incontro cercato e perseguito, finirà per salvare la fanciulla come fanno i principi azzurri o solo se stesso e ci lascia l’interrogativo, utile di questi tempi, riguardo il significato della salvazione con cui tutti quanti, in qualche modo, facciamo i conti.

Daniele Pugliese
Io la salverò, signorina Else
Portaparole 14,50€