Pagine

lunedì 30 luglio 2012

Anche l'operaio vuole il figlio dottore. See, 'na volta!

 E così il progetto del governo di revisione della spesa, la nostra, quella casalinga, va avanti. Altro che mani in tasca, con l'aumento delle tasse, dell'Iva, l'istituzione dell'Imu, è tutto un fiorire di soluzioni che hanno un unico risultato impoverire e indebolire il Paese, principalmente le classi già meno abbienti.
Così le tasse universitarie per i fuori corso aumenteranno, ma rendendosi conto di ciò che stanno per fare hanno fatto subito circolare che "l'aumento fino al 100% è previsto per i redditi oltre 150.000 euro". Grande mossa di equità che tranquillizza tutti. Infatti posso immaginarmi quali danni e preoccupazioni può causare la notizia a chi percepisce tale reddito. Posso invece immaginare quali danni, un pur piccolo aumento, può causare nella maggior parte delle famiglie italiane. Parliamoci chiaro, a pagare saranno gli studenti lavoratori, che per non pesare troppo sulle famiglie studiano e lavorano per pochi euro, i figli degli operai, e ora anche degli impiegati, dei cassintegrati, degli esodati, dei disoccupati e dei pensionati. Spero si non aver dimenticato nessuna categoria.
In parole povere è l'ennesimo colpo al diritto allo studio, al diritto di migliorare la propria condizione sociale attraverso lo studio e "il pezzo di carta". E' un passo avanti verso lo smantellamento dell'ordine sociale di questo paese. E' la vendetta del ricco verso il povero. E non mi si venga a dire che faccio retorica. Ricordate quel tal vice ministro che mesi fa, prima che fosse ridotto al silenzio, parlava, parlava, parlava? Sì, Martone, quello che appellava come sfigati coloro che non si laureavano entro i 28 anni. Ma non notate un collegamento tra questi aumenti e le dichiarazioni del viceministro?

3 commenti:

il Russo ha detto...

E continuiamo così: nascondendosi dietro allo specchietto per le allodole della meritocrazia (si, quella d'essere nati ricchi), inculiamo chi è costretto a lavorare e per potersi laureare...

Lola ha detto...

Eccomi qua.
Ho preso la laurea triennale nel 2004, poi ho pensato bene di andare a lavorare. Insomma, non è che si può campare a vita sulle spalle dei genitori.
Lavoro 8-17 da Lunedì a Venerdì e sinceramente la sera e nel finesettimana la voglia di studiare è pochissima.
Sono iscritta alla Sapienza, dove se sei studente E lavoratore in troppi ti schifano, non capendo (non volendo capire) che se non lavorassi i preziosi libri su cui perdo la vista non potrei averli (e non mi tirate fuori le biblioteche, che ci sono professori che se arrivi con le fotocopie ti guardano manco avessi ucciso un beagle a Green Hill).
Ho finito gli esami, c'ho messo molto, ma ho una buona media.
Ora dovrei scrivere la tesi, ma come fai a concentrarti quando la sveglia suona ogni mattina alle 6.30? E soprattutto, chi me lo da il tempo di andare in biblioteca a fare ricerche, spulciare, approfondire, collegare?
So' di coccio e quindi quello schifo di pezzo di carta lo voglio (me lo merito, dopo tanta fatica), ma ammetto che ce la stanno mettendo tutta per cacciarmi.

(Ah, ho iniziato a lavorare nel 1998, appena finito il liceo. Niente di che, facevo la baby sitter. Per un periodo ho tenuto tre bimbi. Poi commessa in una libreria, segretaria a progetto, commessa in un negozio. Non mi pare di essermi grattata la pancia, insomma.)

Cri ha detto...

Che poi i figli di papà la laurea se la comprano, direttamente.