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lunedì 19 marzo 2012

Quando rodono, in qualche modo occorre grattarsele.

Sono passati poco più di quattro anni da quando ho iniziato a scrivere su questo blog. Come detto già tante volte, l'ho fatto perché cercavo un posto dove esprimere le idee senza sfiancarmi a dover centellinare le parole, a pensare ai toni, alle virgole e, principalmente gli interessi di chi avesse la sventura di ascoltarmi. Ho iniziato quando ho chiuso la pur breve esperienza di amministratore, per alcuni versi deludenti e per altri soddisfacente. Ripensando a tutte le cose scritte in questo periodo, comprese le cazzatelle fatte per divertimento, i racconti più o meno apprezzabili, mi rendo conto che non è cambiato nulla in questo periodo. E quello che è cambiato lo è in peggio. La situazione politica attuale, abusando di un richiamo, è gattopardesca, si è cambiato tutto per non cambiare nulla se non a discapito dei più deboli e meno protetti. Per alcuni versi sarebbe inutile ripercorrere la storia recente del Paese, lo faranno molto meglio gli storici a tempo debito. Però non è possibile fare a meno di qualche richiamo.
 l'Unità
La lotta sull'articolo 18 è antica, forse qualcuno ricorderà la grandiosa manifestazione del Circo Massimo a Roma convocata dalla Cgil di Cofferati. Era l'ormai lontano 23 marzo 2002. Con quella manifestazione si bloccò sul nascere il tentativo di stravolgere se non abolire quell'articolo di legge che garantiva i lavoratori da qualche ingiustizia in più oltre a tutte quelle che devono subire giornalmente. Senza tirarla per le lunghe, viene da chiedersi dove sono, anche tra i politici, tutti quelli che appoggiarono quella manifestazione di popolo? O, se lo fecero, la condivisero solo in chiave antiberlusconiana e non in chiave puramente sindacale e di principio? Perché anche di questo si tratta. Difendere un principio. Ancora più importante è difendere i principi, almeno gli ultimi rimasti, oggi che abbiamo un governo chiaramente di destra mascherato da governo dei tecnici che ci devono portare fuori dalla crisi. E per alcuni versi lo stanno facendo, ma non nei modi, secondo il mio pensiero (e di molti altri), che sarebbero stati auspicabili. Già detto che lo stanno facendo sulla pelle dei ceti meno abbienti senza fare distinguo, questo è vero. La distinzione si è fatta solo tra ricchi e poveri, tra lobby più o meno forti. Se ogni tanto si smettesse di ragionare su cifre assolute e si passasse a far di conto sulle percentuali, sarebbe chiaro che un 10% in meno su 2.000€ (per non parlare di cifre più basse) incide di più di un 20% su 10.000€. Gli aumenti di tutto ciò che serve per vivere incidono di più su chi ha poco, è lapalissiano per tutti meno che per chi ci governa. La benzina a 2€ al litro incide sui ceti medio-bassi, a chi percepisce un ricco stipendio non fa né caldo né freddo. Quello che preoccupa è che si sente il bisogno di riaffermare delle banalità, delle piccole cose di buon senso.
Che la situazione sia peggiorata, ove fosse possibile, politicamente e socialmente, nel dopo Berlusconi è sotto gli occhi di tutti. Siamo passati da chi non decideva nulla, anzi nascondeva la polvere sotto il tappeto, a chi decide con il metodo del bastone e della carota con la particolarità che alla fine si sente sempre e solo il bastone sul costato e mai si riesce ad addentare la carota. L'alternarsi di dichiarazioni, trattiamo ma tanto decidiamo noi, se dite si si potrebbero fare diverse cose ma le faremo anche se dite no, rappresenta uno stravolgimento delle regole che segue il filone inaugurato dal precedente governo. Il sindacato è un'Associazione di lavoratori (o di datori di lavoro) costituita per la tutela degli interessi collettivi, organizzata in strutture funzionali e in organismi rappresentativi (Devoto Oli). Di conseguenza è fuorviante e demagogico il continuo richiamo alla coesione da parte di questo o quello. E' chiedere l'abdicazione dai compiti propri di un sindacato, né più né meno di quello che ha chiesto e ottenuto Marchionne dalla Cisl e dalla Uil. Ed è quello che si prospetta succederà anche tra pochi giorni al termine di questa pseudo trattativa fatta con la pistola alla tempia. La pistola alla tempia è diventata una costante fondamentale nei rapporti padroni-lavoratori, governo-parti sociali. In pratica non esiste più la dialettica, messa da parte per far tornare in auge, in caso fossero mai stati in crisi, i puri rapporti di forza. Non c'è dubbio che l'arretramento della democrazia è evidente e pericoloso. Siamo passati dalla protervia delle parole e degli atteggiamenti alla protervia dei contenuti e dei fatti.
E non so nemmeno se vale ancora la pena parlare di destra e sinistra, perlomeno in Italia. Non so se vale la pena parlare dei partiti e dei loro rappresentanti. Non mi iscrivo al partito dei rottamatori non fosse altro perché non vedo idee nuove all'orizzonte e perché se il loro campione è Renzi preferisco rifarmi a situazioni storico-politiche antiche perché questo modernismo mi preoccupa e spaventa come il qualunquismo del grilloparlante pendente sempre più a destra come un novello Giannini. Ma ancora più preoccupato lo sono dalle crepe che si aprono con frequenza anche nel maggior partito di centro (la sinistra l'hanno lasciata chissà dove), crepe causate in gran parte da ex-comunisti ed ex socialisti ormai dimentichi degli ideali che, a loro dire, hanno professato in anni ormai lontani. Non c'è molta scelta, il giorno che si andrà a votare sarà dura tracciare una croce sulla scheda, esprimere una scelta tra mediocri come accade ormai da troppi anni.

7 commenti:

Cri ha detto...

In frangenti come questi io, come estrema forma di distaccata ancorché sterile autodifesa della mia integrità psichica, scado davvero nel pop, sovvenendomi sardonicamente in testa a ciclo continuo la frase della canzonetta di Cocciante "ma bisogna vivere questo tempo nuovo insieme a te, tanto, irreversibile, questo film si srotola, va da sé"

Ernest ha detto...

come dire, sottoscrivo tutto.
Di botto mi veniva da dire... se si andrà a votare!?! La cosa sconcertante è che mesi fa si parlava di sciopero generale ora silenzio. Sta succedendo qualsiasi cosa e qui non si muove foglia. I vari Marchionne stanno facendo scuola da tutte le parti, da me ad esempio siccome le asl tagliano i fondi la risposta della dirigenza è stata "beh rivedremo l'organico", senza coinvolgere sindacati, lavoratori sui possibili risparmi e senza naturalmente parlare di quello che i signori portano a casa ogni mese.
Brutta situazione ragazzi davvero brutta, per non parlare della corruzione che non ha mai lasciato questo paese.
un saluto

Rouge ha detto...

Credo di fare anch'io come Cri, magari non citando Cocciante, ma più o meno.

Martina ha detto...

Questo governo è dichiaratamente di destra, non penso si facciano gran tentativi per mascherarlo. Il punto però, lasciamelo fare, è che se siamo a questo livello (= alla frutta) ò perché noi lo abbiamo consentito. Dopo gli ultimi 17 catastrofici anni, è un miracolo se non siamo in default.
Non voglio difendere o accusare nessuno, avremmo potuto votare meglio. E' un discorso che ho fatto cento, mille volte.
Punto solo il dito senza pietà verso un'opposizione che non è mai stata un'opposizione. Senza alternativa davvero non si va da nessuna parte. Quando guardo i politici che abbiamo, mi viene davvero da piangere. Non mi meraviglia si sia ricorso ai tecnici.Lì fuori c'è il deserto dei tartari.

il monticiano ha detto...

E' ovvio che la penso come te parola per parola, vignetta inclusa, ma la differenza sta nel fatto che tu sai scriverle queste cose ed anche bene mentre a me invece rimangono fisse soltanto nella zucca senza riuscire ad arrivare sulla tastiera.

silvano ha detto...

Le battaglie di principio, mi riferisco all'art. 18, sono belle e giuste, ma guardiamo anche che siano attuali, che altrimenti te le lasciano vincere a tavolino e ti mandano a casa con una medaglietta di latta. Temo che non sia più quello il punto, non è più l'articolo 18, speriamo che i sindacati se ne accorgano per tempo e anche gli elettori.

il Russo ha detto...

Me lo ricordo eccome quel ventoso 23 marzo 2002 per le strade di Roma sino al Circo Massimo: io lì ero e lì sono.