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sabato 29 ottobre 2011

Marco e il lavoro

E' proprio vero che l'economia non fa per me, infatti non capisco come rendere più facile i licenziamenti possa servire a far ripartire l'economia. Anzi, sì, lo capisco e c'è un solo modo.

Torino Officina Fiat 1900 circa
Nella mia azienda lavora Marco, ha 55 anni e mi costa un po' di soldini essendo qualificato e avendo raggiunto un posto abbastanza elevato nella gerarchia aziendale. Per di più è comunista, iscritto al sindacato, non salta uno sciopero, fa opera di proselitismo e il suo sindacato è il più numeroso dell'azienda. E, con la nuova legge, me lo devo tenere almeno fino a 67 anni. Di certo non posso fargli appunti sulla qualità e quantità di lavoro che svolge, non posso dire che ha mai ostacolato il lavoro o sobillato per cause ingiuste i suoi colleghi. Ma a me dà fastidio comunque. Ora, finalmente, me lo posso togliere di torno. Me lo dice già la lettera del governo, anzi di Silvio ai cari Hermann e José Manuel, che si tradurrà in un provvedimento di legge. Quando mi toglierò di mezzo Marco, assumerò un ventenne, con tutte le agevolazioni del caso così pagherò meno oneri sociali e meno stipendio, che mi farò consigliare dal parroco così non mi manderà un rompicoglioni. E comunque non sarò costretto a dovermelo tenere per tutta la vita. Anzi a passarlo in eredità ai figli insieme con l'azienda.
Certo il pensiero che Marco resti senza lavoro un po' mi preoccupa e mi dispiace. So la storia di quando è rimasto disoccupato a 44 anni e gli dicevano, nei colloqui per un nuovo posto: "Ma, lo sa, l'età ..." e il lavoro sfumava in un batter di ciglia. Ma, forse, vista l'età e il fatto che ha iniziato a lavorare presto, potrebbe riuscire ad andare in pensione. Ma se Marco avesse trentacinque anni, che fine farebbe? Ho sentito parlare che gli darebbero due anni di stipendio così avrebbe il tempo di trovare lavoro, ma dove? Se Tutti licenziano, chi con un vero motivo, chi per fare pulizia etnica nelle proprie aziende, dove troveranno lavoro questi operai, impiegati, tecnici, ecc?
Milano 1976 Foto di Uliano Lucas
E poi, pensandoci bene. Se Marco me lo dovessi tenere fino a 67 anni, andrebbe pure bene perché sta seduto dietro a una scrivania, ma se fosse alla catena o su un'impalcatura, con che coraggio lo potrei far lavorare? E se me lo tengo fino a 67 anni, quando faccio entrare i giovani in questa azienda?
No, non sono un economista e nemmeno un giuslavorista, non capisco, qualcuno mi spieghi.



Foto tratte da:
Liliana Lanzardo
Dalla bottega artigiana alla fabbrica
Editori Riuniti 1999


P.S. Scrivendo mi sono reso conto che questo esempio ha diversi punti di contatto con la mia vita lavorativa. E' un caso.

9 commenti:

Rouge ha detto...

Cosa vuoi spiegare... mi pare un modo per cercare di far fuori gli ultimi fortunati con contratto a tempo indeterminato, scopo ammazzargli la pensione, che se andiamo a vedere a una buona parte di lavoratori la cosa già non interessa più (i precari, i partita iva obbligati, etc).
Tempo fa ho detto da qualche parte che la battaglia per il lavoro avrebbe dovuto essere condotta più da chi il lavoro ce l'ha che da chi era disoccupato. Avrebbero dovuto gli "indeterminati" farsi il carico maggiore della lotta, proprio perché tutelati, ma a parte qualche buon esempio non mi pare si sia ottenuto granché.
E' un gran casino.

Anonimo ha detto...

Ci vogliono morti!
Riccioli Neri

Punzy ha detto...

concordo con Rouge. Semplicemente l'inizio della fine. Come la creazione di un esercito di disoccupati possa far partire l'economia mi sfugge.
E a quanto pare, non solo a me

la Volpe ha detto...

sfugge a tutti

io credo che molti abbiano capito che questo sistema sta per collassare e si limitano a fare tutto il possibile per arraffare quanto più possibile nel più breve tempo possibile, a costo di accelerare una fine che magari si poteva non solo rimandare ma evitare

giuliano64 ha detto...

Il mio pensiero è questo: cassintegrando e prepensionando aumenta il valore dell'azienda (cioè il patrimonio privato cresce) a scapito del fondo per la cassa integrazione e per le pensioni (patrimonio pubblico dei lavoratori).
Ora prepensionare non basta e si passa al licenziamento, con la promessa di un sostegno statale. L'effetto è lo stesso: aumenta il valore delle aziende a scapito di fondi pubblici.

silvano ha detto...

Sono gli ultimi giorni, il sistema sta collassando (sto parlando del sistema berlusconiano - del modo di produrre capitalistico...non so), e allora cerco di arraffare quel po che è rimasto e inquino l'acqua dei pozzi per quelli che verranno dopo.

E' criminale quello che stanno facendo negli ultimi giorni di villa grazioli. Qui non c'è alcuna intenzione di innovare o cambiare il mondo del lavoro. Infatti che significa libertà di licenziare. E' vero in Uk, ad esempio è possibile farlo, ma poi è prevista un'indennità di disoccupazione e che lo stato ti aiuti (sul serio) a trovare un lavoro e comunque anche quello inglese non è un sistema perfetto...

In altri paesi europei esiste la flessibilità e la si deve pagare con moneta sonante (un lavoratore flessibile in germania piglia uno stipendio sensibilmente superiore ad un lavoratore fisso, perchè bisogna riconoscerli un'indennità per la mancanza di sicurezza) in Italia invece viene pagato la metà e viene ridotto ad un vero proprio precario.

La libertà di licenziare in Italia aumenterà solo la disoccupazione e non anche il welfare...

Berlusconi: muori.

Berica ha detto...

Alla fine della lettura e del P.S. ho avuto un brivido :-(

Gap ha detto...

Cara Berica, se vuoi puoi leggerti i post con l'etichetta biografia e l'Unità. Altro che brividi, potrai anche sorridere.

Just Laure' ha detto...

ho scoperto questo blog per caso, e questo è il primo post che leggo e c'ho una malinconia addosso che non ti sto a spiegare, la stessa che mi divora quando penso alla mia mamma che di anni ne ha 58 (qui parlo di lei:http://justlaure.wordpress.com/2011/09/11/mia-madre-e-precaria/ )
Continuerò a leggerti!