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sabato 1 ottobre 2011

Il ritorno 2

Seduto nel bar guardava il giardino che non era altro che la fine dei "giardinetti" dove tante volte aveva camminato. La ghiaia, qualche aiuola, pochi tavoli che, immaginava, tra poco sarebbero scomparsi in attesa di una nuova estate. Alle sue spalle la porta sulla strada che aprendosi lo distolse dai suoi pensieri. "Buonasera Ciprian", lo aveva detto un giovane e aitante graduato dei Carabinieri, "Agli ordini Tenente" con un rumor di tacchi fu la risposta accolta con un sorrisetto dagli avventori del bar. "Un giorno mi vedrò costretto a portarti in caserma, così la finisci" "Come mai qui?" "Ogni tanto tocca anche a me". Era evidente che tra i due ci fosse confidenza. Il carabiniere si voltò a guardarlo, un leggero cenno di saluto e ordinò due caffè, "Il secondo lo fai quando viene il collega". Le conversazioni erano riprese anche se il volume era diventato più basso, più discreto. Ciprian e il tenente parlavano al bancone senza che si capisse una parola. Sembrava si scambiassero confidenze. Con un "buonasera a tutti" l'arma si alternò al bancone. La visita, che sembrava una consuetudine, aveva dato il via alla diaspora notturna degli avventori. Rimasero in pochi e il barista si avviò a chiudere la porta sulla strada dopo avergli portato un secondo amaro. "Ora, se vuole, può fumare" disse mettendo un posacenere sul tavolo.
"Stai facendo turismo del cuore e dell'anima. E' consolatorio ma non ti aiuterà a risolvere i tuoi problemi. Non rendere vano questo e i prossimi viaggi".
"Forse hai ragione. Ma lasciami i miei tempi. Lasciami la decisione. Lasciami ponderarla. Ho sempre deciso tutto in fretta, ora voglio prendere una decisione con tutto il tempo che mi servirà per riflettere". Era cambiato il tono del muto dialogo.
La sigaretta si consumava tra le sue dita mentre lui vedeva cose che gli altri non potevano vedere. Il vecchio bancone con i gelati artigianali, l'angolo dei tabacchi, la porta della sala interna. Si rivedeva seduto ai tavolini di pietra, d'estate, sotto i tigli odorosi. Come nei sogni, anche quelli ad occhi aperti, non capiva chi fosse seduto con lui. Alla seconda sigaretta si alzò e, dopo aver pagato, usci dalla porta che dava sul  retro avviandosi verso la passeggiata attraverso i giardinetti come tante volte aveva fatto nella sua vita. Anche non da solo. Non sarebbe stato possibile, era la meta di tutti, dai 12 ai 90 anni. Ognuno con le proprie esigenze e speranze e aspettative ma, specialmente d'estate, era affollato come un bus nell'ora di punta. Ogni tanto spariva qualcuno, tra i 15 e i 30 anni. Era facile capire perché e per dove. Con i suoi tre viali paralleli alla strada ma uno più in alto dell'altro fino a quello più buio e riparato, perché addossato ad un alto muro, era come se fosse un percorso obbligato. Si partiva dalla piazza si arrivava alla passeggiata, si prendeva il vialetto più in basso verso il bar, chi poteva prendeva il gelato, si tornava indietro per il percorso di mezzo e, infine, si percorreva il vialetto più in alto dove, i più fortunati, si fermavano. A chi era andata buca, maschi o femmine, non rimaneva che fare il percorso inverso. Qualche volta si faceva in solitaria, ed era la pubblica prova che era andata male. Capitava anche che tornando a casa si venisse accolti da sorrisetti di compiacimento, i maschi, o da sguardi truci, le femmine. Perché "il paese è piccolo e la gente mormora" e il più delle volte non ci si fermava al mormorio ma alla vera e propria delazione.
Tra il bar, ora dei rumeni, e la piazza del paese, ancora c'è il bar  "dei giovani". Mentre al primo i ragazzi andavano a prendere il gelato, principalmente il cono, e le famiglie e gli adulti prendevano la coppetta seduti all'ombra, in quello di mezzo ci si andava per giocare a flipper, a bigliardino, a stecca e boccette. E per ascoltare musica dal juke-box. Il padrone del bar chiedeva ai ragazzi più grandi che dischi comprare e spesso si riusciva a fargli inserire musica un po' diversa dal "comune sentire". E molti conobbero Zappa, Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple, Who e altri esponenti della musica rock. Seduto su una panchina di marmo sotto la nicchia che ospitava una delle tante Madonne, guardava lo scempio del bar della sua, e di tanti altri, gioventù.
"Dì la verità, stai pensando allo scempio della tua vita".
"Sbagli sempre il tempo per intervenire".
"Allora tu non colmare i vuoti con surrogati. Affronta l'Assenza. La causa e le conseguenze".
Non sapeva cosa ribattere.
Si accese l'ennesima sigaretta.

4 commenti:

il monticiano ha detto...

Passavo e ho letto.
No comment come desideri.

Anonimo ha detto...

... e si diede fuoco.
:)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

volpe

Cri ha detto...

Affronta l'Assenza me lo prendo per me, grazie.

listener-mgneros ha detto...

ho fumato mentre ti leggevo, il che è un buon segno...lo faccio quando sono coinvolto o emozionato.