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giovedì 6 ottobre 2011

Chiudo o mi faccio chiudere? Questo è il dilemma (Un vecchio post)

Ripubblico un vecchio post del 17 dicembre 2009. Non ho aggiunto e/o tolto nulla. Nemmeno gli errori.


Chiudo o mi faccio chiudere? Questo è il dilemma

Shakespeare mi perdonerà per l'uso improprio delle sue parole, o almeno lo spero.

La porcella che ha colpito i blogger continua a mietere vittime. Si moltiplicano le chiusure e le minacce di abbandono. E' la dimostrazione di quanto siano improvvidi, anche politicamente, i blogger "di sinistra".
In questo momento chiudere vuol dire fare come il marito cornuto che si taglia il pipo per fare dispetto alla moglie. Rendo più chiaro l'alto concetto filosofico testè espresso. So che non ci arrivate ma "io vi aiuterò" (mi perdonerà anche Sir Alfred Joseph Hitchcock).

Dal decreto legge si sta passando al progetto di legge "condiviso" (ma da chi?) sulla regolamentazione dell'etere, i risultati non cambieranno, sempre di censura si tratterà. Desta sconcerto leggere alcune dichiarazioni di esponenti del centro-sinistra che rilasciano a cuor leggero opinioni come "... occorre stare attenti...", "... bisogna vedere come si interviene..." e altre amenità simili. La posizione dovrebbe essere una sola: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Qualsiasi deroga a questo principio costituzionale è un abuso. E nelle leggi italiane sono già previste clausole che regolano questo elementare diritto dell'uomo.
Ora, visto che comunque le mani su questo principio e diritto ce le vogliono mettere comunque, perché chiudere da soli? Attendete che vi chiudano e diventerete le vittime di uno stato (volutamente minuscolo) liberticida, verrete paragonati ai blogger iraniani, tailandesi e alla ormai mitica Yoani Sanchez. Vi proporranno contratti i giornali esteri, diventerete, insomma, i nuovi eroi di una nuova Resistenza.
Immaginatevi tra 30/40 anni quando racconterete ai vostri nipoti, davanti ad un finto caminetto disegnato sulla parete della vostra baracca (perché ricchi non lo diventerete mai), che avevate un blog ma ve lo chiusero perché con esso facevate opposizione politica e difendevate i poveri e gli ultimi tra gli ultimi. E racconterete di vostro nonno che durante il fascismo prese il fucile e andò in montagna e voi invece, dopo la chiusura del blog, siete tornati a scrivere a mano e a fotocopiare le vostre idee, le vostre speranze e aspirazioni da far circolare mettendole nelle buchette delle lettere perché vi era impedito anche inviare mail, anzi vi avevano impedito di possedere un computer. Un vero ritorno all'antico, agli albori delle lotte operaie.
Lo strumento elettronico divenne un pericoloso mezzo di autodifesa e fu, dal potere, impedita la vendita a chiunque. Per poterlo acquistare occorreva il permesso della Questura vistato dalla Prefettura e doveva essere sempre a disposizione di un funzionario addetto a controllare la vostra attività. Fu equiparato alle armi da fuoco, anzi peggio. Non vietarono solo il possesso del computer, per gli schedati come "socialmente pericolosi", vennero resi difficili anche l'acquisto dei cellulari e persino dei libri. Dalle librerie scomparvero autori come Calvino, Gramsci, Vittorini, Lucarelli, Ravera, Pavese e troppo lungo sarebbe l'elenco.
La toponomastica delle città cambiò tutta e scomparvero i nomi di Nenni, Amendola, Pertini, Gramsci, Berlinguer e tutti gli altri esponenti del socialismo e comunismo, scomparvero anche molti nomi di democristiani e finanche i nomi di Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e Livatino e molti altri ancora. Una enorme revisione di massa della storia patria antica e recente. Iniziarono ad apparire strade con nomi ai vostri nipoti sconosciuti, come Mangano e Dell'Utri, Previti e Ghedini, Pecorella e Bossi, Castelli e Borghezio. I vostri nipoti vi guarderanno negli occhi increduli e una domanda nella testa: "Ma Nonno è uscito pazzo? Ci parla di cose che non conosciamo, che non leggiamo nemmeno nei libri di storia. Ma chi sono Castelli e Previti e tutti gli altri? Perché ci dice che Berlinguer, Moro e Dalla Chiesa e gli altri ancora scomparvero dalle strade quando sono ancora lì?" E voi, dall'alto della vostra esperienza capirete la muta domanda e spiegherete loro che il vostro sacrificio riportò in Italia la piena democrazia. Che la destra era stata sconfitta di nuovo e che anche i passivi e titubanti centristi non erano più in grado di nuocere. E vi ammanterete di un'aurea mitica che vi fara eroi a perenne memoria, come Filippide e gli antichi eroi greci.
Pensate ai vostri nipoti che vi guarderanno con ammirazione e, direi, venerazione. Non privatevi di questo privilegio. Combattete ancora contro il regime che nasce e poco viene contrastato. Siete la parte sana del paese, un paese fatto da "italiani brava gente" che supinamente accetta che vengano limitate le libertà personali senza preoccuparsi troppo.

Non privatevi di questa opportunità, non chiudete, fatevi chiudere.

Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava nelle tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell'antico scherzo, spingere un'altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall'incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.
Ray Bradbury
Fahrenheit 451

5 commenti:

listener-mgneros ha detto...

Quando deciderò
di chiudere.
Quando sarà.
Sarà per pigrizia.
Per noia.
Per lo Scalino
del dubbio.
Oramai troppo alto.
Perché ho troppo da fare
E ne avrò abbastanza.
Sarà per scrivere
su altre pietre
nuove e vecchie.
Quando deciderò
di chiudere.
E quando deciderò
di chiudere
ci sarà già un altro
posto aperto.
Quindi non chiuderò mai.

Ma un gentile suggerimento,
un avvertimento rabbioso,
un consiglio, un intimidazione
un ordine, una manetta,
una visita, una sanzione,
un complimento e la sua finalità,
una stringa di comandi...
Tutto questo non basterà mai a farmi chiudere

Luz ha detto...

Mi unisco a Listener, che descrive e scrive tanto bene anche i miei stati d'animo.

Ernest ha detto...

Sottoscrivo listener!

Punzy ha detto...

Se non gli piaccio
se non gli piace quello che faccio
allora mi chiudessero
perchè io mi piaccio
e mi piace quello che faccio

Marte ha detto...

"chiuso per protesta" fa un pò ridere.