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sabato 12 febbraio 2011

L'uomo che non parlava alle donne

Certo che la contentezza si raggiunge con poco. A lui bastava sedersi in una piazza e girare testa e occhi in modo da poter guardare di più e meglio. Quella domenica per lui era speciale e non sapeva quanto speciale fosse per tutti gli altri che affollavano la piazza. Seduto sulla panchina guardava, era l'unica cosa che sapesse fare bene, guardare, scrutare, analizzare ogni minimo particolare di quelli che gli passavano davanti. In fondo era una persona semplice, si accontentava di poco ed era anche una persona sensibile e dall'innamoramento facile. Era sempre innamorato, anche più volte in un'ora. Sempre rosso in viso per l'emozione, sempre con il cuore tambureggiante, sempre con gli occhi pieni di donne. Beh, quella domenica il suo cuore correva seri rischi.
Piazza del Popolo è piena fino all'inverosimile, uomini, bambini e tante, tantissime donne, non sa più dove guardare. Oh, è alta, riccia e mora e quella? Piccola, chiara e coi capelli lunghi. Non gli sfuggiva un particolare. Preferiva il viso e le mani, erano le cose che apprezzava di più, ma non disdegnava tutto il resto, tette, gambe e sedere. Che mani, lunghe lunghe, come i capelli, che belle! E' contento, qualcuna gli sorride e lui al colmo della felicità si alza, si inchina e restituisce il saluto a suo modo. Questa manifestazione gli piace, nessuno gli dice nulla, non come in certe altre che lo fissano, gli altri a lui, e poi con cattiveria gli chiedono "Cazzo guardi?", Vorrebbe rispondere, ma non non è capace e allora abbassa lo sguardo e tace. Non ci va più da quelli.
Un braccio sulle spalle e una voce calma gli chiede "Che succede?", una scrollata di testa come un cagnone e subito ritorna il sorriso. Sono belle le donne, queste donne, mica come quelle signorine dove lo porta il suo amico un paio di volte al mese. Sono belle anche quelle, ma non sorridono, non gli danno nemmeno una carezza. Gli saltano addosso sette, otto volte dopo averlo fatto spogliare e tutto finisce lì. Senza una parola, un sorriso, una carezza. Quando esce e vede il viso dell'amico deve anche fingere di essere contento, altrimenti lui ci rimane male. Sia chiaro, non gli dispiace andare a trovare le signorine, ma non è il massimo. Guarda e pensa "Sono tantissime". Una si avvicina, gli sorride mentre una mano piccola lo accarezza in viso, "Come stai? E' parecchio che non ci vediamo. Bello oggi, non è vero? Almeno tu sei contento".

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sai quando osservi una foto di Cartier-Bresson e ti immagini la situazione?
Il tuo racconto è come se fosse una di quelle situazioni.
Bello e sorprendente.

Un abbraccio
Melo