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venerdì 11 febbraio 2011

In un gineceo di feisbuc

C'è da dire che la manifestazione di domenica prossima qualcosa la sta smuovendo, non è quello che pensate, ma qualche mente e qualche corpo che si trascinerà riluttante a Piazza del Popolo per dire che con questo andazzo non è più possibile andare avanti e bla bla bla, inutile ripetere cose dette e scritte da tutte/i spesso invano e scopiazzando a destra e manca.
Ieri, forse perché non avevo voglia di fare altro, mi sono immerso in un gineceo feisbucchiano dove si disquisiva se, come, perché e con chi andare alla manifestazione delle donne. Nel corso dello scambio di opinioni serie, che poi sono passate anche al faceto, è venuto fuori un nome, dalle brume che coprono certi spicchi di memoria, che immagino sia sconosciuto alle/ai più giovani, ad essere buoni, Aleksandra Michajlovna Kollontaj. Chi non la conosce ne approfitti per farsi un minimo di cultura, come al solito non dico di più. E d'altronde non è per far conoscere la Kollontaj che scrivo queste inutili righe, ma partendo dal suo nome penso che si possa trovare una ragione comune per partecipare alla manifestazione.
Di certo io e tantissime altre persone non parteciperemo perché c'è Conci e le altre damazze, come sono state chiamate da una frequentatrice del gineceo, ma perché portatori infetti di idee antiche, ma, se ci mettiamo nei panni delle più giovani ci rendiamo conto che esse non hanno conosciuto la Kollontaj, né Rosa Luxemburg, e, senza andare troppo indietro, nemmeno la Jotti (ok, basta con la lettura delle lapidi).  Sarebbe il caso di chiedersi come mai le nuove leve non conoscano questi nomi, le loro lotte  e le loro vite. Altri sono gli esempi che hanno avuto, nel bene(?) e nel male. Forse se approfittassimo dell'occasione  per ripassare e far conoscere il nostro passato potremmo dare qualche strumento in più per affrontare la "questione femminile".
Ancora due parole e poi la smetto. Da giorni non si fa altro che portare come esempio della cultura berlusconiana il programma Drive In, dietrologi e sennopoisti si danno da fare e scrivono e parlano a dismisura senza calcolare un piccolo dato. All'epoca la trasmissione venne apprezzata da tutti, pochi e poche erano coloro che mettevano in guardia dal messaggio che trasmetteva. Troppo facile parlarne male senza la contestualizzazione. D'altronde estrapolare fatti storici e piegarli ai propri bisogni è uno sport molto di moda.

7 commenti:

Arguzia ha detto...

Faceto ci sarai.
Ci vediamo domenica!

Chica ha detto...

senti Faceto....domenica ci sono anch'io...SALLO!!!

Berica ha detto...

Ci "vediamo" domenica

LaMalatesta ha detto...

a domenica

Luz ha detto...

Diciamo che ti sei divertito a chattare con donne intelligenti...

Gap ha detto...

Risposta buana per tutti i commenti.
Indubbiamente.

loris ha detto...

Scusa se uso lo stesso commento che ho speso alcuni giorni fa su una nota su fb, ma sarebbe sciocco,(e non da genovese) non riutilizzarla, cogliendo l'aspetto di "ciò che è stato"
individuo nei media un veicolo di cultura, purtroppo monopolizzata da una certa destra.
A metà degli anni 70 all’interno del PCI si sviluppò un dibattito a cui è necessario fare riferimento per comprendere una delle ragioni per cui la sinistra restò al palo rispetto al fenomeno delle nuove emittenti private e della loro gestione contenutistica. La forte opposizione infatti del PCI all’abbattimento del monopolio RAI fece si che anche là dove o intellettuali, o semplici militanti della sinistra cercavano di portare il loro contributo, l’isolamento e la frustrazione prendessero il sopravvento. Il non aver voluto raccogliere la sfida imposta dalle nuove tecnologie e dal desiderio di pluralismo ha fatto si che in quell’ambito la sinistra nel suo insieme non ha di fatto più prodotto cultura.
L’aver lasciato mano libera alla cultura berlusconiana, c’ha di fatto messo in una condizione di inseguire senza essere mai, noi, intesi come sinistra a condurre il dibattito. A questa condizione di assenza si è sommata una conformità che porta spesso ad essere l’altra faccia, ma della stessa medaglia, del berlusconismo.
Credo che la reazione in questi giorni delle donne possa essere un importante segnale di una riappropriazione culturale di valori in cui la sinistra si è in passato largamente ritrovata.
Essendo le donne sempre state sicuramente avanguardie di importanti mutamenti culturali e politici, spero, che si apra una stagione nuova nella cultura e nella politica di questo paese.