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lunedì 31 gennaio 2011

Buongiorno signor Franco. Il numero 1?

Stanco. Ecco la parola che cercava per definire il suo stato. Stanco. Di una stanchezza incommensurabile.
Stanco innanzitutto del suo monolocale con angolo cottura e balconcino finemente arredato, in affitto. Stanco di girare in quei 25 metri quadrati, stanco di sentirsi come un criceto che fa girare la ruota senza che a nessuno interessi nulla della sua vita. Ormai è un numero, solo questo un numero. Un numero per il bancomat, per la carta di credito, per la mutua, per la pensione, addirittura per l'interno del monolocale, il numero 12 bis. Che ipocrisia non usare il numero 13. Solo al bar si sentiva ancora una persona: "Buongiorno signor Franco. Il solito?". Se il cameriere avesse potuto gli avrebbe detto: "Buongiorno signor Franco. Il numero 1?", dato che prende sempre un caffè, se avesse preso il cappuccino, sarebbe stato il numero 2. Quanto odiava i numeri, tutto alla fin fine si riduce ad un numero. Il numero del bus, del treno, del volo, dello scaffale del supermercato. Era stanco di tutto ciò. Doveva far qualcosa per cambiare la sua vita. Numeri, nient'altro che numeri. Il numero delle prostitute, il numero dei voti, il numero dei compensi, il numero delle ville, il numero dei deputati e senatori. Per lui tutto si riduceva ormai a numeri, freddi e impersonali numeri.
Anche il numero del cellulare, che ha da quando intratteneva ancora rapporti sociali. Quante volte ha sentito dire: "Sulla mia rubrica ho tot numeri", o "Su facebook ho più di 5000 amici". Ma chi sei? Mandrache, che riesci a intrattenere tutti questi rapporti sociali? Ma non dite stronzate. Cercate su un computer ciò che non siete più capaci di cercare nei vostri simili. Parlate al telefono senza dire nulla, solo inutili parole che non lasciano il segno in niente e in nessuno. Peggio delle scritte sulla sabbia. Criceto impazzito, si aggira nella stanza. Butta, butta tutto ciò che non gli serve nella nuova vita. Buste e buste di nulla, perché in fondo è nulla che ci serve. Il resto sono inutili sovrastrutture materiali e intellettuali.
Ancora una volta scende ai cassonetti, affanculo la differenziata, per buttare, pulire, cancellare ciò che è stato e che non potrà essere.
Chiusa la porta, consegnate le chiavi al portiere del residence come tutte le mattine, Franco si avvia verso il futuro. Getta la scheda telefonica, poi la batteria e lascia su un muretto il cellulare vuoto, che qualcuno ne faccia buon uso, o, almeno, migliore dell'uso che ne ho fatto io. Tanto sono mesi che non squilla. Passa l'autobus, sale senza sapere la destinazione, solo come sempre. No, non proprio solo. Salgono in due, lui e la solitudine che non lo ha mai lasciato. Fedele compagna di vita.

4 commenti:

listener-mgneros ha detto...

tosto....splendido...

Zio Scriba ha detto...

Al tempo stesso tristissimo e intelligentissimo... (e sul non uso del numero 13 ci sei andato leggero: più che ipocrisia è stupidità...)

Berica ha detto...

bello!

Gap ha detto...

No Zio, non è triste. Chiunque prende coscienza di sé fa un passo avanti nella vita. Se Franco si è reso conto della vita vuota che vive ha sicuramente più mezzi per affrontare quella che gli resta in maniera più compiuta.