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lunedì 3 gennaio 2011

Anche per la Fiat, nulla di nuovo

E così, se non fosse stato chiaro, Marchionne detta le sue ultime condizioni per tenere in vita la Fiat. Cosa non nuova nella storia della casa automobilistica di Torino. Sono andato a rispolverare alcuni brani tratti dalla Storia d’Italia, a cura di Ernesto Ragionieri e pubblicata dall’Einaudi. Leggete con attenzione e vi troverete frasi e situazioni riconducibili ai giorni nostri. Chi sia stato Valletta per la Fiat e l’Italia è cosa nota. In molte pagine di biografia del personaggio, spesso si passa oltre sulla sua gestione del personale della Fiat. Da feroce anticomunista qual’era, licenziò comunisti e socialisti. Epurò, in pratica, quello che non fu fatto per lui.

In ogni caso, anche in Italia l’operazione chirurgica di risanamento del sistema creditizio non incontrò  l’opposizione pregiudiziale degli ambienti imprenditoriali: non tanto perché essa segnava il crollo definitivo delle posizioni di preminenza delle banche sull’industria, quanto piuttosto perché la “socializzazione” delle perdite garantiva comunque il trasferimento a carico dei contribuenti e della collettività di passività da altri accumulate. Né poteva, certo, dir meglio lo stesso Ugo Spirito (all’epoca intellettuale organico al fascismo, nota di Gap) quando osservava, nel maggio 1932, che lo Stato interveniva “nella cosiddetta economia privata soltanto per renderne pubbliche le perdite”; o ancora, nella sua sbrigativa spregiudicatezza, il presidente della Fiat Agnelli allorché – in una conversazione telefonica con Valletta del 6 febbraio 1933 intercettata dalla polizia- affermando come fosse contrario agli interessi della grande industria acquistare  titoli dell’Iri (“perché le obbligazioni sono per aiutare gli industriali”), aggiungeva con brutale franchezza:” noi dovremmo essere piuttosto dall’altra parte: finché fosse farsi imprestar soldi dal governo, bene, ma noi prestarne al governo è un po’ troppo”: D’accordo quindi, con i salvataggi, ma che il loro costo fosse riversato altrove, sulle finanze dello Stato, e per il resto si trovasse il modo di raggiungere utili combinazioni reciproche quando fosse venuto il momento della smobilitazione di alcune aziende tenute a gestione provvisoria dell’Iri.

D’altra parte, tecnici, impiegati e operai non si trovarono ad agire di comune accordo nella difesa o nell’ampliamento degli istituti di democrazia diretta nelle fabbriche. Nelle sinistre, in contrasto spesso con le pressioni dal basso dei settori più combattivi della classe operaia, l’orientamento che finì per prevalere fu di rinunciare alle epurazioni pur di recuperare tutti i quadri intermedi di fabbrica comunque utili alla ripresa produttiva. … L’inchiesta compiuta dal ministero per la Costituente sull’economia italiana rivela, del resto, come i grandi industriali – da Marzotto a Falck, a Costa, a Valletta- non fossero disposti (e, ciò che più importa, erano già in grado di dichiararlo esplicitamente nel febbraio-marzo 1946) a cedere di un millimetro sul “controllo democratico” della produzione e nel consentire forme autentiche di partecipazione operaia nella gestione delle imprese.

La decisione di Valletta nel 1953 di investire nella gigantesca catena di produzione della “600” qualcosa come 300 miliardi di lire inaugurò un’epoca, … trovò di fatto nella politica automobilistica della Fiat, più che in altre sedi, il suo punto centrale di riferimento senza molte alternative né efficaci contrappesi.

Furono le stese preoccupazioni per la ripresa della produzione, oltre che le connivenze con le autorità alleate dei ceti imprenditoriali ad attenuare nel giro di pochi mesi la spinta verso una decisa epurazione dei dirigenti e tecnici compromessi col fascismo, che pure nei primi mesi successivi alla liberazione era stata una delle rivendicazioni più sentite. Entro la fine del 1945 il direttore della Fiat, Valletta, che all’indomani della liberazione si era sottratto a stento ad una esecuzione sommaria, aveva già fatto ritorno alla direzione dell’azienda e “dal gennaio 1946 la Fiat fu l’azienda italiana che meno risentì della generale scarsità di materie prime”.

Per finire, un ultimo estratto

Vittorio Valletta
Settori come quello meccanico-motoristico, chimico e metallurgico, particolarmente rafforzatisi durante gli anni '30, ... possedevano sufficienti risorse e capacità dinamiche per imporre alla distanza un processo di riorganizzazione del sistema produttivo italiano, o quantomeno per adattarsi gradualmente alle nuove condizioni del commercio internazionale. Significative al riguardo le dichiarazioni rese da Valletta nel marzo 1946 durante l'inchiesta del ministero per la Costituente:
               Io ho prospettato agli americani l'opportunità che noi facciamo le piccole vetture, le "500" e le "1100" nonché tutto quello che possiamo far pagare meno. Questo materiale noi lo si può fare, sia per il mercato italiano, sia per quei mercati che per gli statunitensi sono lontani e possono essere serviti meglio da noi ... Per i tipi superiori noi non faremo niente se non andremo d'accordo con gli americani. ... Per togliere a tutti la preoccupazione, non c'è che da internazionalizzare al massimo; ma come dice un libretto americano sul modo di fare i contratti, per contrattare bisogna essere almeno in due, ed è vero; anzi abbiamo bisogno di essere in due, tre, quattro, ed è evidente che dobbiamo vedere se ciò è possibile. Io ritengo che sia possibile: con l'America.

13 commenti:

la Volpe ha detto...

Una lettura molto interessante. Grazie!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

A me ribolle il sangue...

Gap ha detto...

Certo è una lettura interessante perché non è più storia ma ciò che stiamo vivendo. La teoria di Marchionne non è nuova, e questo lo sappiamo tutti. Di nuovo c'è che nessuno riesce a contrastarla se non voci singole e minoritarie. Il molisano sta realizzando ciò che al governo b. non è riuscito, vedi attacco all'art.18 e le altre leggi. Al punto che quel campione dell'estremismo che è Cofferati ha smentito la Camusso. Se ancora ciò che dice la Cgil puà valere qualcosa. Si, marco, il sangue ribolle perché la democrazia è una parvenza. Come può essere libero un referendum del genere? Già lo abbiamo visto con l'alitalia, con Pomigliano ecc. Il ricatto del lavoro vale sempre. Tanto chi paga sono sempre i più deboli.

Anonimo ha detto...

Grazie Marchionne!
Marco

Gap ha detto...

Se il commento di Marco voleva essere ironico, nulla da dire. Se invece è serio, il commentatore non ha compreso né la realtà in cui vive né il richiamo storico. Se è giovane avrà tutto il tempo per sperimentare sulla propria pelle l'abolizione dei minimi diritti sindacali. Inutile stare qui a fare la storia delle conquiste, sudate e pagate anche con il sangue,ottenute con la lotta delle classi lavoratrici.
Inutile anche parlare della validità di un referendum in cui i votanti esprimono il loro voto con una pistola, per fortuna ancora metaforica, alla tempia.

Ernest ha detto...

quoto Schiavi o Liberi...

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Gap ha detto...

Dato che gli anonimi, che presumo siano sempre la stessa persona, insistono, io li casso.
Generiche affermazioni del tipo "Marchionne ha ragione" senza alcuna spiegazione sul perché e per come lasciano il tempo che trovano. Argomentate in maniera seria e ponderata, allora avrete tutto lo spazio che meriterete. In fin dei conti siete a casa mia e le regole le stabilisco io. Se non vi stanno bene, liberi di andare in altri lidi dove potrete ripetere a pappagallo la frasetta che vi hanno consigliato.

Anonimo ha detto...

Beh, penso che 'quotare' qualcuno nelle sue affermazioni (è vero, non tutte le affermazioni in questo blog sono argomentate, ma alcuni non sanno nemmeno cos'è la vera argomentazione... vero Gap?) sia un atto normale (e non argomentativo!) come quello fatto da Ernest verso Schiavi o liberi...
Bisognerebbe capire che molti (forse la maggioranza!) approvano le decisioni di Marchionne... tutto qua.
L'operaismo duro e puro è finito da un pezzo assieme allo stakanovismo sovietico: ma quello era sfruttamento o amore operaio?
Marco

Gap ha detto...

Marco, che Ernest quoti SoL è normale, si conoscono e si riconoscono in certe posizioni. Il problema è che tu non avevi argomentato il tuo appoggio a Marchionne. Quindi come vedi c'è un punto di partenza diverso.

"Bisognerebbe capire che molti (forse la maggioranza!) approvano le decisioni di Marchionne... tutto qua." Bene, vorrei sapere quanti approvano la condotta dell'AD. della Fiat con convinzione o perché sottoposti al ricatto che se non si vota sì si chiude baracca. Non ti viene in mente che Marchionne spererebbe in una vittoria del No per portare la produzione fuori dell'Italia? Non ti viene in mente che i problemi non si risolvono togliendo diritti sindacali e democratici ha chi se li è conquistati con la lotta ma dandoli a coloro che non li hanno? Con una semplice battuta, il diritto di pisciare lo hanno tutti o è un lusso che viene concesso dal padrone?
Vedi, citare Stakanov è sbagliato. Per il semplice motivo che era veramente amore operaio, era la convinzione di lavorare per un futuro migliore. Che questo poi non sia accaduto è un altro discorso che su questo blog è stato affrontato molte volte. Non pensare che viviamo con delle fette di salame sugli occhi.

Anonimo ha detto...

Sì, è vero Stakanov ha veramente amato il suo lavoro; peccato che anche lì il suo AD Stalin abbia 'sfruttato' tale spontaneismo lavorativo per schiavizzare tutti gli altri operai sul modello lavorativo/orario del minatore Stakanov...
Non penso alle fette di salame, ma a memoria corta di certi blogger, quella sì!
Marco

Gap ha detto...

Ti puoi anche firmare Marco o come vuoi, se non sei il solito provocatore sei sicuramente come lui. Immaginando la tua risposta su Stakanov ti avevo preceduto, ma a te la cosa non interessa molto. Noto invece che sui diritti che si stanno togliendo ai lavoratori, a parte un generico plauso a Marchionne, non hai altro da dire. Evidentemente sei dalla parte di chi sfrutta e non degli sfruttati.

Gap ha detto...

Marco o Luciano61 o Padano Doc, ora mi hai rotto. quindi ti cancello. Non sei stato capace di argomentare un bel niente, quindi perché perdere ulteriore tempo?