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sabato 18 dicembre 2010

Scontri di Roma. Ultima puntata, per me.

Inutile riepilogare le puntate del ragionamento, e dei commenti lasciati su diversi altri blog, sulla manifestazione del 14, ci siamo stremati su di essa. Sia chiaro fin d'ora, come lo doveva essere dall'inizio, che nessuno era chiamato in causa direttamente, e men che meno per le proprie idee  e, principalmente, non coincidenti con le mie. Mica sono B. che chi non è con me è contro di me. 
1) La protesta e il ricorso alla violenza è stato generalizzato e non di pochi.
2) Chi non ha partecipato attivamente nulla ha fatto per fermarla.
3) La protesta era ed è sacrosanta, ne va del futuro dei giovani e del nostro stesso paese.
4) Gli effetti negativi degli scontri li pagheremo ancora a lungo.
Il punto 4 è il punto dolente, per tutti. Per chi ha giustificato, chi ha compreso, chi ha appoggiato, chi ha condannato. Nel mio piccolo, ho tentato di spostare l'asse della discussione sulle cause della protesta generalizzata, del ricorso alla violenza di molti, se vogliamo troppi, manifestanti. Sulle cause della protesta è inutile tornarci su. Sono le reazioni che mi hanno lasciato e mi lasciano perplesso e spesso mi fanno incazzare. Anche i più attenti commentatori si sono lasciati prendere la mano più dagli scontri che dalle cause. A mio parere, questi sì, che hanno fatto il gioco dei padroni. Se ci fossimo concentrati, dopo le condanne dei fatti, sul perché una così gran massa di giovani scende in piazza e sceglie forme di lotta non consone a una democrazia, sarebbe stato meglio. Ma non fa comodo a nessuno sparare sulle proprie idee. Né alla maggioranza che ha ridotto questa democrazia ad un simulacro, né all'opposizione che non è riuscita a fare nulla per fermare questo massacro. Come età devo usare determinati tempi verbali, ovvero stiamo lasciando un paese ai nostri figli che non dà loro alcun futuro, alcuna sicurezza, nemmeno nei principi di vita. 
Qualcuno inizierà a preoccuparsi se si torna massivamente a pensare che con le buone non si ottiene nulla? Torno su questa frase perché la reputo, per me, importante. La massa, già spaventosa di per sé, può spaventare ancor di più quando fa proprio un pensiero aprioristicamente. Può generare esiti non più controllabili. Se tanti giovani si sono ritrovati ad appoggiare o non condannare azioni violente vuol dire che si sta superando la soglia d'allarme, forse la si è già superata. E se non si danno risposte alle domande di chi protesta ma ci si limita solo a commentare gli effetti della protesta stessa, e si è atteso che la violenza si manifestasse si è molto più colpevoli. 

6 commenti:

Rouge ha detto...

Scusa Gap, ma non capisco. Che tipo di risposta vorresti dalla tua domanda, che mi sembra quantomeno retorica? Boh! Forse sì forse no, di certo dovrebbe.
Gli interventi nei tuoi post precedenti sottolineavano come la preoccupazione da parte di chi ha risposto ci sia, sia in chi ha avallato sia in chi ha stigmatizzato, altrimenti non si sarebbe detto nulla, mi pare.
La politica mi pare che allo stesso modo la domanda se la ponga e la preoccupazione ci sia, di fatti sposta l'attenzione su un binario sbagliato che, per usare i tuoi termini, guarda al dito e non alla luna.
Dal punto di vista mio, di tanti, più che prendere atto di una situazione e cercare le risposte in sé mi pare non si possa fare, oltre a prendere una posizione che comprende "la luna" e condanna "il dito" (perchè mi pare evidente che le ragioni di chi protesta ci siano, almeno in parte). Dunque, che risposta vorresti e da chi?

la Volpe ha detto...

Forse comincio a capire cosa vuoi dire (eh lo so, sono duro di comprendonio).

Il problema è: se in tanti hanno più o meno esplicitamente approvato la violenza (vedi il silenzio dei ragazzi espressione del movimento ad Annozero), significa che c'è tanta gente che comincia a pensare che con le buone non si ottiene nulla. Che votare non serve a nulla. Perché la protesta non ha alcuna rappresentanza politica, o ce l'ha in maniera confusa e limitata da parte di frange (si pensi a tutta la sinistra radicale che, a parte tutto, neanche è in parlamento).

Un risultato, mi sia concesso dirlo, che è COLPA non solo di un centrosinistra fossilizzato che non propone alternative significative e tentenna, tentenna, tentenna, ma anche di qualunquismi sloganistici dei Di Pietro, Grillo, e chi più ne ha più ne metta, che in un contesto di crisi sociale non si limita più a sospingere verso l'astensione persone disperate, ma anche verso una potenziale violenza.

Tutto questo a cosa porta? Non saprei. La mia paura è che con molta, cossighiana saggezza, il governo continuerà a non rispondere, ad esasperarci. Bisognerà allora stare attenti a non rispondere con violenza per un motivo essenzialmente pragmatico: favorirebbe ancora una volta la destra e il popolino borghese e filoreazionario, che si spaventerà e continuerà a votare le non-risposte e le schifose manovre dei destrorsi nostrani - e poco cambierà se al posto di Berlusconi avremo Fini e Casini. Sì ma, che cosa otterremo allora? Senza nessuno da votare, senza persone che ci rappresentano?

Il problema è: senza risposte, senza rappresentazione, senza fiducia in nessuno, riusciremo a evitarla, questa violenza? Per quanti ce ne saranno che proveranno a votare Vendola o Di Pietro, altrettanti hanno probabilmente già l'idea di astenersi e che si debba manifestare a oltranza, magari usando la forza, e provare a mettere paura ai governi, piuttosto che pensare a chi sia meglio a votare - e sostanzialmente rinunciando a discutere nei termini democratici tradizionali. Ho parlato con tanti miei coetanei (20<30 anni) e c'è tanta gente che ha detto "visto che tanto non possiamo ottenere niente, almeno facciamo casino, facciamogli paura".

A me l'unica risposta che viene in mente è cercare di costruire un ponte tra le proteste e i partiti. Perché ci piaccia o meno, se non mandiamo qualcuno in quel fottuto Parlamento le leggi non le possiamo cambiare.

Gap ha detto...

Volpe, mi hai preceduto, mi stavo facendo una doccia!
Rouge, le risposte non devo darle io ma chi siede in parlamento, chi non affronta il problema del lavoro precario o che non c'è, chi affossa la scuola (avete riflettuto come si parla poco delle borse di studio ridotte del 90% -se non sbaglio) chi sta riducendo la sanità pubblica ad una parvenza, ecc.
Non è rivolta a te o a Zio Scriba, ma molte posizioni di questi giorni mi richiamano alla mente quelle che affermavano che se non ci fosse stata via Rasella non ci sarebbero state le Fosse Ardeatine o che se non ci fossero state le formazioni partigiane non ci sarebbe stato Marzabotto. Revisionismo preventivo? Fate voi.
Evidentemente in questi giorni non sono stato chiaro, ma sono un artigiano della parola e della politica.

P.S. A volte certe posizioni mi sembrano cercare la polemica ad ogni costo e senza fine. Non ve ne abbiate a male.

P.S. 2 Comunque il mio appoggio, per quanto se ne possano fare, il movimento lo avrà fino alla fine.

il Russo ha detto...

P.S.3 Inutile dire che sto con il movimento senza se e senza ma, oggi stesso ero in corteo con molti di loro e con i migranti, io ci sono.

Anonimo ha detto...

La "violenza" è sempre un fatto antipatico. Lo è sopratutto per chi anela, cerca e sperimenta rapporti armonisi con i propri cari (financo con l'indistinto prossimo) e con la Vita in generale. Gli avvenimenti del 14/12, fanno giustamente riflettere e discutere. Diciamolo francamente, i ragazzi di piazza del Popolo ci hanno distolti, un po' tutti, dal torpore della rassegnazione. Ci hanno costretto a fare i conti con il diffudo quieto vivere, malasano e violento. Al di là della giustificazione o meno, comprensione o meno, condanna o meno della cosidetta "violenza", l'azione collettiva di piazza del Popolo si impone nello squallido teatro democratico come un elemeto di chiarezza. Gli studenti (e i giovani che erano con loro) non discutono di Fini e Casini, non si appassionano al bunga-bunga, alla compravendita di deputati, alla prossima trovata di un Grillo qualsiasi o a quella dell'ennesimo partitino di sinistra. No. Preferiscono vivere alla luce del sole, ricordando che, tra una prima e una seconda repubblica, il Novecento non accenna a terminare e irrompe festosamente sulla scena. Le arti antiche della lotta di classe (nessuno me ne voglia ma, in italiano, si chiama ancora così) ci narrano non solo di atti di violenza - manco troppa - ma di una soggettività giovanile indipendente dalle volgarità e dalle brutalità della politica. Le persone sono finalmente libere dalla invadente mediazione dei partiti e i ragazzi di piazza del Popolo ne hanno saggiamente approfittato, mettendo in campo loro stessi, tutti e ciascuno. Nessuno si è sentito escluso, ognuno ha contribuito come ha voluto e potuto, anche solo rimanendo in piazza, non accettando di esserne cacciato violentemente. E' una nuova soggettività ad esprimersi, non riducibile e non confinabile alle aule parlamentari. E' una possibilità di riscatto che chiama in causa tutti. E' un futuro possibile che, volenti o meno, ci riguarda. Lo ha detto bene il Russo: "io ci sono", ci sono nelle piazze, tra i miei simili e i miei affini. Ora è più possibile uscire dalla difensiva, dal brontolio, dalla frustrazione, dal senso di impotenza, dal mugugno e dal paignisteo. Ora, se lo si vuole, grazie alla generosità dei ragazzi e delle ragazze di piazza del Popolo, è possibile mettere i piedi nel piatto al banchettto della politica. Diventa possibile raddrizzare la schiena, rialzare la testa e guardare lontano. Se lo si vuole il fututro è lì, in quella piazza.
::laMalatesta::

laMalatesta ha detto...

ps: scusate i refusi.
lM