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sabato 4 dicembre 2010

Dove sono? E perché? La fine (6)

Avvertenza per chi legge tramite altri siti. Purtroppo l'impaginazione spesso viene cambiata dando origine ad un ammasso di parole di non facile lettura. Vi consiglio di leggerlo in originale.
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LUCA
I giorni passavano senza che succedesse nulla. Più rifletteva più non trovava una logica nel suo sequestro. Le giornate scorrevano tranquille, se così si può dire. Sveglia, toilette, colazione (sempre la stessa), lettura di giornali vecchi, pisolini, pranzo e via così fino a sera, all'ora di cena. Mai nessun cambiamento. Tre volte al giorno metteva il cappuccio nero, dopo la prima volta aveva chiesto che gli aprisse un buco in corrispondenza della bocca, per la consegna dei pasti. Poteva solo immaginare che fuori dal suo piccolo mondo la vita scorresse. Chissà cosa pensava Claudia, come stava vivendo questo momento. Altro non poteva fare. Aveva scrutato ogni angolo della sua cella di stoffa nera, non aveva trovato nulla che gli potesse essere utile. Si era attenuto rigidamente alle consegne, fare l'eroe non lo avrebbe salvato anche perché non era riuscito a capire quanti fossero i suoi rapitori. Mai una parola, mai visti. Ripensava alla mattina del rapimento. Quella donna alta, con i capelli neri vestita in jeans e maglione che a penasarci bene poteva anche essere un uomo truccato, o una donna truccata per poter far pensare ad un doppio trucco. Più pensava più si perdeva nelle ipotesi sul chi e perché. Senza riuscire mai a darsi una risposta.

CLAUDIA
La vita comunque andava avanti, l'attesa di una telefonata era andata mano a mano scemando. Ormai era quasi convinta che il Commissario Poli avesse ragione. Luca se ne era andato, non a comprare le sigarette, per lui sarebbe stato troppo banale. Aveva trovato un modo più plateale per farlo. Anche le trasmissioni televisive avevano sguazzato nella merda del suo dolore senza per questo essere utili a nulla. Ogni tanto Poli si faceva vivo con una telefonata, la rassicurava che stava lavorando per trovare una traccia, rapimento o scomparsa volontaria che fosse. Non accettava, nemmeno lui, che un uomo sparisse senza lasciare traccia del suo passaggio. Altro non poteva fare. Nemmeno lei poteva fare nulla di più di cio che aveva fatto, in fin dei conti era un personaggio marginale della storia. E, purtroppo, dell'attore principale non si sapeva più nulla.

IL RAPITORE
Basta, non ne posso più. Devo mettere fine a questa storia, il gioco si è protratto troppo a lungo. Tutto è andato per il verso giusto. Ora è giunto il momento di chiudere la partita.

LUCA
La lampada rossa si è accesa. Mentre mette il cappuccio, cosa mai capitata dopo le canoniche tre volte giornaliere, e si sdraia sul letto, viene invaso dalla paura. Cosa vuol dire questa eccezionalità? Cosa mi attende? Senza che se ne accorgesse due mani gli bloccano la caviglia sinistra, un rapido movimento fa passare un cappio di corda intorno alla gamba. Non capisce ma immagina che lo stia legando alla stessa zampa della branda di ferro. La stessa cosa con la caviglia destra, quella già legata con la catena a lungo raggio. Poi più nulla. All'improvviso sente che l'operazione avviene anche con il polso destro, è atterrito, immobile e incapace di reagire. Gli viene alla mente una mucca portata al macello. Altra pausa. Eccolo, ora mi blocca il polso sinistro. Sono come un San Sebastiano, messo in croce alla mercè di qualcuno che non conosco.
Sta armeggiando con la tuta, vecchia e bucata, che mi ha dato il secondo giorno. Della mia, nuova di zecca non so nulla, come della mia t-shirt e delle mie mutande, dei miei calzini e delle mie L.A. Trainer nuove. La paura lo fa sragionare, cosa gli frega di ciò che portava indosso al momento del rapimento? Gli ha abbassato i pantaloni fino alle ginocchia. Chiude gli occhi anche se ha il cappuccio in testa. Attende di sentire la lama sulla sua carne, su quel pezzo di muscolo che si è rattrappito fino quasi a scomparire. Una mano guantata lo tocca, sono guanti ruvidi, grossolani. Non sente alcuna lama. La mano inizia a masturbarlo. Non capisce più nulla, non vede uno straccio di logica nella cosa e lo atterrisce sempre più. Il movimento continua e il suo pene reagisce come un qualsiasi muscolo che viene attivato. Non può fare a meno di avere un'erezione. Il lavorio si interrompe, qualcuno sta salendo sul letto. Riecco la mano che riprende il lavoro interrotto. Non posso fare a meno di essere eccitato, è un muscolo che non risponde al mio cervello, sembra rispondere al cervello di colui che lo sta usando senza il mio consenso deliberato. Ora lo tiene dritto e in tensione. Posso immaginare, in fondo lo spero, cosa accadrà. Qualcosa cola sul mio membro, sembra acqua fresca ma più densa. Sento della carne poggiarsi sul cazzo. La mano lo tiene sempre in tensione. Ora spinge verso il basso e sento il pene farsi strada con fatica. Anche in questa condizioni capisco che non è l'entrata principale. Con lentezza spinge, anzi, si lascia scendere fino a che non sento quasi il peso del corpo che mi sovrasta, ma non arriva a poggiarsi su di me. Il rapporto continua fino alla sua naturale conclusione. Si tira su. Scende dal letto. Poi più nulla. Passa qualche minuto e sento che inizia a sciogliermi iniziando dai polsi. Altro silenzio, infine sento il suono della campanella. Mi tolgo il cappuccio e per terra c'è un foglio. Non può averlo scritto nei pochi minuti che sono passati, lo deve aver preparato per tempo. Conferma ancora una volta che ogni sua mossa è ragionata, ha un suo perché che a me resta ignoto.
“Spero tu ti sia divertito. Almeno conserverai un ricordo piacevole della permanenza nella mia casa. Ora vai a farti una doccia. In bagno troverai anche un bicchiere di carta con del liquido, bevi tranquillamente, è un cognac d'annata. Bevi alla mia salute. Domattina, presto, ti sveglierò e troverai altre istruzioni”.

IL RAPITORE
Quasi mi fa pena.

LUCA
Ha stentato a prendere sonno, non sa cosa pensare. Al risveglio, un prolungato suono di campanella, trova il solito foglio scritto al computer con le istruzioni, questa volta non discorsive.
“ 1) Barba e doccia. 2) Davanti la porta del bagno troverai i tuoi vestiti in una busta, senza calzini e scarpe. 3) Colazione in piedi senza sederti. 4) Manette. 5) Cappuccio.”
Esegue passivamente il tutto come ha sempre fatto da quando è segregato.

IL RAPITORE
Bene, ha finito. Scende la scala di legno ed entra nella gabbia nera. Lo prende per un gomito e piano , accompagnado ogni suo movimento lo fa salire al piano superiore. Lo porta fina alla macchina, gli fa sentire i contorni con le mani e lo fa entrare nel portabagagli. “Stai tranquillo, non farai la fine di Moro” gli dice per tranquillizzarlo. Lo copre con un telo. Sale al posto di guida e mette in moto, è ancora buio. La strada che deve fare è poca e a quest'ora sulle rive del lago non c'è sicuramente nessuno. Lo porta dove lo aveva preso. Lo fa scendere, gli mette in mano i calzini che il prigioniero a fatica riesce a calzare. Poggia le L.A. Trainer per terra. Risale in macchina e parte velocemente con i fari spenti.

LUCA
Respira l'aria attraverso i buchi del cappuccio, tenta di toglierlo ma l'operazione non è facile, quando ci riesce la macchina è già lontana dietro la curva. Ha pensato a tutto. Sempre con difficoltà indossa le scarpe e, con il cappuccio in mano, si avvia verso il paese. Arriva sulla piazza dove ci sono due bar sempre aperti, anche la notte. Si fa riconoscere, chiede che venga chiamata la moglie e la Polizia, si fa portare un bicchiere d'acqua e si siede.

CLAUDIA
Arriva in cinque minuti, trova Luca bianco in volto ma perfettamente rasato e pulito, solo un po' smagrito. Ha un attimo di esitazione. Un rapito non può essere in così buone condizioni. Poli ha ormai instillato in lei il dubbio e tutto le suona come una messinscena anche un po' patetica. Arriva anche la volante. Carica Luca e Claudia e via di corsa verso il commissariato.

POLI
Quando la volante arriva Poli è già lì che li attende. Sceso di corsa dal suo alloggio. Nelle tasche della tuta ci sono le chiavi delle manette, liberano Luca e inizia il colloquio/interrogatorio.
“Allora, ci racconti tutto” e l'ex sequestrato ripercorre la sua settimana di prigionia passo passo, senza tralasciare nulla, o quasi. Nulla dice del rapporto sessuale, come far credere a qualcuno una cosa del genere? Poli lo guarda incredulo, pensa alla faccia tosta di quest'uomo che gli sta raccontando un sacco di bugie per giustificare la sua assenza. Ma non ha prove che quel che dice sia falso come non ha prove che il rapimento non sia avvenuto. Lo manda a casa, poi ci penserà il magistrato.
Tornato a casa Luca ripete il racconto alla moglie, tralasciando anche con lei la parte più incredibile della sua storia.
Il rapitore sente la ricostruzione del rapimento alla radio, sente i commenti al bar e ride, di gusto.

“Scomparso un imprenditore romano trapiantato in Umbria.
Rapito mentre correva sulle rive del lago Trasimeno”.
Ora non si scherza più.

5 commenti:

listener-mgneros ha detto...

beh....grazie!

Marte ha detto...

Insime a caffè forte e biscotti fatti in casa la giornata è cominciata bene, anche senza sole.

Potrebbe essere il primo di una serie?

Gap ha detto...

Allora, innanzitutto ringrazio chi ha avuto la costanza di leggermi. Più corto di così non lo potevo fare, ma nemmeno più lungo perché non ho la costanza dello "scrittore".
Nel racconto manca un capoverso che mi sono dimenticato nel taglia incolla dal file originale ma la cosa potrebbe essere non fondamentale e, nello stesso tempo,lo spunto per proseguire(?).

Punzy ha detto...

uh!!! no!!! per me era presto!!!

Alessandro Cavalotti ha detto...

Il finale è inaspettato e surreale... Complimenti!