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mercoledì 1 dicembre 2010

Dove sono? E perché? 5


Avvertenza per chi legge tramite altri siti. Purtroppo l'impaginazione spesso viene cambiata dando origine ad un ammasso di parole di non facile lettura. Vi consiglio di leggerlo in originale.
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LUCA

Mio Dio che mal di testa. Il dolore lancinante gli impediva quasi di respirare. Rimase sdraiato, ma non ero legato su una sedia?, con gli occhi chiusi. Lentamente muoveva la testa a destra e sinistra, apriva e chiudeva i pugni, piegava con lentezza le gambe, la destra con più fatica, come se si portasse dietro un peso. Aprì gli occhi. Era ancora prigioniero, era cambiata la condizione fisica ma sempre prigioniero era. Non filtrava più luce dai teli neri, evidentemente era scesa la sera o la notte? Riusciva a vedere grazie alla lampadina, abbastanza forte, che pendeva dal soffitto. Qualcosa era cambiato, la stanza era diversa, erano diverse le misure e le proporzioni. Non era più simmetrica come prima. Era vero o l'immaginazione stava prendendo il sopravvento? Il letto era reale, senza dubbio. Non era più legato mani e piedi, solo una catena, ecco il peso, partiva dalla sua caviglia destra e si perdeva dietro il telo nero. Poteva alzarsi, era, a suo modo, libero di muoversi. Un foglio, su un improvvisato comodino, lo riguardava.
“Finora non ti ho torto un capello, se vuoi che non ti faccia del male in seguito attieniti scrupolosamente alle istruzioni che stai per leggere. Farti del male non mi costerebbe nulla, ricordalo prima di ogni tua mossa avventata.
Alla destra del letto, dietro il pannello di stoffa c'è la porta del bagno, se lo vogliamo chiamare così, non farti illusioni, non ci sono finestre. La catena ti permette di arrivare fino alla tazza. Non toccare mai, ripeto mai, i pannelli di stoffa e meno che meno ti consiglio di spostarli. Se lo farai pagherai le conseguenze. Sul letto c'è un cappuccio nero, quando la luce rossa si accende ti devi sdraiare sul letto e mettere il cappuccio. Quando sentirai il suono di una campanella potrai toglierlo. Mangerai tre volte al giorno. Potrai lavarti come, quando e quanto vuoi, potrai raderti con il rasoio elettrico. Se guardi bene vedrai anche dei giornali, non di oggi, così avrai qualcosa da fare durante il giorno e la notte. Tanto la luce sarà sempre accesa e non noterai la differenza. Se ti atterrai a queste minime regole forse, ripeto, forse porterai a casa una storia da raccontare agli amici del bar. E ai giornalisti che non ti daranno tregua, per non parlare di polizia e carabinieri. In caso contrario non potrai raccontare nulla a nessuno. Immagino che tu abbia mal di testa, hai degli analgesici vicino alla cena”.
Mentre leggeva si guardava intorno per trovare conferma con gli occhi delle parole scritte. Vide la luce rossa, il pasto poggiato su una cassetta di frutta, per terra i giornali. Cautamente si spostò per vedere se era vero che ci fosse il bagno, spinse la porta e si trovò in un cubicolo dove a malapena riusciva ad entrare. Una tazza, una minuscolo lavandino e, dal soffitto, un tubo con una cipolla per la doccia. Aprì l'acqua, c'era anche quella calda. Andò in bagno, si lavò la faccia con una saponetta e si asciugò con uno straccio da cucina, pulito, profumato e stirato. Tornò nella gabbia stando attento a non sfiorare i teli neri. Doveva riflettere, meglio farlo con lo stomaco pieno.

CLAUDIA
L'attesa, lunga e snervante, non dava frutti. Il telefono taceva per le notizie importanti. Solo amici ed amiche che chiedevano notizie e lei a ripetere che non c'erano e che mettessero giù per non occupare la linea. Solo una vicina, silenziosa, si aggirava per l'appartamento. Le aveva preparato qualcosa da magiare e, sempre senza una parola, le aveva messo il piatto davanti. Meccanicamente aveva mangiato, ma ora nemmeno ricordava cosa. Le aveva portato un tè, caldo e zuccherato, che lei aveva bevuto senza opporre resistenza. Ora era in cucina, silenziosa si affaccendava , sembrava un normale pomeriggio invernale. Il cambio di temperatura era stato repentino. Il colloquio con il Commissario era stato duro ma il funzionario di polizia non aveva tutti i torti. Tutto era successo un paio di ore prima.
Poco dopo essere risalita dal bar, Poli si era presentato a casa per parlare con lei, aveva ancora sullo stomaco il panino mangiato in commissariato.
“Mettiamo in chiaro le cose, signora. Suo marito è adulto, grande e grosso, un metro e ottanta per 95 chili come mi ha detto lei, e anche incazzoso. Capisce che far sparire una persona così senza lasciare traccia è difficile? Possibile che suo marito non si sia difeso? Che né lui né altri siano caduti a terra calpestando l'erba, che non abbia gridato, che non abbiano perso una goccia di sangue, che siano spariti nel nulla, rapito e presunti rapitori, senza lasciare una traccia benché minima? Per il momento non possiamo far altro che classificare la cosa come sparizione volontaria. Mi dispiace, ma lei stessa ci ha detto che non ci sono motivi per pensare che qualcuno possa avercela con suo marito e se lei vuole che le crediamo quando dice che non è sparito di sua volontà ci deve dare un motivo per cui ci possa essere qualcuno che lo possa aver fatto sparire. I sommozzatori sono ancora al lavoro ma non ci sono tracce di passaggio sulle rive, non c'è una canna piegata o rotta, non c'è un arbusto che rechi traccia di passaggio umano. Signora, non c'è un cazzo di niente. Abbiamo rintracciato tutti quelli che sono andati al lago stamane, qualcuno lo ha visto correre, tranquillo e rilassato, nessuno ha visto niente. A meno di considerarli tutti facenti parte di un complotto per farlo sparire, suo marito se ne è andato con i suoi piedi o in macchina, in compagnia di chi solo Dio lo può sapere”.

IL RAPITORE
Cazzo che fatica! Spostare tutti i pannelli, portare giù la branda, pulire il cesso, preparare la cena, ma chi me lo ha fatto fare. L'inesperienza mi ha costretto ad un surplus di lavoro, ma è tutta esperienza. Speriamo che il bagno funzioni, non doveva entrare in funzione ora. E nemmeno della branda ci doveva essere bisogno. Ma tant'è. Però, in fondo, tutto è andato a posto. Vedremo come reagisce il poveretto. Se non avessero dato l'allarme tanto presto sarebbe stato tutto più facile. Qui intorno è tutto un pullulare di polizia, carabinieri, volontari della protezione civile, volontari e basta, mancano solo i boy scout e poi abbiamo fatto bingo. Nemmeno il Primo Maggio c'è tanta gente al lago. Riflettiamo un attimo sulla giornata.
Avergli chiesto aiuto per portare la cassa di bottiglie in macchina è stata una genialata, doveva per forza entrare nel furgoncino da solo per poterla sistemare, allora è stato facile narcotizzarlo, coprirlo con un telo e pianin pianino tornare al capannone. Aver atteso che arrivasse qualcun altro a prendere l'acqua e, addirittura, scambiare due parole con la vecchia bionda mi ha posto al sicuro. Certo, il soggetto era facile. Parlava al bar di andare a correre come se dovesse fare chissà che cosa, è bastato attendere il primo giorno senza pioggia e, come un fungo, è spuntato sui sentieri lacustri. Che fosse sempre disposto ad aiutare gli altri lo sapevo, e quindi chiedergli di darmi una mano era la soluzione ideale. Vediamo come si evolvono le cose e, se va bene, tra quattro-cinque giorni chiudiamo la partita. Questa notte mi tocca rimanere qui, uscire ora, con tutti questi impiccioni, potrebbe essere imbarazzante. Tutti sono convinti che sono andato via da tempo. Hanno bussato, hanno sbirciato dentro con le lampade ma tanto non hanno potuto sentire e vedere niente.

5 commenti:

Marte ha detto...

speravo proprio di trovare il 5 oggi, il mese comincia bene.

la Volpe ha detto...

sono sempre più incuriosito!

Zio Scriba ha detto...

Brrr, pure io lo dico sempre a troppi che vado a passeggiare al lago... se qualcuno con un furgoncino mi chiede aiuto, col cactus che gli dico di sì... :D
Sempre più appassionante. Vai Gap!

listener-mgneros ha detto...

Dickens, Dumas, Poe..scrivevano romanzi e racconti a puntate...Gap pure ;o)

Punzy ha detto...

ok, i celti ancora non si vedono..oppure..forse..il rapitore è un celta????