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venerdì 5 novembre 2010

Il vuoto

Attendeva la notte con terrore, sempre, ogni giorno. Per lui la notte non era riposo, giusto e meritato, era solo incubi e paura. Leggeva fino a tardi, a notte fonda ancora con il libro in mano per rimandare il momento di poggiare la testa sul cuscino e chiudere gli occhi. Leggeva finché non sgorgavano le lacrime dagli occhi stanchi e arrossati. Spesso non comprendeva nemmeno ciò che leggeva, era un andare avanti per forza di inerzia, come l'Italia che scivolava verso l'abisso senza che nessuna spinta contraria rallentasse o fermasse la caduta.
Sempre arrivava il momento di girarsi verso sinistra, chinare la testa sul cuscino, tirarsi le coperte fino al mento e anche più su, forse per nascondersi al mondo, per non farsi trovare dagli incubi. Ma erano davvero incubi quelli che lo perseguitavano? Non lo sapeva, forse erano paure ancestrali che tornavano a galla senza che lui potesse fare nulla per contrastarle. Da giovane aveva letto una favola, dove un genitore raccomandava ai figli di non aver paura  se nel sonno venivano i mostri, ma di combatterli nel sogno stesso così li avrebbero sicuramente sconfitti. Ma era veramente così la novella? Aveva provato a mettere in pratica il consiglio e le prime volte era riuscito nell'intento, ma dopo poco anche l'incubo si era attrezzato e aveva messo su le sue contromosse, dopo una ritirata spesso c'è un attacco. Un incubo ben attrezzato ed esperto di tattiche guerresche.
Da un po' di tempo si presentava come una nave, aveva abbandonato il vuoto e l'altezza. Ricordava, ora, che appena chiudeva gli occhi, ancor prima che il sonno venisse a prenderlo, di trovarsi su una strada, a piedi, in macchina, in treno, insomma sempre sulla terra. Era anche difficile spiegarlo. Era fermo in un punto indefinito, un a terrazza?, con il panorama che spaziava fino al mare, era indubbiamente bello, solo che ad un certo punto ciò che vedeva si allontanava, come se la terra si abbassasse o il suo punto di osservazione si alzasse. Mano a mano tutto diventava infinitesimale e un senso di vuoto e di abbandono lo prendeva nel sonno fino al punto di svegliarlo. E così rimaneva per ore a pensare a quelle case piccolissime, a quei fiumi che sembravano segni di penna su un foglio, alla strada che vedeva davanti a sé,  ma irraggiungibile per via del vuoto. Una notte, prima ancora di andare a letto, pensò che per raggiungere la strada avrebbe dovuto volare. Ma lui aveva paura del vuoto, le poche volte che aveva preso l'aereo era sceso con i muscoli talmente tesi che gli facevano male. Comunque ci avrebbe provato. Eppure, quella notte, come se avesse subodorato la cosa, l'incubo non venne a trovarlo, perlomeno non subito. Arrivò all'improvviso, come in un agguato. A metà notte si presentò, non era sulla solita terrazza, ma su una strada, all'inizio mancava il  punto d'approdo che avrebbe dovuto raggiungere nei suoi piani. Solo dopo, mentre il vuoto si allargava sempre più, la vide, lontana e irraggiungibile come sempre, la strada della salvezza. Doveva decidersi, spiccare il volo o guardare il vuoto fino all'estrema conseguenza che non conosceva. Si lanciò nel nulla e cadde. Vedeva le rocce, le case, gli alberi  e le altre cose passargli davanti gli occhi velocemente senza che fosse in grado di arrestare la caduta. Alzò lo sguardo e si rese conto che la via era ormai quasi invisibile, si riscosse, agitò le braccia e iniziò a salire libero nell'aria come un uccello. Non ebbe tempo tempo di arrivare alla strada. Era arrivata la mattina e l'ora di svegliarsi.
Da quella notte il vuoto lo aveva lasciato, ora, immancabilmente, lo veniva a trovare una nave, enorme, nera di cui distingueva gli infiniti oblò e che entrava in porto, non sapeva se si sarebbe fermata o meno. Forse nelle prossime notti si sarebbe sciolto il mistero.

6 commenti:

Martina Di Renzo ha detto...

Eh si' E' necessario imparare a volare. Metamorfizzarsi in uccelli ;)
Un abbraccio

Bastian Cuntrari ha detto...

Ansiogeno, questo post. Sino al penultimo capoverso in cui fa capolino un barlume di speranza. Auspico si materializzi nelle prossime notti, anche per me che ti leggo sempre...

Zio Scriba ha detto...

Racconto onirico molto coinvolgente. Bella questa cosa dell'incubo che si organizza e "mette su le sue contromosse"...

il Russo ha detto...

Piccolo commento (semi)serio.
Credo ci sia molto di autobiografico in questi tuoi racconti che hanno per sfondo la notte (ebbe si, ci sono pazzi come il sottoscritto che ti leggono da tempo e perseverano nel farlo), o meglio, credo ci sia molto del tuo rapporto conflittuale con l'idea di notte se non la notte stessa.
E' incredibile come quando si è piccini la notte venga vista come un qualcosa di pericoloso, poi da giovani come una risorsa ed un'alternativa ben più affascinante di vita ripetto al giorno e con lamaturità, infine, torni ad essere fonte d'angoscia.
Dopo questo pippone degno dei tuoi peggiori post torno a rivestire i miei panni di cazzaro.

Gap ha detto...

Di personale, mi spiace Russo, c'è poco. Le chiavi di lettura sono diverse, come ogni cosa vale quella che viene data, in questo caso, da chi legge. Darmi la mia sarebbe riduttivo.
Auto commento a ciò che ho scritto: ha parlato il prossimo premio Nobel!! Ma va a cacare!!

Marte ha detto...

Io aspetto il seguito:) Intanto mi avventuro alla scoperta di Amalia Moretti.