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domenica 14 novembre 2010

I porri

La porta si aprì, piano, molto piano, senza alcun rumore che potesse svegliare chi dormiva. Ancora non era giorno, un tenue chiarore iniziava a colorire il cielo novembrino. Scese lentamente e con attenzione la ripida scala. Approfittando della scarsa educazione dei condomini, approfittò del portone aperto e si immerse nella semioscurità che precede l'alba. Un respiro profondo, uno sguardo alla salita che avrebbe dovuto affrontare, girando la testa volse lo sguardo alla casa che stava abbandonando. Un sospiro denso di nostalgia e via. Quando una decisione è presa coscientemente a nulla valgono i richiami della nostalgia e dell'affetto. Eppure era stata solo una settimana in quella casa, intensa, ma solo sette brevi giorni.
Con piccoli passettini, carichi di stanchezza, si avviò per l'erta strada che l'avrebbe portata via per sempre. Le poche persone che incontrava la guardavano con occhi assonnati che subito si allargavano in un senso di stupore, sgomento e anche un po' di schifo. Si allontanavano da lei il più possibile, il fetore era insopportabile così come la vista. Come al solito tutti la rifuggivano. Era il suo destino, la sua maledizione. La sua andatura la costringeva  a fare piccoli passi, come quelli della formica di un gioco ormai perso nella memoria. Il chiarore aumentava così come le persone che incontrava. Si sentiva ed era osservata, un operaio la prese a male parole, la invitava a buttarsi tanto puzzava, era una cosa schifosa e altre offese gratuite. Se possibile, aumentò l'andatura, la macchia nera si inerpicava per la ripida strada con sempre più fatica.
Ormai era vicina alla meta, un ultimo grande sforzo e sarebbe sbucata in piazza, al piano, per poter fare gli ultimi metri. Era giorno quasi fatto. Incontrò un operaio rumeno appena uscito da un bar, a gesti si fece capire e chiese un ultimo, il definitivo, aiuto. L'uomo aprì lo sportello e lei, raccogliendo le ultime scarse forze, saltò nel cassonetto. Addio busta dell'immondizia che ci hai tenuto compagnia per tanto tempo, addio porri che spuntate come se voleste sfuggire al vostro destino. La discarica.

4 commenti:

Zio Scriba ha detto...

Sapevo della raccolta differenziata, ma quest'immondizia si differenzia ulteriormente... Carina l'idea del sacco della spazzatura che se ne va via da solo... Non è che stavi pensando a... Coso Nostro?

loris ha detto...

confessa Gap....qualcuno, e non voglio approfondire chi, si era dimenticato di portare via la "rumenta" (monnezza).

Punzy ha detto...

tu non hai idea delle scene di panico che si verificano la mattina nel mio quartiere, dove l'umido si può buttare dalle 07.00 alle 09.00 e noi tutti dietro all'unità mobile di raccolta cò stò cazzo di sacchetto che percola tutto e quelli che non si fermano...e la tariffa bioraria che devo aspettare le sete per fare la lavatrice..mi stanno rendendo la vita impossibile..

la Volpe ha detto...

ho paura delle sorprese che potrei trovare al mio prossimo ritorno romano :S