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venerdì 26 novembre 2010

Dove sono? E perché? 3

  Non sapeva quanto tempo fosse passato dal rapimento, basandosi sulla colazione, non ne era trascorso molto. Gli era rimasto un senso di torpore che gli faceva chiudere gli occhi piuttosto spesso. Pochi minuti per volta e poi si risvegliava sempre più rimbambito. Si guardava intorno per trovare alti particolari che gli facessero capire dove fosse, senza risultato. Chi lo aveva rapito era in gamba. Pensò alla moglie e alla sua reazione, ormai le indagini dovevano essere partite. Gli facevano male le braccia, il collo, la schiena. Le ernie cervicali si facevano sentire. Era stanco, molto stanco. Cedette, poggiò del tutto la testa contro la gabbia e cadde in un sonno profondo.

Se fossi andata dai Carabinieri probabilmente non sarebbe cambiato nulla, si disse Claudia e iniziò a riepilogare la mattinata.
“Luca si è alzato alle sette per poter andare a correre. Era la prima volta dopo tanti anni ...”
“E perché proprio oggi?”
“Perché fino a ieri ha piovuto, se non se ne è accorto. Posso continuare?”
“Prego signora”.
“Tra l'altro si era comperato le scarpe nuove e di certo non se le sarebbe messe per andare a correre con la pioggia, cosa che non ha mai fatto nemmeno negli anni passati. Alle otto è uscito di casa dandomi appuntamento alle dieci al bar sotto casa per fare colazione. E, come sa, non è mai tornato”.
“Non potrebbe essersi allontanato volontariamente?”
“No, anche se voi dite sempre il contrario non fidandovi mai di ciò che dicono i parenti degli scomparsi. Non lo avrebbe mai fatto, garantito”.
“Scusi signora, ma la domanda la devo fare ...”
“No, che io sappia, no non c'è un'altra donna. Pensandoci bene non avrebbe il tempo nemmeno per poterla incontrare. Stiamo sempre insieme”.
“Qualcuno potrebbe avercela con lui?”
“E per quale motivo? Sono almeno trent'anni che non usa più le mani, al massimo scontri verbali sulla politica.”
“Faceva poltica?”
“Tutta la sua vita è fatta di politica, ma non ha mai avuti scontri particolari con avversari e compagni di partito. Normale dialettica di partito, se capisce cosa vuol dire”.
“Signora, comprendo che è arrabbiata e preoccupata, ma non vada oltre con il suo sarcasmo. Una volta va bene, ma non esageri”.
“Allora lei faccia il poliziotto e cerchi mio marito, troppo tempo è passato senza fare nulla, almeno su questo siamo d'accordo?”
“In parte. Ma andiamo avanti. La pattuglia ha riferito di non aver trovato nulla di strano nel giro in macchina e nelle risposte delle persone interpellate ...”
“Senta, io sarò anche sarcastica, ma non mi faccia perdere la pazienza. Ho telefonato alle undici, tre ore dopo che mio marito era uscito di casa. Ho vista la pattuglia ed erano le 11.45. Cosa vuole che ne sappiano le persone che a quell'ora erano sul lago? O pensa che ci sia chi corre per quattro ore di seguito? Casa fanno si preparano per le Olimpiadi? Sa che dopo la pioggia e con il sole inizano ad uscire i funghi? E sa quanti dilettanti ne vanno a caccia? E sa che sulle rive del lago c'è anche chi va a prendere l'acqua ad una particolare fontana? No, non sa che c'è una fontana? Allora mi faccia parlare con qualcuno che conosce il territorio e che sia in grado di dirigere le ricerche ..”
“Signora ...”
“E non mi interrompa, mi faccia finire. Se solo avesse letto qualche giallo un po' più serio, saprebbe che andare a controllare il lago a quest'ora, dopo 5-6 ore è praticamente inutile. Sa in quanti sono passati su quei sentieri o sulla strada? Cosa pensa di trovare ancora di utile per le indagini? Si informi su chi va a correre di mattina, li cerchi e chieda loro se hanno notato qualcosa di strano. Insomma faccia qualcosa per giustificare il suo ruolo”.
Il Commissario, alquanto alterato tenta di controbattere ma Claudia è già fuori della stanza dopo aver fatto tremare i vetri con la sbattuta di porta.

Bene, si è addormentato. Prende il foglio appena uscito dalla stampante, si alza e senza far alcun rumore prende un secchio. Un banale secchio di plastica con il manico di ferro e si avvicina al prigioniero. Avvicina il secchio alla destra della sedia e ci poggia sopra il foglio. Non si è svegliato, o fa finta di dormire. Fa lo stesso. “Per il momento accontentati di questo. Poi andrà meglio”. Lo capirà che lo dovrà utilizzare per i suoi bisogni? Lo lasciò lì, addormentato per andare a porre rimedio alla sua grave dimenticanza. Grande Internet. Con una semplice ricerca aveva risolto il problema, perlomeno a livello teorico. Doveva attendere che calasse la sera per passare all'azione. Andava tutto bene, ma la prudenza innanzitutto.

9 commenti:

listener ha detto...

leggerti a tarda notte...ottimo

Zio Scriba ha detto...

solo per dirti che continuo a esserci... so che chi scrive si contenta anche dei lettori invisibili, ma se può vederli e sentirne il calore è meglio... :D

Marte ha detto...

bene, non abbiamo dovuto aspettare molto.
Andiamo avanti?

Banda Parcheggiotto ha detto...

ciao, siamo una banda che lotta contro chi abusa del parcheggio dei disabili

http://bandaparcheggiotto.blogspot.com/

la Volpe ha detto...

attendiamo il seguito

Anonimo ha detto...

mi prende molto questo racconto, così ben scritto...con le tre parti narranti...Ma sei davvero bravo!
Riccioli Neri

Punzy ha detto...

..ancora niente celti...

luly ha detto...

...e poi?:)

Gap ha detto...

Dai vostri commenti deduco che posso anche smettere di scrivere di politica.
O siete tutti dei falsi?
O non avete altro da fare?
Sono pronte le altre 127 puntate. Quasi lungo come il libro dei Celti che tanti traumi ha provocato in Punzyllacchera.