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mercoledì 24 novembre 2010

Dove sono? E perché? 2

 L'acqua era fresca e il cappuccino ben zuccherato, secondo i suoi gusti, non troppo dolce, quindi, mi conosce e bene. Ma perché rapirmi? A che fine? Soldi non ne ho, importante non sono, chi mi vuol parlare, di solito viene a casa o mi incontra per strada. Cazzo, non posso fare altro che attendere. Mentre ragionava sul perché di quell'assurda situazione, i suoi occhi si muovevano velocemente. Sembrava si muovessero a caso, ma stava esaminando tutto ciò che gli poteva essere utile. Il polso sinistro era bloccato con del normale scocth da pacchi, diversi giri ma non stretto, poteva muovere la mano ma non altro. Il polso destro sembrava avesse subito una ceretta, ma non ricordava il dolore dello strappo dei peli. Lo scotch era stato sostituito con una specie di manetta che lo teneva legato al bracciolo ma permetteva al braccio di muoversi, infatti aveva preso acqua e cappuccino, era riuscito anche a capire cosa gli tenesse ferma la testa. Una cinta da pantaloni inchiodata su pezzi di legno, non capiva ben come funzionasse ma sembrava una soluzione ingegnosa. I piedi non li vedeva, ma immaginava che fossero stretti dallo stesso scotch usato per i polsi. Con la destra si tastò le tasche, erano vuote. Il bastardo doveva essere sicuro per lasciare quella mobilità al braccio destro. Infatti non raggiungeva il polso sinistro così come la tasca sinistra. Della testa aveva solo intuito la “gabbia” che la rinchiudeva ma non aveva potuto sentire altro.
Sentiva la sua presenza, si sentiva osservato, ma non sapeva dire dove il rapitore fosse. E se fosse stata una rapitrice cambiava l'analisi fatta fin'ora? No, non cambiava nulla. Davanti e ai lati solo drappi neri, poteva essere solo dietro di lui, ma se così fosse stato non lo avrebbe visto bene. No, ci doveva essere un'altra spiegazione.

Alle tredici meno qualche minuto, la donna citofonò alla porta del Commissariato. Chiese al poliziotto di guardia di poter parlare con il Commissario, “Mio marito è sparito nel nulla, ho denunciato la scomparsa questa mattina alle undici”. L'agente si riscosse dal torpore dovuto alla noia di un commissariato di provincia e si affrettò a parlare con il Dott. Jovine, dalla faccia che faceva non era molto contento delle parole che gli venivano rivolte. Il giovane disse infine alla signora di accomodarsi. La serratura scattò, la donna spinse la porta e mentre si inoltrava per il corridoio realizzò che il giovane Commissario era già davanti a lei. Bello, giovane ed educato, il funzionario fece accomodare Claudia nella sua stanza. “Mi dica signora, mi riassuma il tutto. I miei uomini mi hanno già detto qualcosa ma vorrei sentirlo dalla sua voce”. A Claudia già giravano le palle, mio marito è scomparso e tu mi stai a fare il piacione, potrei essere tua madre, piccola testa di cazzo, la sua mente andava a mille come sempre nelle situazioni difficili. Pur con la rabbia repressa, si accinse a riepilogare di nuovo tutta la questione. Prima di iniziare le passò nella mente un pensiero “Perché non sono andata dai Carabinieri?”

Guardava il prigioniero con soddisfazione, con intimo godimento. Tutto per il momento andava come preventivato. Non aveva nemmeno finito di formulare mentalmente il pensiero che un moto di rabbia lo scosse. Ripensò alla mattinata appena trascorsa. Tutte le tracce erano irrintracciabili, se non fosse stato incazzato avrebbe anche riso al gioco di parole, il cellulare smembrato in due laghi, le scarpe da ginnastica, seminuove, abbandonate vicono ad un cassonetto, infatti dopo dieci minuti qualcuno le aveva già prese, il bar dove aveva comprato acqua, cornetto e cappuccino non dava problemi, erano mesi che quotidianamente faceva la stessa richiesta. La spazzatura l'avrebbe divisa in diversi contenitori, fortunatamente la raccolta differenziata ancora non era partita. Ma, perdio, come aveva fatto a dimenticarsi dei bisogni corporali di quel cretino, da qualche parte avrebbe dovuto cacare e pisciare! Non gli restava altro da fare che narcotizzarlo di nuovo. La cosa lo infastidiva non poco. Era sempre comunque un rischio, ci doveva andare piano. L'ora di pranzo si avvicinava, si doveva affrettare, ci mancava solo che il prigioniero si pisciasse sotto, sai la puzza. In quel caso si sarebbe dovuto preoccupare anche di farlo lavare, questa era un'ipotesi presa in considerazione solo a seconda degli eventi.

9 commenti:

Zio Scriba ha detto...

La curiosità per il finale è un crescendo continuo... :D

la Volpe ha detto...

bello, bello... mi ha fatto venire in mente, per associazione di idee, una cosa che non c'entra niente

http://www.youtube.com/watch?v=mT2np3mBKCc

FORZA ROMAAAAAAAAAAAAA
CE FATE MORÌÌÌÌÌ NUN SE FA COSÌ VOI CE FATE MORÌÌÌÌÌÌÌ (CARLO ZAMPA IERI)

Punzy ha detto...

ok: quando entrano in scena i celti?

Gap ha detto...

Che versione volete? Lunga o breve?

luly ha detto...

Io attendo la versione lunga!!!:)
Ciao Gap.

il Russo ha detto...

Io mi aspetto un attacco al cuore dello Stato n.623 bis.

Zio Scriba ha detto...

Io voglio la versione migliore. L'Autore sa sempre qual è... :D

Gap ha detto...

Ho capito, scrivendo racconti sul blog, che la brevità, o, se vogliamo, la non eccessiva lunghezza è più gradita. Il precedente racconto lungo o romanzo breve pubblicato in apposito blog si è fermato, se non ricordo male, alla 16 puntata per mancanza di lettori. Il resto giace sulla scrivania a prender polvere.
Di conseguenza questo sarà lungo ma non troppo.

Marte ha detto...

Purchè non sia lunga l'attesa .. :)