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giovedì 14 ottobre 2010

Che macello



Il piano di marmo della cucina splendeva dopo l'opera di pulizia che aveva fatto. Considerò che era stato un lavoro inutile dopo il macello che avrebbe compiuto. Rise della sua stessa involontaria battuta. Scansò detersivi e stracci, di lì a poco gli sarebbero serviti di nuovo. Aprì il frigorifero, estrasse il pezzo di carne e lo poggiò sul marmo, sarebbe bastato utilizzare la grande tavola di legno e avrebbe pulito solo una volta. Si girò, aprì il cassetto, scelse e prese due coltelli e l'aggeggio che utilizzava per affilare le lame. Si dedicò per dieci minuti a quest'ultima attività. Passava e ripassava le lame, anche coltello con coltello, mancava solo che iniziassero ad uscire scintille dallo sfregamento del metallo. Pulì i coltelli, guardò controluce il filo delle lame, li provò su un pezzo di pane, che mangiò, e si ritenne soddisfatto del suo lavoro. Li posò accanto alla carne che giaceva immobile in attesa del suo ultimo viaggio, del compimento del suo destino già segnato alla nascita. Mise un grembiule da donna, di quelli che si infilano dalla testa e coprono quasi tutto il corpo, calzò i guanti monouso e si girò con un ghigno verso ciò che restava del pezzo di carne. Doveva, assolutamente, finire il lavoro iniziato. Il problema era estrarre l'osso da quella massa che era stata un giorno sanguinolenta. L'osso è sempre la parte più difficile da smaltire, segarlo, frantumarlo, richiede tempo e fatica ma di certo non si può mettere dentro un sacchetto della spazzatura, si corre il rischio che lo buchi e che qualcuno possa fare domande inopportune. 
Con il coltello più grande tagliò pezzi di carne alla rinfusa, sempre più vicino all'osso, affondò anche le mani in quel groviglio di muscoli, tendini e grasso. Era un lavoro sporco ma andava fatto. Toccava a lui, non c'erano dubbi. La carne si ammucchiava, pezzi grandi e piccoli, l'osso era quasi tutto libero, con il coltello più piccolo iniziò la fase di rifinitura, tolse tutto quello che era possibile togliere. Era contento del suo operato, lo prese nelle mani e lo guardò, solo qualche pezzetto di carne era ancora attaccato, ma la cosa non lo disturbava, anzi, gli dava un piccolo sottile piacere. Lo posò di nuovo sul piano, mise i coltelli nel lavello e aprì l'acqua calda, strappò un paio di fogli di carta da cucina è iniziò a gettare il grasso, la cosa più urgente di cui disfarsi. Radunò tutti i pezzi di carne rossa, ma di un rosso tendente al marrone, come dire, di un colore simile alla carne insaccata e li mise in una insalatiera che ripose in frigorifero. Dette una prima sommaria pulita al marmo, si fece un mezzo bicchiere di vino bianco e rimirò soddisfatto il "macello". Prese di nuovo l'osso.
Fece un passo, si avvicinò ai fornelli e lo depositò con inaspettata delicatezza nella pentola che già ospitava i fagioli. Finalmente Fagioli con osso di prosciutto.

11 commenti:

Bastian Cuntrari ha detto...

FIGOOO!!!
Ma come ce piaceno 'ste cazzate horror-terror...

Gap ha detto...

Che fai cojoni

il monticiano ha detto...

Perfetto, sento il profumo.
Vedo un po' di pachino e qualche strisciolina di cipolla o sbaglio?

Ernest ha detto...

Bello!

la Volpe ha detto...

ahahahha e io che mi pensavo a qualche ardita metafora sulla fine della democrazia

bello ^^

Gap ha detto...

Volpe, mica me posso 'sta a spaccà sempre i maroni per le cazzate dei politici e degli italiani in genere.

Chica ha detto...

ecco, bravo! quandi li fai davvero, fammi un fischio che "salgo"..:D

listener ha detto...

burp

Anonimo ha detto...

Ho capito, vuoi l'osso del prosciutto che la settimana scorsa ho vinto.....se me lo dissossi, me lo metti sottovuoto e mi inviti a cena, ti do un osso e un pezzo di prosciutto dei colli che conosci.
Un abbraccio

Melo

Gap ha detto...

Melo, sempre il solito culo prociuttaro. Portalo che te .o spolpo, ma senza coltello.

Martina Di Renzo ha detto...

un racconto da incubo per un vegetariano :D