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domenica 26 settembre 2010

Sakineh Mohammadi Ashtiani e ciò che è relativo


Relativo è ciò che entra in una relazione o funge da termine di una relazione, oppure, un termine che non ha significato, o non ha un significato esatto, se non in riferimento ad un altro termine. In questo senso "maggiore", "minore", "doppio" ecc. sono relativi perché si dicono sempre in riferimento a qualche altra cosa, ovvero, ciò che vale solo in determinate circostanze o condizioni e non vale fuori di esse. In questo senso si dice che "la conoscenza è relativa" intendendo che essa consiste nello stabilire relazioni tra dati. Ma l'aggettivo ecc.ecc.
(Le frasi in corsivo sono tratte dalla Storia della Filosofia di Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia dello stesso Abbagnano aggiornato e ampliato da Giovanni Fornero, tanto per dare a Cesare ciò che è suo)

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata a morte in Iran perché accusata di adulterio e di omicidio. La cosa ha giustamente suscitato grande scandalo perché esiste ancora il reato di adulterio, "gli islamici sono arretrati" è una delle frasi più gentili che ho sentito. Ma in tanti si dimenticano che fino a pochi anni or sono in Italia esisteva il "delitto d'onore", il matrimonio riparatorio", in molti dimenticano che in America sono vietati, secondo le leggi dei vari gli stati, determinati rapporti sessuali che in altri Paesi sono perfettamente leciti e che riguardano solo ed esclusivamente la sfera privata degli individui e si potrebbe andare avanti nell'elencare le travi nei propri occhi , ma l'importante è vedere ciò che accade in casa degli altri. Dicevamo che la povera donna è stata condannata a morte secondo le leggi iraniane. Noi tutti non sappiamo se lei è realmente colpevole o meno quindi ragioniamo per ipotesi: è
' colpevole di adulterio e di omicidio quindi viene condannata a morte, questa è l'ipotesi che ci interessa perchè da qui parte tutta la questione.
Gli alti lai che si sono levati nel mondo occidentale a cosa si riferiscono: alla condanna a morte o alla lapidazione? Bene, se si riferiscono alla lapidazione come pratica barbara di dare la morte, sono d'accordo, ma mi si dovrebbe spiegare se non è altrettanto barbaro dare la morte bruciando il condannato su una sedia elettrica o inoculandogli il veleno nelle vene o impiccandolo o in qualsiasi altro modo . Allora decidiamoci: è barbaro uccidere in generale o è barbara la lapidazione? Nel secondo caso è inutile che ci scaldiamo tanto, è la loro legge, quindi zitti e subire.
Se è barbara la condanna a morte perché non ci si è mossi per la donna americana e i tanti in attesa di omicidio nelle carceri americane, cinesi e di tanti alte nazioni più o meno civilizzate a secondo del punto di vista da cui le si guarda?
Se a qualcuno sorge il dubbio che della povera Sakineh in quanto donna e persona non frega nulla ma interessa solo per poter dar contro al regno del male, ruolo sempre coperto da qualche nazione, ora e di turno l'Iran, come dargli torto? Appunto, tutto è relativo.

18 commenti:

il Russo ha detto...

Tutto è relativo? Fino a un certo punto caro...

il monticiano ha detto...

Il punto dolente è la pena di morte chiunque la pratichi e in quale modo.

listener ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
listener ha detto...

A Obama il nobel per la pace, un presidente di un paese dove la pena di morte vige tutt'ora...
Poi è relativa l'indignazione: molte delle stesse persone che si sono mosse per Sakineh non hanno battuto ciglio e hanno girato lo sguardo per Teresa Lewis, e di queste persone molte sono dichiaratamente di sinistra (assai relativamente di sinistra per me).
Nessuna gigantografia per una dropout.
Alla base, oltre evidenti strumentalizzazioni politiche, una forma di rifiuto per una reietta, brutta sporca e cattiva, mandante di un omicidio squallido..quindi per la coscienza comune: lei si che poteva morire.

Il vero unico scandalo è che esista il reato di condanna a morte.

Un ultima osservazione: partire dalla dottrina cristiana per scagliarsi contro la pena di morte è un errore, perchè si usa comunque un dogma religioso per contrastare un altro dogma religioso.

La pena di morte è immorale al di là di ogni sacra scrittura!

giuditta ha detto...

Nel caso Sakineh, tutte le informazioni diffuse da Bernard-Henry Levy e confermate da Nicolas Sarkozy sono false.
1. Questa signora non è stato processato per adulterio, ma per omicidio. Inoltre, in Iran, non si emette la condanna per adulterio. Invece di abrogare questo reato, la legge ha stabilito delle condizioni per lo definizione dei fatti che non possono essere soddisfatte. Ci vogliono quattro persone che siano state testimoni nello stesso momento.
2. La Repubblica islamica non riconosce la Sharia, ma solo il diritto civile emanato dai rappresentanti del popolo in Parlamento.
3. Ms. Mohammadi-Ashtiani ha drogato il marito e lo ha fatto uccidere nel sonno dal suo amante, Issa Taheri. Lei e il suo complice sono stati giudicati in primo e secondo grado. Gli "amanti diabolici", sono stati condannati a morte nel primo e secondo grado. La Corte non fa discriminazione secondo il sesso degli accusati. Va osservato che, nella requisitoria, le relazioni intime degli assassini non sono state menzionate, proprio perché non sono dimostrabili, secondo la legge iraniana, anche se sono state segnalate dai parenti come certe.

listener ha detto...

si ma la penda morte esiste in iran come in usa non pensi sia quello il problema??

Punzy ha detto...

Bravissimo gap, un applauso; io ho firmato e partecipato alla mobilitazione per Sak perche' ritenevo: A) che la lapidazione fosse, ne' piu' ne' meno, una torura e B) perche', attirando l'attenzione su di lei, speravo potesse avere almeno "un giusto processo", per stabilire con serenita' se fosse colpevole o meno dell'omocidio del marito.
Ma appena ho detto un attimo, non libera ma non lapidata e giustamente processata sono stata inseguita da un gruppo di femministe incazzate come iene he la cosa piu' gentiule che mi hanno detta e' stata Geisha ocidentalista (boh)
E la povera teresa, disabile mentale, e' morta nel'indifferenza piu' o meno generale. Come se per la vita umana non avesse lo stesso valore sempre e ovunque.
E adesso l'Iran ci fa la morale..

la Volpe ha detto...

non ci sono poteri buoni

per quel che mi riguarda, prima del caso di Teresa Lewis ho scritto un pezzo (su un'altra piattaforma) sulla vergogna di una Carla Bruni che manifesta contro la lapidazione di Sakineh, una possibile omicida, ma non batte ciglio sulle centinaia di donne deportate dal suo caro maritino...

domandiamoci sempre "cui prodest". l'unica cosa che possiamo fare è tenere gli occhi aperti e non fare mai sconti a nessuno.

Gap ha detto...

Avendo letto il commento in sette punti che hai poi cancellato, non rispondo considerandolo un messaggio privato e per non alimentare polemiche. Resta il fatto che sulla pelle di Sakineh, che tu chiami "questa signora" si sta giocando una partita politica. Altro fatto che resta è che non hai detto una parola sulla pena di morte, ma, e vorrei sbagliarmi, sembra che tu sia d'accordo.

Gap ha detto...

La risposta è da intendersi al commento di Giuditta

loris ha detto...

Caro Gap, ti rispondo con un copia e incolla di un mio commento su altro blog che parlava di Sakineh.
Ovviamente il contesto del discorso aveva alcune differenze rispetto al tuo post, ma la questione della "relatività culturale" è assolutamente la stessa .
"Penso che la battaglia pro-Sakineh sia una di quelle battaglie da fare "a priori" senza se e senza ma.
Partendo proprio da questo principio con forza ritengo dobbiamo richiedere che ci sia analoga sollevazione nei confronti di altri paesi a prevalenza Musulmana dove viene praticata la lapidazione come Sudan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti.
Forse il fatto che alcuni di questi paesi siano in affari con i paesi occidentali e suoi imprenditori fa si che le pietre siano più leggere?
Quanto sta accadendo nei confronti del Pakistan rientra nell'ipocrisia della nostra cultura intrisa di cattolicesimo e scarso illuminismo per cui la capacità di indignarci nei confronti del singolo viene riassorbita nel momento in cui le vittime diventano migliaia e milioni. Purtroppo non solo il Pakistan ma anche il Ruanda ci insegna."

silvano ha detto...

Prima di tutto è mediamente più difficile fare autocritica (gli USA sono simili a noi) di quanto non sia difficile criticare un regime totalitario (il medioevo dell'Iran è perfetto d'altronde). L'importante è avere comunque ben chiare le differenze. Infatti accanto al tratto barbarico della pena di morte che accomuna, nel tuo esempio, gli USA e l'Iran bisogna fare poi ben attenzione a non pareggiare e omologare le due situazioni politiche e democratiche livellando tutto al basso. Nel dubbio (assurdo, ma mi sembra che qualcuno potrebbe avere) leggersi o rileggersi "Leggere Lolita a Teheran", chè altrimenti per un'assonanza drammatica si rischia di non saper più capire la realtà.

Poi, detto questo (il pezzo di sopra è praticamente un copia e incolla da un commento già da me fatto su un altro blog), credo che casi come quelli di Sakineh assurgano all'onore delle cronache dell'orrore per la loro barbarie. Casi siffatti, limite in un qualche modo, diventano simboli di tutte le condanne a morte. Io credo che debbano essere letti così "ad includendum" e non "ad escludendum" le altre tragedie. Proprio la loro barbarie porta al ricordo degli altri. Sembra un paradosso, ma abbiamo sentito della Lewis e ne stiamo parlando a causa di Sakineh. Certo non è giusto indignarsi per l'una e non altrettanto per l'altra, e magari nemmeno un po'per le migliaia che vengono sparati nelle carceri cinesi (perchè nemmeno lo veniamo a sapere, e sono solo delle statistiche) ma, caro Gap e cari commentatori, siamo umani e ci è impossibile indignarci per tutti i condannati a morte del mondo: ci dovremmo indignare decine e decine di volte al giorno e non ce la facciamo, umanamente non ce la facciamo.

Per concludere, rispetto al tuo post, non credo che tutto sia relativo, solo che si operano delle scelte anche nelle storie che divengono simbolo della condanna contro la pena di morte.

ciao.

listener ha detto...

@Silvano
il problema è che ci indigniamo per ciò che viene portato alla ribaltà, spesso come un varietà...quante personalità sfigate hanno usato la storia di Sakineh per farsi notare, il che sa di avvoltoi incapaci a volare attorno ad un cadavere..ben più difficile era parlare della Lewis...sicuramente colpevole, ma non meno vittima di una condanna a morte, orrenda come tutte le altre.
Non è la casistica a interessarmi, me ne basta una di condanna a morte, di un qualsiasi sconosciuto in un paese sconosciuto per un reato sconosciuto, per avere un brivido lungo la schiena e un moto di rabbia ribelle.
Se non fosse così sarei già "mezzo boia".

silvano ha detto...

List, non ho detto il contrario. Anch' io mi indigno a prescindere, anche se la lapidazione è una barbarie oggettiva all'interno della barbarie che m'indigna ulteriormente, però è anche vero che non un Gesù Cristo che posso prendere su di me il dolore di tutta l'umanità, non ce la faccio.

Gap ha detto...

Infatti caro silvano, basterebbe indignarsi una sola volta: contro la pena di morte. Il problema è che ci indigniamo, direi ci incazziamo, solo quando uno di questi casi assurge ad emblema di barbarie bella barbarie, Sakineh è solo l'ultimo caso.
Il fatto che tutto è relativo secondo il punto d'osservazione, non è una mia idea, è provato scientificamente e, se vogliamo, anche filosoficamente.
Nemmeno si può mettere in dubbio che l'iraniana sia stata ed è usata per scopi politici che nulla hanno a che vedere con la sua colpevolezza di omicidio e/o di adulterio.
Altro problema sono coloro che si indignano a corrente alternata secondo la convenienza o la semplice opportunità. bene, si è protestato per la lapidazione perché barbara, la poveretta verrà impiccata per omicidio. Dove è la differenza? Sempre condanna a morte è.

silvano ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
silvano ha detto...

Se la pena capitale è un omicidio, ed io credo lo sia, allora anche le modalità d'esecuzione della stessa possono essere un'aggravante esattamente come nell'omicidio di strada. Si vien trattati e considerti diversamentese se si assassina qualcuno con un colpo di pistola o invece lo si uccide a calci, oppure a pestoni o a bastonate. Sempre omicidio è ma molto più feroce e grave nel caso si ammazzi invece che con una pistola a

Gap ha detto...

Pienamente d'accordo.