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giovedì 16 settembre 2010

L'Unità: ricomincia, se mai è finito, il calvario


Se c'è una cosa che mi indispone, come blogger, è bruciarmi i post da solo, ma non posso farne a meno. Qualcuno, immagino pochi o pochissimi, ha letto questa notizia, l'Unità chiude le redazioni locali di Bologna e Firenze. Dopo aver riaperto, il giornale ha vissuto un perenne stato di instabilità che ha toccato il fondo con la proprietà e la direzione attuale. Con l'avvento della direttora De Gregorio, l'editore Soru ha investito nel cambio della grafica e del formato che hanno ridotto l'Unità alla stregua di una qualsiasi free press. Nel frattempo la De Gregorio ha iniziato e perseguito lo scopo di smantellare la redazione e il parco collaboratori con l'idea, non dichiarata ma palese, "vado a far vedere come si fa un giornale moderno a quegli inetti de l'Unità".
Ha avuto carta bianca, ha fatto e disfatto, ma le vendite non sono mai salite fino al punto da poter giustificare l'investimento fatto da Soru. L'editore ha poi chiuso i cordoni della borsa ed è continuato il ricorso alla cassa integrazione per poligrafici e giornalisti che ha ulteriormente indebolito la redazione e l'apparato di supporto del giornale.
E ora la notizia della chiusura delle redazioni con più forte radicamento nel territorio, da notare che uno dei primi atti della nuova proprietà e direzione fu quello di chiudere la cronaca di Roma proprio quando la capitale passava sotto Alemanno. Parlare di miopia industriale e politica mi sembra il minimo. Se poi ci aggiungiamo le prese di posizione di Veltroni e amichetti, non resta che dare ragione a Bersani: stanno facendo un bel regalo a Berlusconi.

13 commenti:

il Russo ha detto...

Eutanasia di uno strumento culturale e di radicalizzazione di una parte politica non indifferente del Paese.
Come prossimo passo consiglierei anche il cambio del nome della testata, così la distruzione sarà compiuta...

Arguzia ha detto...

Guarda, se cambiassero il nome probabilmente sentirei meno male.

listener ha detto...

Non sapendo come usare la testa si convincono che sia utile alla fraterna penetrazione.

il monticiano ha detto...

Ho letto questa mattina la ferale notizia della "morte" delle redazioni locali di Bologna e Firenze
e mi sono detto che siamo arrivati alla canna del gas.
Un suicidio di massa.

il giardino di enzo ha detto...

I compagni che allora vendevano porta a porta il giornale, trent'anni fa, avvertiranno una fitta al cuore?
Qualcuno sinceramente si. Probabilmente tanti di loro avranno ben altre cose a cui pensare: la partita in tv, il piccolo prestito per comprarsi un suv più grosso del loro vicino di casa, o magari penseranno all'ultimo modello di cellulare.
Ci hanno comprato, ci siamo fatti comprare, per un piatto di lenticchie marce.
Povero Gramsci Antonio, il suo giornale negli ultimi vent'anni ha avuto un picco nelle vendite: quando c'erano gli album Panini in aggiunta.
Povero Antonio Gramsci, tutte le sue magiche belle profetiche parole sono finite nel dimenticatoio, anzi peggio, in un luogo dove è sbagliato guardare.

loris ha detto...

Un giornale come l'Unità era inevitabile che seguisse la sorte di quello che era stato il suo partito e tutte le alchimie che ne sono derivate successivamente.
Non è solo un problema di scelte editoriali. L'Unità la compravamo a prescindere. Era comunque, come oggi è internet, il nostro mezzo di comunicazione e di confronto all'interno di quel monolito che era il PCI.
Hai fatto bene ad utilizzare il poster col culo di ragazza (e parlo volutamente di culo e non di sedere), perchè anche in questo modo di porsi si comprende quanto l'attenzione di quel giornale sia più rivolta ad un mercato fatto di puro effetto mediatico che di sostanziale veicolo di denuncia, proposta e aggregazione.

ps. non voglio infierire parlando delle ultime uscite di Uolter

mozart2006 ha detto...

A proposito di Veltroni: quello che dopo aver perso le elezioni (sembra che lui non se ne sia accorto) a trascorso tutto il suo tempo da capo dell’opposizione aspettando che Berlusconi lo invitasse a sedersi al proprio tavolo, aiutandolo così a raggiungere il massimo della popolarità. Dai suoi tentativi di disturbare o impedire la crescita di consensi verso il PD, si può supporre che sia sotto ricatto o che è solamente un presuntuoso.

Gap ha detto...

L'Unità potrebbe anche cambiare nome visto lo stato in cui è ridotta, ma non cambierebbe la sostanza della crisi e non sono tra coloro che pensano che se si fosse cambiato il nome già da tempo la situazione sarebbe stata diversa. Entrano in ballo diversi argomenti, quelli del Russo, di Loris, di Enzo sul passato sulle nostre origini e sul nostro punto di approdo ormai perso nelle nebbie. Entrerebbero in ballo le scelte politiche (?) e il rinnegare certe idee (Veltroni ed altri, molti). Resta il fatto che l'Unità fatta rinascere da Colombo e Padellaro dava fastidio al nuovo corso del Pd e le scelte fatte successivamente, nel solco tracciato dal partito di riferimento, hanno seguito il declinare di idee e propositi. Resta il pensiero ai colleghi che ancora lottano per il posto di lavoro come tanti, troppi italiani sono costretti a fare.

Gap ha detto...

Aldo, purtroppo alla canna del gas ci siamo da tanto tempo. Quello che preoccupa è che sapendo che ci stiamo suicidando e ,non volendo noi farlo, non riusciamo a staccarci dal cannello e succhiamo avidamente il gas.

Benvenuto Mozart. Su Veltroni ho speso tante parole che ormai sono rimasto senza. Forse hai colto nel segno definendolo presuntuoso.

Bastian Cuntrari ha detto...

Come sai, non sono un'esperta delle cose di sinistra, ma ricorro alla memoria. Una volta, ai miei tempi - che sono un po' anche i tuoi - il giornale che portavi piegato sotto il braccio o tra i libri ti collocava politicamente.
C'era "Paese Sera" (morto, vero?) e lo compravano i comunisti di bocca più buona, i meno "impegnati", anche perché - se non ricordo male - usciva il pomeriggio gli "operai" che finivano il turno avevano un po' più di tempo per leggere.
I comunisti super D.O.C. compravano "L'Unità". Come direbbe Totò (e come ha saggiamente rimarcato Loris) "a prescindere".
"Il Manifesto" lo compravano quelli che all'epoca noi chiamavamo "gruppettari", ma che erano - in realtà - le nuove generazioni più colte che si facevano avanti, magari in rotta col partito-padre (il PCI) e ancora più a sinistra (cosa c'era? Il Pdup? ... che altro?). E credo che chi oggi si senta ancora comunista, lo compri ancora.

Secondo te, chi dovrebbe leggere L'Unità? Quale frangia del PD? O forse i vendoliani per nostalgia?
Ogni testata che chiude ci rende più poveri (e sottolineo OGNI). Ma era nelle cose, caro amico: il vecchio partito comunista, con le sue istanze e la sua ideologia (che non è la mia, ma che ho sempre rispettato) non c'è più. E non ne sono contenta: almeno si capiva chi e cosa rappresentasse.
Come potrebbe, dunque, sopravvivere il suo simulacro di carta stampata?
Non ce la farà, e me ne dispiace.

Gap ha detto...

@ Bastian Una parte della tua analisi potrebbe essere condivisibile. Quando dici che l'Unità è diventata il simulacro di una certa idea, sbagli. Da molto con quell'idea non aveva più nulla a che fare e si era ritagliata uno spazio, con Colombo e Padellaro, che investiva tutto il centro-sinistra, averlo riportato nell'alveo del partito di riferimento è stata la sua condanna a morte.

silvano ha detto...

L'Unità chiude perchè ne hanno fatto un brutto giornale. E' vero Padellaro e Colombo l'avevano rilanciata e le avevano dato un'identità: più semplicemente ne avevano fatto un bel giornale. L'attuale direzione, non so se per scelta o per necessità ne ha fatto un foglietto senza arte nè parte che sembra uno degli infiniti giornali che ti regalano ai semafori: perchè comprare un brutto giornale, 4 fogli in croce, un giornale leggero come il partito che sogna Veltroni?

Ernest ha detto...

Continuano ad aggiungere distruzione alla distruzione...