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martedì 17 agosto 2010

Necrologio per Cossiga




Post1
I due scatti, dove sembra sentire la voce del dirigente che dice al poliziotto:"Scappa, scappa", sono opera del grande fotografo Tano D'Amico.

17 commenti:

Gap ha detto...

Troppo lungo sarebbe l'elenco delle cose da addebitante a Cossiga. Immagini simbolo per un personaggio simbolo.

Chica ha detto...

Pronto a vedere (e sentire) destra e sinistra che si stracciano le vesti al grido di :Quanterabravo, quanterabuono??

loris ha detto...

Per chi non è sordo e non vuol apparire cieco ci sono immagini che restituiscono l'effettiva dimensione di questo personaggio dentro la realtà italiana della seconda metà del secolo scorso.

Chica ha detto...

Loris, ho paura che questo paese sia ormai popolato solo di ciechi, sordi e gente di scarsissima memmoria...purtroppo...

il Russo ha detto...

Sempre troppo tardi, sempre troppo tardi....

Antenòr ha detto...

Ciao Gap, il tuo post ci riporta al Kossiga che noi, nè ciechi nè sordi, ricordiamo bene. Solo che... avevo 7 anni quando ammazzarono Giorgiana Masi, degli anni che seguirono ricordo lo spavento e la rassegnazione ai morti quasi quotidiani, le generiche (e sacrosante!) paure di mia madre, e le velate e taciute paure di mio padre (del possibile golpe che aleggiava sempre come uno spettro. Ma questo chiaramente l'ho capito dopo.E che di tutto questo fosse corresponsabile in parte anche il ministro degli interni e poi presidente del consiglio... è un'enormità talmente grande che se stasera la racconterò a mio cognato che ha 10 anni meno di me faticherà a credermi e penserà che io sia un pazzo visionario sconfitto dalla storia. Poi magari ti racconto. Non so quanti giovani conoscono il significato di queste foto.
Solo per dire che hai colto nel segno, ma questo bersaglio si sfoca sempre di più.

Luz ha detto...

I nostri genitori con i loro racconti della guerra vissuta sulla propria pelle ci hanno insegnato a non dimenticare cosa è stato il fascismo, il nazismo, la lotta partigiana.
Facciamo altrettanto nella nostra guerra priva di fucili, bombe e purghe ma altrettanto amara e piena di vittime. Ricordiamo sempre ai nostri figli che gli aguzzini non si perdonano mai, neppure da morti.
Magari si fa pure un "brindisi" con spumante ghiacciato...

Chica ha detto...

oppure si alza il pugno gridando: "Anche i boia muoiono"....Antenor...a me quelle foto in bianco e enro ricorda qualcosa vissuto pericolosomante sulla mia pelle....

Gap ha detto...

Si, Chica, sono pronto, perché una santificazione in questo Paese cattolico e fascista non si nega a nessuno, nemmeno a coloro che si sono portati nella tomba tutte le risposte ai nostri perché. E purtroppo, caro Russo, non è morto morto troppo tardi, lo avrei voluto in vita finché non avesse chiarito e svelato i misteri di questa Italia. Quei misteri, che come dice Antenòr, che i giovani non capiscono, nè la genesi e lo svolgimento e meno che meno la fine. IL SILENZIO E L'IMPUNITA' PER MANDANTI ED ESECUTORI.

il monticiano ha detto...

Il 13 marzo 1979 venne presentata una proposta di legge per "l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle vicende che hanno determinato la strage avvenuta a Roma il 12 maggio 1977, nella quale è rimasta uccisa Giorgiana Masi e sono stati gravemente feriti numerosi cittadini e sulle responsabilità delle pubbliche autorità in relazione agli stessi fatti".
Fonte: CRONACA DI UNA STRAGE - Centro di iniziativa giuridica Pietro Calamandrei - 1^edizione aprile 1979.
Quel giorno io e mio figlio diciottenne eravamo alla manifestazione in Piazza Navona.
E c'erano poliziotti armati in borghese.

Luz ha detto...

Quel giorno, caro Monticiano, eravamo anche noi alla manifestazione, ed esattamente dall'altra parte del ponte su cui hanno sparato a Giorgiana Masi, a poche decine di metri, è stato uno spavento come pochi, ero incinta di 6 mesi e quella doveva essere ed era stata una manifestazione pacifica, fino a quando quel poliziotto ha preso la mira...

Martina Di Renzo ha detto...

Esatto Gap, e' stata la prima cose che mi e' venuta in mente. La lista e' troppo corta, ci vorrebbe un blog intero. Notare che questa notizia l'ho appresa dalla rete solo pochi minuti fa. All'estero e' passata inosservata. Un'enorme dimenticatoio collettivo sugli anni di piombo in Italia.
Un uomo che non verra' rimpianto e che, cme hai detto tu, si e' portato con se chissa' quali atroci segreti. Un abbraccio ad entrambi

Marte ha detto...

Incarnando al meglio, il peggio della repubblica (quella che chiamano "prima"o) è morto portandosi molte risposte nella tomba.

A noi, restano le foto, le domande, e che altro...se non il dare ancora parole alle immagini di quei giorni, di quei tempi e passare ad altri il testimone che altri ci hanno trasmesso?

In questo può stare il ns merito e forse il ns senso.
Sarebbe bello, bello davvero però, se esistesse sul serio un certo inferno di tipo dantesco..

Itsas ha detto...

quante cose gli avrei voluto chiedere...
e non invitandolo a prendere un tè con i pasticcini

listener ha detto...

ora si che il piccone servirà a qualcosa, assieme alla pala.

il Russo ha detto...

Non credo caro Gap che gli sarebbero bastati altrettanti anni di vita per raccontarci più di quello che ha raccontato (vedi alla voce Gladio, metodi carriarmateschi bolognesi ecc. ecc.), come non credo che se Andreotti vivesse altri 90 anni ci spiegherebbe mai chi decise davvero nella dc la morte di Moro, chi furono i mandanti occulti delle stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia e della stazione di Bologna e che cazzo è successo fra la Sicilia e Roma negli ultimi 30/40 anni.
Indi per cui prima se ne vanno all'inferno, perchè questa vita terrena lo è stata per altri ma non certo per loro, meglio è.

silvano ha detto...

Mi sono letto tutto (che bravo) e vorrei solo dire una cosa. Normalmente, per la stragrande maggioranza delle persone, quando muoiono ho un momento di pietà o un pensiero anche quando non li ho conosciuti. Credo sia umano. Per quest'uomo, no. Non provo nulla, completa indifferenza mi viene pure da scriverne il nome con la K. Non è una bella cosa non provare alcuna emozione, ma questa è la verità.