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lunedì 9 agosto 2010

Da che pulpito

Al Presidente del Consiglio viene attribuita questa frase: "Se avesse un minimo di senso dello Stato, Fini dovrebbe dimettersi".
Dopo aver riportato questa frase, dovrei pubblicare il post senza aggiunta di ulteriori parole che potrebbero risultare vane.
Il primo commento, e anche il più banale che mi viene in mente è: "Da che pulpito viene la predica". Ma, a ben pensarci, non è affatto banale.
Fino a prova contraria, come ha ricordato lo stesso Fini, in 30 anni di carriera parlamentare (sarebbe ora che lasciasse comunque libero il campo) non è mai stato inquisito per nessun affare. Fu solo sfiorato dalle voci che riguardavano la sua ex moglie. Sarebbe ed è, invece, importante guardare proprio il pulpito e colui che arbitrariamente ci si è collocato sopra. Senza fare l'elenco di tutti i processi in cui è stato imputato il Premier, le sue condanne, prescrizioni, le sue assoluzioni conseguenti a leggi ad personam, vorrei porre l'attenzione sulla genesi temporale e i mezzi di "informazione" che sono stati utilizzati.
Dopo aver mugugnato per due anni sulle scelte in tema di giustizia del Governo, il Presidente della Camera, terza carica dello Stato, è uscito finalmente allo scoperto anche se non ha percorso la strada fino in fondo, attende sicuramente una occasione politicamente più redditizia. Allora ecco che deflagra il caso Montecarlo abilmente ordito da Giornale e Libero, sulla proprietà e contiguità politica dei due giornali con il Premier non c'è bisogno di sprecare altre parole, con il duplice intento, supportato da telegiornali "pubblici" e privati, di screditare Fini e spostare l'attenzione dalla crisi del Pdl ai fatti privati/pubblici di Fini. Una enorme melassa politico/affaristica che siamo ben abituati a vedere dal 1991.
Ma le colpe non sono solo degli accoliti del premier, sia chiaro. Fini, da segretario di An, ha iniziato un percorso verso la democrazia, verso un partito di centro-destra di stile europeo che ha interrotto bruscamente alleandosi con Berlusconi. Ripetendo l'errore di D'Alema. Guarda caso gli unici che la vulgata vuole come i veri politici presenti su piazza. A nulla è servita, a Fini, l'esperienza della bicamerale, dove D'Alema pensava di neutralizzare Berlusconi fornendogli invece più potere e possibilità di quelle che realmente aveva. L'ex segratario di An ha mirato più in alto che non la semplice alleanza, unire i partiti con la speranza, non tanto segreta, che sarebbe riuscito a scalzare Berlusconi dal potere perché egli era troppo coinvolto con la giustizia. Anche lui ha fatto male i suoi calcoli.
Affari battono la politica 2 a 0. Per una semplicissima ragione: il politico deve convincere della giustezza delle sue idee, l'affarista no, lui paga e gli italiani, nelle persone di deputati e senatori, sono stati ben contenti di farsi pagare.
Ritornare, ora, alla supremazia della politica è difficile, molto, perché la situazione è degradata oltre misura, si è dato spazio a personaggi che non avrebbero mai pensato di occupare le stanze dei bottoni e pur di rimanere abbarbicati sulle loro poltrone hanno abdicato dalle idee, peraltro non minimamente condivisibili, per un poco di potere, obbedienti al detto che comandare è meglio che fottere.
Inutile farsi molte illusioni, come si legge e si sente nelle parole di diversi politici del centro-sinistra. Non è con l'andare alle urne che si risolve il problema. Con questa legge elettorale sarebbe consegnare di nuovo e per sempre il Paese a Berlusconi e al berlusconismo. Egli raggiungerebbe finalmente l'obiettivo primario della sua vita, l'impunità totale. Farsi eleggere Presidente della Repubblica è il suo fine ultimo ed è la mercede che chiede per farsi indietro ma restando in prima fila. Carica istituzionale e impunità, il resto poi sarebbero solo barzellette e sketch che continuerebbero ad infangare lo già scarso credito della nostra Nazione.
Resta da sperare che "l'affaire" Fini si sgonfi e scoppi come una bolla di sapone, altrimenti saranno ancora tempi più duri per la democrazia, apparente, in cui viviamo.

Nella foto. Pulpito del battistero di Pisa di Nicola Pisano, 1260.

4 commenti:

listener ha detto...

prima o poi impareranno che gli squali hanno doppia fila di denti?

la Volpe ha detto...

Fini è un idiota, io l'ho sempre detto e pensato e ci ho litigato con amici e conoscenti di destra a cui è toccato darmi ragione

se nel 2008 teneva AN fuori dai giochi e in una coalizione con l'UDC o anche in solitaria, al prezzo magari di perdere qualche colonnello dei peggiori (Gasparri, La Russa), Berlusconi avrebbe perso le elezioni e sarebbe andato definitivamente gambe all'aria (o forse, sapendo di non poter vincere, non avrebbe comprato Mastella e Dini per abbattere Prodi, provando magari a usarli in loco per conseguire i suoi obiettivi in tema di giustizia, col supporto del sempre pessimo D'Alema)

ha sbagliato tutti i conti. tutti, da anni e anni; ha appoggiato ogni provvedimento schifoso, sventola la questione morale ma poi è pronto a stare coi Cuffaro e i Cesa; e non dimentico il suo ruolo nei fatti di Genova... mi fa abbastanza schifo, punto e basta. qualunque persona con un minimo di moralità e di cervello avrebbe fatto affondare Berlusconi molti anni prima. perfino Casini ha fatto meglio di lui, il che è tutto dire.

il monticiano ha detto...

So che a te danno fastidio gli elogi e i complimenti, ma voglio affermare per quanto possa valere la mia opinione che questo tuo post dovrebbe essere l'editoriale di un qualsiasi quotidiano anche della sinistra estrema.

loris ha detto...

Sono uno che sostiene che l'anomalia italiana di una destra fascista debba essere risolta, penso che Fini si sia mosso, anche se con schematismo e opportunismo politico, in questo senso. Ciò non toglie che soprattutto lo scheletro del G8 è sempre presente e attendiamo risposte. Nel marasma in cui siamo precipitati continuerò a rimanere esterefatto dal tipo di risposte in chiave berlusconiana che a sinistra - centro sinistra vengono date. I nomi non sono la soluzione alla crisi economica, morale, politica e quant'altro. Voglio un progetto di società su cui riconoscermi che metta al primo posto la dignità dell'uomo attraverso il lavoro e la salvaguardia dell'ambiente per noi e per le generazioni future.
Chi oggi invoca un immediato ritorno alle urne con questa legge elettorale, e senza il progetto di cui sopra, favorisce a mio parere la possibile riconquista del potere da parte di una destra becera e peronista. Non è il momento di pensare alle proprie ambizioni lideristiche. E' il momento di mettere in campo le "intelligenze" di gramsciana memoria per ricostruire una rete di consenso e di speranza.
Con i presupposti che ho descritto precedentemente non posso che auspicare una profiqua resistenza finiana, e non solo per evidente convenienza politica, ma, perché non dobbiamo scordarci che la carica che ricopre è una di quelle cariche di garanzia che per senso di responsabilità istituzionale, prima che arrivasse il piduista 1816 al governo, veniva delegata all'opposizione proprio a "Garanzia".