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martedì 27 luglio 2010

Funerali ...

Più di altre situazioni, i funerali ci forniscono un panorama di persone e personaggi degni di una ricerca antropologica. Non mirando a tanto per mancanza di basi scientifiche, mi accingo a descrivere diverse tipologie di frequentatori di funerali.
Non si può che cominciare dai parenti, aggiungere serpenti, ma non tutti, sarebbe come dire che l'acqua è bagnata o il mare salato. Non manca mai il parente che non si fa vivo da dieci anni, se va bene, che quando ti incontra fa finta di non vederti ma che viene a trovare il/la defunto/a con un'aria contrita ma incazzata e prima di farti le condoglianze esprime le rimostranze per non essere stato avvertito. La miglior difesa è l'attacco, ricordarsene sempre. Il parente assente, però, non tiene in considerazione che chi gli sta di fronte potrebbe essere un po' più incazzato di lui. A questo punto le possibilità possono essere due: un litigio degno della migliore letteratura o una sibilante risposta che riporta al suo posto il congiunto rimostrante. La migliore soluzione è la seconda, non si fanno piazzate e si ottiene un risultato più duraturo, per almeno altri dieci anni ci si toglie di torno l'ipocrita.
E nemmeno manca mai il parente assente ma contrito e pentito della propria latitanza, quello che viene lì con il "avrei voluto ma non l'ho fatto". E la risposta migliore è : "Ormai è tardi", e anche questo per almeno un po' di tempo lo abbiamo sfanculato.
E del vecchio zio che arriva ricordando i bei tempi andati? Ne vogliamo parlare? Non te la senti di trattarlo male perché in fondo è simpatico e te lo ricordi con l'affetto di quando eri piccolo e fargli notare che siamo di molto cresciuti sarebbe come dire che lui si è di molto invecchiato. Allora fai finta di nulla, l'assecondi e vai avanti.
Non manca mai nemmeno il/la vecchio/a compagna di scuola che non vedevi da almeno trentacinque anni, quella carina che filava tutti meno te. Ti chiedi cosa ci stia a fare in quel funerale che non la riguarda minimamente, ma non puoi porre la domanda e resti con il dubbio. Il quesito riceverà risposta non molto tempo dopo quando qualcuno esce e dice con voce solenne e sussurrante "Inizia il rosario". A questo punto il volto si sbianca e capisci anche perché altra gente, per te assolutamente sconosciuta, partecipi alla veglia funebre. E, a questo punto, non si può fare a meno di dire due parole sulle prefiche salmodianti che ripetono preghiere a mo' di mantra. Principalmente sono donne, una percentuale del 90% almeno, dalla mezz'età in avanti e qualche giovane che è li non si sa quanto volentieri. Un rosario detto in una veglia funebre si sa quando inizia ma non quando termina, potrebbe durare fino all'estasi di qualche donna o allo svenimento. Toglie la possibilità di rendere omaggio alla salma perché chi entra poi si trova in difficoltà nell'uscire, si può mai interrompere un rosario solo per salutare i parenti? Giammai!
Dal rosario al prete il passo è breve, anzi, non c'è bisogno nemmeno di un passo, egli si materializza come un Gesù risorto, senza che nessuno lo veda arrivare è lì, presente a se stesso e agli astanti. Scambia due parole con uno dei parenti, rigorosamente sottovoce e poi si smaterializza come un Cristo di neve, ma non ci abbandona, resta presente perché te lo ritrovi al mattino in chiesa per finire l'opera iniziata il giorno prima.
Sia chiaro, nulla contro chi crede, contenti loro contenti tutti, ma le parole di un prete sull'altare assumono il ruolo di verità rivelate. Esse sono valide per tutti e non c'è possibilità di scampo, devi accettarle senza contraddittorio. E qui si sciolgono anche alcuni nodi. Si capisce che cosa aveva da confabulare con il parente. Poche parole che riassumevano la vita dell'estinto/a che egli ripete senza sapere cosa dice e a cui aggiunge, per dovere e per carità cristiana, parole sue che ti verrebbe da interromperlo e chiedergli se è cosciente o meno oppure è in trance.
Per finire mi tocca citare anche gli ipocriti, quelli che non ti si filano per reciproca antipatia o altri motivi ma che per un senso del dovere, che sarebbe meglio riservare ad altre cose, si fanno vivi in occasioni come queste.
Ma non si può avere tutto dalla vita e tocca subire una caterva di luoghi comuni, che tanto male fanno alla vita di tutti i giorni. Ormai non si parla e non si agisce che per luoghi comuni, in ogni campo e materia e, purtroppo spesso, si fa a meno di controbattere per quieto vivere o perché ci si rende conto che è inutile.
A tutto questo aggiungete, come scenario, una piccola città bastardo posto dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi perché impegnato in altri paraggi.

11 commenti:

Bastian Cuntrari ha detto...

Li ho riconosciuti tutti, i personaggi che hai dipinto così bene: sono a tutti i funerali. Forse si clonano.
Il fatto che tu fossi in chiesa durante il rito mi fa supporre che non potessi evitarlo, e dunque ti ha lasciato una persona cara: mi spiace, Gap.

il monticiano ha detto...

Tutto quanto hai detto si potrebbe evitare dicendo ad un congiunto di dare la notizia ad esequie avvenute.
Io farò così. Dirò a mio figlio di informare chi chiede di me non prima di due giorni dal mio seppellimento o cremazione.

luly ha detto...

Mi è capitato già tante volte, purtroppo, di prendere parte ad un funerale e posso dirti di averle incontrate tutte le persone di cui parli e di averne mandata a quel paese qualcuna......
Mi dispiace, comunque, sapere che hai dovuto partecipare, tuo malgrado, a questa spiacevole cerimonia.
Un abbraccio.

Chica ha detto...

non vado mai a funerali, men che meno se in chiesa...men che meno ai cimiteri...mi piace ricordare le persone come erano e non immaginarle in un loculo......mi papdre ci ha tassativamente vietato di portarlo in chiesa..a nooi non passava neanche per l'anticamera cmq....io ho lasciato disposizioni per l'inceneritore sotto casa...:(

la domanda è: come ti viene in mente l'argomento in una calda giornata estiva, mentre il popolo si divide su argomenti interessantissimi come "un calippo e 'na bira"????

Chica ha detto...

rileggendo l'ultimo post di Luz, ricordando una frase di una conversazione di una domenica pomeriggio...forse ho capito, anche se spero di sbagliare.....:(

Martina Di Renzo ha detto...

A questo post non commento, caro amico. Ti mando solo un fortissimo abbraccio.

Punzy ha detto...

Gap
Un abbraccio

la Volpe ha detto...

un abbraccio.

il Russo ha detto...

Tanti, troppi funerali già vissuti per non riconoscermi nel tuo racconto.
E' propedeutico sfogare la rabbia accumulata (e non solo per il fatto di essere lì) contro idioti che solo aprendo bocca offrono il petto come novelli sansebastiani, non trafiggerli di acuminate frecce da parte di chi è un minimo più intelligente ed eticamente superiore a loro è delittuoso.
Anche questa è fatta Gap, ma che squallido teatrino è la vita e ciò che ci tocca vivere, anche in momenti che dovrebbero essere tutto fuorchè ridicoli...

Gap ha detto...

Grazie a tutti.
Di distacchi ho ampiamente parlato negli anni e nei post passati alla storia di questo blog, come molti dei profondi commenti.
Questo post voleva essere solo una delle solite descrizioni delle umane miserie, volute o inconsapevoli, che ci circondano. Anche un tentativo, direi ironico ma non riuscito, di guardare ai funerali con occhio diverso. Avrei continuato ma, vista la lunghezza già raggiunta, ho dovuto tralasciare alcuni personaggi. Spero di non doverli descrivere a breve.

RaffRag ha detto...

Caro Gap, è vero. Le 'pratiche', soprattutto quelle crudamente archiviate, sono sempre presenti nella nostra mente. Mi spiace. Vorrei avere la gioia di dedicartela, perché, per un accidente del caso (ma sarà poi così?), l'ho pubblicata da poco. Un abbraccio, amico mio. RaffRag