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sabato 17 luglio 2010

Avevo tredici anni ...

Tutto ebbe inizio per una frase letta su un blog.
"Avevo 13 anni e per la prima volta andai al mare da solo con gli amici, ci andammo con la metropolitana".
Una frase banale che riaprì il cassetto dei ricordi, tangibili o meno,della donna seduta alla scrivania davanti alla finestra. Nel 1968 anche lei aveva 13 anni e quella mattina stava andando al mare con la madre in metropolitana.
Una comitiva di ragazzetti caciaroni, li aveva già incontrati in biglietteria, monopolizzava l'attenzione di tutto il vagone carico di gitanti, anche quella di Anna che non capiva cosa stesse succedendo alla sua vita. Gli scherzi e le battute di quelli che sarebbero potuti essere suoi compagni di scuola, solo fossero vissuti nello stesso quartiere, conquistarono la sua attenzione, qualcuno del gruppo le sorrise, era carina con le sue treccine di capelli biondi e gli occhi azzurri come da stereotipo, qualche ragazzina la guardò male.
"Aspetta, facciamoli scendere prima" disse la madre poggiando la mano sulla coscia di Anna. L'attesa, pur breve, diede modo alla ragazza di raccogliere da terra un biglietto della metropolitana con su scritto "Oggi vado al mare", non sapeva chi fosse stato a scriverlo tra i ragazzi dell'allegra brigata appena scesa.
Le due donne, uscite dalla metro, presero un bus, una delle tante linee della Capitale, con cui fecero poca strada. Scesero in una grande piazza sul lungomare, a quell'ora della mattina ancora abbastanza vuota. Furono avvicinate da un'automobile, lo sportello posteriore si aprì e la madre spinse Anna all'interno salendo anch'essa subito dopo. "Non vi segue nessuno" disse l'uomo al volante mentre il passeggero rimase zitto e voltato con un leggero sorriso sulle labbra.
Anche questa era una frase semplice che originò una tempesta di emozioni e pensieri nella testa e nel cuore di Anna. Una tempesta a cui non era preparata. Le sembrava di vivere una storia non sua, troppo grande, troppi personaggi e troppo importanti, per essere la sua storia. Era tutto troppo. Se non fosse stato banale, e lei non lo è, ancora oggi direbbe di aver vissuto un film.
La macchina partì e la portò lontano da quella che era stata la sua vita fino ad allora. Abbandonarono quasi subito il mare per dirigersi verso l'entroterra del Lazio. andavano verso posti che non conosceva ma che le ricordavano il suo paese d'origine, la sua campagna. La vita di Anna cambiò come cambiò anche lei, di nome e di fatto.
Rimasero in casa tutto il mese di agosto, al fresco delle colline Ciociare, ad apprendere i dettagli del loro nuovo passato e di un futuro che avrebbero vissuto in altro modo da quello preventivato. La casa era un po' isolata dal centro e Anna aveva come compagnia il vigneto che si spandeva sotto la sua finestra e gli uccelli che planavano sui filari. Sarebbe passato tempo prima di avere il via libera per uscire e incontrare suoi coetanei. Gli esami di "nuova vita" erano duri.
In quel mese le spiegarono tante cose, sicuramente troppe per i suoi tredici anni piccoli che avrebbero avuto diritto ad un'altra vita. La prima cosa che le impose l'uomo, che da quella mattina non le aveva mai abbandonate, fu un nuovo nome, non più Kamila ma un più italiano e anonimo Anna. Non più Roma e l'Ambasciata ma il Piglio e la Ciociaria, non più la scuola privata ma quella pubblica, non più la macchina con l'autista ma i mezzi pubblici. Tornò anche papà Jaromil che, quasi sorridendo, le spiegò che la nuova vita era più confacente ai suoi ideali di quella di prima: "Gli uomini sbagliano, anche noi abbiamo sbagliato ma, quando ce ne siamo accorti era già troppo tardi. Passeranno anni per riparare i guasti da noi stessi creati".
Ci vollero anni per Anna per comprendere appieno il significato di quelle parole dette con calore e convinzione, da Jaromil.
Ora quella frase riapriva il cassetto dove aveva riposto il passato, compreso due biglietti della metropolitana di Roma, su uno c'era scritto "Oggi vado al mare", sull'altro "Oggi non so dove vado".
L'invasione della Cecoslovacchia aveva azzerato la sua vita, i suoi genitori non avevano rinnegato l'idea e avevano continuato a lottare e sostenere il cambiamento. Anna era diventata italiana, non era più tornata a vivere a Roma, in fondo la vita di provincia non le andava stretta. Faceva l'insegnante ed era impegnata nella vita politica nella difesa dei più deboli e dei meno fortunati. Era una delle figure di riferimento del paese dove si era trasferita.
Scrisse all'indirizzo mail che trovò sul blog che aveva dato inizio al fluire dei ricordi spiegando chi fosse e quale turbinio di pensieri aveva scatenato una semplice frase. Ottenne una risposta, cordiale ed insperata: "Anche io ero su quel vagone e in quella comitiva. Ma non scrissi quelle parole e non saprei dirti chi fu di noi a farlo".
Tranquillamente i ricordi tornarono al loro posto, almeno per un altro anno, fino al prossimo 21 agosto.

***
Il tutto è frutto di fantasia.

11 commenti:

il monticiano ha detto...

Sarà pura fantasia ma a me è piaciuto nolto e aggiunfo che è bellissimo.
Quando il Gap vuole è anche tenero.

il monticiano ha detto...

ps: non badare agli errori di battitura, la colpa è della tastiera.

Chica ha detto...

cnjfajkdjalnclas, cjosid ,lèdjfrònfcszc, ckspofa sdsidpoioa sdi0sdjaodka dfaoèaoèaq.......
chiaro no?..no???????...da quando fa così caldo parlo 'sta lingua strana........:DD


PS: il pezzo è molto molto bello....;)

Marte ha detto...

Hai una fantasia dalle mille anime.
Tutte belle, anche se non tutte facili.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Vengo da lontano, ma so dove andare...

Martina Di Renzo ha detto...

Bellissimo. E per un attimo ho pure creduto che fosse vero.

Bastian Cuntrari ha detto...

... chiosando Martina, io per un attimo ho sperato che fosse vero.
Splendido racconto, caro il mio Gap, burbero e brontolone, tenero e romantico. La vacanza ti fa bene.

il giardino di enzo ha detto...

Bravo! Davvero bello, tutto da leggere. Mi sembrava così vero che l'emozione passava da una parola all'altra.
Posso solo ringraziarti per la passione per la bellezza che ci hai dato.

Ernest ha detto...

Davvero complimenti Gap!
un saluto

la Volpe ha detto...

splendido racconto, Gap! sembrava di leggere una pagina del Monticiano (e questo è un complimento enorme a entrambi, sappiatelo!!!)

listener-mgneros ha detto...

thanks!