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mercoledì 23 giugno 2010

Sindacato? Democrazia?

George A. Theodorson e Achilles G. Theodorson, in anni ormai lontani, realizzarono uno dei primi dizionari di Sociologia. Alla voce sindacalismo si potevano leggere queste parole:

Forma di socialismo radicale che ebbe molto seguito tra la fine dell'800 e gli inizi del '900, il cui programma era di abbattere la società esistente e la sua economia mediante scioperi generali che le ponessero entrambe nelle mani dei sindacati dei lavoratori. Il sindacalismo si poneva come antagonista nei confronti della proprietà governativa dei mezzi di produzione e di distribuzione e di tutte le forme di potere statale e auspicava la creazione di una confederazione dei vari sindacati autonomi, che realizzasse il benessere di tutti i cittadini.
Alla fine del lemma, si può leggere: vedi Anarchia.
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Di converso, nelle quattro pagine che l'Enciclopedia Europea Garzanti, si possono leggere queste parole come cappello ai vari capitoli della voce sindacato:
Associazione dei lavoratori costituita per tuteleare gli interessi di categoria. Con lo stesso termine, ma meno comunemente, si indica l'associazione dei datori di lavoro.
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Il sempre presente vocabolario Devoto Oli recita:
Associazione di lavoratori (o di datori di lavoro) costituita per la tutela degli interessi collettivi, organizzata in strutture funzionali e in organismi rappresentativi.
Come esempio cita s. dei ferrovieri, degli insegnanti, ecc.
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Il comportamento della FIOM, applicato alle tre definizioni, la prima accademica mirata allo studio, non si può definire meno che corretto.
Ma forse la Fiat, il Governo e le altre sigle, che hanno il coraggio di definirsi sindacati, che si sono subito prostrate a firmare preferiscono questa:
Nei regimi comunisti il sindacato fu in genere un'istituzione piuttosto debole e dipendente dal principale datore di lavoro: lo stato. Era, infatti, lo stato stesso a difendere apparentemente gli interessi dei lavoratori. La mancanza d'indipendenza del sindacato potrebbe, tuttavia, averlo trasformato nell'anello debole della catena che fece crollare il sistema comunista.

Questa analisi non è tratta, come si potrebbe pensare, da un libro scritto da un eminente esponente della dotta e ricca comunità di intellettuali di destra. E' l'onesta opinione riportata nel Dizionario del Comunismo nel XX secolo a cura di Silvio Pons e Robert Service.
La differenza dei regimi comunisti con il governo berlusconi, rimpolpato da ex socialisti con un passato di sindacato, è che almeno i primi si occupavano apparentemente dei bisogni della classe lavoratrice mentre i nostri (?) non lo fanno nemmeno apparentemente, anzi, palesemente, vorrebbero ridurre al silenzio tutte le voci fuori dal coro.

Mi si dovrebbe spiegare come può fare testo un referendum che pone come base l'assunto "se non firmi, chiudo la fabbrica". Dove è la libertà di voto se sono sotto ricatto? Dove è la ricerca dell'intesa, dove le corrette relazioni sindacali? A Termini Imerese non hanno avuto nemmeno la consolazione di un finto referendum.
In poche parole, dove è la democrazia in questo paese?

La fase attuale della lotta di classe in Italia è la fase che precede: o la conquista del potere politico da parte del proletariato rivoluzionario per il passaggio a nuovi modi di produzione e di distribuzione che permettano la ripresa della produttività; o una tremenda reazione da parte della classe proprietaria e della casta governativa.
(Antonio Gramsci)

6 commenti:

silvano ha detto...

Vien da dire "fanculo alla democrazia" alla cettolaqualunque.

Ma ora Marchionne dopo aver vinto perchè vuole stravincere, perchè umiliare gli avversari. Non capisco, a meno che non sia debolezza......ma cmq non capisco, anzi mi farebbe piacere se qualcuno mi aiutasse a capire.

il ricciolo ha detto...

certo che 36% di no sono tanti! io non me lo aspettavo, anche se marchionne se ne frega... allora forse c'è ancora un pochino di volgia di lottare in questa italia malata...

listener ha detto...

Lo considero come il primo referendum abrogativo su un articolo della costituzione...il che è allucinante!!

loris ha detto...

Siamo sicuri che la fiat volesse vincere il Referendum? Non era forse più semplice mettere condizioni inaccettabili per auspicare un No e delocalizzare adducendo responsabilità al sindacato e ai lavoratori?
l'interesse ai Si al referendum non era forse al primo posto del Governo che con i compagni di merende della confindustria erano pronti a fotocopiarlo per altre realtà territoriali destrutturando la contrattazzione collettiva e lo statuto dei lavoratori?
Non è forse in circostanze come queste che si coglie la grande assenza di un soggetto politico che dia rappresentanza ai blocchi sociali che una volta erano la classe operaia ed oggi sono la miriade di lavoratori precarizzati e le ultime sacche di movimento operaio stabilizzato e sindacalizzato?

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Il mio grazie va comunque a quei lavoratori, circa un terzo, che hanno avuto ancora una volta il coraggio di votare per la dignità.

cettolaqualunque ha detto...

"fanculo al sindacato!"