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mercoledì 30 giugno 2010

E' già passato un anno

E così è già passato un anno. Ci abbiamo riflettuto, discusso come buoni amici e abbiamo anche polemizzato. Ci abbiamo anche riso, se è possibile ridere su cose di questo genere, perché in fondo rimango un privilegiato rispetto a tanti lavoratori, solo di nome, che il lavoro non lo hanno più.
Ancora qualche mese di Cig e, dopo 35 anni di lavoro, andrò in prepensionamento.
Ma, da comunista non pentito, penso a tutti coloro che non "festeggeranno" l'anniversario della Cig con il mio stesso spirito. Molti di loro non troveranno più lavoro, non avranno una pensione decente e si saranno visti privati anche del futuro e della vita in genere.
In questo anno ho scritto diverse cose sugli effetti della perdita del lavoro, come cronaca, riflessioni, drammatizzazioni, ma mai nessuna parola potrà descrivere lo stato d'animo di chi, all'improvviso e senza colpa, anzi per colpe e furbizie di altri, si trova ad essere disoccupato dalla sera alla mattina, lo stato d'animo che ti accompagna in ogni secondo della giornata, la vergogna e il senso di colpa nel guardare i propri familiari a cui devi di dire di "no" anche per piccole stupide spese.
Nessuna parola è sufficiente a esprimere la sottile malattia che ti prende e ti fa pensare che forse i tuoi cari avrebbero più solidarietà se tu ti togliessi di torno.
E non ci sono parole nemmeno per descrivere coloro che ti hanno voltato le spalle per la paura che tu possa chiedere un aiuto economico, verbalmente siamo tutti pronti a dare solidarietà, basta che non ci venga chiesto di mettere mano al portafoglio.
E nemmeno il mio carissimo amico Devoto Oli avrebbe parole per descrivere il comportamento di certi sindacati, se ancora così si possono chiamare, che non contenti dei posti di lavoro andati a farsi benedire (da chi?) svendono i diritti di chi lavora (non i loro) per la vaga promessa di investimenti e mantenimento della fabbrica di Pomigliano. Hanno tentato di umiliare ancor di più la classe lavoratrice senza riuscirci per fortuna, e hanno subito fatto ventilare che ci sono anche altre ipotesi.
Ma tanto chi paga sono sempre coloro che lavorano e perdono lavoro, ma che non perdono la dignità, quelli che spesso non riescono a guardare negli occhi i propri congiunti ma che non si sputano in faccia ogni mattina quando si guardano allo specchio.
Occorre stare vicino a queste persone perché loro sono le vittime sacrificali a un Dio cattivo ed egoista, il capitale.
Il mio pensiero, in questa ricorrenza, va a tutti quelli che sono meno fortunati di me, ai lavoratori, ai giovani e agli ultimi tra gli ultimi, perché siamo tutti accomunati in questo destino.

16 commenti:

il monticiano ha detto...

Vorrei che il mio silenzio avesse il valore di migliaia di parole.

la Volpe ha detto...

Tieni duro anche tu, carissimo. C'è un filo rosso che ci lega tutti, in tanti non ci arrenderemo e continuiamo a combattere. Un abbraccio.

la Volpe ha detto...

ps, riferendomi al tuo intervento precedente, vieni in Norvegia se vuoi fare un viaggio all'estero: l'alloggio ve lo do io, c'è il diretto Roma - Oslo della Norwegian a medio prezzo, specialmente se venite a settembre...

loris ha detto...

...Posso condividere appieno il tuo stato d'animo, anche perchè come ben sai pure io cerco di calleggiare, dal punto di vista del lavoro, come gli str...i. Ho scritto del giugno 60 e pure in quella circostanza i sindacati che non hai nominato (CISL e UIL) erano da un'altra parte.
...recita bene quel proverbio cinese che dice : "cambiano i ca**i ma i culi son sempre gli stessi".
Non è cinese?...molto italiano? chissà se sarà compreso.

Martina Di Renzo ha detto...

Ok, caro Gap, dico la mia e vado controcorrente. Io non sono in cassa integrazione, ma, per tutte le vicende mie personali che sai, mi ritrovo a 44 anni con una carriera da ricostruire (dato che è stata abbattuta ad accettate ben tre volte negli ultimi 15 anni per motivi contingenti ben noti), lavoro precario pagato male, debiti da tutte le parti, nessuna pensione, in cerca di un secondo lavoro, nessun possesso (ho rinunciato alla casa di cui ero in conproprietà ed a tutto il suo contenuto).
Ho imparato a dire no ai miei figli, quando sono con me devono fare delle rinunce ma sono di tipo materiale, perché hanno scoperto di avere molto di più di quello che avevano prima: una madre che li ama.
Ho scoperto che la vera ricchezza sono i rapporti umani. Un giorno un lavoro migliore verrà, forse anche una pensione. Non me ne preoccupo. Da quando non ho più alcun possesso, mi sento serena come non lo sono stata da anni ed anni.
Ho scoperto l'essenziale.
Un abbraccio

il ricciolo ha detto...

sulla questione lavoro ho scritto al settimanale della diocesi di torino. vediamo se la censura farà la sua parte o no.. comunque il capitale è un dio minuscolo...

il Russo ha detto...

Non se è più sconsolante pensare che è un anno che non fai una cippa e percepisci poco, oppure attendere l' inevitabile influenza che potrà avere il settimanale della diocesi di torino sulla precarietà tua e altrui, dopo la coraggiosa missiva del Ricciolo...

Gap ha detto...

Russo, se vuoi ci possiamo tagliare le vene in diretta e descrivere sul blog l'effetto che fa.

Punzy ha detto...

ero venuta per prenderti un pò in giro perchè sei cassaintegrat e prepensionato ma mi sa che dell'invito di Volpe approfitto io..

silvano ha detto...

Caro Gap, buona pensione. Per tutti gli altri pensieri amari e veri solidarietà e un po' di paura.
Speriamo di reggere.

Chica ha detto...

Gap, ho letto il pezzo appena lo hai scritto...non c'era neanche un commento, mi sono commossa e non ho avuto il coraggio di scrivere nulla.
Condividere questo stato d'animo e, attualmente condividere in pieno lo stato d'animo di chi, pur avendo lavorato una vita intera si trova ora a chiudere bottega e a ritrovarsi in piena età matura a non sapere cosa farà domani.
E' triste, è dura accettare un fallimento lavorativo che non dipende da te...essersi fatto il culo per una vita e non ritrovarsi in mano niente...solo l'esperienza di un lavoro che nessuno sembra più volerti offrire...troppo vecchio per il lavoro, troppo giovane per la pensione.....che fare???
...tu sai di cosa parlo, di chi parlo....ma io sono abituata a lottare e stringere la cinghia...noi lo siamo...e non ci faremo distruggere da questo meccanismo capitalista...

Lina ha detto...

Mi viene da piangere...
:-)

Marte ha detto...

Venire su questo blog.
Trovarci spesso parole taglienti, avere l'amaro in bocca per commentare.
La paralisi della banalità.

Ma una cosa su tutte vale e va detta: solidarietà.
A tutti, a chi scrive, da chi ti scrive adesso.
E non è nè retorica nè parola vuota.

Carlo ha detto...

Ciao Gap, abbracci veri.
Pensare a chi sta peggio è massimamente ammirevole, da parte tua.
Ti segnalo questo pezzo: http://www.giornalettismo.com/archives/70919/disoccupazione-giovanile-generazione/.

Carlo ha detto...

Chiarisco che non mi intendo così tanto di economia da pronunciarmi sulla giustezza o meno dell'analisi dell'articolo; l'ho segnalato perché mi piaceva condividere e avere una opinione.

Silvia Garambois ha detto...

Ma sai una cosa? Sei un inguaribile comunista... Auguri di buon anno, amico mio, anche se in ritardo!