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martedì 18 maggio 2010

Panchine

Siamo qui, in questo angolo senza nemmeno sapere chi e perché ci ha portato. Siamo in tre, due più giovani e una decisamente più anziana. Non so se è stato voluto o meno, la più vecchia è stata messa vicino ai secchi dell'immondizia, forse sono troppo maligna ed è stato solo un caso. Di certo c'è che è una lamentela continua, se piove, se fa caldo, se tira vento. Qualsiasi fenomeno atmosferico le dà motivo per lamentarsi. Noi due, più giovani, non facciamo caso al tempo, siamo più resistenti. Forse ci hanno portato qui per non doverci buttare, qualcuno ha pensato che potessimo essere ancora utili come lo siamo state sempre, sicure, affidabili nel nostro essere un costante punto di appoggio per giovani e vecchi.

Siamo tre panchine e ci hanno messo nell' angolo di una piazzetta, all'inizio di una salita, svolgiamo ancora egregiamente il nostro compito, siamo sempre disponibili per tutti. Potremmo raccontare la storia di questo paese vista dal lato posteriore del genere umano, insomma, dal culo. Ne abbiamo sopportati tanti, dai giovani culetti di bimbi, che leggeri e delicati ci facevano quasi solletico con il loro poco peso, ai culoni di persone, a voler essere gentili, sovrappeso, ai culi duri e muscolosi di giovani operai, per finire ai culi sfatti, purtroppo, degli anziani.
Una storia fatta anche di piedi, o meglio, di suole delle scarpe dei ragazzetti che hanno l'abitudine di sedersi sulla spalliera e poggiare i piedi sul sedile. Quante storie, quanti segreti abbiamo raccolto e conserviamo nella nostra memoria di ferro, la più vecchia di legno, infatti perde colpi. Ma è lei che ci racconta le storie più vecchie e alimenta la tradizione del racconto orale. Tra un lamento per la pioggia che ormai penetra le sue fibre e una geremiade per il sole che scalfisce l'ultima vernice, ci parla di personaggi antichi, ormai scomparsi. Ci racconta degli operai che tornando dal lavoro si facevano un bicchiere di bianco all'osteria e poi sedevano al sole, quando c'era, per commentare la giornata di duro lavoro o per parlare di sport o di politica prima di tornare a casa per la cena. Ci narra degli accordi politici sviluppatisi sul suo sedile al riparo, pensavano quei politici da strapazzo, da orecchie indiscrete, non sapevano che anche lei aveva delle idee e non si rendevano conto che partecipava alla discussione influenzando coloro di cui non condivideva l'agire. Li faceva stare scomodi, li solleticava, li disturbava quando dicevano cose non giuste, lasciando in pace gli uomini con più buon senso. Ricordava anche la prima donna che iniziò a fare politica sulla panchina e si rese conto che non sarebbe cambiato molto, anche lei aveva accettato la logica maschile del chiacchiericcio tra pochi invece del parlare con molti. Ne aveva visti tanti, troppi.
Ci narra anche di tenere storie d'amore tra adolescenti in tempi in cui non si era così sfacciati. Attendevano il tramonto quei quindicenni imberbi che scoprivano le prime gioie e i primi dolori di cuore. Ricorda ancora tutte le parole dolci che venivano dette e quel frusciar di vestiti smossi che aumentava con il diminuir della luce. Ma non andava sempre così, non poteva dimenticare le lacrime e i singhiozzi, maschili e femminili, delle storie d'amore finite. E il rinnovarsi di promesse d'amore eterno dette ad altre ragazze e altri ragazzi a distanza di pochi mesi. La volubilità del cuore.
Oggi invece, qui in questo angolo, diamo ascolto a poche persone, principalmente anziani che si riposano prima di affrontare la salita dando uno sguardo al giornale gratuito preso al bar che è a pochi metri da noi. Qualche madre con i propri cuccioli prima di portarli all'asilo al termine della ripida strada. Qualche extracomunitario, che triste definizione, per noi sono tutti uguali, differisce solo il culo, che attende che apra il phonecenter, ai tempi nostri si diceva telefono pubblico, siamo proprio vecchie.
Ma abbiamo ancora una vita notturna, come sempre, e una vita festiva. Anche noi seguiamo il ritmo delle stagioni, eh si, conosciamo anche i cantanti perché abbiamo ospitato sui nostri sedili giradischi portatili, radio, mangianastri e compact disc, siamo aggiornate, che pensate! Di notte ospitiamo non barboni, in questa cittadina non ci sono, ma persone sole che vagano con il buio in cerca di una speranza, della tranquillità che la frenesia della vita non permette loro di trovare di giorno. Si fermano qui, poggiano le loro chiappe, più o meno belle, si fumano una sigaretta e pensano talmente forte che noi sentiamo il ronzio dei loro cervelli in movimento, ci confidano in silenzio le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le più banali speranze e anche i loro dolori, ne abbiamo un carico che non potete nemmeno immaginare.
Poi ci sono gli ospiti domenicali, sono una tipologia a parte. I turisti che vengono qui solo per mangiare e in attesa dell'ora giusta si godono il meritato riposo, gli avventori del bar che ancora non hanno capito o memorizzato che la domenica mattina il locale è chiuso o quelli che arrivano per vedere un museo che non c'è, ma questa è, come si dice, un'altra storia che vi racconteremo un'altra volta. Noi panchine abbandonate vi raccomandiamo di avere un po' di rigaurdo per noi, un po' più di rispetto, nessuno ha mai dedicato uno studio sulla nostra funzione sociale, a parte qualche polemica per le nostre colleghe divelte per non far poggiare culi stranieri, ma noi la svolgiamo in silenzio e con benevolenza verso tutti coloro che hanno un motivo per riposare sui nostri sedili fossimo noi di legno, di ferro, di marmo o di cemento.

7 commenti:

Martina Di Renzo ha detto...

Grazie Gap, mi hai commosso. Perché oggi è un giorno in cui ho bisogno di commuovermi. Un forte abbraccio.

Punzy ha detto...

Forse le panchine che accettano tutti i culi sono rimaste le uniche cose veramente democratiche in questo littorio paese

il monticiano ha detto...

Queste panchine che fanno molta tenerezza mi piacciono di più di quelle dove siedono culi di allenatori di calcio pagati a suon di milioni di euro.

listener ha detto...

bello!

luly ha detto...

Bello leggerti, stasera.

il Russo ha detto...

Ecco in cosa ti reincarnerai: una panchina, magari quella della Roma che ha ospitato Totti nel primo tempo della finale di Coppa Italia per poi farlo alzare un tantinello nervoso....

Ernest ha detto...

veramente bellissime parole gap.
Credo che le panchine siano davvero importanti perchè segnano punti di fermata, a volte di riflessione, di lettura, magari diamore tra fidanzati o non fidanzati e questo in un mondo che va a duemila all'ora è importantissimo
un saluto