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venerdì 28 maggio 2010

Il commento senza la notizia

Nell'ultimo numero di Pace e Tempesta, ho scritto un commento senza citare in alcun modo la notizia. E' stata chiaramente una provocazione fatta per vedere cosa succedeva. Insomma, per vedere l'effetto che fa, come diceva Jannacci.

Le reazioni possono essere state di due diversi tipi:
1) lettore informato che capisce a cosa mi riferisco e al massimo esprime una critica per non aver io specificato a cosa e a chi mi riferisco.
2) lettore poco informato che non ha capito nulla di ciò che ho scritto e ancora vaga nel paese chiedendo a cosa io mi possa essere riferito nello scrivere quelle poche righe.

Ho semplicemente estremizzato di molto la situazione in cui si potrebbe trovare la stampa italiana con l'approvazione della nuova legge riguardante la stampa.

Il fatto.
Un signore con problemi fisici si avvia verso la sede dei servizi sociali con il suo cagnolino al guinzaglio, vede arrivare una macchina a forte velocità strattona il cane e si butta all'indietro contro un'automobile parcheggiata facendosi male alla schiena. Protesta dando un pugno sulla macchina che non accennava a fermarsi. Il conducente scende e colpisce l'uomo. Nessuno riesce, o vuole, a prendere il numero di targa o ad individuare l'aggressore.

Il commento.

Gli onori della cronaca E così Genzano è finito nei telegiornali, non per l'Infiorata o per il pane, ma per un'altro caso di cronaca, di certo non edificante. Ora non possiamo sicuramente ingigantire il fatto di per sé grave, ma nemmeno lo si può minimizzare come tenta di fare qualcuno. Che Genzano non sia più il paese dei balocchi lo si sa da tempo. Il problema è sapere che cosa si intenda fare per porre rimedio prima che la situazione degeneri in fatti ben più gravi e preoccupanti. Attendiamo forse che il centro-destra del paese faccia la campagna elettorale sbandierando il bisogno di legalità? Attendiamo che amplifichino a dismisura fatti di cronaca per mascherare la mancanza di progettualità politica? Si è sempre detto che prevenire è meglio che curare, anche perché spesso le cure, quando è tardi, sono peggiori della malattia stessa.

4 commenti:

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

E la chiamano libertà, e la chiamano democrazia.

Punzy ha detto...

e, aggiungono, la chiamano civiltà

loris ha detto...

a coronare una già difficile situazione interna, i tragici fatti di questa notte, nelle acque internazionali di fronte a Gaza, ritengo che a chi come noi ha masticato pane e politica non per nutrirci ma nella ricerca di pace, equità e giustizia sociale, non può nascere il dubbio se ne vale la pena o meno.

la Volpe ha detto...

è un po' che non saluto ma sappi che ti leggo sempre

un abbraccio a te e alla tua dolce metà