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venerdì 16 aprile 2010

Mi ricordo il funerale ...

La Chiesa era stracolma di gente, nelle panche non ci si entrava più, in molte c'erano più persone del dovuto. Anche il sagrato e la piazzetta antistante il Duomo era pieno. Erano liberi solo i posti davanti l'altare, due panche a destra e due a sinistra. Il silenzio totale, il sole tiepido e il cielo terso. Se non si fosse trattato di un funerale si sarebbe potuto dire che era una gran bella giornata. Tutti erano fermi, immobili. Solo di tanto in tanto si vedevano le persone in piedi, davanti la chiesa, che cambiavano piede di appoggio e si creava uno strano movimento ondulatorio. Qualche voluta di fumo si alzava e si perdeva nell'alto verso il cielo. Si udiva qualche sommesso singhiozzo, nient'altro.
Sulla destra un gruppetto di giovani stazionava a capo chino e si sussurravano parole inudibili ai più. A poca distanza un gruppo un po' più folto, sempre a capo chino, guardava in silenzio la strada che portava alla Cattedrale. Guardavano ma non vedevano, avevano lo sguardo perso nel nulla.
All'improvviso tutti volsero lo sguardo sul fondo della strada, anche nella chiesa si creò un fermento ma nessuno si mosse per non perdere il posto.
Avanzava lentamente il corteo funebre. Prima le corone e i cuscini di fiori, poi il carro nero e dietro i familiari della vittima.
Non ci furono applausi, non ci fu lancio di fiori, non ci fu scatto di foto come nemmeno il ronzio delle cineprese. Solo il silenzio divenne ancor più grande se ciò è possibile. La folla si apriva al passare del carro che avanzava, come una nave romopighiaccio si fa strada nei ghiacci dei poli.
Quattro uomini si staccarono dal gruppo a sinistra della chiesa e si appressarono alla bara. La alzarono e se la issarono sulle spalle dirigendosi verso la scalinata che portava alla chiesa. Dietro di loro la moglie, la figlia, la madre e i parenti. Arrivarono davanti l'altare e deposero il feretro. I quattro uomini si ritirarono senza dire una parola. Ora toccava al prete.
Aumentarono i singhiozzi quando il sacerdote ricordò la figura dell'uomo morto, questa volta non disse parole vuote e retoriche come sempre, lo conosceva bene, erano stati bambini e adolescenti insieme, poi lui entrò in seminario mentre l'altro andava incontro alla vita, e a una morte precoce, facendo l'operaio.
Alla fine della funzione altri quattro operai presero la bara e si avviarono verso l'esterno. Il pianto era ormai generalizzato e senza freni. Arrivati sul sagrato posarono il feretro, si misero ai quattro lati e fecero un picchetto, vennero fuori dal nulla le bandiere rosse sotto lo sguardo del prete che nulla disse, parlò un suo compagno di lavoro e lo ricordò con le espressioni sincere che può solo dire chi ha condiviso il lavoro e il rischio di morire sotto una montagna di terra. Era morto scavando la terra per fare una nuova fogna. La morte del topo. Le sue parole furono appassionate e comprese da tutti i presenti, in pratica il paese tutto. Non c'era il Presidente del Consiglio, nemmeno quello della Regione o della Provincia, nemmeno il sindaco o un assessore o un generale, un capitano. C'era solo un appuntato dei Carabinieri che condivideva con il morto la passione per la pesca. Non c'era un cardinale, il vescovo o più di un prete, c'era solo l'officiante che era stato suo amico. Non c'era una televisione, una radio, nessuno ne avrebbe parlato e il morto sarebbe stato solo un numero in più nella conta dei caduti sul lavoro.
D'altronde perché sarebbero dovuti venire? Era solo un operaio, mica Vianello o Buongiorno.

3 commenti:

silvano ha detto...

Che amaro sei Gap. Quell'operaio ha avuto il tuo racconto e la nostra lettura: molto di più di quello che mai avrebbe potuto avere da vescovi, cardinali, presidenti, sindaci, generali.
ciao.

Martina Di Renzo ha detto...

immagino storia vera. scusa le domande banali ma quassu', separati da un pezzo di Atlandico e adesso anche da una nuvola di polveri vulcaniche, non arriva tutto. vera o non vera la tua storia mi ha dato una stretta al cuore. sei un gran narratore.

listener ha detto...

Quando è venuto a mancare il venditore di prosciutti, a me non è mai mancato per la verità, sembrava che la cultura italiana non si sarebbe più ripresa, il problema cheuna cultura che santifica certe cose è "rappresa" da tempo.

Per il resto non mi aspetto giornate di lutto ufficiale per chi muore sul lavoro, o per una strage alla stazione, o si suicida o crepa di tunore, o perchè batte e sbaglia cliente.