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giovedì 3 gennaio 2008

uomo in mare 2

8 novembre mercoledí

Cameriere si alzò presto, come tutti i giorni dell'anno, anche quando non aveva nulla da fare, mise su la caffettiera, scaldò il latte, tirò fuori i biscotti e attese l'arrivo della moglie. Si sedettero al tavolo di cucina per rispettare il rito mattutino che andava avanti da oltre dieci anni. Tutto sommato buoni anni, con difficoltà use a tutte le famiglie, ma buoni anni. Di certo non si pentiva della sua vita, a parte l'aver studiato poco e male, per il resto era un onesto lavoratore che trovava il modo di portare a casa qualche soldo anche l'inverno quando persino i cani randagi sparivano dal paese. Sua moglie, come tutte le donne del paese, lavorava solo d'estate. Faceva i servizi, come si dice ora, una volta si chiamavano serve e, se giovani, servette. Sicuramente Moglie non si sentiva tale, figlia di agricoltori cresciuta con l'idea che tutti siamo uguali e che a non tutti vengono date le stesse possibilità, loro rientravano in questa categoria. Anche Moglie spesso ripensava alle sue scelte, quella forzata di abbandonare la scuola, quella di sposare quel giovane sfacciato che tanto l'aveva corteggiata al punto di far cedere lei e la sua famiglia. In fondo era belloccio, sveglio, serio e divertente allo stesso tempo. E come non si era pentita lei non si erano pentiti i suoi genitori. Un solo cruccio li avvolgeva, la mancanza di figli, ma siccome non erano gretti e chiusi di mente non si erano fatti condizionare dall'evento. Un po' con rassegnazione, un po' con una segreta speranza, dato che ancora non erano tanto vecchi, lei trentasette anni e lui trentanove, che chissà per quale motivo potesse prima o poi arrivare un bambino, meglio se bambina. Nello stesso tempo sapevano che la scienza non lasciava loro speranza, ma cullarsi in un sogno non lo si può negare a nessuno e loro questo facevano, si cullavano nel sogno del diventare genitori.
Cameriere terminata la colazione uscì come al solito per andare a controllare le "sue" villette e appartamenti. Se le era divise scientificamente per avere da fare tutta la settimana, domenica esclusa, poco ogni giorno ma tutti i giorni. Moglie, prima di rassettare la cucina e la casa intera, si dedicò ai pochi animali domestici che avevano. Iniziò dal gatto che attendeva pazientemente fuori dalla porta, ancora addormentato sullo stuoino di vimini. Era un bel gatto, un gattone, rosso con il petto bianco, un animale di una dolcezza unica, prima di mangiare chiedeva e voleva la sua razione di coccole e poi andava alla ciotola piena di croccantini misti ad avanzi della cena del giorno prima. Moglie spariva poi nel piccolo pollaio posto nel retro della casa ad accudire le poche galline, quattro, che tenevano. Un poco d'acqua, resti della cena anche per loro misti a granturco, la semola impastata sarebbe toccata loro nel pomeriggio. Pulizie di casa a radio accesa e cucinava il pranzo così la mattina volava via in attesa del ritorno di Cameriere dal suo giro di guardiano-giardiniere-manutentore.
Il ritorno di Cameriere era a suo modo una festa. Nonostante le difficoltà della vita non perdeva il suo buonumore, riusciva a trarre sempre qualcosa di divertente da raccontare a Moglie dai suoi giri mattutini, sapeva rendere interessante anche la vista dei gatti di strada o della vecchina che si lamentava del tempo, cosa che faceva sempre, d'estate il caldo e d'inverno il freddo, avrebbe continuato a lamentarsi ancora per anni. Sapeva raccontare Cameriere, andava avanti tutto l'inverno con aneddoti che aveva memorizzato dall'estate. Finito il pranzo, con il caffè da lui preparato, raccontò a Moglie la storia di Uomo, del suo andare e venire da non si sa dove, del suo caffè mattutino e del giornale sportivo lasciato al bar. E raccontò anche di Vedovella che da Uomo andava a fare le pulizie. Non poteva tacere del giorno precedente quando erano usciti di casa insieme e insieme erano saliti in macchina. Ma nessuna malizia era insita nelle sue parole. Era più una comunicazione che raccontare un fatto curioso e una piccola maldicenza come ce ne sono tante nei paesi. Moglie ascoltava attenta anche perché i personaggi non le erano sconosciuti.
Vedovella la conosceva da quando era piccolina, e ricordava bene la sua tragedia e ricordava anche che all'epoca aveva tentato, lei giovane donna di poco più di venti anni, di starle vicina, di offrirle il suo appoggio e la sua amicizia. Vedovella aveva però tirato su un muro di difesa impenetrabile per difendersi dal mondo esterno, mondo  che comprendeva anche chi non la giudicava e men che meno la condannava, Moglie era tra le poche persone che non emisero alcun giudizio ma faceva comunque parte di quell'universo chiuso e bigotto e in quanto tale fu estromessa da subito dal mondo di Vedovella. I loro rapporti si erano ridotti al semplice saluto quando si incontravano o a uno sporadico scambio di parole estivo quando si incontrano per andare a fare i "mestieri". Anche Uomo era per lei conosciuto. Aveva iniziato a vederlo il giorno stesso in cui era arrivato nel borgo. Stava scaricando il suo poco bagaglio dalla macchina, con calma ma in fretta, sembrava avesse paura che qualcuno potesse offrire un aiuto e lui fosse costretto e rifiutare. Lo aveva visto ancora per giorni uscire di casa mentre lei entrava in quella dei villeggianti che le davano lavoro. A lei sembrava un bell'uomo, piacente anziché no.
Parlarono ancora a lungo di Uomo e Vedovella per andare poi ad accudire le galline prima che scendesse sera.

***
Il sole, appena sorto, batteva sulle imposte della casa di Vedovella, non sulla sua camera, ma su quella dei genitori che non avevano più la possibilità di godere di quel piccolo beneficio, anche per i poveri c'è qualche privilegio perché il sole non chiede a nessuno se vuole essere illuminato o scaldato e lo fa indistintamente per tutti. Dormendo con  le porte aperte, meno quella del bagno, Vedovella fu svegliata dal chiarore che invadeva piano piano la casa. Era ormai rassegnata a svegliarsi con il sorgere del sole perché non aveva soldi a sufficienza per riparare finestre e imposte e non voleva di certo mettere delle tende nere per non far filtrare la luce. E nemmeno poteva dormire con le porte chiuse, non lo aveva più fatto da quando era rimasta sola,voleva la porta aperta come quando era piccola e poteva chiamare sempre Lavandaia o Pescatore quando faceva un brutto sogno. La sua era una porta aperta su una famiglia che non aveva più.
Non avendo lavori da fare fuori casa se non pulire il piccolo appartamento di Uomo a giorni alterni, amava poltrire a letto per un pochino di tempo. Cercò, allungando la mano verso il povero comodino, Metello e riprese la lettura interrotta il giorno precedente all'arrivo di Uomo. Sentì un lieve rossore imporporargli il viso, aprì il libro e iniziò a leggere.

Quinto accese la pipa e disse: "Stammi a sentire. Dianzi, appena sveglio, la mia donna ha preso a rappresentarmi il problema dei topi. Ci si aveva un topo in casa che secondo lei non ci lasciava dormire. Aveva messo la trappola e tutte le volte il topo s'era mangiato anche il cacio. Mentre lei me ne parlava, la mia figliola le ha detto: . Hanno spostato il cassettone, il topo è venuto fuori e la mia figliola con la granata lo ha fatto secco".
 Quinto sorrise, aveva uno sguardo di bontà e di fuoco dentro gli occhi, era un uomo già anziano e tuttavia sembrava un giovanotto che si burlasse, con non celata soddisfazione, di una persona in là con gli anni e lenta di cervello. Disse: "E' una parabola, no? Non sei mai stato a messa? Tra poco, non dubitare, legalitario oggi, legalitario domani, il tuo Turati ti consiglierà anche questo".

Vedovella, stesa sul letto con la sua camicia da notte e sotto una leggera coperta, era novembre ma la temperatura, anche se pioveva, era mite, lasciò andare la sua testolina. I pensieri camminavano da soli, non sapeva chi era Turati e non comprendeva a fondo ciò che diceva Quinto, era come se un qualcosa delle sue parole le sfuggisse. Aveva compreso che Quinto, a suo modo di vedere, metteva sull'avviso i compagni di lavoro nel non cedere troppo nel modificare i propri pensieri, ma sembrava che le sfuggisse il concetto. Avrebbe voluto parlarne con Uomo che sicuramente poteva toglierle i dubbi, ma la vergogna era troppa solo a pensare di chiedere una spiegazione. Riprese la lettura e infine si alzò. Un caffè, un biscotto e poi si chiuse nel bagno.
Ma a noi le porte chiuse non impediscono di entrare con lei. Tappò la vasca e aprì l'acqua calda, il vapore iniziò a spandersi nel bagno e ad appannare lo specchio. Nel frattempo si era tolta la camicia da notte mostrando un seno sodo e abbondante e una pelle liscia e bianca. Si immerse nell'acqua e ... un po' di privacy, per bacco! Uscì dal bagno nuda, attraversò la stanza d'ingresso/pranzo e andò in camera a vestirsi lasciando dietro di se le orme dei piedi piccoli e le gocce che abbandonano riluttanti il suo corpo. Sì, i vestiti che aveva non le rendevano merito.
Passò il resto della giornata rassettando, leggendo, cucinando. Il pomeriggio, prima che imbrunisse, era arrivata sulla spiaggia, il mare era leggermente mosso e piccole onde si frangevano sulla sabbia, d'estate oltraggiata da turisti irrispettosi. Raccolse un paio di buste di plastica rigettate dal mare e torno alla sua casetta.

***
Uomo si svegliò tardi, amava poltrire a letto se non aveva nulla da fare. Il tempo non gli permetteva di andare al faro, si alzò un po' contrariato, non aveva voglia nemmeno di farsi il caffè. La sua avversità non era dovuta al tempo ma non sapeva nemmeno la causa. Uscì e, per la seconda volta da quando era al borgo, si recò al baretto per fare colazione. Il caffè diluito nel cappuccino faceva meno schifo di ciò che ricordava. Acquistò i soliti due giornali, fece un minimo di spesa, comprese le sigarette e tornò a casa.
Trascorse la giornata in ozio totale, Vedovella domani avrà qualcosa da fare- pensò, giornali, libri, musica e televisione. Niente computer e meno che mai Mara.doc.
Da quello che ormai considerava i suoi confini del mondo Uomo si aggiornava esclusivamente con il suo quotidiano e ciò che leggeva non lo lasciava tranquillo. Vedeva un paese in crisi, sempre più povero, sempre più egoista, chiuso in se stesso e chiuso verso gli altri, i diversi di colore, di fede, di idee o altro ancora fino ai diversi economicamente. Era veramente dispiaciuto della situazione, ma sapeva che più di tanto non avrebbe potuto fare per cambiare lo stato delle cose.
Prese il suo cellulare, acceso e muto salvo rarissime eccezioni, richiamò il numero dell'operaio che fungeva da responsabile dei lavori e si informò sull'andamento degli stessi. Prossimamente sarebbe dovuto andare nella capitale a buttare un occhio su ciò che accadeva nella sua futura casa.

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