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martedì 24 marzo 2015

La Resistenza tradita

Ingresso delle Fosse Ardeatine dove vennero trucidati, per rappresaglia, 335 esseri umani.

Il 10 febbraio 1954 veniva costituito il governo presieduto dall'on. Scelba, vice-presidente del Consiglio dei ministri l'on Saragat, da qui il nomignolo di governo SS.
Saragat, esponente socialdemocratico, divenne poi Presidente della Repubblica.
Di seguito ampi stralci del discorso tenuto al Senato da Pietro Secchia. La scelta è stata difficile, tanti erano i testi pubblicabili. Tratto dal libro "La Resistenza accusa 1945-1973", Mazzotta Editore, 1973. Libro fuori catalogo, si trova su e-bay e altri siti ad un prezzo che varia da 12 a 20€.
Il libro uscì postumo, Secchia morì pochi giorni dopo aver finito la scelta e la revisione degli interventi raccolti nel volume.

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E neppure sappiamo se è per pudore che l'on. Scelba ed i suoi compari hanno accuratamente evitato la parola Resistenza, oppure se è perché questa parola preferiscono vederla cancellata dal dizionario, se non della lingua nostra, della recente storia d'Italia. Ad ogni modo noi riteniamo che l'accenno alla liberazione di Roma contenuto nelle dichiarazioni del governo non debba essere trascurato, né tenuto in conto di un qualsiasi pistolotto col quale il discorso doveva pure essere concluso.
Per noi la Resistenza e la celebrazione del suo decennale è un problema così importante che abbiamo ritenuto necessario farne oggetto di un intervento specifico.

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Voi avete tradito la Resistenza con l'opera di divisione prima e di discriminazione poi tra i cittadini italiani. La Resistenza, voi lo sapete, non significò soltanto lotta e combattimento, ma significò innanzi tutto unità, unità di tutti gli italiani contro la tirannia, unità di tutte le forze democratiche, di tutte le forze sane della nazione, per liberare la patria prima e poi per ricostruirla, per rinnovarla, per farla sorgere a nuova vita.
Noi oggi lottiamo - pensavano i partigiani - ma poi con la libertà tutti gli italiani avranno una patria, anche i lavoratori saranno parte della nazione, avranno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Questo è stato lo spirito della Resistenza che Pietro Calamandrei ha saputo cogliere con parole così efficaci: "Chi esamini con un certo sforzo di serenità e di distacco l'esito del 7 giugno non può non accorgersi che gli svariati errori che possono rimproverarsi alla Democrazia Cristiana ed ai partiti minori ad essa imparentati si riducono agevolmente ad uno che tutti li riassume: avete tradito lo spirito di cooperazione democratica lasciato dalla Resistenza ... "
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Oh! lo so bene che quando noi facciamo queste affermazioni ci si accusa di voler monopolizzare la Resistenza. E' assolutamente falso. Non abbiamo mai voluto e non vogliamo monopolizzare la Resistenza, vogliamo semplicemente che non sia ignorato, né sottovalutato il contributo decisivo dato dalla classe operaia, dai lavoratori, dai loro partiti, in modo particolare dal partito comunista, dal partito socialista e dal movimento Giustizia e Libertà.
Vogliamo non siano falsate le condizioni effettive in cui si è sviluppata la Resistenza in Italia come fatto politico, militare e sociale, vogliamo si sappia - e nessuna mistificazione potrà mutare la realtà storica - quali furono le forze motrici della Resistenza e quali invece forze che, pur partecipando ai Comitati di Liberazione Nazionale, facevano da remora e praticamente agirono per limitare la guerra di Liberazione nazionale e per impedire o fare fallire l'insurrezione nazionale*.
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E' ai rappresentanti della classe operaia e dei lavoratori che voi malgrado la Costituzione negate il diritto di partecipare alla direzione della vita del paese.
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Voi potete fare quello che volete, saranno le masse lavoratrici a dare la spinta decisiva per l'azione di rinnovamento sociale: e questa spinta sarà tanto più travolgente quanto più avrete cercato di calpestare la volontà popolare, di farvi gioco delle aspirazioni e degli interessi della nazione. (Vivissimi, prolungati applausi della sinistra, congratulazioni)

*E' d'obbligo citare il libro di Adriano Ossicini "Un'isola sul Tevere" Editori Riuniti, 1999; dove vengono ampiamente trattati "L'affermazione e la crisi del regime, i rapporti fra la Chiesa e lo Stato fascista, il ritorno alla democrazia ... attraverso storie autobiografiche e nei colloqui con personaggi determinanti per la nostra storia come Amendola, Murri, papa Pacelli, De Gasperi, Togliatti, Parri, i cardinali Tardini e Ottaviani, uomini di scienza e di cultura come Gentile, Calogero, Musatti ..."

14 commenti:

Punzy ha detto...

e qua mi sono commossa

il Russo ha detto...

O S S I G E N O allo stato puro!

elena ha detto...

Grazie GAP: ne avevo bisogno! :)

Anonimo ha detto...

Bravo Gap, semplicemente bravo!
Riccioli Neri

Anonimo ha detto...

Un raggio importante di memoria storica e di vero sentimento, in questo mondo che non lotta e resiste più.
Grazie Gap!
Melo

BC. Bruno Carioli ha detto...

Mi associo a tutti gli altri commenti, non saprei fare meglio.
Grazie.

Luigi Morsello ha detto...

IL TUO POST MI HA MESSO ADDOSSO UNA GRANDE TRISTEZZA.

upupa ha detto...

.........ci voleva!Bravissimo!

pierprandi ha detto...

Ottimo post Gap, e buon 25 aprile... hasta siempre!

il Russo ha detto...

Eccomi qua.
A differenza di quell'altro 25, quello per intenderci dove col cazzo si sognano di tenere i negozi aperti per andare incontro alla crisi per i poveri commercianti (come domani accadrà invece a Milano e a Torino), quello iper consumistico dove si scambiano beni materiali e c'è una corsa all'accaparramento, quello pagano dove si festeggiano stelle comete e bimbi nati per magia (è stato lo spirito santo si dice ancora oggi quando la paternità è sconosciuta...), quello dove la sera prima ci si becca il giro di tutti i parenti che non si sopportano per lo scambio di auguri mooooolto sentiti, in questo 25, quello Vero, il giro di tutti i parenti blogger l'ho fatto per dare i miei (realmente sentiti) auguri che sono il regalo più prezioso visto ciò che oggi andiamo a festeggiare.
Mi sono lasciato però per ultimo il parente blogger più rompino, borbottone e dispotico che ho, ma anche a lui, dal profondo del cuore e con tutto l'affetto che ho, mi si lasci dire senza retorica queste poche parole: buon 25 aprile caro vecchio Gap, ORA E SEMPRE RESISTENZA!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Buon 25 Aprile caro amico.
Grazie di tutto.

amatamari ha detto...

Caro Gap,
è la terza volta che mi ritrovo qua per leggere il passo di Secchia che riporti.
E ti ringrazio: il tradimento della resistenza non ci deve trovare silenziosamente complici.
Buon 25 Aprile.

loris ha detto...

Un ottimo lavoro Gap.
Buon 25 Aprile

pierprandi ha detto...
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