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venerdì 9 maggio 2008

Moro

Il 9 maggio del 1978 ero al lavoro in un quotidiano e mi occupavo delle agenzie stampa.
All’epoca le notizie arrivavano tramite telescrivente, infernali macchine rumorose che scrivevano chilometri e chilometri di notizie al giorno, che io dividevo secondo argomento e in base all’importanza e l’urgenza consegnavo in redazione.
Arrivò la fatidica notizia a cui tutti eravamo già pronti, il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, il tragico epilogo di una storia che i più non comprendevano, non ne comprendevano il senso politico, il senso strategico e tattico. Non comprendevano nemmeno quello della logica militare.
Era iniziato tutto il 16 marzo 1978. Quel giorno ero a spasso con mia moglie e con la mia prima figlia che ancora non aveva compiuto un anno. Lavorare in un giornale era per molti sinonimo di sapere tutto e spesso con anticipo, io invece non sapevo nulla, non c’erano i cellulari e nessuno mi aveva avvertito. Appresi la notizia dall’incontro con alcuni amici che avevano sentito la radio. Il pomeriggio andammo a Piazza San Giovanni alla manifestazione contro il terrorismo e le Br.
Ho letto, proprio in questi giorni, il libro scritto da Anna Laura Braghetti, esponente di primo piano delle Br e “carceriera” di Moro. Ci sono molti spunti di riflessione sulla storia di quegli anni, sul sequestro e sulla personalità di Moro. C’è anche il travaglio di una persona forse trascinata all’interno di cose più grandi di lei e che, forse, non ebbe il coraggio di abbandonare l’impresa. Per come si erano messe le cose le era più difficile abbandonare che restare. Ma la cosa che trovo più sconvolgente, a trenta anni dagli accadimenti, fu quello che all’epoca venne chiamato “fronte della fermezza”. Quasi tutti i partiti si schierarono contro la trattativa, qualsiasi e di ogni genere, e all’epoca anche io ero di questa opinione. Verso l’epilogo del rapimento qualcuno si attivò, forse non con nobili scopi ma per trarne un vantaggio politico, ma non si ottennero risultati anche perché per le Br era difficile uscire dal cul de sac in cui si erano autonomamente messi.
Mi chiedo ora se non sia stato profondamente sbagliato rifiutare la trattativa, forse lo Stato avrebbe dato una immagine di forza trattando, accettando di salvare la vita di Moro. Sono sempre del parere che “è meglio un uomo vivo di un eroe morto”.
E se nel libro ci viene detto che proprio in quel momento si verificò la massima adesione alle Br, nelle persone “normali” si accentuò l’avversione al terrorismo di sinistra. Anche in quelli che si sforzavano di trovare una pur minima giustificazione. Sono sempre stato della convinzione, forse sbagliando, che se non manovrate esplicitamente da servizi segreti, grande vecchio (all’epoca uscì anche l’ipotesi che qualche politico di peso fosse dietro l’elaborazione politica e teorica delle Br) o altro, sicuramente sono state usate per fini politici da altri che sapevano.

Il prigioniero
Braghetti Anna L.; Tavella Paola
Prezzo € 7,50
2003, Editore Feltrinelli (collana Universale economica)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Analisi chiara, opinioni e dubbi condivisibili ma non ancora chiariti...e forse mai lo saranno. Dietro a tutto ideali, giusti o sbagliati che siano, politica ma anche umanità dolenti e alla fine interrotte...da entrambe le parti.
Lilla

Luz ha detto...

Pienamente d'accordo.
Ma che ti sei dimenticato di Peppino Impastato? Ero sicura che il post l'avresti fatto su di lui!
Luz

Anonimo ha detto...

Ieri su blob hanno mandato stralci di interviste fatte a ragazzi adolescenti, in cui chedevano chi fosse Aldo Moro...Be' la maggior parte non lo sapeva,non lo aveva mai sentito nominare, uno ha pensato si stesse parlando di lele mora!!!!!!!!!!!!!!!!Dove sono i genitori di questi ragazzi, che problemi socio-culturali stiamo fingendo di non vedere? Perchè il terreno che stiamo tralasciando è ben più che fecondo e pronto per la peggiore gramigna di destra e di sinistra...Poichè c'è un diffuso horror vacui, che si sta riempiendo di violenza, arroganza, ignoranza...E potrei continuare. Grazie per quello che scrivi.
Serena