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martedì 8 gennaio 2008

Uomo in mare 7

Domenica 12 novembre (seconda parte)
Moglie non aveva retto e aveva raccontato tutto a Cameriere che l'aveva ascoltata con finto disinteresse inalberando un sorrisetto beffardo. Ormai si apprestavano al pranzo, un normale pasto domenicale che Cameriere decise di festeggiare con una bottiglia di vino buono, loro che bevevano solo quando erano in compagnia. Non ci fu bisogno di spiegare il perché di quella decisione. Moglie ne fu molto contenta.

Uomo era tornato a casa con la sua scatola dove il micetto aveva fatto i suoi bisogni, visto che non pioveva, aveva lasciato i finestrini dell'auto leggermente aperti per far cambiare l'aria decisamente mefitica. Ma che mangiava quel piccolo essere randagio? I classici topi morti? Non aveva comperato né sabbia, né lettiera, ma nonostante tutto lo lasciò libero di gironzolare per l'appartamento, ebbe solo l'accortezza di socchiudere la porta-finestra del terrazzo con la segreta speranza che in caso di bisogno uscisse all'aperto. Ormai era ora di affrontare la situazione, doveva andare a pranzo. Un'idea lo fulminò.
Andò in bagno e aprì l'acqua calda, andò in cerca del gattino, lo prese e decise di lavarlo, renderlo presentabile per donarlo a Vedovella. Lo immerse nell'acqua calda, stranamente senza eccessive reazioni da parte della bestiola, lo insaponò con il bagno schiuma e lo lavò come si fa con un bambino. Lo sciacquò e lo avvolse nel suo asciugamano. Lo frizionò abbondantemente e prese il phon per asciugarlo. Mal gliene incolse, rimediò subito un paio di graffi sulle mani che lo indussero a spegnere l'apparecchio e prendere un'altra salvietta da bagno per finire l'opera.
Tolse un paio di scarpe dalla scatola e vi ripose il micio. Tutto soddisfatto, come un bimbetto geniale, scese per recarsi da Vedovella.

La ragazza aveva ormai fatto tutto e si era cambiata, guardandosi allo specchio, ringraziò mentalmente Moglie dei consigli e si ritenne soddisfatta della sua immagine. Non le restava che attendere, alternando emozioni fino a finire con il cuore in gola, che arrivasse Uomo. Vedovella aveva apparecchiato la tavola come sapeva, aveva messo addirittura due bicchieri, uno per l'acqua e uno per il vino, come aveva imparato nei suoi lunghi anni di servizio nelle famiglie dei villeggianti. Era tutto nuovo, e si vedeva, pensò a Uomo e ai commenti che avrebbe potuto fare senza immaginare che Uomo aveva ben altri problemi. Quei problemi a cui lei non voleva pensare girando ancora per la casa per spostare una sedia, per guardare l'arista, girare il sugo, aprire e chiudere il frigorifero, lisciandosi la gonna, passando una pezza sul tavolo di cucina e altre azioni praticamente inutili. Ma il pensiero andava sempre lì. Stava sbagliando qualcosa? Aveva già fatto qualche errore? Ma a lui, Uomo, importava qualcosa di lei? Nonostante il suo iperattivismo non poteva cancellare i pensieri profondi. Aveva paura, dopo una vita di solitudine, di tutto ciò che questo cambiamento avrebbe potuto comportare. Ma poi ci sarebbe stato questo cambiamento o era solo una sua idea? In fin dei conti chi era questa persona? Da dove veniva e cosa faceva in quel posto abbandonato da Dio e dagli uomini in inverno? Era tutta una domanda che aleggiava nella casa in attesa di un pranzo domenicale in compagnia.
Un rumore di macchina.

Aveva guidato con calma, quasi lentamente, per raggiungere la casa vicino al mare. Oggi era calmo, con un cielo terso era bellissimo. Ma Uomo gli dedicò solo uno sguardo. Il suo animo era agitato e strideva con l'immagine della grande distesa d'acqua. Era arrivato, la porta era chiusa come la sua gola.

Si poggiò alla porta in attesa del suono del campanello. Senti lo sportello che si chiudeva e i suoi passi sulla ghiaia. I battiti andavano a mille. Sentiva che era diventata rossa come una adolescente al primo appuntamento.

Moglie e Cameriere avevano pranzato presto, volevano andare al primo spettacolo al cinema di un paese un po' lontano per poi andare a cena fuori. Una domenica speciale. Alzarono i bicchieri e brindarono senza una parola. E poi si baciarono.

Uomo avanzava per il corto vialetto scricchiolante con in una mano il pacchetto e i fiori e nell'altra, in equilibrio precario, la scatola di scarpe che ondeggiava perché l'animale si agitava. Un Golem mosso dalla volontà di chi non sapeva. Con il mignolo suonò il campanello.

Sentiva Uomo avanzare con passo lento, il rumore si avvicinava sempre più. All'improvviso il suono del campanello. Era lì che lo attendeva ma saltò su come un grillo disturbato. Si girò e aprì la porta. L'immediatezza del gesto fece si che trovò Uomo che ancora non aveva ritratto la mano colpevole dell'azione. Non potevano più tirarsi indietro.

Dato che era domenica e avevano festeggiato e brindato, Moglie e Cameriere decisero, sempre senza dire una parola, di finire i festeggiamenti in camera da letto. Ogni scusa era buona e gradita anche se non ce ne era bisogno.

Erano li vis a vis che si guardavo e non dicevano nulla, lui con le mani piene e lei che non faceva nulla né per farlo entrare né per togliergli qualcosa dalle mani. Uomo alla fine disse: "Rimaniamo così?", Vedovella sorrise e lo fece entrare nella sua dimora. Goffo ed impacciato Uomo allungò il braccio destro, le porse, contemporaneamente, il mazzo di fiori, che tra l'altro stava per sfuggirgli, e il pacchetto con il servizio da caffè. Rimase con la scatola di scarpe che si agitava sempre più sulla mano sinistra, sempre in equilibrio precario. La ragazza poggiò sul tavolo il pacchetto, ringraziò per i fiori e li posizionò nell'unico vaso della casa che era sempre sul mobile della sala da pranzo, se così si poteva chiamare, ma sempre senza nulla dentro salvo rare eccezioni di qualche ramo di pesco proveniente dagli alberi sul retro. Con le mani libere si avvicinò a Uomo dicendo: "Ci salutiamo almeno?", era un dialogo fatto di interrogativi. Si avvicinò e lo baciò sulle guance, ma nel movimento, si potrebbe dire inconsulto, delle due teste i baci furono sugli angoli delle labbra. Si ritrassero come se avessero preso una scossa o fosse entrato qualcuno all'improvviso nella stanza. Uomo si riprese subito e le allungò la scatola di scarpe sempre più agitata, "E' un gatto, vero?", "Sì, pura razza randagia raccolto nella piazza del paese, però è pulito, gli ho fatto il bagnetto", la ragazza scoppiò a ridere e la tensione si allentò mentre lei tagliava lo spago che chiudeva la gabbia del micio. Un razzo rosso usci per rifugiarsi sotto la credenza.

Mentre i due adolescenti inquieti recuperavano il senno, Moglie e Cameriere proseguivano i festeggiamenti con fuochi d'artificio rumorosi e colorati.

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