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domenica 6 gennaio 2008

Uomo in mare 5

11 novembre sabato
Vedovella si svegliò presto, voleva terminare il lavoro iniziato il pomeriggio del giorno precedente.
Il giorno prima, quando aveva incontrato Cameriere, si apprestava a raggiungere la fermata dell'autobus che l'avrebbe portata al paese vicino. Paese Grande, di cui il villaggio di pescatori era territorio, infatti non era il più vicino e il più comodo per fare delle compere. Raggiunse la fermata in poco tempo e con largo anticipo rispetto all'orario della corsa. Pochi minuti dopo una utilitaria le si fermò davanti e dal finestrino Moglie le chiese se voleva un passaggio, anche loro andavano al mercato settimanale. La ragazza rifletté un attimo e decise di accettare. Il viaggio, breve, si svolse nel quasi totale silenzio, recuperare anni di mancanza di rapporti era difficoltoso. D'altronde in pochi mesi il suo modo di vivere e i suoi rapporti interpersonali erano cambiati quasi in maniera vertiginosa. Arrivati al mercato i tre si avviarono verso i banchi che quasi si apprestavano a chiudere, erano ormai le dodici, era inverno e la gente non era molta. Senza dirsi nulla, le due donne procedevano insieme, Moglie e Cameriere non cercavano nulla in particolare, per loro era un modo per uscire di casa e fare comunque qualcosa di diverso, Vedovella era andata con una idea ben precisa nella mente, anzi, più di una e segretamente era contenta che Moglie fosse con lei. La prima tappa, mentre Cameriere salutava e si distraeva con conoscenti altrettanto annoiati dal dover girovagare tra i banchi del mercato in attesa delle consorti,  fu un banco che vendeva articoli per la casa. Vedovella si fermò davanti ad un servizio di piatti completamente bianco, di ceramica. Moglie, senza che le fosse richiesto, espresse il suo parere posando una mano sulla spalla di Vedovella: "Bello, se non ti dispiace lo prendo uguale anche io", Vedovella, nel suo intimo si sentì rassicurata dalla sua scelta e, sorridendo a colei che quasi unica le si era dimostrata amica, le rispose che era contenta che fossero di nuovo insieme. Dopo i piatti acquistarono per Vedovella dei bicchieri, una brocca per l'acqua e delle posate. "Sai, non ho mai lavorato per tanti mesi di seguito e Uomo mi paga bene come mai nessuno ha  fatto, ho qualche soldino da parte e vorrei sistemare un po' casa" si giustificò la ragazza suscitando un moto di tenerezza in Moglie. Lasciarono il pacco al banco e procedettero insieme nella visita al mercato. Acquistarono frutta e verdura e piccole altre cose  finché non arrivarono da un commerciante di abbigliamento. Qui Vedovella scelse tante cose. Una gonna, un paio di pantaloni, due maglioncini, due reggiseni, delle mutandine e un cappotto nuovo, bello e moderno. Il tutto con il consiglio e la supervisione di Moglie che era quasi più felice della ragazza stessa. Presero il voluminoso pacco e si diressero verso il banco di casalinghi cariche come due mule, videro Cameriere e lo incaricarono di prendere le stoviglie nuove che erano pesanti. L'uomo non disse una parola, si avviò verso la macchina e caricò  tutto nel bagagliaio. Un piccolo pensiero malizioso gli attraversò la mente e lo fece sorridere.
La ragazza terminò di sistemare i suoi acquisti, uscì di casa per recarsi al lavoro.

Uomo si alzò più tardi del solito nonostante la sera prima  si fosse coricato presto. Ripeté le solite cose mattutine e si mise al lavoro davanti al computer. Riprese a leggere il racconto di Roberto che si era interrotto all'arrivo, imprevisto e imprevedibile, di Ottavia.

Era da tempo che non la vedeva , ma gli sembrava di non averla mai persa di vista, nemmeno un minuto. La osservava con i suoi amici e forte un sentimento di invidia e gelosia lo assalì, rimase un attimo stupito dal suo essere geloso. Ottavia gli piaceva, ormai da tempo la guardava e ne apprezzava la sua discrezione, la gentilezza, la capacità di ascoltare. Gli piacevano le sue mani, stranamente era la prima cosa che guardava in una donna, le gambe, il seno, il viso, gli piaceva tutta. Gli occhi dell'amore non fanno vedere difetti. Un senso di vertigine lo prese, si allontanò con una scusa banale per riprendere il controllo di sé. Ma fu tutto vano. Un'altra forte emozione lo colpì violentemente. Vide Caterina che si allontanava, ma non da sola, in compagnia di una persona semisconosciuta. Prese una strada diversa da quella della moglie, si accese una sigaretta e camminò nella calda serata che declinava verso notte. Come al solito le stelle erano splendenti, erano anni che non si soffermava ad osservarle. Ricordò quando in gioventù, con altri amici, faceva l'alba per vederle con un piccolo telescopio. Quale emozione vedere Giove e i suoi anelli e gli altri pianeti. Aspirava voluttuosamente, come si legge spesso, il fumo dalla sigaretta, aveva ripreso il vizio, senza alcun rimorso, con l'insorgere delle difficoltà familiari. Aveva, insomma, aggiunto un problema ai già tanti che lo assillavano. Ma le sue vere difficoltà erano nel cervello, nel cuore. Come una malattia a lenta incubazione, la passione per Ottavia era venuta fuori in tutta la sua virulenza, scuotendone il corpo e la mente. Tornò lentamente indietro verso quella che chiamavano festa, ma cosa c'era da festeggiare? Aveva deciso di dar corso ai suoi sentimenti, e l'emozione lo squassava come quando da bambino affrontava i professori che pretendevano da lui cose che a quel tempo gli sembravano impossibili da capire. Il solo pensiero che l'avrebbe rivista e affrontata gli faceva esplodere il petto. Caterina, ora, era solo un altro problema.
La musica, un orrendo liscio riadattato alle esigenze locali rendendolo ancor più brutto, gli veniva incontro in un crescendo di note pari al suo tumultuoso battito cardiaco, Pensava ad un modo per agganciarla, per poterle parlare. Ripensò tanto a quel momento, ma non seppe ricostruire come fu che se la ritrovò tra le braccia. Ballò quella sera, Roberto, come da anni non faceva. Riassaporava il gusto di una tenerezza dimenticata. Solo poi capì che quei gesti e quella tenerezza per Ottavia non rivestivano lo stesso significato e lo stesso valore che lui, nell'ottusità del momento, aveva voluto loro dare.
A notte fonda si ricordò di Caterina, sua moglie, che, seduta a bordo terrazzo conversava con il suo accompagnatore  davanti a un chiaro panorama notturno degno di essere goduto. Tornarono a casa in silenzio come in silenzio andarono a letto. Non c'era più bisogno di parole, era tutto già stato detto.

Il profumo del caffè sembrava salire dalla tastiera del suo portatile, ma più semplicemente arrivava dalla tazzina che, in silenzio, Vedovella aveva poggiato sulla piccola scrivania. Con un sorriso Uomo la guardò esprimendo tutta la sua gratitudine. Insieme con il caffè c'erano alcuni biscotti e i giornali. E c'era anche una seconda tazzina. La ragazza accostò una sedia e prese posto di fronte a Uomo che, nel frattempo, aveva salvato il file. Il viso di Vedovella era rilassato, aveva perso quel senso di inquietudine che aveva il giorno prima. Uomo la vedeva forse con occhi diversi, la vedeva con gli occhi di Roberto. La giovane intanto parlava, gli prospettava il menù giornaliero, dato che era occupato avrebbe cucinato anche per la sera e glielo avrebbe lasciato in forno. La conversazione durò il tempo del caffè, ma fu solo al termine che Vedovella disse le cose più importanti: "Vorrei andare via un po' prima oggi. Ho delle piccole cose da fare in paese ed è sabato. Vorrei anche che domani venissi a pranzo da me". Le parole erano uscite come acqua dal rubinetto, senza interruzioni e impetuose. Uomo, colto di sorpresa non fece altro che balbettare un "Sì, va bene. A che ora?" "Quando vuoi, se le condizioni del tempo resistono, si potrebbe fare una passeggiata fino al mare" "Va bene" disse di nuovo Uomo ripetendo le stesse parole come se avesse un vocabolario estremamente limitato. Ma lo disse con il sorriso sulle labbra. La ragazza lo lasciò augurandogli buon lavoro e tornò alle sue occupazioni in cucina. Lui si accese una sigaretta con un senso di soddisfazione che non capiva da dove gli venisse dandosi subito del bugiardo. Lo sapeva, eccome se lo sapeva. Mosse il mouse e lo schermo riprese vita e colori lasciando apparire le parole scritte, ormai ne era certo, a più mani della storia di Roberto, e a questo punto, di Ottavia.

Passarono mesi prima che Roberto riuscisse a introdursi di nuovo nel suo mondo. La passione era vissuta come un bulbo d'inverno sotto la terra, protetto dalle intemperie, nutrito dalla pioggia, scaldato dal sole invernale. Ancora non aveva confessato a nessuno, e mai lo avrebbe fatto, i suoi tormenti di anima e cuore. Ottavia era riservata, a volte sembrava timida e succedeva che in alcune situazioni tirasse su un'espressione quasi di sfrontatezza, altre volte parlare con lei voleva dire correre il rischio di fare un monologo. Di certo per Roberto non era facile.
Tutto avvenne in una sera.
Roberto era particolarmente giù di corda quella sera, non sapeva perché e non pensava che chi gli fosse vicino potesse accorgersene. Nel lasso di tempo intercorso tra la cena  e il nuovo incontro ravvicinato, aveva tentato di metabolizzare il suo sentimento, cercando motivazioni razionali per andare avanti o per fermarsi, si era detto che era una cosa fattibile e giusta; che non aveva il diritto di intromettersi nella vita di Ottavia; che il rapporto con Caterina era ormai agli sgoccioli; che forse doveva, prima di abbandonare tutto, cercare di recuperare il matrimonio; insomma le sue idee non erano tanto chiare, finché non capì che stava tentando di nascondere a se stesso una realtà nuova. Il suo obiettivo era Ottavia, tutto il resto erano parole al vento e rimasugli di una educazione cattolica che non riusciva a scrollarsi di dosso.
Ottavia si era accorta che Roberto era cupo e noioso, e pur sapendo nel suo intimo che si esponeva a un potenziale pericolo, spinse l'uomo a parlare. Lo fece con quella sua dolcezza che fece abbassare la guardia a Roberto invogliandolo a confidarsi. Mai avrebbe pensato di cadere, quella sera stessa in un baratro da cui ancora non riusciva a tirarsi fuori e da cui non si sarebbe mai più tirato fuori.

Uomo si fermò, un po' per riflettere e perché non ne poteva più del puzzo di cicca che gli arrivava al naso e, più prosaicamente, perché aveva una fame da lupi. Nemmeno si era accorto che Vedovella era andata via, ma, prestando attenzione, sentì che dal forno usciva un invitante profumo di pasta. Sistemò la tavola riflettendo su ciò che stava leggendo e correggendo. Sicuramente qualcuno aveva integrato il racconto con pezzi raccontati da altri e, forse, alcuni brani erano interpretazioni di situazioni vissute in prima persona. Iniziava ad avere qualche idea su chi avesse suggerito e chi realmente avesse scritto le parti mancanti del racconto originale. Mangiava con calma il pasticcio, la crosta ancora tiepida  sui cui aveva fatto scendere un'ulteriore, abbondante nevicata di  pecorino e parmigiano, lasciatogli da Vedovella. Era veramente buona, chissà cosa lo aspettava a pranzo l'indomani, tenendo conto che era anche domenica. Apprezzò molto anche i broccoletti conditi che assaporò con un pezzetto di groviera. Finì il pranzo con un po' di gelato e l'immancabile caffè. Spicciò, prese i quotidiani, si accese una sigaretta e, pur distratto dal pensiero di Vedovella, si concesse una lunga pausa.

Moglie e Cameriere, dopo essere tornati dalla spesa il giorno precedente, non avevano commentato gli acquisti di Vedovella, si erano solo scambiati un sorriso pieno di significato, sicuramente quello della donna era più romantico del pensiero di Cameriere. Quel sabato mattina, invece, di fronte al caffè mattutino si lasciarono andare. Moglie commentò gli abiti nuovi di Vedovella, i piatti , tutto ciò che aveva comperato e l'occasione che stava creando la ragazza. Era certa che Vedovella la domenica avrebbe avuto un uomo a pranzo e loro sapevano chi, e Moglie, era particolarmente contenta che finalmente la ragazza riaprisse il suo cuore. Mentre Moglie parlava, il cervello di Cameriere pensò che le donne non riescono a tenere nulla per loro, debbono assolutamente parlare. Però non poté fare altro che dare ragione a Moglie, e pensandoci, disse a sua volta, anche il comportamento di Uomo era cambiato. Indipendentemente dal tempo, non si vedeva più tanto spesso per il borgo, non usciva più per prendere la macchina e allontanarsi verso dove lui non sapeva. Lo vedeva sul terrazzo a fumare mentre lui faceva i suoi giri per il paese. Dovettero confessarsi reciprocamente che non avevano nulla da dire sul comportamento di Vedovella, anzi erano contenti per lei.

La ragazza non aveva nulla da fare in paese, aveva solo bisogno di tempo per riordinare la casa, pulire il misero giardinetto davanti l'ingresso e pulire, per quel che poteva il piccolo terreno da cose abbandonate.
Mentre si affannava nei lavori, pensava a quando era piccola e a quando qualche persona estranea veniva a trovare Pescatore e Lavandaia, più Pescatore che Lavandaia. Ricordava un giovane, poco più giovane di suo padre, che sedeva con lui al tavolo davanti a un fiasco di vino, le venne in mente che i fiaschi non esistevano più, erano anni che non li vedeva, che bevevano a piccoli sorsi mentre parlavano delle difficoltà del mare. Non erano, salvo rari momenti, mai allegri, avevano sempre un cipiglio che a lei bimba metteva quasi paura. Però ricordava una domenica, poco prima che la sua vita cambiasse e quella dei genitori finisse, che il giovane pescatore era stato invitato a pranzo. Lavandaia aveva fatto anche il dolce, lei che non ne era capace. Non rammentava cosa festeggiassero, ma certamente il piccolo dono che il giovane le aveva fatto. Una confezione di trucchi, sicuramente di poco valore, perché: "Stai diventando donna". Erano le sole parole che le erano rimaste impresse di quel pranzo insieme con il rossore che le aveva coperto le gote, lo sguardo finto severo di Pescatore e il sorriso amorevole di Lavandaia. Pulendo pulendo era giunta sera, la fioca luce della lampadina esterna non permetteva di andare oltre nel lavoro e, tutto sommato, era contenta di ciò che aveva fatto.

Anche Uomo si apprestava ad andare a letto. Il pomeriggio non aveva lavorato alla revisione dello scritto ma aveva letto i giornali, fumato, ascoltato musica e poco prima del tramonto, era uscito per una lunga passeggiata sul lungomare. Era quasi emozionato, nonostante l'età, per il pranzo del giorno dopo. Cosa portare? Un dolce? Dei fiori? Una cosa per la casa? Non era mai stato bravo nella scelta dei doni e poi erano anni che non aveva un'occasione del genere. Optò per una pianta e per un servizio da caffè per due.  Sarebbe andato a comperarli la domenica mattina al paese, sperando di trovare un negozio aperto. Tornò a casa, cenò e andò a dormire con un sentimento che non provava da anni.

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