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giovedì 24 maggio 2012

In un delirio di follia ...

Eravamo giovani, molto giovani e pieni di speranze e illusioni. Non contenti di coltivarle singolarmente frequentavamo, io e Luz (i più affezionati la storia la sanno), un centro di volontariato per il Terzo Mondo. Si studiava, si coltivava (forse la parola è esagerata), si allevavano (come prima) e poi si ammazzavano i conigli. Si studiava la storia del paese dove si voleva andare, nozioni basilari di economia, la lingua del posto di destinazione. Si facevano anche gruppi di studio. Il mio, che guarda caso prevedeva Luz, come partecipanti aveva anche un dottore di Roma e un ragazzo di Torino. Ci si dà appuntamento nella prima capitale d'Italia per il mese di marzo, l'impegno è presentarsi con un qualcosa di già scritto. Sinceramente non ricordo il tema che ci era toccato e nemmeno se avessimo fatto i compiti. Insomma occorre andare a Torino.
Si parte con una Dyane color sabbia in quattro, si era aggiunta una ragazza che tampinava il dottore, d'altronde era un'infermiera. Chi ha qualche anno sa cosa vuol dire guidare una dyane, e sa cosa succedeva quando la si "lanciava" a folle velocità. Ma neanche loro sanno cosa vuol dire tutto quanto detto dopo aver sentito la frase: "In un delirio di follia vi farò provare l'ebrezza della velocità". Si correva verso Civitavecchia per prendere l'Aurelia fino a Genova e salire poi fino a Torino. Da buoni romani non ci si può far mancare il caffè specialmente se si deve togliere il volante dalle mani di un dottore pazzo e in preda alla febbre, aveva 39 ma non ce lo aveva detto. Per non essere da meno l'infermiera si sparava fiale di baralgina per lenire fantomatici dolori. Autogrill, caffè e cambio di guidatore. Prendo il volante e non l'ho più lasciato fino al rientro a Roma. Comunque fu un bel viaggio, la casa di ringhiera a Torino, vuota e solo con i nostri sacchi a pelo, le piole e i tomini, i caffè e i portici. E fu la prima volta che pur stando a Torino non riuscii ad andare al museo Egizio, ci sono voluti solo 36 anni per soddisfare il desiderio.
Sarà perché eravamo giovani e sfigati (non è che poi sia cambiato molto), Luz per colpa del freddo si fece il viaggio di ritorno con la febbre.

6 commenti:

Cri ha detto...

Bellissima Torino! Ma il viaggio in macchina è proprio un'ammazzata, come diciamo a Roma... (Però, che bell'esperienza di vita)

il monticiano ha detto...

In definitiva all'andata e al ritorno con la febbre, ma che è stata un'epidemia? Forse sì ma anche un'epidemia d gioia, di spensieratezza e di voglia di vivere alla grande.

ps. ci vogliono troppi soldi per la compera e non credo che convenga.

listener-mgneros ha detto...

quanta vita in questo post e ancora viva!

luly ha detto...

Nonostante tutto i migliori....viaggi della nostra vita:)
Che bello.

Tina ha detto...

Vediamo, le case di ringhiera esistono nella zona Nord, ovvero, Corso Giulio Cesare, nella zona adiacente l'università, Corso San Maurizio, nell'oltre Po, ovvero, Corso Casale.

Mi spieghi dove diavolo siete approdati?

Gap...le Piole ci sono ancora e le frequento, vuoi mettere certi piatti di bagna caoda e musica che scaturisce dalle fisarmoniche...

Mi sta bene il museo egizio, ma non dirmi che ti sei perso la Venaria o il casino di caccia di Stupinigi...

Insomma, da maniaca della storia e dell'archeologia, vado in sollucchero quando leggo che altri si sono persi nella storia del passato ;-))

Notte buona Gap assieme a Luz ;-)))

Gap ha detto...

In ordine.
Praticamente di Torino si può dire che non abbiamo visto nulla a parte, 35 anni dopo, passeggiare per il centro, il Museo e le librerie. Nelle diverse volte che sono tornato a Torino, io mi sono visto anche il Castello di Rivoli e diverse volte il Lingotto, compresa la bolla, per mostre e convegni. Avevamo anche trovato un posto dove si mangiava bene, il circolo bocciofilo di via Ventimiglia, sempre se non ricordo male.
Ora che mi citi la strada potrebbe essere Corso Giulio Cesare, ma anche no.
Ci siamo ripromessi di tornare, prima o poi, sperando che non passino altri 35 anni.