Mi sono fermato al secondo rogo. E nemmeno voglio sapere se il direttore del Cam (Contemporary art museum), museo privato, ha intenzione di proseguire nella sua protesta. Intanto siamo arrivati ad un quadro e a una scultura in legno. Nel primo caso l'autrice, francese, ha seguito l'evento in collegamento, nel secondo la scultrice ha dato personalmente fuoco alla sua scultura. Volutamente non ho cercato foto delle due opere, non so quindi se fossero belle o brutte secondo il mio gusto. So o posso immaginare, invece, quanto è costato al direttore e alle due artiste il portare a compimento quel gesto autodistruttivo fatto per protestare contro l'inerzia di tutti verso il mondo dell'arte.
Immaginate Caravaggio che affida alle fiamme la sua Conversione di San Matteo (un quadro e un autore a caso) per protestare contro il mancato pagamento della commessa oppure Michelangelo che distrugge la sua Pietà a martellate non perché priva del dono della parola ma perché non trova una chiesa disposta ad accogliere l'opera. Certamente saremmo più poveri. Non so che valore avessero le opere, non so chi ci sia dietro il museo privato, come non so tante altre cose riguardo la vicenda. So, però, dove è Casoria. So che tutti sono pronti a parlarne quando c'è di male da dirne. Tutti collegano Casoria, una città di quasi ottantamila abitanti, alla camorra e al degrado, alla disoccupazione e ad altro ancora. Ma, a parte qualche "breve" nei tg nazionali e qualche articolo, scritto stancamente, sui quotidiani, il fatto è rimasto circoscritto al napoletano e ai suoi organi di stampa.
Così, a fuochi spenti, mi sono andato anche a leggere qualche polemichetta su questi organi d'informazione. Penoso spettacolo di localismi e piccole invidie e rivalse. Personalmente non avrei distrutto un bel niente, avrei portato le opere fuori dal museo e le avrei installate in strada e fatto la guida e la guardia notturna per preservarle e farle conoscere. Ma parlare dell'iniziativa del direttore del Cam (che giuro non conoscevo e non sapevo nemmeno che esistessero, il direttore e il museo) con queste parole: «Non è difficile scorgere nelle levate d'ingegno dell'ineffabile direttore il tentativo di stare a ridosso delle notizie giornalistiche, con la furbizia degli insolenti e nel modo untuoso di quei falsi mendicanti che presidiano i luoghi dove la gente è già col portafoglio alla mano» lo trovo irrispettoso, fuorviante ed offensivo. A meno che colui che le ha pronunciate non sappia cose che noi poveri lettori non conosciamo. In questo caso, invece di lanciare segnali, si potrebbe dire anche avvertimenti, dovrebbe parlare più estesamente, scendendo in particolari e spiegando perché tanta durezza verso un collega che si presume abbia a cuore le sorti del Cam come di qualsiasi altro museo o opera d'arte.
In un paese dove chiedere fondi e sovvenzionamenti per qualsiasi cosa è una regola, ora fa scandalo che un museo privato chieda contributi per rimanere in vita? E, tra le righe, si può leggere che se non si danno fondi ai musei pubblici non si vede il perché si debbano dare ai musei privati. In un Paese normale sarebbe anche corretto, ma in Italia non è così. Quindi non vedo nulla di strano che possano essere dati fondi ad un museo privato, ripeto, a Casoria. D'altronde se si danno soldi alle scuole private perché non si possono dare anche ai musei, purché conti e gestione siano trasparenti?
Forse, preoccupato per la situazione economica del Madre, il museo pubblico napoletano di arte contemporanea, si è spinto in la con le parole, forse ha avuto paura che il Cam, con la pur dubbia iniziativa, potesse togliergli risorse, forse, forse ....
Signor Eduardo Cicelyn, ci tolga i dubbi e ci spieghi le sue parole.
2 commenti:
qui parlare di arte o anche solo di espressione culturale personale è come parlare di sicurezza sul lavoro, di giustizia sociale, di libertà dallo strangolamento religioso, di libero pensiero in libera persona in libero stato...è come parlare di niente. Avrei bruciato anch'io ciò che ho prodotto fossi stato al loro posto.
Per una volta, caro List, non sono d'accordo. Roghi no, nemmeno di brutti quadri e brutte sculture e nemmeno belle. Roghi legati alla cultura mi fanno venire in mente Fahrenheit 451.
Posta un commento