Tranquilli, non vi parlo di me, vi parlo di chi sa farlo realmente. E', questo post, una delle mie improbabili recensioni. Vi parlerò di un libro di racconti. In particolare di un singolo racconto.Un racconto non è il surrogato di un romanzo, non è mancanza di idee, è uno specifico genere che non tutti sono in grado di affrontare, ogni volta che li leggo mi vengono in mente le serate invernali, descritte in molti libri, dove chi sapeva raccontava storie intorno ad un fuoco e teneva avvinto l'uditorio fino all'ora di andare a dormire. Ecco, vanno letti con quello spirito, sapendo cogliere l'immediatezza delle parole allora dette e ora scritte. In poche pagine occorre essere capaci di imbastire una trama, di fare una descrizione dei luoghi e dei personaggi, di penetrare l'animo umano in maniera breve ma completa, di commuovere o far sorridere, o entrambe le cose, di avvincere il lettore sapendo che, appunto, non si ha a disposizione la lunghezza di un romanzo. Un racconto è la sinteticità dell'essenziale. Non tutti ne sono capaci. E se quando hai finito di leggerlo chiudi il libro senza passare immediatamente al successivo racconto per non interrompere la magia della parola scritta, l'autore ha raggiunto il risultato.
Il racconto di cui parlo, e di cui non dirò nulla, come sempre nelle mie bislacche recensioni, per non privare chi volesse seguire il mio consiglio del piacere di leggerlo, è contenuto nel libro Un Natale in giallo edito dalla Sellerio, solo questo racconto, senza nulla togliere al valore degli scrittori presenti nella raccolta, vale la spesa di 14€. L'autore, che ha scritto solo tre altri libri, I delitti di via Medina-Sidonia (1996), La doppia vita di M.Laurent (1998), Il soffio della valanga (2002) è Santo Piazzese, biologo prestato alla scrittura come ama dire di se stesso. Lo scritto in questione ci regala, come al solito, una descrizione di Palermo, della sicilianità e di tipi umani (se così si può dire) collocabili in qualsiasi città italiana e non solo. Ma ci regala soprattutto un racconto dove si completa una storia, dove si dà speranza li dove non se ne era trovata. E' uno splendido omaggio e ricordo, venato di malinconia e di speranza e, volendo, dà un significato al Natale come rinascita e non come mera festa consumistica e rituale di buoni sentimenti che durano lo spazio della formulazione. E' un ricordo struggente di altre e alte pagine scritte in quello strumento meraviglioso e tecnologico che è un "vero libro in pura carta".
4 commenti:
lo leggerò...thanks!
Grazie, Gap. Uh, quanti libri dovrei leggere, mannaggia :D
Adoro Santo Piazzese, già da via Medina-Sidonia. I suoi libri hanno il suono magico della parola che vive nella scrittura.
Be' che bella recensione! Viene voglia di leggerelo, anche tu con poche righe hai colto nel segno!
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