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| Berlinguer al balcone delle Botteghe oscure |
domenica 30 ottobre 2011
Vertici e amplificatori
sabato 29 ottobre 2011
Marco e il lavoro
E' proprio vero che l'economia non fa per me, infatti non capisco come rendere più facile i licenziamenti possa servire a far ripartire l'economia. Anzi, sì, lo capisco e c'è un solo modo.
Nella mia azienda lavora Marco, ha 55 anni e mi costa un po' di soldini essendo qualificato e avendo raggiunto un posto abbastanza elevato nella gerarchia aziendale. Per di più è comunista, iscritto al sindacato, non salta uno sciopero, fa opera di proselitismo e il suo sindacato è il più numeroso dell'azienda. E, con la nuova legge, me lo devo tenere almeno fino a 67 anni. Di certo non posso fargli appunti sulla qualità e quantità di lavoro che svolge, non posso dire che ha mai ostacolato il lavoro o sobillato per cause ingiuste i suoi colleghi. Ma a me dà fastidio comunque. Ora, finalmente, me lo posso togliere di torno. Me lo dice già la lettera del governo, anzi di Silvio ai cari Hermann e José Manuel, che si tradurrà in un provvedimento di legge. Quando mi toglierò di mezzo Marco, assumerò un ventenne, con tutte le agevolazioni del caso così pagherò meno oneri sociali e meno stipendio, che mi farò consigliare dal parroco così non mi manderà un rompicoglioni. E comunque non sarò costretto a dovermelo tenere per tutta la vita. Anzi a passarlo in eredità ai figli insieme con l'azienda.
Certo il pensiero che Marco resti senza lavoro un po' mi preoccupa e mi dispiace. So la storia di quando è rimasto disoccupato a 44 anni e gli dicevano, nei colloqui per un nuovo posto: "Ma, lo sa, l'età ..." e il lavoro sfumava in un batter di ciglia. Ma, forse, vista l'età e il fatto che ha iniziato a lavorare presto, potrebbe riuscire ad andare in pensione. Ma se Marco avesse trentacinque anni, che fine farebbe? Ho sentito parlare che gli darebbero due anni di stipendio così avrebbe il tempo di trovare lavoro, ma dove? Se Tutti licenziano, chi con un vero motivo, chi per fare pulizia etnica nelle proprie aziende, dove troveranno lavoro questi operai, impiegati, tecnici, ecc?
E poi, pensandoci bene. Se Marco me lo dovessi tenere fino a 67 anni, andrebbe pure bene perché sta seduto dietro a una scrivania, ma se fosse alla catena o su un'impalcatura, con che coraggio lo potrei far lavorare? E se me lo tengo fino a 67 anni, quando faccio entrare i giovani in questa azienda?
No, non sono un economista e nemmeno un giuslavorista, non capisco, qualcuno mi spieghi.
Foto tratte da:
Liliana Lanzardo
Dalla bottega artigiana alla fabbrica
Editori Riuniti 1999
P.S. Scrivendo mi sono reso conto che questo esempio ha diversi punti di contatto con la mia vita lavorativa. E' un caso.
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| Torino Officina Fiat 1900 circa |
Certo il pensiero che Marco resti senza lavoro un po' mi preoccupa e mi dispiace. So la storia di quando è rimasto disoccupato a 44 anni e gli dicevano, nei colloqui per un nuovo posto: "Ma, lo sa, l'età ..." e il lavoro sfumava in un batter di ciglia. Ma, forse, vista l'età e il fatto che ha iniziato a lavorare presto, potrebbe riuscire ad andare in pensione. Ma se Marco avesse trentacinque anni, che fine farebbe? Ho sentito parlare che gli darebbero due anni di stipendio così avrebbe il tempo di trovare lavoro, ma dove? Se Tutti licenziano, chi con un vero motivo, chi per fare pulizia etnica nelle proprie aziende, dove troveranno lavoro questi operai, impiegati, tecnici, ecc?
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| Milano 1976 Foto di Uliano Lucas |
No, non sono un economista e nemmeno un giuslavorista, non capisco, qualcuno mi spieghi.
Foto tratte da:
Liliana Lanzardo
Dalla bottega artigiana alla fabbrica
Editori Riuniti 1999
P.S. Scrivendo mi sono reso conto che questo esempio ha diversi punti di contatto con la mia vita lavorativa. E' un caso.
giovedì 27 ottobre 2011
lunedì 24 ottobre 2011
Riflessioni di morte
Due morti eccellenti. Due morti violente. Eppure in centinaia di migliaia di persone hanno visto e condiviso la violenza delle immagini di Gheddafi e di Simoncelli. Due episodi diversi per significato, svolgimento e traccia che lasceranno nella storia, piccola o grande che sia.
Ecco, siamo diventati tutti dei guardoni. Non ci basta più la finzione cinematografica della morte violenta. Ci occorre quella vera, in diretta. Più violenta, più scioccante è, più si guarda, si gusta quasi, in un perverso gioco di emozioni malate.
Anni fa vennero trasmessi in tv gli ultimi istanti di vita di Ceaucescu e sua moglie prima, durante e dopo la fucilazione. Si sviluppò un dibattito sul caso e sul perché fossero state trasmesse certe immagini in tv. Ora nemmeno ci si bada più. Iniziò tutto con Vermicino. La prima tragedia italiana trasmessa per la prima volta in diretta fatta eccezione per i morti "da" sport. Personalmente ricordo Lorenzo Bandini a Montecarlo e Renzo Pasolini, Jarco Saarinen e altri tre motociclisti.
Ricordo anche che quando ero piccolo, insieme ai tanti cuginetti, venimmo messi a dormire, tutti nello stesso letto, nella casa dei nonni. Si attendeva che Nonno spirasse e non volevano che noi piccoli lo vedessimo. Caso volle che un gioco di specchi mi permise di vedere la morte in diretta, e non l'ho più dimenticata. I bambini di ora che rapporto avranno con la morte che ormai è ridotta ad uno spettacolo televisivo giornaliero?
P.S. I primi cinque video sull'incidente di Sepang sono stati visti, alle 19.30 del 24 ottobre, 1.926.840 volte. A questo aggiungete tutte le volte che le televisioni di tutto il mondo lo hanno tramesso e i milioni di foto che circolano.
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| Antonello da Messina Pietà |
Anni fa vennero trasmessi in tv gli ultimi istanti di vita di Ceaucescu e sua moglie prima, durante e dopo la fucilazione. Si sviluppò un dibattito sul caso e sul perché fossero state trasmesse certe immagini in tv. Ora nemmeno ci si bada più. Iniziò tutto con Vermicino. La prima tragedia italiana trasmessa per la prima volta in diretta fatta eccezione per i morti "da" sport. Personalmente ricordo Lorenzo Bandini a Montecarlo e Renzo Pasolini, Jarco Saarinen e altri tre motociclisti.
Ricordo anche che quando ero piccolo, insieme ai tanti cuginetti, venimmo messi a dormire, tutti nello stesso letto, nella casa dei nonni. Si attendeva che Nonno spirasse e non volevano che noi piccoli lo vedessimo. Caso volle che un gioco di specchi mi permise di vedere la morte in diretta, e non l'ho più dimenticata. I bambini di ora che rapporto avranno con la morte che ormai è ridotta ad uno spettacolo televisivo giornaliero?
P.S. I primi cinque video sull'incidente di Sepang sono stati visti, alle 19.30 del 24 ottobre, 1.926.840 volte. A questo aggiungete tutte le volte che le televisioni di tutto il mondo lo hanno tramesso e i milioni di foto che circolano.
giovedì 20 ottobre 2011
L'antipolitica
L'antipolitica è diventata l'alibi per ogni cosa, anche per l'acidità di stomaco, la caduta dei capelli e anche l'unghia incarnita.
In Molise rivince il candidato del centro-destra? La colpa è di Grillo e dell'antipolitica. A nessuno viene in mente di guardare nel proprio occhio per togliersi la trave. All'Udc è bastato che il candidato Pdl togliesse il nome "Berlusconi" dal simbolo per accodarsi al carro del vincitore. La coalizione di centro-sinistra è riuscita a scegliere un candidato, Paolo di Laura Frattura che "... è stato candidato nelle liste di Forza Italia, al fianco di Iorio (attuale Presidente Regione Molise), prima nel 2000 e poi nel 2005 e solo alcuni mesi fa ha deciso di sfidare lo stesso Iorio presentandosi a sinistra". Ma questo per i perdenti non conta. La colpa è comunque del Movimento a Cinque Stelle che ha riscosso un notevole successo arrivando al 5%. Cosa penso di Grillo i miei lettori lo sanno. Come sanno cosa penso del Pd e della dissennata politica ondivaga che praticano. Certo, se molti voti in libera uscita verso Grillo fossero rimasti in casa centro-sinistra si sarebbe vinto. Ma si è certi di aver scelto il candidato giusto? Si è certi che scaricando le colpe sugli altri si fa la scelta politica giusta?
Elio Germano a domanda risponde che l'antipolitica la fanno i politici in televisione. La facessero solo in quelle occasioni saremmo fortunati. E nemmeno si può dire che il movimento di Grillo fosse una novità. La stessa cosa era già successa in Piemonte dove il cdx ha vinto di misura con Cota. Sembra che le candidature in Molise siano state fatte non tenendo conto del precedente. Inettitudine, superbia o che altro?
"La manifestazione del 15 era antipolitica". E' l'apodittica asserzione che ha circolato, prima, durante e dopo l'ormai famoso sabato 15 ottobre in ogni dove. Eppure sarebbe bastato esserci o vedere la tv o delle semplici foto per capire che la manifestazione era politica. E lo era anche in forma "classica" per la presenza di moltissimi militanti di partito con tanto di bandiere. Oppure vogliamo cambiare il senso della parola "politica"? Che la politica si occupi di analizzare una data situazione sociale o una struttura sociale o un'azione sociale per far derivare dall'analisi una strategia è il minimo che si possa chiedere. E sabato scorso a Roma, come in molte altre città, non si stava facendo altro che dare la possibilità, alla politica, di fare il suo compito. Capire, se ancora ce ne fosse bisogno, che la gente soffre e non è più in grado di sopportare tali sofferenze volute e imposte da altri (leggi finanza, economia). Il processo di formazione di una strategia politica comporta, come minimo, competitività tra le parti e in alcuni casi anche conflitto.
Il conflitto, non sempre auspicato, desiderato, suscitato e gestito dalla maggioranza, non è altro che la lotta diretta e violenta per raggiungere l'obiettivo. Che per entrambe le parti in causa è il potere. Il conflitto in sé è un fatto costruttivo, il giudizio cambia quando nel conflitto entra in gioco non più la dialettica ma la forza e la violenza. Per alcuni il conflitto è inevitabile perché non ci potrà mai essere un punto di congiunzione tra due opposte tesi politiche ed economiche. La tesi che il conflitto sia necessario non è solo della sinistra, come qualcuno vorrebbe far credere, ma ha i suoi teorici anche a destra. Qualcuno, recentemente, ha teorizzato che il conflitto serve a bilanciare la tendenza al modello "utopico" dell'armonia o dell'equilibrio.
Affinché non si ripetano "giornate romane" sarebbe il caso che il conflitto si riposizioni nell'alveo del dibattito ma è indispensabile che non si perda ulteriore tempo per trovare un pur minimo punto di equilibrio. Almeno per dimostrare che non tutto si riduce ad utopia e per togliere spazio ed occasioni ai violenti.
In Molise rivince il candidato del centro-destra? La colpa è di Grillo e dell'antipolitica. A nessuno viene in mente di guardare nel proprio occhio per togliersi la trave. All'Udc è bastato che il candidato Pdl togliesse il nome "Berlusconi" dal simbolo per accodarsi al carro del vincitore. La coalizione di centro-sinistra è riuscita a scegliere un candidato, Paolo di Laura Frattura che "... è stato candidato nelle liste di Forza Italia, al fianco di Iorio (attuale Presidente Regione Molise), prima nel 2000 e poi nel 2005 e solo alcuni mesi fa ha deciso di sfidare lo stesso Iorio presentandosi a sinistra". Ma questo per i perdenti non conta. La colpa è comunque del Movimento a Cinque Stelle che ha riscosso un notevole successo arrivando al 5%. Cosa penso di Grillo i miei lettori lo sanno. Come sanno cosa penso del Pd e della dissennata politica ondivaga che praticano. Certo, se molti voti in libera uscita verso Grillo fossero rimasti in casa centro-sinistra si sarebbe vinto. Ma si è certi di aver scelto il candidato giusto? Si è certi che scaricando le colpe sugli altri si fa la scelta politica giusta?
Elio Germano a domanda risponde che l'antipolitica la fanno i politici in televisione. La facessero solo in quelle occasioni saremmo fortunati. E nemmeno si può dire che il movimento di Grillo fosse una novità. La stessa cosa era già successa in Piemonte dove il cdx ha vinto di misura con Cota. Sembra che le candidature in Molise siano state fatte non tenendo conto del precedente. Inettitudine, superbia o che altro?
"La manifestazione del 15 era antipolitica". E' l'apodittica asserzione che ha circolato, prima, durante e dopo l'ormai famoso sabato 15 ottobre in ogni dove. Eppure sarebbe bastato esserci o vedere la tv o delle semplici foto per capire che la manifestazione era politica. E lo era anche in forma "classica" per la presenza di moltissimi militanti di partito con tanto di bandiere. Oppure vogliamo cambiare il senso della parola "politica"? Che la politica si occupi di analizzare una data situazione sociale o una struttura sociale o un'azione sociale per far derivare dall'analisi una strategia è il minimo che si possa chiedere. E sabato scorso a Roma, come in molte altre città, non si stava facendo altro che dare la possibilità, alla politica, di fare il suo compito. Capire, se ancora ce ne fosse bisogno, che la gente soffre e non è più in grado di sopportare tali sofferenze volute e imposte da altri (leggi finanza, economia). Il processo di formazione di una strategia politica comporta, come minimo, competitività tra le parti e in alcuni casi anche conflitto.
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| Foto di Arguzia o di Capitan F. |
Affinché non si ripetano "giornate romane" sarebbe il caso che il conflitto si riposizioni nell'alveo del dibattito ma è indispensabile che non si perda ulteriore tempo per trovare un pur minimo punto di equilibrio. Almeno per dimostrare che non tutto si riduce ad utopia e per togliere spazio ed occasioni ai violenti.
martedì 18 ottobre 2011
Professionisti e dilettanti della violenza
Dato che a nessuno interessano le mie prestazioni professionali ho del tempo a disposizione, quindi mi sono andato a rileggere cose scritte su blog che frequento abitualmente e blog a me del tutto sconosciuti e visitati per la prima volta in questa occasione. Mi è bastato digitare una frasetta su Google e, come per magia, mi si è aperto un mondo che sapevo che esisteva ma non avevo mai esplorato. Un mondo fatto di ripensamenti, distinguo, condivisione e tanto altro ancora.
Prima di andare avanti devo ribadire un paio di cose già dette in precedenti e anche vecchissimi post. Non ho mai tirato un san(m)pietrino (si può dire in entrambi i modi), non ho mai divelto un palo segnaletico, non ho mai tirato molotov e bombe carta. Al massimo mi sono sempre difeso con le mani. Mi posso definire un pacifico se non vengo tirato per i capelli (che tra l'altro non ho quasi più). Non ho mai giustificato la violenza, al massimo ho tentato di capirne le ragioni, di quella politica. E non sono nemmeno di quelli che dicevano "né con lo Stato né con le Br, ero di quelli che condannavano e basta, senza se e senza ma (è la seconda volta che oggi uso questa allocuzione). E di questo ho scritto diverse volte. Penso di non essermi dimenticato nulla.
Negli ultimi anni c'è stato un ritorno di fiamma della violenza politica o parapolitica in Europa. Violenza figlia della crisi, penso che almeno questo non si possa mettere in dubbio. Insomma, in questo mio giro nella rete ho ri-scoperto che molti blogger approvavano, appoggiavano, giustificavano e, in alcuni casi, si auguravano che la stessa cosa accadesse in Italia. Dopo i fatti del 14 dicembre 2010 sono iniziati i distinguo e le prime più o meno timide dissociazioni. Dopo il 15 ottobre 2011 le dissociazioni sono diventate massicce, contraddicendo anche spericolate dichiarazioni precedenti. E sono diventate talmente spericolate le dissociazioni di ora che esse lasciano perplessi. Non c'è più ragionamento politico dietro le dissociazioni, non c'è più nessun tipo d'analisi sociale. C'è solo la paura.
E la paura, a mio modo di vedere, è una cattiva consigliera. Nessuna azione è priva di rischi (se vogliamo è diventato rischioso anche professare le proprie idee), e nessuna azione è priva di conseguenze. Ovvero, la violenza fine a se stessa non serve a nulla ed è controproducente, si rivela un cavallo di Troia a disposizione del Potere. Ma il non voler capire, analizzare, minimizzare ciò che è accaduto è altrettanto foriero di negatività.
Continuare a dire che gli scontri sono stati solo di una frangia di violenti è coprirsi gli occhi con il prosciutto (con i tempi che corrono forse è meglio la mortadella che costa meno). Quello che è accaduto a Roma non è opera solo di un migliaio di "professionisti", viste le interviste che costoro rilasciano a questo o quello. E' il solito giochetto. C'è chi inizia sperando che ci sia poi chi si accoda. E' sempre così, è sempre stato così. Sabato scorso è accaduto lo stesso. Alla manifestazione c'eravamo andati tutti preparati. Sia chi voleva fare gli scontri (professionisti), chi attendeva gli eventi (dilettanti), sia chi da essi rifuggiva.
La categoria di mezzo si è ad un certo punto divisa, una parte si è immersa nella violenza e una parte si è dissociata (per paura?). Resta indubbio che le frange estreme sono cresciute all'interno del corteo stesso. E basterebbe guardare i video con attenzione per vedere che tra coloro che attaccavano le forze dell'ordine ci sono anche "truppe non mimetizzate".
C'è una carenza d'analisi sul perché la violenza, fine a se stessa, sia tornata ad esercitare il suo fascino perverso sui ragazzini. Si leggono generici approfondimenti che lasciano il tempo che trovano. Sono gli approfondimenti che potrei fare io o tanti altri come me. Non si mettono le mani nella cacca per paura di sporcarsele. E finché qualcuno lo farà non si faranno passi avanti nella comprensione di come si sia generata ed estesa la violenza di sabato 15 ottobre 2011. E non è nemmeno il caso di rispolverare i cattivi maestri di anni ormai lontani. Non c'è bisogno di investigare per trovarli. Sono davanti a tutti, tutti i giorni. Sui giornali, in televisione e nella rete. Sono coloro che detengono i nostri destini nelle loro mani. I ricchi che non si accontentano mai di essere tali e vorrebbero sempre di più a scapito degli altri. I ricchi che hanno anche qualche momento di resipiscenza e ci danno il contentino di giustificare le nostre azioni non violente.
Ora mi faccio una domanda banale.
Se sabato 15 ottobre 2011 la manifestazione di Roma fosse andata liscia come l'olio, se non ci fosse stato alcun incidente, saremmo ancora qui a parlarne?
Prima di andare avanti devo ribadire un paio di cose già dette in precedenti e anche vecchissimi post. Non ho mai tirato un san(m)pietrino (si può dire in entrambi i modi), non ho mai divelto un palo segnaletico, non ho mai tirato molotov e bombe carta. Al massimo mi sono sempre difeso con le mani. Mi posso definire un pacifico se non vengo tirato per i capelli (che tra l'altro non ho quasi più). Non ho mai giustificato la violenza, al massimo ho tentato di capirne le ragioni, di quella politica. E non sono nemmeno di quelli che dicevano "né con lo Stato né con le Br, ero di quelli che condannavano e basta, senza se e senza ma (è la seconda volta che oggi uso questa allocuzione). E di questo ho scritto diverse volte. Penso di non essermi dimenticato nulla.
Negli ultimi anni c'è stato un ritorno di fiamma della violenza politica o parapolitica in Europa. Violenza figlia della crisi, penso che almeno questo non si possa mettere in dubbio. Insomma, in questo mio giro nella rete ho ri-scoperto che molti blogger approvavano, appoggiavano, giustificavano e, in alcuni casi, si auguravano che la stessa cosa accadesse in Italia. Dopo i fatti del 14 dicembre 2010 sono iniziati i distinguo e le prime più o meno timide dissociazioni. Dopo il 15 ottobre 2011 le dissociazioni sono diventate massicce, contraddicendo anche spericolate dichiarazioni precedenti. E sono diventate talmente spericolate le dissociazioni di ora che esse lasciano perplessi. Non c'è più ragionamento politico dietro le dissociazioni, non c'è più nessun tipo d'analisi sociale. C'è solo la paura.
E la paura, a mio modo di vedere, è una cattiva consigliera. Nessuna azione è priva di rischi (se vogliamo è diventato rischioso anche professare le proprie idee), e nessuna azione è priva di conseguenze. Ovvero, la violenza fine a se stessa non serve a nulla ed è controproducente, si rivela un cavallo di Troia a disposizione del Potere. Ma il non voler capire, analizzare, minimizzare ciò che è accaduto è altrettanto foriero di negatività.
Continuare a dire che gli scontri sono stati solo di una frangia di violenti è coprirsi gli occhi con il prosciutto (con i tempi che corrono forse è meglio la mortadella che costa meno). Quello che è accaduto a Roma non è opera solo di un migliaio di "professionisti", viste le interviste che costoro rilasciano a questo o quello. E' il solito giochetto. C'è chi inizia sperando che ci sia poi chi si accoda. E' sempre così, è sempre stato così. Sabato scorso è accaduto lo stesso. Alla manifestazione c'eravamo andati tutti preparati. Sia chi voleva fare gli scontri (professionisti), chi attendeva gli eventi (dilettanti), sia chi da essi rifuggiva.
La categoria di mezzo si è ad un certo punto divisa, una parte si è immersa nella violenza e una parte si è dissociata (per paura?). Resta indubbio che le frange estreme sono cresciute all'interno del corteo stesso. E basterebbe guardare i video con attenzione per vedere che tra coloro che attaccavano le forze dell'ordine ci sono anche "truppe non mimetizzate".C'è una carenza d'analisi sul perché la violenza, fine a se stessa, sia tornata ad esercitare il suo fascino perverso sui ragazzini. Si leggono generici approfondimenti che lasciano il tempo che trovano. Sono gli approfondimenti che potrei fare io o tanti altri come me. Non si mettono le mani nella cacca per paura di sporcarsele. E finché qualcuno lo farà non si faranno passi avanti nella comprensione di come si sia generata ed estesa la violenza di sabato 15 ottobre 2011. E non è nemmeno il caso di rispolverare i cattivi maestri di anni ormai lontani. Non c'è bisogno di investigare per trovarli. Sono davanti a tutti, tutti i giorni. Sui giornali, in televisione e nella rete. Sono coloro che detengono i nostri destini nelle loro mani. I ricchi che non si accontentano mai di essere tali e vorrebbero sempre di più a scapito degli altri. I ricchi che hanno anche qualche momento di resipiscenza e ci danno il contentino di giustificare le nostre azioni non violente.
Ora mi faccio una domanda banale.
Se sabato 15 ottobre 2011 la manifestazione di Roma fosse andata liscia come l'olio, se non ci fosse stato alcun incidente, saremmo ancora qui a parlarne?
lunedì 17 ottobre 2011
Ancora sul 15 ottobre e le relative conseguenze
Domanda della giornalista: Perché tra i tanti paesi in cui oggi c'è stata la manifestazione, solo in Italia ci sono stati scontri?
Risposta: Perché in nessun altro paese c'è un governo come questo!
Ineccepibile e da qui parte un ragionamento che spero di portare a termine con logica e coerenza.
Grecia. Crisi irreversibile. Si scopre che il precedente governo, di centrodestra, per entrare in Europa ha falsificato i conti (ma chi li ha controllati a Bruxelles, il pizzicarolo?). La dirigenza attuale, centrosinistra, pagando colpe altrui e non solo le proprie, vara misure a dir poco durissime. Manifestazioni, scontri e anche morti
Spagna. Crisi nera. Anzi nerissima stanno per affondare. Non sarà così, ma nonostante questo il premier indice nuove elezioni e dichiara che non si ripresenterà. Manifestazioni, niente scontri e niente feriti e morti.
Allora occorre pensare a fare i raffronti con la Grecia e non con la Spagna. Da questi raffronti viene fuori che a governo disastroso corrispondono proteste con incidenti, feriti e morti.
Ora, indipendentemente dalla genesi, svolgimento e conseguenze pratiche degli scontri di Roma occorre pensare alle conseguenze generali e politiche. Di Pietro, di cui ho sempre dubitato e continuo a dire essere un destrorso che per situazioni contingenti è schierato a sinistra(?), lancia l'idea di ripristinare la legge Reale, vecchia o rivisitata non conta. Noi più anziani sappiamo che il terrorismo non è stato sconfitto con la legge Reale e con le carcerazioni preventive e/o prolungate. D'altronde nemmeno il fascismo, che faceva largo uso della carcerazione preventiva, riuscì a sconfiggere l'opposizione. E queste cose dovrebbero saperle anche Gasparri e Alemanno che quel periodo lo conoscono bene. Ora appellarsi alle leggi speciali vuol dire, come Stato, calarsi le brache. Vuol dire non avere strumenti per neutralizzare le cause di queste proteste.
Tra i primi risultati degli scontri e della seguente "indignazione" della classe politica c'è il divieto di manifestare con corteo a Roma e di fare solo un presidio in piazza. I primi a subire questa restrizione della libertà di dissenso sarà la Fiom.
Se questa misura dovrebbe servire ad evitare incidenti mi dovrebbero spiegare in base a quale ragionamento. Se le mie intenzioni sono quelle di provocare disordini, non mi spaventerebbe certo l'essere fermo in una piazza. Anche perché in quella piazza non ci vengo teletrasportato ma ci dovrei arrivare con le mie gambe percorrendo strade che, a quel punto, decido io e nessun altro. Di conseguenza sarei ancora meno controllabile perché mi potrei mimetizzare tra gli abitanti della città, e parlando di Roma, come un turista qualsiasi. Se poi si pensa che una piazza sia più controllabile vuol dire che la stessa sarà militarizzata con il controllo di chi entra e chi esce limitando la libertà di movimento anche dei "normali" cittadini.
Uno stato di polizia non risolve i problemi, questi problemi, li acuisce perché essi sono originate da una anomalia. Un governo screditato che non fa nulla per neutralizzare le cause della protesta e che non ha nessuna intenzione di lasciare libero il campo per far tentare ad altri di arginare e frenare la corsa verso il baratro. La loro inettitudine si evince anche dalle accuse rivolte anche a coloro che riconoscono la validità della protesta e delle manifestazioni di piazza.
Banalizzare e ridurre tutto ad una questione di infiltrati e di violenti vuol dire non essere in grado di analizzare e capire le origini e gli sviluppi della protesta e il salto di qualità di questa violenza. Dovrei ripetere cose già scritte nei precedenti post ma ve lo risparmio. Che poi all'interno della manifestazione ci fossero dei "professionisti della protesta" è normale. Se poi si voleva evitare che partecipassero i "professionisti" i mezzi c'erano. Abbiamo diverse forze di polizia, abbiamo servizi segreti in abbondanza. Ci vogliamo chiedere perché non hanno funzionato? O vogliamo continuare solo a scaricare la colpa sugli altri?
Stamane, al bar, un ragazzo, non politicizzato, ci ha chiesto della manifestazione e di come fosse andata. Mi ha colpito che fosse rimasto turbato dallo sputo a Pannella. "Ma è uno grande, ha 80 anni". Spiegatogli perché è stato contestato e fatto oggetto di sputi, non ha replicato, specialmente dopo avergli fatto capire che con il loro comportamento i radicali hanno sputato anche in faccia a lui che, a suo dire, ha votato per il centro-sinistra. Occorre parlare con la gente e far capire che anche le reazioni più violente, condivisibili o meno, hanno un'origine.,
Risposta: Perché in nessun altro paese c'è un governo come questo!
Ineccepibile e da qui parte un ragionamento che spero di portare a termine con logica e coerenza.
Grecia. Crisi irreversibile. Si scopre che il precedente governo, di centrodestra, per entrare in Europa ha falsificato i conti (ma chi li ha controllati a Bruxelles, il pizzicarolo?). La dirigenza attuale, centrosinistra, pagando colpe altrui e non solo le proprie, vara misure a dir poco durissime. Manifestazioni, scontri e anche morti
Spagna. Crisi nera. Anzi nerissima stanno per affondare. Non sarà così, ma nonostante questo il premier indice nuove elezioni e dichiara che non si ripresenterà. Manifestazioni, niente scontri e niente feriti e morti.
Allora occorre pensare a fare i raffronti con la Grecia e non con la Spagna. Da questi raffronti viene fuori che a governo disastroso corrispondono proteste con incidenti, feriti e morti.
Ora, indipendentemente dalla genesi, svolgimento e conseguenze pratiche degli scontri di Roma occorre pensare alle conseguenze generali e politiche. Di Pietro, di cui ho sempre dubitato e continuo a dire essere un destrorso che per situazioni contingenti è schierato a sinistra(?), lancia l'idea di ripristinare la legge Reale, vecchia o rivisitata non conta. Noi più anziani sappiamo che il terrorismo non è stato sconfitto con la legge Reale e con le carcerazioni preventive e/o prolungate. D'altronde nemmeno il fascismo, che faceva largo uso della carcerazione preventiva, riuscì a sconfiggere l'opposizione. E queste cose dovrebbero saperle anche Gasparri e Alemanno che quel periodo lo conoscono bene. Ora appellarsi alle leggi speciali vuol dire, come Stato, calarsi le brache. Vuol dire non avere strumenti per neutralizzare le cause di queste proteste.
Tra i primi risultati degli scontri e della seguente "indignazione" della classe politica c'è il divieto di manifestare con corteo a Roma e di fare solo un presidio in piazza. I primi a subire questa restrizione della libertà di dissenso sarà la Fiom.
Se questa misura dovrebbe servire ad evitare incidenti mi dovrebbero spiegare in base a quale ragionamento. Se le mie intenzioni sono quelle di provocare disordini, non mi spaventerebbe certo l'essere fermo in una piazza. Anche perché in quella piazza non ci vengo teletrasportato ma ci dovrei arrivare con le mie gambe percorrendo strade che, a quel punto, decido io e nessun altro. Di conseguenza sarei ancora meno controllabile perché mi potrei mimetizzare tra gli abitanti della città, e parlando di Roma, come un turista qualsiasi. Se poi si pensa che una piazza sia più controllabile vuol dire che la stessa sarà militarizzata con il controllo di chi entra e chi esce limitando la libertà di movimento anche dei "normali" cittadini.
Uno stato di polizia non risolve i problemi, questi problemi, li acuisce perché essi sono originate da una anomalia. Un governo screditato che non fa nulla per neutralizzare le cause della protesta e che non ha nessuna intenzione di lasciare libero il campo per far tentare ad altri di arginare e frenare la corsa verso il baratro. La loro inettitudine si evince anche dalle accuse rivolte anche a coloro che riconoscono la validità della protesta e delle manifestazioni di piazza.
Banalizzare e ridurre tutto ad una questione di infiltrati e di violenti vuol dire non essere in grado di analizzare e capire le origini e gli sviluppi della protesta e il salto di qualità di questa violenza. Dovrei ripetere cose già scritte nei precedenti post ma ve lo risparmio. Che poi all'interno della manifestazione ci fossero dei "professionisti della protesta" è normale. Se poi si voleva evitare che partecipassero i "professionisti" i mezzi c'erano. Abbiamo diverse forze di polizia, abbiamo servizi segreti in abbondanza. Ci vogliamo chiedere perché non hanno funzionato? O vogliamo continuare solo a scaricare la colpa sugli altri?
Stamane, al bar, un ragazzo, non politicizzato, ci ha chiesto della manifestazione e di come fosse andata. Mi ha colpito che fosse rimasto turbato dallo sputo a Pannella. "Ma è uno grande, ha 80 anni". Spiegatogli perché è stato contestato e fatto oggetto di sputi, non ha replicato, specialmente dopo avergli fatto capire che con il loro comportamento i radicali hanno sputato anche in faccia a lui che, a suo dire, ha votato per il centro-sinistra. Occorre parlare con la gente e far capire che anche le reazioni più violente, condivisibili o meno, hanno un'origine.,
domenica 16 ottobre 2011
Si va. Pur con tutte le contraddizioni si scende in piazza. Perché la piazza non è di uno o di pochi ma di molti, finché non sarà di tutti
Ieri mattina su fb scrivevo queste parole "Si va. Pur con tutte le contraddizioni si scende in piazza. Perché la piazza non è di uno o di pochi ma di molti, finché non sarà di tutti".
Alla luce di quello che è successo continuo a pensare che la scelta sia stata giusta. Era, e per me rimarrà, una manifestazione giusta che voleva coniugare le diverse posizioni presenti nel corteo. Dalle più estreme fino alle più moderate.
Ciò che va preso in considerazione è il salto di qualità dei cosiddetti B.B. Tutti si attendevano scontri e tentativi di sfondamento verso "obiettivi sensibili" quali il Ministero degli Interni, da Piazza Santa Maria Maggiore, o verso Piazza Venezia (e Palazzo Grazioli) dall'incrocio con via dei Fori Imperiali. Non è stato così. E qui si è capito che gli obiettivi erano altri. L'obiettivo principale, a cui nessuno era preparato, manifestanti, polizia, osservatori in grado di dire tutto e il contrario di tutto stando davanti a uno schermo e pontificare dalla televisione, era spezzare la manifestazione in più tronconi e rendere la manifestazione stessa un ostacolo a chi sarebbe dovuto intervenire per sedare gli scontri e rendere la manifestazione stessa un vantaggio per proseguire con l'opera di distruzione non solo materiale ma anche ideale dei principi ispiratori della manifestazione.
E', di conseguenza, pura dietrologia speculare su presunti errori della polizia, che pure ci sono stati. Non è dietrologia, invece, prendere atto della ingenuità, se vogliamo chiamarla così, ma sarebbe meglio chiamarla inettitudine di coloro che hanno organizzato la dimostrazione. Tutti, ripeto TUTTI, sapevano che ci sarebbero stati incidenti. Tutti giocavano ad ipotizzare, come detto, dove e quando si sarebbero verificati. Mi è tornata alla mente la situazione della partita di calcio Italia-Serbia di Genova. Tutti sapevano chi stava andando a Genova e con quali intenti. Tutti sappiamo come è andata a finire. Niente partita per colpa di trecento persone. Niente manifestazione per colpa di un migliaio di B.B.
"Dall'Europa stanno scendendo a Roma". I B.B. come i nuovi barbari che vengono a mettere a ferro e fuoco la capitale dell'Impero. Novelli Brenno a fare il sacco di Roma e a gridare "Vae victis". Ma non fateci ridere. Tutti gli arrestati e i fermati, fino a prova contraria sono italiani e romani. Come se per fare certe cose ci dovesse insegnare qualcosa qualcuno. E poi, estremizzando il pensiero, siamo così sicuri che se la violenza fosse stata rivolta verso altri luoghi e altre persone , non saremmo stati d'accordo? O, perlomeno, più "giustificazionisti"?
Ricordate questa foto? E' degli scontri "studenteschi" del 14 dicembre 2010 sempre a Roma. Guardatela bene perché le foto non vanno solo guardate, vanno lette. In prima fila ci sono gli agitatori, coloro che danno il via agli scontri. Dietro c'è tutto il resto della manifestazione. Dietro c'è gente, che se anche non condivide ciò che sta accadendo, rimane lì perché sa che l'obiettivo della violenza non sono loro ma il "potere".
Ora trovate, tra le tante foto e filmati di ieri, una immagine simile. Non la potrete trovare perché non può esistere. I manifestanti ieri sono stati l'obiettivo della violenza perché funzionali al disegno di pochi. Il sacrificio di molti per gli interessi di pochi. Mi sembra uno stravolgimento abbastanza grande.
A qualcuno di questi B.B. sarà sembrato di essere in Spagna nel 1936 quando hanno assaltato la chiesa di San Marcellino. Ateo, e per alcuni versi molto anticlericale, ho trovato la cosa come la più stupida della giornata.
E qui apro una parentesi sulla polemica, in parte giustificata, dell'amica Arguzia sul titolo de l'Unità di oggi. E' vero, nessuno può mettere in dubbio che la parola "violentata" si riferisce alle donne, purtroppo. Ma quando ieri sono arrivati in piazza i violenti e sono stati caricati tra la gente inerme e pacifica, quando le opposte fazioni si sono scagliate l'una contro l'altra armate tra bambini e anziani, quando si è vista gente in preda al panico che non sapeva cosa fare, scappare (e dove?) rimanere fermi appiccicati al muro come manifesti, sì, si può dire che la Piazza (come luogo fisico e luogo concettuale) è stata violentata. Quando si precipitano in eventi di così grave portata ignari cittadini spinti in piazza dalla voglia di giustizia economica e sociale, sì, si può dire che sono stati violentati.
Ieri ho letto un cartello che recitava più o meno così: "Per una economia democratica". Questo era il livello. L'ingenuità data in pasto ai lupi. Un' amica ha detto che sembrava un ossimoro. Sì, aveva ragione. Una economia democratica non può esistere, come il capitalismo buono e una finanza equa.
"Fuori i partiti dalla manifestazione". "Se è successo questo è perché il Pd ci ha lasciati soli". Forse qualcuno dovrebbe fare pace con il proprio cervello. Sotto i miei occhi, portatori di bandiere rosse di partito sono stati offesi e invitati ad andare via, cosa che giustamente non hanno fatto. Ora appellarsi alla mancanza di un servizio d'ordine esperto e in grado di contrastare i violenti è pura demagogia. Non fosse altro che più nessuno è in grado di allestire un servizio d'ordine degno di tale nome. Forse solo la CGIL sarebbe in grado di farlo. Ma non so cosa sarebbe potuto accadere ieri in uno scontro interno al corteo.
Mancano ancora tante, troppe, cose da dire. Mi fermo qui perché la mia non vuole essere un'analisi ma solo delle riflessioni e pubblico l'immagine che mi è piaciuta di più. Il cartello che un giovane manifestante ha fatto pensando alla sua sorellina.
Alla luce di quello che è successo continuo a pensare che la scelta sia stata giusta. Era, e per me rimarrà, una manifestazione giusta che voleva coniugare le diverse posizioni presenti nel corteo. Dalle più estreme fino alle più moderate.
Ciò che va preso in considerazione è il salto di qualità dei cosiddetti B.B. Tutti si attendevano scontri e tentativi di sfondamento verso "obiettivi sensibili" quali il Ministero degli Interni, da Piazza Santa Maria Maggiore, o verso Piazza Venezia (e Palazzo Grazioli) dall'incrocio con via dei Fori Imperiali. Non è stato così. E qui si è capito che gli obiettivi erano altri. L'obiettivo principale, a cui nessuno era preparato, manifestanti, polizia, osservatori in grado di dire tutto e il contrario di tutto stando davanti a uno schermo e pontificare dalla televisione, era spezzare la manifestazione in più tronconi e rendere la manifestazione stessa un ostacolo a chi sarebbe dovuto intervenire per sedare gli scontri e rendere la manifestazione stessa un vantaggio per proseguire con l'opera di distruzione non solo materiale ma anche ideale dei principi ispiratori della manifestazione.
E', di conseguenza, pura dietrologia speculare su presunti errori della polizia, che pure ci sono stati. Non è dietrologia, invece, prendere atto della ingenuità, se vogliamo chiamarla così, ma sarebbe meglio chiamarla inettitudine di coloro che hanno organizzato la dimostrazione. Tutti, ripeto TUTTI, sapevano che ci sarebbero stati incidenti. Tutti giocavano ad ipotizzare, come detto, dove e quando si sarebbero verificati. Mi è tornata alla mente la situazione della partita di calcio Italia-Serbia di Genova. Tutti sapevano chi stava andando a Genova e con quali intenti. Tutti sappiamo come è andata a finire. Niente partita per colpa di trecento persone. Niente manifestazione per colpa di un migliaio di B.B.
"Dall'Europa stanno scendendo a Roma". I B.B. come i nuovi barbari che vengono a mettere a ferro e fuoco la capitale dell'Impero. Novelli Brenno a fare il sacco di Roma e a gridare "Vae victis". Ma non fateci ridere. Tutti gli arrestati e i fermati, fino a prova contraria sono italiani e romani. Come se per fare certe cose ci dovesse insegnare qualcosa qualcuno. E poi, estremizzando il pensiero, siamo così sicuri che se la violenza fosse stata rivolta verso altri luoghi e altre persone , non saremmo stati d'accordo? O, perlomeno, più "giustificazionisti"?
Ricordate questa foto? E' degli scontri "studenteschi" del 14 dicembre 2010 sempre a Roma. Guardatela bene perché le foto non vanno solo guardate, vanno lette. In prima fila ci sono gli agitatori, coloro che danno il via agli scontri. Dietro c'è tutto il resto della manifestazione. Dietro c'è gente, che se anche non condivide ciò che sta accadendo, rimane lì perché sa che l'obiettivo della violenza non sono loro ma il "potere".Ora trovate, tra le tante foto e filmati di ieri, una immagine simile. Non la potrete trovare perché non può esistere. I manifestanti ieri sono stati l'obiettivo della violenza perché funzionali al disegno di pochi. Il sacrificio di molti per gli interessi di pochi. Mi sembra uno stravolgimento abbastanza grande.
A qualcuno di questi B.B. sarà sembrato di essere in Spagna nel 1936 quando hanno assaltato la chiesa di San Marcellino. Ateo, e per alcuni versi molto anticlericale, ho trovato la cosa come la più stupida della giornata.
E qui apro una parentesi sulla polemica, in parte giustificata, dell'amica Arguzia sul titolo de l'Unità di oggi. E' vero, nessuno può mettere in dubbio che la parola "violentata" si riferisce alle donne, purtroppo. Ma quando ieri sono arrivati in piazza i violenti e sono stati caricati tra la gente inerme e pacifica, quando le opposte fazioni si sono scagliate l'una contro l'altra armate tra bambini e anziani, quando si è vista gente in preda al panico che non sapeva cosa fare, scappare (e dove?) rimanere fermi appiccicati al muro come manifesti, sì, si può dire che la Piazza (come luogo fisico e luogo concettuale) è stata violentata. Quando si precipitano in eventi di così grave portata ignari cittadini spinti in piazza dalla voglia di giustizia economica e sociale, sì, si può dire che sono stati violentati.
Ieri ho letto un cartello che recitava più o meno così: "Per una economia democratica". Questo era il livello. L'ingenuità data in pasto ai lupi. Un' amica ha detto che sembrava un ossimoro. Sì, aveva ragione. Una economia democratica non può esistere, come il capitalismo buono e una finanza equa.
"Fuori i partiti dalla manifestazione". "Se è successo questo è perché il Pd ci ha lasciati soli". Forse qualcuno dovrebbe fare pace con il proprio cervello. Sotto i miei occhi, portatori di bandiere rosse di partito sono stati offesi e invitati ad andare via, cosa che giustamente non hanno fatto. Ora appellarsi alla mancanza di un servizio d'ordine esperto e in grado di contrastare i violenti è pura demagogia. Non fosse altro che più nessuno è in grado di allestire un servizio d'ordine degno di tale nome. Forse solo la CGIL sarebbe in grado di farlo. Ma non so cosa sarebbe potuto accadere ieri in uno scontro interno al corteo.
Mancano ancora tante, troppe, cose da dire. Mi fermo qui perché la mia non vuole essere un'analisi ma solo delle riflessioni e pubblico l'immagine che mi è piaciuta di più. Il cartello che un giovane manifestante ha fatto pensando alla sua sorellina.
sabato 15 ottobre 2011
Il 15 ottobre c'è stata una manifestazione
Per le parole c'è tempo. Per il momento spazio ai soloni con il culo al caldo e i commenti da studio. Inevitabilmente le cazzate voleranno. Ma vengono pagati per questo. Oggi c'è stata una manifestazione, più o meno condivisa, ma partecipata da donne, giovani, studenti, pensionati, operai e disoccupati, studenti e insegnanti. Insomma c'era la società che paga la crisi. Aggiungo alla fine una prima parte di commenti che ho già pubblicato su Fb.
Foto di Luz e Gap, che ringraziano tutti gli amici che hanno telefonato per sapere se stavamo bene.
Torno ora dalla manifestazione. Che i facinorosi ci siano stati è vero e incontestabile. Che siano stati insultati e in alcuni casi ci si è messi di mezzo con i propri corpi è altrettanto indiscutibile. Che le forze dell'ordine abbiano caricato sconsideratamente in piazza san giovanni è altrettanto indiscutibile. Che ci abbiano rimesso persone che non c'entravano nulla è altrettanto incontestabile. Tutto il resto, scusatemi, è dietrologia. Su chi siano i B.B., sul perché non siano stati fermati prima e sul perché non si è più in grado di fare un servizio d'ordine degno di tale nome.
Siamo abbastanza "scafati" per sapere che qualcosa sarebbe successo. E' il come, il dove e il quando che lascia sconcertati. Le bombe carta in mezzo ai manifestanti, gli incendi di macchine ai lati del corteo pacifico coperti dai fumogeni colorati, la carica della polizia con relativo carosello in mezzo a piazza san giovanni con la gente pacifica che ha ondeggiato in maniera paurosa. Le persone che non erano pratiche che non sapevano cosa fare e scappavano quando era il momento di rimanere fermi contro il muro. E' un salto di qualità che dovrebbe preoccupare tutti. Un conto è decidere che si prende il palazzo d'inverno e allora si scende per quel fine e attrezzati a dovere. Questo è terrorismo. Colpire nel mucchi per spaventare più gente possibile. Da parte degli uni e degli altri.
Foto di Luz e Gap, che ringraziano tutti gli amici che hanno telefonato per sapere se stavamo bene.
Torno ora dalla manifestazione. Che i facinorosi ci siano stati è vero e incontestabile. Che siano stati insultati e in alcuni casi ci si è messi di mezzo con i propri corpi è altrettanto indiscutibile. Che le forze dell'ordine abbiano caricato sconsideratamente in piazza san giovanni è altrettanto indiscutibile. Che ci abbiano rimesso persone che non c'entravano nulla è altrettanto incontestabile. Tutto il resto, scusatemi, è dietrologia. Su chi siano i B.B., sul perché non siano stati fermati prima e sul perché non si è più in grado di fare un servizio d'ordine degno di tale nome.
Siamo abbastanza "scafati" per sapere che qualcosa sarebbe successo. E' il come, il dove e il quando che lascia sconcertati. Le bombe carta in mezzo ai manifestanti, gli incendi di macchine ai lati del corteo pacifico coperti dai fumogeni colorati, la carica della polizia con relativo carosello in mezzo a piazza san giovanni con la gente pacifica che ha ondeggiato in maniera paurosa. Le persone che non erano pratiche che non sapevano cosa fare e scappavano quando era il momento di rimanere fermi contro il muro. E' un salto di qualità che dovrebbe preoccupare tutti. Un conto è decidere che si prende il palazzo d'inverno e allora si scende per quel fine e attrezzati a dovere. Questo è terrorismo. Colpire nel mucchi per spaventare più gente possibile. Da parte degli uni e degli altri.
giovedì 13 ottobre 2011
Da domani ...
Da domani:
- tutti gli ultraottantenni verranno alloggiati nelle ex caserme, ex ospedali e nelle strutture che si riterranno adeguate per accoglierli. Essi non potranno avere più di una stanza con bagno in comune se singoli, una stanza con piccolo disimpegno e bagno privato se in coppia. Il diritto si perde in caso di morte di uno dei coniugi. La mensa sarà comune con unico menù. Ogni struttura avrà un dottore e un infermiere per turno. Il personale verrà calcolato sulle strutture e non sul numero degli ospiti. I cancelli si apriranno alle sette del mattino e si chiuderanno alle diciannove. Chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori. Tutti i beni immobili dei soggetti su indicati saranno requisiti e passeranno allo Stato che li metterà all'asta. Agli eventuali eredi andrà il 30% netto del ricavato. Su tutti gli altri beni verrà applicata la regola del 50%. Le pensioni fin qui maturate serviranno al mantenimento delle strutture stesse;
- verrà abolita la scuola pubblica, che rimarrà tale solo per le elementari con insegnamenti limitati all'italiano e alla matematica di base. Tutti gli altri gradi di insegnamento saranno privati. La scuola elementare sarà obbligatoria, salvo precisa rinuncia dei diretti interessati o di chi ne fa le veci;
- l'orario di lavoro, per tutti, sarà di undici ore compresa la pausa pranzo. Il lavoro è destinato innanzitutto agli uomini;
- le nuove famiglie dovranno avere almeno tre figli, di conseguenza le donne torneranno a fare le madri a tempo pieno;
- la sanità sarà privata. Gli ospedali saranno a pagamento anche per le prestazioni di pronto soccorso, che verranno comunque prestate salvo poi rifarsi sui singoli e sulle loro famiglie fino a copertura di tutte le spese. Malati cronici, di qualsiasi tipo, verranno curati solo con l'autorizzazione dell'Ufficio Sanitario Nazionale;
- sarà abolito il suffragio universale. Potrà votare solo chi supererà l'esame apposito che prevederà la storia del ventennio berlusconiano e del ventennio mussoliniano;
- cardinali e vescovi saranno nominati dal Governo, i parroci dal prefetto;
- la leva militare sarà obbligatoria;
- verrà pubblicata solo la stampa autorizzata e dopo attento vaglio dell'Ufficio Censura Nazionale;
- la programmazione di cinema e teatri verrà stabilita da una apposita commissione regionale dopo supervisione dell'Ufficio Censura Nazionale;
- sarà vietata la trasmissione di canzoni non in lingua italiana.
- l'utilizzo di Internet sarà limitato agli uffici pubblici e ai soggetti autorizzati, su scala provinciale, dai prefetti;
- tutti gli spostamenti al di fuori della Regione di appartenenza dovranno essere autorizzati dall'Ufficio Mobilità Regionale. Sono previste eccezioni per motivi di lavoro che daranno vita a permessi trimestrali da rinnovare presso l'Ufficio Mobilità Provinciale con l'assenso dell'Ufficio Mobilità Regionale;
- i viaggi all'estero dovranno essere autorizzati dall'Ufficio Mobilità Nazionale. I passaporti avranno la durata massima di tre mesi e saranno rilasciati dietro versamento di una cauzione infruttifera di 20.000€;
- i lavoratori stranieri saranno accolti in apposite strutture da cui potranno uscire solo per motivi di lavoro. Coloro che sono privi di occupazione saranno rimpatriati con voli militari. La cittadinanza italiana non sarà data a chi non potrà dimostrare di essere discendente da italiani da almeno tre generazioni. Potranno vivere fuori dai centri, ma con regole che verranno comunicate ai diretti interessati, solo personale di ambasciata, sportivi, gente di spettacolo e altri pochi casi, e solo se dotati di visto d'ingresso, limitato ad un anno, rinnovabile dall'Ufficio Immigrazione Nazionale;
- le forze armate, di terra, di mare e di cielo hanno l'ordine di sparare a vista verso chiunque cerchi di varcare i sacri confini della nostra Patria senza permesso;
- gli italiani di religione ebraica, musulmana o di altra fede che non sia quella cattolica verranno espropriati dei loro beni fino ad abiura compiuta, che permetterà loro di rientrare in possesso del 10% del totale. Ciò a parziale risarcimento di quanto dato loro finora dallo Stato. Non è prevista altra soluzione se non la fuoriuscita dai confini nazionali o il carcere a vita;
- verranno riaperte le case d'appuntamento. Esse saranno statali e organizzate su scala censuale. Le operatrici, dopo rigido e attento esame degli organi preposti e dopo relativa prova, saranno messe all'opera secondo canoni estetici e professionali. In base a questi canoni verranno destinate alle varie fasce di case chiuse. Saranno privilegiate le donne che non possono avere figli;
- la sessualità riguarda solo maschi e femmine. Aberrazioni non sono permesse pena il carcere fino a ravvedimento;
- la nostra moneta tornerà ad essere la Lira;
- ...
Mi scuso fin da ora se ho urtato la sensibilità di qualcuno.
- tutti gli ultraottantenni verranno alloggiati nelle ex caserme, ex ospedali e nelle strutture che si riterranno adeguate per accoglierli. Essi non potranno avere più di una stanza con bagno in comune se singoli, una stanza con piccolo disimpegno e bagno privato se in coppia. Il diritto si perde in caso di morte di uno dei coniugi. La mensa sarà comune con unico menù. Ogni struttura avrà un dottore e un infermiere per turno. Il personale verrà calcolato sulle strutture e non sul numero degli ospiti. I cancelli si apriranno alle sette del mattino e si chiuderanno alle diciannove. Chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori. Tutti i beni immobili dei soggetti su indicati saranno requisiti e passeranno allo Stato che li metterà all'asta. Agli eventuali eredi andrà il 30% netto del ricavato. Su tutti gli altri beni verrà applicata la regola del 50%. Le pensioni fin qui maturate serviranno al mantenimento delle strutture stesse;
- verrà abolita la scuola pubblica, che rimarrà tale solo per le elementari con insegnamenti limitati all'italiano e alla matematica di base. Tutti gli altri gradi di insegnamento saranno privati. La scuola elementare sarà obbligatoria, salvo precisa rinuncia dei diretti interessati o di chi ne fa le veci;
- l'orario di lavoro, per tutti, sarà di undici ore compresa la pausa pranzo. Il lavoro è destinato innanzitutto agli uomini;
- le nuove famiglie dovranno avere almeno tre figli, di conseguenza le donne torneranno a fare le madri a tempo pieno;
- la sanità sarà privata. Gli ospedali saranno a pagamento anche per le prestazioni di pronto soccorso, che verranno comunque prestate salvo poi rifarsi sui singoli e sulle loro famiglie fino a copertura di tutte le spese. Malati cronici, di qualsiasi tipo, verranno curati solo con l'autorizzazione dell'Ufficio Sanitario Nazionale;
- sarà abolito il suffragio universale. Potrà votare solo chi supererà l'esame apposito che prevederà la storia del ventennio berlusconiano e del ventennio mussoliniano;
- cardinali e vescovi saranno nominati dal Governo, i parroci dal prefetto;
- la leva militare sarà obbligatoria;
- verrà pubblicata solo la stampa autorizzata e dopo attento vaglio dell'Ufficio Censura Nazionale;
- la programmazione di cinema e teatri verrà stabilita da una apposita commissione regionale dopo supervisione dell'Ufficio Censura Nazionale;
- sarà vietata la trasmissione di canzoni non in lingua italiana.
- l'utilizzo di Internet sarà limitato agli uffici pubblici e ai soggetti autorizzati, su scala provinciale, dai prefetti;
- tutti gli spostamenti al di fuori della Regione di appartenenza dovranno essere autorizzati dall'Ufficio Mobilità Regionale. Sono previste eccezioni per motivi di lavoro che daranno vita a permessi trimestrali da rinnovare presso l'Ufficio Mobilità Provinciale con l'assenso dell'Ufficio Mobilità Regionale;
- i viaggi all'estero dovranno essere autorizzati dall'Ufficio Mobilità Nazionale. I passaporti avranno la durata massima di tre mesi e saranno rilasciati dietro versamento di una cauzione infruttifera di 20.000€;
- i lavoratori stranieri saranno accolti in apposite strutture da cui potranno uscire solo per motivi di lavoro. Coloro che sono privi di occupazione saranno rimpatriati con voli militari. La cittadinanza italiana non sarà data a chi non potrà dimostrare di essere discendente da italiani da almeno tre generazioni. Potranno vivere fuori dai centri, ma con regole che verranno comunicate ai diretti interessati, solo personale di ambasciata, sportivi, gente di spettacolo e altri pochi casi, e solo se dotati di visto d'ingresso, limitato ad un anno, rinnovabile dall'Ufficio Immigrazione Nazionale;
- le forze armate, di terra, di mare e di cielo hanno l'ordine di sparare a vista verso chiunque cerchi di varcare i sacri confini della nostra Patria senza permesso;
- gli italiani di religione ebraica, musulmana o di altra fede che non sia quella cattolica verranno espropriati dei loro beni fino ad abiura compiuta, che permetterà loro di rientrare in possesso del 10% del totale. Ciò a parziale risarcimento di quanto dato loro finora dallo Stato. Non è prevista altra soluzione se non la fuoriuscita dai confini nazionali o il carcere a vita;
- verranno riaperte le case d'appuntamento. Esse saranno statali e organizzate su scala censuale. Le operatrici, dopo rigido e attento esame degli organi preposti e dopo relativa prova, saranno messe all'opera secondo canoni estetici e professionali. In base a questi canoni verranno destinate alle varie fasce di case chiuse. Saranno privilegiate le donne che non possono avere figli;
- la sessualità riguarda solo maschi e femmine. Aberrazioni non sono permesse pena il carcere fino a ravvedimento;
- la nostra moneta tornerà ad essere la Lira;
- ...
Mi scuso fin da ora se ho urtato la sensibilità di qualcuno.
martedì 11 ottobre 2011
A proposito della manifestazione del 15 ottobre
Uno decide di starsene un po' per i cazzi suoi, di non partecipare all'orgia di post e commenti sul governo, sulla manovra che c'è stata e quella che verrà, sull'eticità del condono e altre amenità simili. E, il povero uomo, decide anche di non partecipare all'ammucchiata sulla manifestazione del 15 ottobre. Ma c'è sempre qualcuno che non è soddisfatto e ti vuole tirare dentro la discussione a tutti i costi. Lo faccio e dico già da adesso che non so se parteciperò. Sabato mattina, quando mi sveglierò, vedrò l'umore e deciderò.
Il vecchio gioco dello spaccare il capello in quattro ha perso appeal da molto tempo, perlomeno per me, quindi non mi pongo il problema chi eventualmente appoggerei se partecipassi alla manifestazione. Essendo una cosa così composita, per mettere a tacere le recriminazioni degli uni o degli altri potrei sempre dire che ci andrò con la Fiom o con Sinistra Critica e perché non con la Federazione della Sinistra? Ma potrei sempre dire che parteciperò con l'Usi ma anche con l'Arci o con gli autoconvocati. Insomma avrei una risposta buona per tutte le obiezioni e non mi dovrei porre la domanda se partecipando appoggio il vecchio trombone Bertinotti o qualche trombato riciclato in anti-casta colorato. Di sicuro se partecipassi non lo farei per dare appoggio a qualche disobbediente di ritorno.
Insomma non mi appassiona questo gioco al "mi si nota di più se vengo e sto con Vendola o se non vengo?" (Al posto di Vendola ci potete mettere chi volete, è il primo nome che mi è venuto in mente).
Un altro aspetto che è stato tirato fuori, ma accade in occasione di tutte le manifestazioni, è il chiedersi se queste iniziative hanno ancora senso. Ci sono ragioni apprezzabili nell'uno e nell'altro campo. Ai contrari e indecisi chiedo di indicare un'alternativa ai cortei, alle manifestazioni e agli scioperi. Altrimenti il discorso non ha senso, è una tesi a cui manca l'antitesi e la sintesi.
Ancora. Non esistono manifestazioni autoconvocate, non è possibile materialmente. Rassegnamoci e prendiamo atto che forse qualcuno è stato più bravo di noi ad organizzare qualcosa. Partecipare ad una idea condivisa non è peccato. Non si possono santificare i partecipanti alla "primavera araba" (che meriterebbe un discorso a parte per le implicazioni che iniziano a venire fuori) per aver utilizzato le "moderne tecnologie" (anche con le esagerazioni sentite in tv in occasione della morte di Jobschepalle) e poi dare contro a chi le utilizza in Italia. E' lo stesso ragionamento che porta a dire che in alcuni paesi (Iran, Cina, per esempio) occorre togliere la censura su questi strumenti e poi censurarli in casa propria (Italia, sempre per esempio).
Per chiudere. E' vero, ci sono rivoluzionari da blog, da Facebook, da Twitter, da piazza, da associazione, da partito, da singolo e altri modi ancora. Non mi interessa molto stabilire chi è più bravo o più attivo, mi interessa invece che si partecipi, ognuno con i propri mezzi e le proprie capacità, alla lotta comune. Oppure che non si partecipi, ma senza per questo demonizzare chi lo fa.
E per riallacciarmi al precedente post:
Il vecchio gioco dello spaccare il capello in quattro ha perso appeal da molto tempo, perlomeno per me, quindi non mi pongo il problema chi eventualmente appoggerei se partecipassi alla manifestazione. Essendo una cosa così composita, per mettere a tacere le recriminazioni degli uni o degli altri potrei sempre dire che ci andrò con la Fiom o con Sinistra Critica e perché non con la Federazione della Sinistra? Ma potrei sempre dire che parteciperò con l'Usi ma anche con l'Arci o con gli autoconvocati. Insomma avrei una risposta buona per tutte le obiezioni e non mi dovrei porre la domanda se partecipando appoggio il vecchio trombone Bertinotti o qualche trombato riciclato in anti-casta colorato. Di sicuro se partecipassi non lo farei per dare appoggio a qualche disobbediente di ritorno.
Insomma non mi appassiona questo gioco al "mi si nota di più se vengo e sto con Vendola o se non vengo?" (Al posto di Vendola ci potete mettere chi volete, è il primo nome che mi è venuto in mente).
Un altro aspetto che è stato tirato fuori, ma accade in occasione di tutte le manifestazioni, è il chiedersi se queste iniziative hanno ancora senso. Ci sono ragioni apprezzabili nell'uno e nell'altro campo. Ai contrari e indecisi chiedo di indicare un'alternativa ai cortei, alle manifestazioni e agli scioperi. Altrimenti il discorso non ha senso, è una tesi a cui manca l'antitesi e la sintesi.
Ancora. Non esistono manifestazioni autoconvocate, non è possibile materialmente. Rassegnamoci e prendiamo atto che forse qualcuno è stato più bravo di noi ad organizzare qualcosa. Partecipare ad una idea condivisa non è peccato. Non si possono santificare i partecipanti alla "primavera araba" (che meriterebbe un discorso a parte per le implicazioni che iniziano a venire fuori) per aver utilizzato le "moderne tecnologie" (anche con le esagerazioni sentite in tv in occasione della morte di Jobschepalle) e poi dare contro a chi le utilizza in Italia. E' lo stesso ragionamento che porta a dire che in alcuni paesi (Iran, Cina, per esempio) occorre togliere la censura su questi strumenti e poi censurarli in casa propria (Italia, sempre per esempio).
Per chiudere. E' vero, ci sono rivoluzionari da blog, da Facebook, da Twitter, da piazza, da associazione, da partito, da singolo e altri modi ancora. Non mi interessa molto stabilire chi è più bravo o più attivo, mi interessa invece che si partecipi, ognuno con i propri mezzi e le proprie capacità, alla lotta comune. Oppure che non si partecipi, ma senza per questo demonizzare chi lo fa.
E per riallacciarmi al precedente post:
Una canzone, un sorriso
Esco per fare la spesa. Le persone che vengono in senso contrario hanno tutte un sorrisetto sulla faccia, come se qualcosa le avesse divertite. Non vedo nulla di divertente all'orizzonte. Si inizia a sentire qualche nota musicale proveniente forse da qualche negozio. Mano a mano che mi avvicino alla fonte mi rendo conto che è una canzone romana. Dentro una macchina, con i finestrini aperti, c'è un signore anziano. Forse è in attesa della moglie e nel frattempo ascolta musica. E' questo che fa sorridere chi passa.
Abituati al bombardamento di canzoni in lingua inglese o agli ultimi "successi" italiani, anche una canzone della tradizione romanesca può regalare un sorriso alla gente.
Abituati al bombardamento di canzoni in lingua inglese o agli ultimi "successi" italiani, anche una canzone della tradizione romanesca può regalare un sorriso alla gente.
domenica 9 ottobre 2011
L'Unità, Jobs e Draghi
- Da un po' di tempo sono tornato a comperare l'Unità. Dopo la tragica e catastrofica parentesi della precedente direzione, ho notato che piano piano il giornale si è fatto più leggibile. Spero che cambi formato e torni a qualcosa di più simile ad un quotidiano. Spero anche che venga posta più attenzione agli errori, di battitura e non solo, anche nell'edizione on line. Ancora permane qualche firma che mi resta indigesta, ma non si può avere tutto dalla vita. D'altronde le mie idee politiche sono abbastanza distanti dal partito di riferimento del giornale e più di tanto non posso chiedere. E' come quando si riprende una vecchia storia, balzano agli occhi i cambiamenti ma anche gli antichi vizi. E come nella vecchia storia permangono i problemi finanziari. Me ne dispiaccio per i collaboratori che ricevono i meritati, e mai sufficienti, compensi con notevole ritardo. Ogni tanto, cari lettori, recatevi all'edicola e comperate l'Unità, portatela a casa, se a voi forse non interessa, a qualcun'altro può piacere. Comunque male di certo non può farvi.
- Televideo, pag 161 ore 15, 20 di domenica 9 ottobre 2011
"Nel 2011 si realizzerà una delle tante profezie di Steve Jobs: saranno venduti più tablet e smartphone che pc ...". Noi paghiamo perché vengano scritte simile stronzate. Una normale previsione tecnico-commerciale che assurge a profezia.
- Draghi è tornato a parlare dei giovani, lo ha fatto spesso negli ultimi anni. Nel 2010, precisamente il 14 novembre, scrivevo queste parole: "Draghi è tra i pochi che ha capito che se non si stabilizzano i precari non si crea una nuova classe sociale (ricevendo il plauso, non so quanto sincero, dell'Usi), che potrà fondare il futuro su uno stipendio relativamente sicuro perché senza questo, lo stipendio, non si muove l'economia, i consumi non crescono e la produzione non aumenta. Essendo una persona colta e sensibile sicuramente avrà capito che scuola e cultura sono investimenti e non voci da tagliare. Essendo stato all'estero (ma era un cervello in fuga?) sa quale occasioni si trovino lì e quali non si trovano in Italia."
Nella mia ingenuità, penso siano ancora attuali e valide.
- Televideo, pag 161 ore 15, 20 di domenica 9 ottobre 2011
"Nel 2011 si realizzerà una delle tante profezie di Steve Jobs: saranno venduti più tablet e smartphone che pc ...". Noi paghiamo perché vengano scritte simile stronzate. Una normale previsione tecnico-commerciale che assurge a profezia.
- Draghi è tornato a parlare dei giovani, lo ha fatto spesso negli ultimi anni. Nel 2010, precisamente il 14 novembre, scrivevo queste parole: "Draghi è tra i pochi che ha capito che se non si stabilizzano i precari non si crea una nuova classe sociale (ricevendo il plauso, non so quanto sincero, dell'Usi), che potrà fondare il futuro su uno stipendio relativamente sicuro perché senza questo, lo stipendio, non si muove l'economia, i consumi non crescono e la produzione non aumenta. Essendo una persona colta e sensibile sicuramente avrà capito che scuola e cultura sono investimenti e non voci da tagliare. Essendo stato all'estero (ma era un cervello in fuga?) sa quale occasioni si trovino lì e quali non si trovano in Italia."
Nella mia ingenuità, penso siano ancora attuali e valide.
venerdì 7 ottobre 2011
L'attonita Agata
Ecco, mi sento come Agata, stupito dalla vita, incapace di capire i mutamenti e gli avvenimenti. Vi guardo e vi leggo come lei fa con noi quando facciamo cose che non rientrano nella quotidianità, come spostare mobili, passare l'aspirapolvere, lavare i vetri. Insomma, per lei, tutto è strano tranne vederci seduti a leggere. E' il momento che più ama, il momento in cui si accoccola e accetta, mentre sei perso nelle pagine di un libro, che qualcuno possa toccarla.
Dicevo che sono stupito, di conseguenza si capisce che non parlerò dei nostri governanti, essi non sono più in grado di stupire nessuno. E non sono nemmeno stupito dalla morte, né delle cinque donne di Barletta, né di Steve Jobs, d'altronde ampiamente prevista e attesa. Sono, invece, basito dalle reazioni. In particolare dalle reazioni alle reazioni. Specialmente sui blog.
La tragica morte delle cinque donne pugliesi, volendo preventivata da ciò che si è saputo dopo, è stata messa da molti in rapporto, e quasi concorrenza, con la morte del "mago" di Cupertino. E chi lo ha fatto, cito una per tutti, è stato accusato, ad essere buoni, di retorica. All'inizio volevo fare un post sulla retorica, ero così convinto che sono tornato sui miei libri per rinverdire l'argomento, ma poi ho deciso che come l'ho fatto io lo possono fare anche gli altri. Non sono il Bignami di nessuno.
Di conseguenza questo post non ha più significato a meno di non immergermi nella polemica, senza tralasciare l'edizione speciale di Agorà su Rai Tre che mi ha visto spettatore (finché ho retto) pagante, insoddisfatto e, è logico, attonito per le parole in libertà dette da qualcuno degli ospiti.
Televideo ore 20:36 pag. 229 2/3
Viareggio col lutto al braccio per commemorare Steve Jobs. La Lega Pro ha accolto la richiesta del club toscano per domenica a Foggia.
Dicevo che sono stupito, di conseguenza si capisce che non parlerò dei nostri governanti, essi non sono più in grado di stupire nessuno. E non sono nemmeno stupito dalla morte, né delle cinque donne di Barletta, né di Steve Jobs, d'altronde ampiamente prevista e attesa. Sono, invece, basito dalle reazioni. In particolare dalle reazioni alle reazioni. Specialmente sui blog.
La tragica morte delle cinque donne pugliesi, volendo preventivata da ciò che si è saputo dopo, è stata messa da molti in rapporto, e quasi concorrenza, con la morte del "mago" di Cupertino. E chi lo ha fatto, cito una per tutti, è stato accusato, ad essere buoni, di retorica. All'inizio volevo fare un post sulla retorica, ero così convinto che sono tornato sui miei libri per rinverdire l'argomento, ma poi ho deciso che come l'ho fatto io lo possono fare anche gli altri. Non sono il Bignami di nessuno.
Di conseguenza questo post non ha più significato a meno di non immergermi nella polemica, senza tralasciare l'edizione speciale di Agorà su Rai Tre che mi ha visto spettatore (finché ho retto) pagante, insoddisfatto e, è logico, attonito per le parole in libertà dette da qualcuno degli ospiti.
Televideo ore 20:36 pag. 229 2/3
Viareggio col lutto al braccio per commemorare Steve Jobs. La Lega Pro ha accolto la richiesta del club toscano per domenica a Foggia.
giovedì 6 ottobre 2011
Chiudo o mi faccio chiudere? Questo è il dilemma (Un vecchio post)
Ripubblico un vecchio post del 17 dicembre 2009. Non ho aggiunto e/o tolto nulla. Nemmeno gli errori.
Chiudo o mi faccio chiudere? Questo è il dilemma
Shakespeare mi perdonerà per l'uso improprio delle sue parole, o almeno lo spero.
La porcella che ha colpito i blogger continua a mietere vittime. Si moltiplicano le chiusure e le minacce di abbandono. E' la dimostrazione di quanto siano improvvidi, anche politicamente, i blogger "di sinistra".
In questo momento chiudere vuol dire fare come il marito cornuto che si taglia il pipo per fare dispetto alla moglie. Rendo più chiaro l'alto concetto filosofico testè espresso. So che non ci arrivate ma "io vi aiuterò" (mi perdonerà anche Sir Alfred Joseph Hitchcock).
Dal decreto legge si sta passando al progetto di legge "condiviso" (ma da chi?) sulla regolamentazione dell'etere, i risultati non cambieranno, sempre di censura si tratterà. Desta sconcerto leggere alcune dichiarazioni di esponenti del centro-sinistra che rilasciano a cuor leggero opinioni come "... occorre stare attenti...", "... bisogna vedere come si interviene..." e altre amenità simili. La posizione dovrebbe essere una sola: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Qualsiasi deroga a questo principio costituzionale è un abuso. E nelle leggi italiane sono già previste clausole che regolano questo elementare diritto dell'uomo.
Ora, visto che comunque le mani su questo principio e diritto ce le vogliono mettere comunque, perché chiudere da soli? Attendete che vi chiudano e diventerete le vittime di uno stato (volutamente minuscolo) liberticida, verrete paragonati ai blogger iraniani, tailandesi e alla ormai mitica Yoani Sanchez. Vi proporranno contratti i giornali esteri, diventerete, insomma, i nuovi eroi di una nuova Resistenza.
Immaginatevi tra 30/40 anni quando racconterete ai vostri nipoti, davanti ad un finto caminetto disegnato sulla parete della vostra baracca (perché ricchi non lo diventerete mai), che avevate un blog ma ve lo chiusero perché con esso facevate opposizione politica e difendevate i poveri e gli ultimi tra gli ultimi. E racconterete di vostro nonno che durante il fascismo prese il fucile e andò in montagna e voi invece, dopo la chiusura del blog, siete tornati a scrivere a mano e a fotocopiare le vostre idee, le vostre speranze e aspirazioni da far circolare mettendole nelle buchette delle lettere perché vi era impedito anche inviare mail, anzi vi avevano impedito di possedere un computer. Un vero ritorno all'antico, agli albori delle lotte operaie.
Lo strumento elettronico divenne un pericoloso mezzo di autodifesa e fu, dal potere, impedita la vendita a chiunque. Per poterlo acquistare occorreva il permesso della Questura vistato dalla Prefettura e doveva essere sempre a disposizione di un funzionario addetto a controllare la vostra attività. Fu equiparato alle armi da fuoco, anzi peggio. Non vietarono solo il possesso del computer, per gli schedati come "socialmente pericolosi", vennero resi difficili anche l'acquisto dei cellulari e persino dei libri. Dalle librerie scomparvero autori come Calvino, Gramsci, Vittorini, Lucarelli, Ravera, Pavese e troppo lungo sarebbe l'elenco.
La toponomastica delle città cambiò tutta e scomparvero i nomi di Nenni, Amendola, Pertini, Gramsci, Berlinguer e tutti gli altri esponenti del socialismo e comunismo, scomparvero anche molti nomi di democristiani e finanche i nomi di Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e Livatino e molti altri ancora. Una enorme revisione di massa della storia patria antica e recente. Iniziarono ad apparire strade con nomi ai vostri nipoti sconosciuti, come Mangano e Dell'Utri, Previti e Ghedini, Pecorella e Bossi, Castelli e Borghezio. I vostri nipoti vi guarderanno negli occhi increduli e una domanda nella testa: "Ma Nonno è uscito pazzo? Ci parla di cose che non conosciamo, che non leggiamo nemmeno nei libri di storia. Ma chi sono Castelli e Previti e tutti gli altri? Perché ci dice che Berlinguer, Moro e Dalla Chiesa e gli altri ancora scomparvero dalle strade quando sono ancora lì?" E voi, dall'alto della vostra esperienza capirete la muta domanda e spiegherete loro che il vostro sacrificio riportò in Italia la piena democrazia. Che la destra era stata sconfitta di nuovo e che anche i passivi e titubanti centristi non erano più in grado di nuocere. E vi ammanterete di un'aurea mitica che vi fara eroi a perenne memoria, come Filippide e gli antichi eroi greci.
Pensate ai vostri nipoti che vi guarderanno con ammirazione e, direi, venerazione. Non privatevi di questo privilegio. Combattete ancora contro il regime che nasce e poco viene contrastato. Siete la parte sana del paese, un paese fatto da "italiani brava gente" che supinamente accetta che vengano limitate le libertà personali senza preoccuparsi troppo.
Non privatevi di questa opportunità, non chiudete, fatevi chiudere.
Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava nelle tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone
dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell'antico scherzo, spingere un'altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall'incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.
Ray Bradbury
Fahrenheit 451
La porcella che ha colpito i blogger continua a mietere vittime. Si moltiplicano le chiusure e le minacce di abbandono. E' la dimostrazione di quanto siano improvvidi, anche politicamente, i blogger "di sinistra".
In questo momento chiudere vuol dire fare come il marito cornuto che si taglia il pipo per fare dispetto alla moglie. Rendo più chiaro l'alto concetto filosofico testè espresso. So che non ci arrivate ma "io vi aiuterò" (mi perdonerà anche Sir Alfred Joseph Hitchcock).
Dal decreto legge si sta passando al progetto di legge "condiviso" (ma da chi?) sulla regolamentazione dell'etere, i risultati non cambieranno, sempre di censura si tratterà. Desta sconcerto leggere alcune dichiarazioni di esponenti del centro-sinistra che rilasciano a cuor leggero opinioni come "... occorre stare attenti...", "... bisogna vedere come si interviene..." e altre amenità simili. La posizione dovrebbe essere una sola: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Qualsiasi deroga a questo principio costituzionale è un abuso. E nelle leggi italiane sono già previste clausole che regolano questo elementare diritto dell'uomo.
Ora, visto che comunque le mani su questo principio e diritto ce le vogliono mettere comunque, perché chiudere da soli? Attendete che vi chiudano e diventerete le vittime di uno stato (volutamente minuscolo) liberticida, verrete paragonati ai blogger iraniani, tailandesi e alla ormai mitica Yoani Sanchez. Vi proporranno contratti i giornali esteri, diventerete, insomma, i nuovi eroi di una nuova Resistenza.
Immaginatevi tra 30/40 anni quando racconterete ai vostri nipoti, davanti ad un finto caminetto disegnato sulla parete della vostra baracca (perché ricchi non lo diventerete mai), che avevate un blog ma ve lo chiusero perché con esso facevate opposizione politica e difendevate i poveri e gli ultimi tra gli ultimi. E racconterete di vostro nonno che durante il fascismo prese il fucile e andò in montagna e voi invece, dopo la chiusura del blog, siete tornati a scrivere a mano e a fotocopiare le vostre idee, le vostre speranze e aspirazioni da far circolare mettendole nelle buchette delle lettere perché vi era impedito anche inviare mail, anzi vi avevano impedito di possedere un computer. Un vero ritorno all'antico, agli albori delle lotte operaie.
Lo strumento elettronico divenne un pericoloso mezzo di autodifesa e fu, dal potere, impedita la vendita a chiunque. Per poterlo acquistare occorreva il permesso della Questura vistato dalla Prefettura e doveva essere sempre a disposizione di un funzionario addetto a controllare la vostra attività. Fu equiparato alle armi da fuoco, anzi peggio. Non vietarono solo il possesso del computer, per gli schedati come "socialmente pericolosi", vennero resi difficili anche l'acquisto dei cellulari e persino dei libri. Dalle librerie scomparvero autori come Calvino, Gramsci, Vittorini, Lucarelli, Ravera, Pavese e troppo lungo sarebbe l'elenco.
La toponomastica delle città cambiò tutta e scomparvero i nomi di Nenni, Amendola, Pertini, Gramsci, Berlinguer e tutti gli altri esponenti del socialismo e comunismo, scomparvero anche molti nomi di democristiani e finanche i nomi di Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e Livatino e molti altri ancora. Una enorme revisione di massa della storia patria antica e recente. Iniziarono ad apparire strade con nomi ai vostri nipoti sconosciuti, come Mangano e Dell'Utri, Previti e Ghedini, Pecorella e Bossi, Castelli e Borghezio. I vostri nipoti vi guarderanno negli occhi increduli e una domanda nella testa: "Ma Nonno è uscito pazzo? Ci parla di cose che non conosciamo, che non leggiamo nemmeno nei libri di storia. Ma chi sono Castelli e Previti e tutti gli altri? Perché ci dice che Berlinguer, Moro e Dalla Chiesa e gli altri ancora scomparvero dalle strade quando sono ancora lì?" E voi, dall'alto della vostra esperienza capirete la muta domanda e spiegherete loro che il vostro sacrificio riportò in Italia la piena democrazia. Che la destra era stata sconfitta di nuovo e che anche i passivi e titubanti centristi non erano più in grado di nuocere. E vi ammanterete di un'aurea mitica che vi fara eroi a perenne memoria, come Filippide e gli antichi eroi greci.
Pensate ai vostri nipoti che vi guarderanno con ammirazione e, direi, venerazione. Non privatevi di questo privilegio. Combattete ancora contro il regime che nasce e poco viene contrastato. Siete la parte sana del paese, un paese fatto da "italiani brava gente" che supinamente accetta che vengano limitate le libertà personali senza preoccuparsi troppo.
Non privatevi di questa opportunità, non chiudete, fatevi chiudere.
Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava nelle tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone
dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell'antico scherzo, spingere un'altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall'incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.Ray Bradbury
Fahrenheit 451
martedì 4 ottobre 2011
Perché leggo ancora i giornali?
- Luxottica dà un pacco spesa di 110€ ai suoi dipendenti. Non riesco a commentare.
- I padani minacciano la secessione, con il voto o con le armi. I padani offendono il Presidente della Repubblica e l'Italia in quanto tale. Se non è cambiato il codice penale, entrambi i fatti sono reato. Avete notizia di qualche procedimento verso costoro?
- Fiat abbandona Confindustria perché fa politica. Marchionne con il suo agire cosa fa, beneficenza?
- Della Valle pensa di interpretare il pensiero degli italiani, perlomeno di molti, e pubblica il suo "manifesto". La cosa non merita le risposte superficiali e sprezzanti che gli sono state date da esponenti di entrambi gli schieramenti. Di certo ciò che ha detto contiene anche delle verità, ma lui fino ad ora dove è stato? Il suo fine ultimo qual è? E quello di Montezemolo? Prima gli industriali tentavano, e ci riuscivano, di influenzare la politica, ora vorrebbero, visto l'illustre esempio, direttamente fare politica. Allora lo dicessero chiaramente senza "interpretare" il sentire dei cittadini che non hanno i soldi per pagarsi le inserzioni pubblicitarie sui giornali. I cittadini parlano nei luoghi deputati e si sfiancano in discussioni sul passato e sul futuro. Oltre a sfiancarsi di lavoro per collegare i pasti principali del giorno.
- L'ad di Fiat prosegue nella sua opera di smantellamento delle regole sindacali italiane, con l'accordo di Angeletti e Bonanni e del governo che accettano supinamente le decisioni dell'abruzzese di ritorno. In cambio cosa ci sta dando? Fabbriche chiuse, disoccupati e vaghe idee di piano industriale che dovrebbe rilanciare la Fiat, l'indotto e l'Italia tutta.
- Nel Pantheon del Pd, ormai stabilmente, c'è Tafazzi. Ora che vedono qualche punto percentuale in più nei sondaggi si sono così tanto gasati che ricominciano, se mai sono finiti, i diktat degli uni verso gli altri. Il campione irraggiungibile di questo nuovo sport è sicuramente Veltroni. L'immaginifico conducator che infiniti lutti addusse agli italici.
- D'altro canto, Bersani la dovrebbe finire di chiedere le dimissioni di Berlusconi. Mi ricorda tanto quando da bambini insistevamo per giocare a pallone ma il proprietario della palla si rifiutava. "Il pallone è mio e ci gioco quando voglio io e con chi voglio io". L'unica soluzione sarebbe uno zio cattivo che il pallone glielo tagliasse.
- Poveri greci.
- Poveri italiani.
- Coloni ultras israeliani incendiano una moschea (vero). Per rappresaglia gli israeliani bombardano Gaza. "La Moschea non ha fatto nulla per non essere bruciata" (falso). Arriveremo anche a questo?
- Soros che solidarizza con gli indignados americani mi fa sorridere. Cosa gli costa dare la solidarietà? Nulla, tanto lui i suoi dividendi in tasca ce li mette comunque. Almeno fa la parte del saggio capitalista, come Buffet. I nostri non sono nemmeno in grado di esprimere si alti concetti, nemmeno con le paginate pubblicitarie.
- Il supertestimone del processo di Perugia, secondo gli avvocati della difesa, è inattendibile perché "E' eroinomane e clochard". Se invece si è cocainomani e in doppio petto si può sedere in ogni dove e dire ciò che si vuole fino a influire sui destini degli altri.
- Vasco Rossi si dimette da rocker e Ivano Fossati si ritira. Spero di farmene una ragione. Comunque continuerò a vivere. Anche se ancora non so, io vivrò.
- Gogna mediatica. Potrei uccidere ogni volta che la sento.
- Quadra. Andrebbe impalato sulla pubblica piazza chi la pronuncia.
- Cifra stilistica. Il rogo.
- Se volete continuate il gioco.
- I padani minacciano la secessione, con il voto o con le armi. I padani offendono il Presidente della Repubblica e l'Italia in quanto tale. Se non è cambiato il codice penale, entrambi i fatti sono reato. Avete notizia di qualche procedimento verso costoro?
- Fiat abbandona Confindustria perché fa politica. Marchionne con il suo agire cosa fa, beneficenza?
- Della Valle pensa di interpretare il pensiero degli italiani, perlomeno di molti, e pubblica il suo "manifesto". La cosa non merita le risposte superficiali e sprezzanti che gli sono state date da esponenti di entrambi gli schieramenti. Di certo ciò che ha detto contiene anche delle verità, ma lui fino ad ora dove è stato? Il suo fine ultimo qual è? E quello di Montezemolo? Prima gli industriali tentavano, e ci riuscivano, di influenzare la politica, ora vorrebbero, visto l'illustre esempio, direttamente fare politica. Allora lo dicessero chiaramente senza "interpretare" il sentire dei cittadini che non hanno i soldi per pagarsi le inserzioni pubblicitarie sui giornali. I cittadini parlano nei luoghi deputati e si sfiancano in discussioni sul passato e sul futuro. Oltre a sfiancarsi di lavoro per collegare i pasti principali del giorno.
- L'ad di Fiat prosegue nella sua opera di smantellamento delle regole sindacali italiane, con l'accordo di Angeletti e Bonanni e del governo che accettano supinamente le decisioni dell'abruzzese di ritorno. In cambio cosa ci sta dando? Fabbriche chiuse, disoccupati e vaghe idee di piano industriale che dovrebbe rilanciare la Fiat, l'indotto e l'Italia tutta.
- Nel Pantheon del Pd, ormai stabilmente, c'è Tafazzi. Ora che vedono qualche punto percentuale in più nei sondaggi si sono così tanto gasati che ricominciano, se mai sono finiti, i diktat degli uni verso gli altri. Il campione irraggiungibile di questo nuovo sport è sicuramente Veltroni. L'immaginifico conducator che infiniti lutti addusse agli italici.- D'altro canto, Bersani la dovrebbe finire di chiedere le dimissioni di Berlusconi. Mi ricorda tanto quando da bambini insistevamo per giocare a pallone ma il proprietario della palla si rifiutava. "Il pallone è mio e ci gioco quando voglio io e con chi voglio io". L'unica soluzione sarebbe uno zio cattivo che il pallone glielo tagliasse.
- Poveri greci.
- Poveri italiani.
- Coloni ultras israeliani incendiano una moschea (vero). Per rappresaglia gli israeliani bombardano Gaza. "La Moschea non ha fatto nulla per non essere bruciata" (falso). Arriveremo anche a questo?
- Soros che solidarizza con gli indignados americani mi fa sorridere. Cosa gli costa dare la solidarietà? Nulla, tanto lui i suoi dividendi in tasca ce li mette comunque. Almeno fa la parte del saggio capitalista, come Buffet. I nostri non sono nemmeno in grado di esprimere si alti concetti, nemmeno con le paginate pubblicitarie.
- Il supertestimone del processo di Perugia, secondo gli avvocati della difesa, è inattendibile perché "E' eroinomane e clochard". Se invece si è cocainomani e in doppio petto si può sedere in ogni dove e dire ciò che si vuole fino a influire sui destini degli altri.
- Vasco Rossi si dimette da rocker e Ivano Fossati si ritira. Spero di farmene una ragione. Comunque continuerò a vivere. Anche se ancora non so, io vivrò.
- Gogna mediatica. Potrei uccidere ogni volta che la sento.
- Quadra. Andrebbe impalato sulla pubblica piazza chi la pronuncia.
- Cifra stilistica. Il rogo.
- Se volete continuate il gioco.
sabato 1 ottobre 2011
Il ritorno 2
Seduto nel bar guardava il giardino che non era altro che la fine dei "giardinetti" dove tante volte aveva camminato. La ghiaia, qualche aiuola, pochi tavoli che, immaginava, tra poco sarebbero scomparsi in attesa di una nuova estate. Alle sue spalle la porta sulla strada che aprendosi lo distolse dai suoi pensieri. "Buonasera Ciprian", lo aveva detto un giovane e aitante graduato dei Carabinieri, "Agli ordini Tenente" con un rumor di tacchi fu la risposta accolta con un sorrisetto dagli avventori del bar. "Un giorno mi vedrò costretto a portarti in caserma, così la finisci" "Come mai qui?" "Ogni tanto tocca anche a me". Era evidente che tra i due ci fosse confidenza. Il carabiniere si voltò a guardarlo, un leggero cenno di saluto e ordinò due caffè, "Il secondo lo fai quando viene il collega". Le conversazioni erano riprese anche se il volume era diventato più basso, più discreto. Ciprian e il tenente parlavano al bancone senza che si capisse una parola. Sembrava si scambiassero confidenze. Con un "buonasera a tutti" l'arma si alternò al bancone. La visita, che sembrava una consuetudine, aveva dato il via alla diaspora notturna degli avventori. Rimasero in pochi e il barista si avviò a chiudere la porta sulla strada dopo avergli portato un secondo amaro. "Ora, se vuole, può fumare" disse mettendo un posacenere sul tavolo.
"Stai facendo turismo del cuore e dell'anima. E' consolatorio ma non ti aiuterà a risolvere i tuoi problemi. Non rendere vano questo e i prossimi viaggi".
"Forse hai ragione. Ma lasciami i miei tempi. Lasciami la decisione. Lasciami ponderarla. Ho sempre deciso tutto in fretta, ora voglio prendere una decisione con tutto il tempo che mi servirà per riflettere". Era cambiato il tono del muto dialogo.
La sigaretta si consumava tra le sue dita mentre lui vedeva cose che gli altri non potevano vedere. Il vecchio bancone con i gelati artigianali, l'angolo dei tabacchi, la porta della sala interna. Si rivedeva seduto ai tavolini di pietra, d'estate, sotto i tigli odorosi. Come nei sogni, anche quelli ad occhi aperti, non capiva chi fosse seduto con lui. Alla seconda sigaretta si alzò e, dopo aver pagato, usci dalla porta che dava sul retro avviandosi verso la passeggiata attraverso i giardinetti come tante volte aveva fatto nella sua vita. Anche non da solo. Non sarebbe stato possibile, era la meta di tutti, dai 12 ai 90 anni. Ognuno con le proprie esigenze e speranze e aspettative ma, specialmente d'estate, era affollato come un bus nell'ora di punta. Ogni tanto spariva qualcuno, tra i 15 e i 30 anni. Era facile capire perché e per dove. Con i suoi tre viali paralleli alla strada ma uno più in alto dell'altro fino a quello più buio e riparato, perché addossato ad un alto muro, era come se fosse un percorso obbligato. Si partiva dalla piazza si arrivava alla passeggiata, si prendeva il vialetto più in basso verso il bar, chi poteva prendeva il gelato, si tornava indietro per il percorso di mezzo e, infine, si percorreva il vialetto più in alto dove, i più fortunati, si fermavano. A chi era andata buca, maschi o femmine, non rimaneva che fare il percorso inverso. Qualche volta si faceva in solitaria, ed era la pubblica prova che era andata male. Capitava anche che tornando a casa si venisse accolti da sorrisetti di compiacimento, i maschi, o da sguardi truci, le femmine. Perché "il paese è piccolo e la gente mormora" e il più delle volte non ci si fermava al mormorio ma alla vera e propria delazione.
Tra il bar, ora dei rumeni, e la piazza del paese, ancora c'è il bar "dei giovani". Mentre al primo i ragazzi andavano a prendere il gelato, principalmente il cono, e le famiglie e gli adulti prendevano la coppetta seduti all'ombra, in quello di mezzo ci si andava per giocare a flipper, a bigliardino, a stecca e boccette. E per ascoltare musica dal juke-box. Il padrone del bar chiedeva ai ragazzi più grandi che dischi comprare e spesso si riusciva a fargli inserire musica un po' diversa dal "comune sentire". E molti conobbero Zappa, Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple, Who e altri esponenti della musica rock. Seduto su una panchina di marmo sotto la nicchia che ospitava una delle tante Madonne, guardava lo scempio del bar della sua, e di tanti altri, gioventù.
"Dì la verità, stai pensando allo scempio della tua vita".
"Sbagli sempre il tempo per intervenire".
"Allora tu non colmare i vuoti con surrogati. Affronta l'Assenza. La causa e le conseguenze".
Non sapeva cosa ribattere."Allora tu non colmare i vuoti con surrogati. Affronta l'Assenza. La causa e le conseguenze".
Si accese l'ennesima sigaretta.
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