Immagino che nessuno si sia chiesto, giustamente, perché vi ammorbo con i miei racconti più o meno riusciti e perché spesso pubblico minchiate degne di Minchiolini e del Tg1. Eppure la risposta sarebbe facile, fin troppo facile. Perché sono stanco di scrivere cose come questa o leggere quest'altra e tante altre ancora.
Proprio oggi mi chiedevo perché certi post avessero dei ritorni di fiamma e di lettori e, stupidamente, non mi davo la risposta. Post del 2009 o 2010 che come zombie tornano in vita. Me li sono riletti, potrei cambiare la data di pubblicazione e sarebbero ancora validi e potrebbero aggiungersi alla immaginaria lista da cui ho tratto i due esempi citati. Sono stanco di parlare di politica perché non ci sono più politici ma politicanti, rozzi, ignoranti e incolti a dispetto dei tanti titoli accademici di cui si fregiano.
E per oggi mi fermo, ho solo tanta rabbia.
lunedì 29 agosto 2011
Dove sono? E perché? Il nuovo inizio (7)
Le precedenti puntate le trovate sotto l'etichetta "dove sono".
Piccola curiosità. Nessuno si è accorto che il Commissario da Jovine è diventato Poli.
Avvertenza per chi legge tramite altri siti o aggregatori. Purtroppo l'impaginazione spesso viene cambiata dando origine ad un ammasso di parole di non facile lettura. Vi consiglio di leggerlo in originale.
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“Scomparso un imprenditore romano trapiantato in Umbria.
Rapito mentre correva sulle rive del lago Trasimeno”.
Ora non si scherza più.
Un moto di preoccupazione lo prese leggendo il titolo del giornale. Non era vero, non lo aveva rapito mentre correva in riva al lago. Non si capacitava del perché il rendiconto sul sequestro fosse sbagliato. E non gli sembrava il solito “errore” dei giornalisti. Tanto tempo era passato dal rapimento in riva al lago, dal suo primo sequestro di persona, perché qualcuno potesse collegarli. Doveva essere sicuramente la mossa di qualche poliziotto un po’ più intelligente per sviare l’attenzione dei giornalisti .
Tutto era andato per il verso giusto. Il soggetto era ancora nel suo laboratorio artigianale, in una zona nuova, ancora senza lampioni, ovvero, i lampioni c’erano e nuovi di zecca ma ancora spenti. D’altronde se un giovane vuole iniziare un’attività può solo farlo dove spende meno e quella zona aveva ancora prezzi abbordabili. Lo aveva atteso pazientemente ripassando tutta la procedura e la trovava perfetta, senza la più piccola sbavatura. Un orologio svizzero, come si diceva una volta. Due sole attività distanti l’una dall’altra, niente telecamere, né pubbliche, né private. Niente luce e niente abitazioni nei paraggi. Di certo la vittima gli aveva fatto un grande favore, un aiuto così non l’avrebbe avuto nemmeno chiedendolo.
Si era fatto trovare ad armeggiare con la bici a cui aveva sgonfiato una gomma, non aveva chiesto aiuto, aveva atteso che il giovane glielo offrisse, “Se attende giro la macchina così le faccio luce con i fari” aveva detto in perfetto italiano con un leggero accento umbro. E’ proprio vero, dei giornalisti non ci si può fidare, scrivono senza verificare, non è più la categoria di una volta. Il giovane non era romano, nella Capitale ci era vissuto solo il tempo dell’Università e poi aveva fatto ritorno a casa. No, quel titolo era pieno di errori e la cosa non lo lasciava tranquillo.
Si era girato per aprire lo sportello e aveva offerto il proprio corpo al boia, un tampone al naso e dopo pochi secondi era steso per terra. Lo aveva trascinato per pochi metri sul marciapiede e caricato nel furgone. Imbavagliato, legato mani e piedi e ingabbiata la testa in modo che se anche si fosse ripreso non avrebbe potuto fare il minimo movimento. Lo nascose sotto delle cassette di frutta vuote, il peso non lo avrebbe di certo ucciso. Caricò la bici con la gomma ancora sgonfia e partì con tutta la calma e la tranquillità che gli davano la perfezione del piano. Se qualcuno lo avesse visto in zona aveva già una scusa pronta, la bici era il suo alibi, indistruttibile. Talmente pubblico che rasentava la banalità. Non aveva fumato, mangiato o bevuto, non aveva sputato (non lo aveva mai fatto), aveva indossato i guanti ancor prima di giungere sul posto, non aveva indosso il cellulare, rimasto a casa, la macchina non aveva l’antifurto satellitare. Il cellulare della vittima, smembrato, lo aveva seminato lunga la E45 mettendo chilometri di distanza tra i vari pezzi. La scheda l’aveva invece buttata nel water di un bar notturno.
Scese dal furgone e aprì il cancello, la notte era ancora giovane e se anche qualcuno lo avesse visto non si sarebbe stupito. Il rapitore era solito arrivare a quell’ora di notte. Lo faceva tutte le volte che staccava dal turno pomeridiano e questa routine gli forniva un altro alibi. Portò il furgone all’interno del capannone e si chiuse dietro il portone. Tutto era pronto per il trasbordo del prigioniero ancora addormentato. Certo era pesante e la cosa lo fece faticare non poco. La camera era pronta, piccoli aggiustamenti l’avevano resa più funzionale. Piccole cose, è vero, che soddisfacevano la sua maniacalità che avrebbe voluto raggiungere la perfezione. Stava diventando come uno di quei personaggi che si incontrano nei gialli. Il letto era rimasto lo stesso, vicino aveva una cassetta della frutta di plastica, leggera per ogni evenienza, questi prigionieri sono imprevedibili e non tutti si rassegnano al loro destino, che fungeva da comodino, il carrello portavivande sempre di plastica. La stanza, aleatoria, sempre fatta con i teli neri.
Il rapitore giaceva sul letto esanime, era robusto, si trovò a pensare il rapitore, mentre lui lo denudava. Lo mise di fianco, non voleva che un rigurgito lo potesse far soffocare, e lo ammanettò. Tutte e due le braccia verso destra così come i piedi. Poggiò il solito foglio, scritto al computer, sul “comodino” e lo lasciò al suo destino. Si meritava un po’ di riposo.
Quando ti sveglierai ti avrò già liberato una mano e, se sei intelligente, prenderai questo foglio e lo leggerai con attenzione. Segui le regole e non ti accadrà nulla. Se non lo farai sarai responsabile delle conseguenze.
1 Non avvicinarti mai alle pareti quando sarai libero di muoverti. IO ti vedo, ogni trasgressione sarà punita.
2 Dietro di te c’è il bagno, cieco, dove troverai tutto ciò che ti può essere utile. Ricordati sempre che IO ti vedo.
3 Mangerai tre volte al giorno, tutto. Non sono ammessi avanzi. E non gettarli nel water, IO ti vedo.
4 Se vuoi puoi anche urlare, fatica sprecata e otterrai solo che IO mi innervosisca.
5 Ti parlerò solo con i fogli e, quando sarà tempo, mi risponderai a voce. Non mentire mai, so tutto, e, come già detto, mi innervosisco facilmente.
6 Se ti comporterai bene potrai uscire presto.
7 IO ti domino.
venerdì 26 agosto 2011
Ti do un 25 aprile se mi dai un 25 dicembre
L'amico Daniele, in questo post, fa delle interessanti riflessioni a cui, dopo una prima rapida lettura, viene da dare l'assenso anche se non convinto fino in fondo. E' uno di quei post che richiedono riflessione perché tocca corde delicate che possono stonare e, addirittura, rompersi. Dando per scontato che prima di proseguire vi siate andati a leggere l'originale, vado con le contro deduzioni.
Innanzitutto avrei firmato senza eccessivamente riflettere. Salvare le tre feste civili che questo governo vuole "accorpare" è un obiettivo civile, morale e politico fondamentale. E, tanto per non tirarla per le lunghe, non fosse altro che nel provvedimento ci vedo un "odio di classe" (si può ancora dire?) ribaltato da far spavento, aggiunto ad un odio politico altrettanto spaventoso. Non sono un economista, però, in caso di "abolizione", mi sembra che i vantaggi siano molto inferiori alle perdite. Infatti le tre date in questione sono fonte di reddito per quel turismo tanto in crisi. Certo, civilmente, moralmente e politicamente si potrebbero esprimere giudizi negativi sul modo di festeggiare ma il discorso varrebbe anche per tante feste religiose.
Parlando espressamente del 25 aprile, festa della Liberazione, in cambio del Natale sarei d'accordo se non avessi dovuto scrivere il cappello che avete già letto. Se fossimo una Nazione normale e il sentimento profondo del 25 aprile fosse in tutti noi in egual misura, potrei accettare lo scambio. Però, c'è sempre un però, le condizioni, di fatto, che richiamavo non ci sono. Coloro che sono al governo in questo momento più e più volte hanno tentato di sminuire il valore della Liberazione, hanno ripetutamente "sconfessato" con parole opere ed omissioni il sacro valore di questa festa. Di conseguenza non siamo ancora maturi per relegare il 25 aprile nelle festività soppresse, anzi, sempre più forte dovrà essere la loro celebrazione.
Un'altra obiezione è di carattere filosofico (?). La Liberazione è una festività che dovrebbe riguardare tutti, anche i nostri nemici (è inutile chiamarli in altro modo). Infatti, se essi sono al governo e siedono in Parlamento è appunto per l'alto valore delle idee che hanno liberato l'Italia e hanno fatto sì che tutti potessero esprimere le proprie opinioni. Natale è una festività che rientra nel campo delle scelte e delle convinzioni personali. Stiamo parlando di una festività religiosa che può essere condivisa per gli altrettanti alti valori che dovrebbe trasmettere, ma sempre festività religiosa rimane.
P.S. Ho tentato di essere breve perché i peperoni sono sul fuoco e ogni tanto li devo "girare".
Innanzitutto avrei firmato senza eccessivamente riflettere. Salvare le tre feste civili che questo governo vuole "accorpare" è un obiettivo civile, morale e politico fondamentale. E, tanto per non tirarla per le lunghe, non fosse altro che nel provvedimento ci vedo un "odio di classe" (si può ancora dire?) ribaltato da far spavento, aggiunto ad un odio politico altrettanto spaventoso. Non sono un economista, però, in caso di "abolizione", mi sembra che i vantaggi siano molto inferiori alle perdite. Infatti le tre date in questione sono fonte di reddito per quel turismo tanto in crisi. Certo, civilmente, moralmente e politicamente si potrebbero esprimere giudizi negativi sul modo di festeggiare ma il discorso varrebbe anche per tante feste religiose.
Parlando espressamente del 25 aprile, festa della Liberazione, in cambio del Natale sarei d'accordo se non avessi dovuto scrivere il cappello che avete già letto. Se fossimo una Nazione normale e il sentimento profondo del 25 aprile fosse in tutti noi in egual misura, potrei accettare lo scambio. Però, c'è sempre un però, le condizioni, di fatto, che richiamavo non ci sono. Coloro che sono al governo in questo momento più e più volte hanno tentato di sminuire il valore della Liberazione, hanno ripetutamente "sconfessato" con parole opere ed omissioni il sacro valore di questa festa. Di conseguenza non siamo ancora maturi per relegare il 25 aprile nelle festività soppresse, anzi, sempre più forte dovrà essere la loro celebrazione.
Un'altra obiezione è di carattere filosofico (?). La Liberazione è una festività che dovrebbe riguardare tutti, anche i nostri nemici (è inutile chiamarli in altro modo). Infatti, se essi sono al governo e siedono in Parlamento è appunto per l'alto valore delle idee che hanno liberato l'Italia e hanno fatto sì che tutti potessero esprimere le proprie opinioni. Natale è una festività che rientra nel campo delle scelte e delle convinzioni personali. Stiamo parlando di una festività religiosa che può essere condivisa per gli altrettanti alti valori che dovrebbe trasmettere, ma sempre festività religiosa rimane.
P.S. Ho tentato di essere breve perché i peperoni sono sul fuoco e ogni tanto li devo "girare".
giovedì 25 agosto 2011
Cercasi volontario volenteroso
Mi sono reso conto che gli oltre 600 post scritti in questi anni sono etichettati in modo approssimativo. E' vero, si può convivere tranquillamente anche con questo immane problema, ma non è che tra gli amici c'è un volontario volenteroso che gratuitamente se la sente di fare questo lavoretto?
mercoledì 24 agosto 2011
Pensierini della sera
Una serale lettura di Repubblica (non l'ho recuperato da un cassonetto, il giornale, ancora posso comprarmelo) mi fa venire in mente diversi pensieri.
Quando ero giovane, fino all'Università, scrivevo poesie d'amore e d'altro. Qualche volta anche su commissione per amici caproni e amiche capre. Sia chiaro, non mi sono mai fatto pagare, nemmeno in natura. Sulla qualità delle stesse ci sarebbe da dire molto. Forse erano tempi diversi e si "raccoglieva" anche con questi mezzi e mezzucci. Ma perché Repubblica suscita un pensiero di tal fatta? Semplice. "Fermate i lucchetti dell'amore sono arrivati persino a Rialto" è il titolo in prima pagina a firma di Francesco Merlo con supporto di pezzo di cronaca, grafico, foto e intervista allo "scrittore". Tutto nasce da un libro di Federico Moccia e da un lucchetto messo da lui medesimo per rafforzare una storia narrata in un suo libro. Quindi questo tipo di dichiarazione amorosa nasce da una mera operazione commerciale. E nulla ci sarebbe di male se questa moda alla fin fine non deturpasse monumenti anche di un certo pregio. Ma non è nemmeno questo che mi interessa, ognuno esprime i propri sentimenti come vuole e come sa. Chi in prosa, chi in versi e chi facendosi vendere i lucchetti dal ferramenta. Ma Moccia ci prenderà una percentuale?
E' la poeticità del gesto che mi lascia perplesso. Vuoi mettere la bellezza di ingenui versi amorosi composti con fatica ed emozione con la freddezza di un pezzo di ferro che costa solo gli euro del ferramenta? D'altronde siamo abituati al TVTB e alla scrittura mutuata dagli SMS.
***
Sarebbe facile parlare dell'Italia e della Libia, di Berlusconi e di Gheddafi, di Andreotti e Gheddafi, di Craxi e Gheddafi, di D'Alema e Gheddafi, insomma di tutti i nostri governanti che si sono alternati negli ultimi 40 anni. sarebbe facile facile parlare dell'uomo che ci ha tenuto per le palle minacciandoci di stringerle ad ogni cosa che non gli piaceva. sarebbe facile parlare del fallimento della politica coloniale italiana e di ciò che ci è costata in termini di vite e di soldi. sarebbe facile dire che siamo l'unica nazione che non ha tratto alcun beneficio dal colonialismo, anzi ci ha rimesso. Come sarebbe facile mettere in evidenza le cose che accomunano tutti i dittatori. Due per tutte. Il nepotismo sfrenato e il sangue che scorre prima, durante e dopo la caduta. Sia chiaro, non si venga a parlare di libertà come motivo dell'intervento della Nato. Petrolio e basta, altrimenti avremmo la Nato anche in Siria, in Africa e in Israele da molto tempo.
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No, la manovra no. Tanto è inutile parlarne, occorre agire e farci trovare pronti. Già a 45 gradi con i calzoni calati.
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Strano popolo gli italiani. Tutti a dire, me compreso, che non fanno nulla, che subiscono passivamente, che manca qualcuno che sia in grado di coagulare e trascinare, che nessuno ha più coraggio di fare nulla, che ci si limita a parlare al bar, nei blog e su Facebook. Mi sembra la vecchia storia dell'"armiamoci e partite". Allora, invece di attendere il novello Messia perché non iniziamo ad aderire alle manifestazioni di protesta chiunque le convochi? Tanto non si corre il rischio di aderire a manifestazioni della Cisl e della Uil e nemmeno dell'Ugl. Perché non iniziamo a toglierci da soli gli alibi da mostrare ad altri?
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Volevo chiudere con un po' di calcio, ma non ne vale la pena.
lunedì 22 agosto 2011
Razzismo di ieri, conflitti di oggi
4. Come i tentativi di trovare l'incipit di questo post che voleva essere una risposta ad un amico. Ma non trovo le parole per esprimere un concetto complicato in pubblico. Un concetto che implica il coinvolgimento di sentimenti profondi e chiamerebbe in causa altre persone.
L'obiezione principe che mi potrebbe essere fatta è: "Non dici di chi stai parlando, di cosa stai parlando, perché, allora, ne parli". "Saranno pure cazzi miei!", la risposta tra il serio e il faceto. Avendo abortito il post a lungo pensato e dovendo occupare il tempo libero che ciò mi ha lasciato vado un po' a ruota libera.
***
Nel 1927 iniziò la pubblicazione a dispense di un opera chiamata Mundus edita dalla Sonzogno. Sono andato a visitare il sito della casa editrice e nulla ho trovato sulla sua storia e sulle pubblicazioni dell'epoca se non rapidi accenni all'era che fu. Ho usato il termine Era con cognizione di causa, siamo infatti, come detto, nel 1927 e già da qualche anno era stata introdotta la nuova numerazione che teneva conto dell'Era Fascista. Ma torniamo a Mundus e al perché di questa citazione da topo di biblioteca.
In un precedente post ho utilizzato una cartina del Medio Oriente del 1937 reperita in internet per far vedere come era in quell'anno la situazione della Palestina. Da Mundus ho estratto una cartina risalente, appunto, al 1927. Non penso che ci sia bisogno di ulteriori commenti se non riportare un passo di questa "enciclopedia geografica" (raccolta dal nonno di Luz e rilegata, giustamente, per continenti) che risente di una concezione dell'etnologia e dell'antropologia, a dir poca, viziata dai pregiudizi culturali e politici, che tanti danni avrebbero prodotto da lì a breve, dell'epoca.
Dopo l'Arabia, nel volume dedicato all'Asia, viene "Siria e Palestina"e nel capitolo "Genti" si può leggere: "Tutte le razze umane sono rappresentate in questa contrada, rimescolate, con incroci multipli, parlando ciascuna una propria lingua e vestendo un suo abito nazionale. Infatti, vagando per le vie di una città, vi si vede l'africano dai capelli lanosi e dalla carnagione nera, ricoperto di un semplice straccio girato ai fianchi e fissato con una cintura od anche più semplicemente con una corda; vi si vede il fiero Persiano dalla lunga casacca scura; l'abbronzato e magro Arabo con l'enorme turbante e il caftan; il piccolo e tozzo Turco; l'antico Semita, dominatore un tempo del paese, ora sporco e stracciato; il Druso e il Maronito, discendente dei Fenici; l'Armeno; il Greco; l'Europeo in tutte le sue varietà. (Solo per l'africano non è stata usata la maiuscola. N.d. Gap) E tutta questa gente passa sotto il nome generale di Siriaca nelle città e sotto quello di Kufar o Fellah nelle campagne facendo il sedentario, mentre il beduino nomadi si conosce col nome di Tuara. Pure essendo tutte queste genti di razze differenti, trovansi legate fra loro strettamente dal sentimento religioso, come i Maroniti del Libano Occidentale, i Metuah di Tiro, che sono Sciti maomettani, e i Nazareni, i Kurdi e Armeni, gente sbandata da ogni dove. ...
Parlando dei siriaci ad un certo punto si dice: "La menzogna è il sale dell'uomo" e più avanti: "Mancano per la donna di qualunque considerazione, ritenendola un essere impuro". Nel paragrafo dedicato a "Il gruppo ebraico" possiamo leggere:
"Il Gruppo ebraico trovasi in questa contrada, che fu il suo maggior dominio, rappresentato da appena un centinaio di migliaia di membri raccolti più densamente nei distretti di Damasco e di Gerusalemme, centri di maggior sfruttamento, e anche alla base dei monti Safa. In maggioranza hanno dimenticata la loro lingua antica, considerata fra le morte, e parlano invece dei dialetti, fra cui manca l'ebraico germanizzato. ... Malgrado questo insieme di razze4 diverse, si sono plasmati nel tipo israelita con certi caratteri evidenti, tali il naso curvo quasi uncinato, lo sguardo vivace, i capelli cresputi, il labbro inferiore grosso, la ristrettezza del torace, la statura media, il piede piatto, così da obbligarli ad una camminata speciale, resa più evidente con l'età matura, oltre a tutti gli altri caratteri psichici intellettuali".
Mentre per la questione culturale passi avanti sono stati fatti, per la questione politica e i conflitti siamo fermi e tendenti all'involuzione.
L'obiezione principe che mi potrebbe essere fatta è: "Non dici di chi stai parlando, di cosa stai parlando, perché, allora, ne parli". "Saranno pure cazzi miei!", la risposta tra il serio e il faceto. Avendo abortito il post a lungo pensato e dovendo occupare il tempo libero che ciò mi ha lasciato vado un po' a ruota libera.
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Nel 1927 iniziò la pubblicazione a dispense di un opera chiamata Mundus edita dalla Sonzogno. Sono andato a visitare il sito della casa editrice e nulla ho trovato sulla sua storia e sulle pubblicazioni dell'epoca se non rapidi accenni all'era che fu. Ho usato il termine Era con cognizione di causa, siamo infatti, come detto, nel 1927 e già da qualche anno era stata introdotta la nuova numerazione che teneva conto dell'Era Fascista. Ma torniamo a Mundus e al perché di questa citazione da topo di biblioteca.
In un precedente post ho utilizzato una cartina del Medio Oriente del 1937 reperita in internet per far vedere come era in quell'anno la situazione della Palestina. Da Mundus ho estratto una cartina risalente, appunto, al 1927. Non penso che ci sia bisogno di ulteriori commenti se non riportare un passo di questa "enciclopedia geografica" (raccolta dal nonno di Luz e rilegata, giustamente, per continenti) che risente di una concezione dell'etnologia e dell'antropologia, a dir poca, viziata dai pregiudizi culturali e politici, che tanti danni avrebbero prodotto da lì a breve, dell'epoca.
Dopo l'Arabia, nel volume dedicato all'Asia, viene "Siria e Palestina"e nel capitolo "Genti" si può leggere: "Tutte le razze umane sono rappresentate in questa contrada, rimescolate, con incroci multipli, parlando ciascuna una propria lingua e vestendo un suo abito nazionale. Infatti, vagando per le vie di una città, vi si vede l'africano dai capelli lanosi e dalla carnagione nera, ricoperto di un semplice straccio girato ai fianchi e fissato con una cintura od anche più semplicemente con una corda; vi si vede il fiero Persiano dalla lunga casacca scura; l'abbronzato e magro Arabo con l'enorme turbante e il caftan; il piccolo e tozzo Turco; l'antico Semita, dominatore un tempo del paese, ora sporco e stracciato; il Druso e il Maronito, discendente dei Fenici; l'Armeno; il Greco; l'Europeo in tutte le sue varietà. (Solo per l'africano non è stata usata la maiuscola. N.d. Gap) E tutta questa gente passa sotto il nome generale di Siriaca nelle città e sotto quello di Kufar o Fellah nelle campagne facendo il sedentario, mentre il beduino nomadi si conosce col nome di Tuara. Pure essendo tutte queste genti di razze differenti, trovansi legate fra loro strettamente dal sentimento religioso, come i Maroniti del Libano Occidentale, i Metuah di Tiro, che sono Sciti maomettani, e i Nazareni, i Kurdi e Armeni, gente sbandata da ogni dove. ...Parlando dei siriaci ad un certo punto si dice: "La menzogna è il sale dell'uomo" e più avanti: "Mancano per la donna di qualunque considerazione, ritenendola un essere impuro". Nel paragrafo dedicato a "Il gruppo ebraico" possiamo leggere:
"Il Gruppo ebraico trovasi in questa contrada, che fu il suo maggior dominio, rappresentato da appena un centinaio di migliaia di membri raccolti più densamente nei distretti di Damasco e di Gerusalemme, centri di maggior sfruttamento, e anche alla base dei monti Safa. In maggioranza hanno dimenticata la loro lingua antica, considerata fra le morte, e parlano invece dei dialetti, fra cui manca l'ebraico germanizzato. ... Malgrado questo insieme di razze4 diverse, si sono plasmati nel tipo israelita con certi caratteri evidenti, tali il naso curvo quasi uncinato, lo sguardo vivace, i capelli cresputi, il labbro inferiore grosso, la ristrettezza del torace, la statura media, il piede piatto, così da obbligarli ad una camminata speciale, resa più evidente con l'età matura, oltre a tutti gli altri caratteri psichici intellettuali".
Mentre per la questione culturale passi avanti sono stati fatti, per la questione politica e i conflitti siamo fermi e tendenti all'involuzione.
sabato 20 agosto 2011
Buon compleanno
E tanto perché tu ti renda conto che non tutti hanno avuto la fortuna di avere i genitori comunisti, ieri, per provare il televisore nuovo (grazie a chi sappiamo noi), ci siamo visti i funerali di Berlinguer fino all'una passata. Considerazioni di carattere politico sarebbero inutili.
venerdì 19 agosto 2011
Ha da passà 'a nuttata
Due mesi or sono, dal 18 al 26 giugno, scrivevo de l'Unità e della farsa De Gregorio, un mese fa raccontavo il dramma di Agata e Filippo. Già da allora, e da molto tempo, mi ero stancato di parlare di politica, manovre e manovrine (titolo del tg2 delle 13 del 18 agosto: "Manovre sulla manovra", se è voluto va licenziato chi lo ha pensato, se è involontario va licenziato lo stesso) e cercavo altri argomenti per intrattenere il gentile pubblico. Non volevo tediare i pochi affezionati lettori con temi ampiamente trattati dagli organi di stampa. Ma, come assodato, si scrive anche per se stessi, principalmente per se stessi, per dare e darsi un segnale di essere vivi e vigili. E quindi si alternano, se possibile, i temi da affrontare.
***
Oggi in Israele c'è stato un attentato con conseguente scontro a fuoco. Immediata la reazione, la rappresaglia. L'aviazione israeliana ha bombardato Gaza. Nella notte tra il 15 e il 16 agosto già c'era stato un altro bombardamento su Gaza, e non mi sembra che fosse per rappresaglia. Allora, a rigor di logica, l'attentato contro i bus israeliani è una rappresaglia verso il bombardamento di Gaza che a sua volta a dato il via ad un'altra rappresaglia ovvero è dal 1948 che si va avanti con le rappresaglie, e le guerre. Stigmatizzate e condannate sempre e comunque quelle palestinesi, di rado e senza effettive conseguenze, nemmeno con le risoluzioni dell'Onu, quelle israeliane. Chissà perché.
***
Questa sera mi sono visto su Rai5 uno spettacolo di Natalino Balasso registrato nel 2007. Non ricordandomi se e quando fosse già passato, mi chiedo se è possibile che la Rai, da noi tutti pagata, si sia tenuta la registrazione ferma per quattro anni. Mi rispondo di sì e non sarebbe la prima volta. Il caimano, e non solo, docet. Che fosse uno spettacolo del 2007 l'ho saputo solo con i titoli di coda, ad un certo punto mi è venuto il dubbio che fosse non recente ma recentissimo. Balasso fa una battuta su Vasco Rossi e gli psicofarmaci. Corsi e ricorsi.
***

Oggi ho avutola certezza che non esistono certezze nella vita.
Quando si legge che Warren Buffet (nella foto), Luca Cordero di Montezemolo, Carlo De Benedetti, Pietro Modiano, Anna Maria Artoni e sconosciuti "benestanti" dicono che è giusta una tassa sui grandi patrimoni non resta altro da fare che ricordarsi la frase di Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.
Non si sa per chi, ma consoliamoci con questa eccellenza.
***
E a questo punto affidiamoci a Eduardo De Filippo, altra soluzione non vedo: "Ha da passà 'a nuttata".
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| Situazione nel 1937 |
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Questa sera mi sono visto su Rai5 uno spettacolo di Natalino Balasso registrato nel 2007. Non ricordandomi se e quando fosse già passato, mi chiedo se è possibile che la Rai, da noi tutti pagata, si sia tenuta la registrazione ferma per quattro anni. Mi rispondo di sì e non sarebbe la prima volta. Il caimano, e non solo, docet. Che fosse uno spettacolo del 2007 l'ho saputo solo con i titoli di coda, ad un certo punto mi è venuto il dubbio che fosse non recente ma recentissimo. Balasso fa una battuta su Vasco Rossi e gli psicofarmaci. Corsi e ricorsi.
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Oggi ho avutola certezza che non esistono certezze nella vita.
Quando si legge che Warren Buffet (nella foto), Luca Cordero di Montezemolo, Carlo De Benedetti, Pietro Modiano, Anna Maria Artoni e sconosciuti "benestanti" dicono che è giusta una tassa sui grandi patrimoni non resta altro da fare che ricordarsi la frase di Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.
Non si sa per chi, ma consoliamoci con questa eccellenza.
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E a questo punto affidiamoci a Eduardo De Filippo, altra soluzione non vedo: "Ha da passà 'a nuttata".
martedì 16 agosto 2011
Pensierini post ferragostani
La manovra affonda gli energetici. Immaginatevi milioni di confezioni di energetici che affondano nei mari, nei laghi e nei fiumi del mondo. Immaginatevi la parte acquea del globo ripiena di bottigliette di plastica gonfie di bevande energetiche. Immaginatevi anche tanti, tantissimi poveri che rischiano la vita per recuperarle ed avere qualcosa da mettere nello stomaco. Immaginatevi quello che volete ma siete fuoristrada. Gli energetici, per gli addetti ai lavori, sono Enel, Eni, Snam Rete Gas, Terna, Edison e altri ancora. Ovvero quelle aziende che ci forniscono un servizio essenziale, obbligato o indotto, per poi farcelo pagare di più se lo usiamo in determinati orari.
Silvio dixit: "però l'Iva aumentata determina una contrazione dei consumi magari non rilevante ma comunque ci sarebbe una contrazione certa dei consumi; inoltre vi sarebbe una maggiore tendenza all'evasione che purtroppo si rafforzerebbe con l'aumento dell'Iva". Lui ne sa di certo qualcosa visto che ha teorizzato che se uno si sente perseguitato dalle tasse è giusto che faccia qualcosa per non pagarle. Ma a parte rivangare il passato sempre attuale, occorre dire che la preoccupazione del premier è vera, perbacco se è vera. Invece è una falsità che se si tagliano le pensioni si crea un problema sociale. Non rivalutare le pensioni, giro di parole per dire tagliare, non può influire sull’economia, tanto quei tirchi dei pensionati consumano quasi niente. Non vanno al bar, non sanno cosa sia un ristorante, al cinema ci sono andati quando il colore era di là da venire e al mare ci sono andati quando erano di moda i mutandoni a righe e il pezzo unico ascellare (poi parlano del burqa). Sti pensionati del cazzo che mangiano una volta al giorno per mettere da parte euri a non finire e esportarli poi nei paradisi fiscali. I pensionati insomma sono una categoria antisociale che lavora contro l’Italia. Quindi è giusto non rivalutare le loro pensioni.E dato che i soldi racimolati non bastano conciamo per le feste chi ha redditi oltre i 90mila e i 150mila€. Si sa dove si possono trovare e si possono bastonare con tutta calma, ma sono così pochi che non vale la pena e allora salvaguardiamo anche loro. Come salvaguardiamo anche i ricchi che sarebbero quelli che dovrebbero tirare l’economia. Crosetto, Stracquadanio e altri già hanno segnalato che è ora di finirla di maltrattare i benestanti. Hanno ragione, perdindirindina. Quando ce vo' ce vo'. Ma allora chi tassiamo oltre ai pensionati e ai dipendenti in genere? Chi bastoniamo oltre ai soliti noti?
“Nitto vuole tirare i cordoni della borsa sulle intercettazioni. Mavalà…per dirla alla Ghedini”. Liana Milella. E qui lascio la parola a Mario Vargas Llosa. Inutile dire che vale, con i dovuti adattamenti, anche per gli avvocati e magistrati passati, presenti e futuri alla corte dell’Imperatore.
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Mario Vargas Llosa La festa del caprone Einaudi 14€. |
“Era uno dei più capaci, tra quanti avevano potuto accedere a quel club esclusivo. Avvocato fungeva da costituzionalista. Ancora molto giovane, era stato insieme a … il principale redattore della Costituzione che … aveva emanato all’inizio dell’Era, e di tutti gli emendamenti approvati da allora al testo costituzionale. Aveva redatto, inoltre, le principali leggi costituzionali e ordinarie, ed era stato relatore di quasi tutte le decisioni legali adottate dal Congresso per legittimare le esigenze del regime. Nessuno come lui era in grado di dare, in discorsi parlamentari intrisi di parole latine e di citazioni – spesso in francese -, apparenza di forza giuridica alle più arbitrarie decisioni dell’Esecutivo, o per respingere, con logica demolitrice, ogni proposta che … disapprovasse. La sua mente, organizzata come un codice, trovava immediatamente un’argomentazione tecnica per dare parvenza di legalità a qualunque decisione di …, che si trattasse di un provvedimento della Corte dei Conti, della Corte suprema o una legge del Congresso.”
Ai puntini siete liberi di mettere i nomi che la vostra fantasia vi suggerisce. Vargas Llosa parla del dittatore dominicano Rafael Leónidas Trujillo Molina e dei suoi accoliti. Molte altre parti del libro si potrebbero adattare alla situazione, se volete sapere quali vi leggete il libro che male non fa.
E mentre si parla di energetici e titoli volatili, di Siria e Libia, di calciomercato e di milioni di italiani in vacanza, di tormentoni estivi e di abbronzature, Israele continua a fare i propri comodi nella Striscia di Gaza nell’indifferenza quasi totale.
Ci vorrebbero due paroline anche per i sindacati e Bonanni in particolare, ma non posso sempre trasformare questo blog in una discarica.
lunedì 15 agosto 2011
venerdì 12 agosto 2011
L'indice del Cac
L'indice del Cac non è una parolaccia auto censurata. Ha a che fare con la borsa di Parigi. Così come la "volatilità dei titoli" non è una critica all'insulsaggine di alcuni titoli della stampa e non è nemmeno una magia alla Henry Potter. Se a questo ci aggiungete lo Spread dei Bund e Bpt correlazionato al Ftse Mib, analizzato dall'Amf, che risente della quotazione del Brent e del Barile con una spruzzata di Green Economy, avrete lo specchio della situazione italiana. Complicata dai gorgoglii di Bossi, con una fumata di Tremonti e il silenzio di Berlusconi. Ovvero: Non ci si capisce un cazzo.
Di certo c'è che a pagare saremo ancora una volta noi. Noi che abbiamo il buonsenso di capire che si sta andando allegramente verso l'affondamento, forse non si canterà e suonerà come sul Titanic ma la fine è comunque quella. Smuovere l'economia. Quante volte abbiamo sentito questa frase e quante volte abbiamo visto andare le cose verso la direzione opposta! Smuovere l'economia vuol dire far girare i soldi e quale modo migliore di farlo togliendo soldi a coloro che li dovrebbero spendere? Prima o poi qualcuno ce lo spiegherà, forse prima che sia troppo tardi.
Bastasse mettere nella Costituzione l'obbligatorietà del "pareggio di bilancio", proporrei anche di mettere che "tutti devono essere più buoni", che "non si rubano le caramelle ai bambini", che "i gatti neri non portano jella", e altro ancora e avremmo risolto tutti i problemi.
A coloro che hanno avuto la splendida idea di abolire, perché di questo si tratta, le festività del 25 aprile e del Primo maggio vorrei chiedere se solo una cosa: Siete sicuri che ciò risolleverà le sorti dell'italica gente? Rendere lavorative quelle due giornate quanto Pil produce? Se le fabbriche continuano a chiudere, e quelle che non lo fanno vivacchiano con la cassa integrazione, che significato ha l'abolizione delle due feste laiche? Non è una vendetta verso qualcuno e verso valori che questo governo non riconosce?
Di certo c'è che a pagare saremo ancora una volta noi. Noi che abbiamo il buonsenso di capire che si sta andando allegramente verso l'affondamento, forse non si canterà e suonerà come sul Titanic ma la fine è comunque quella. Smuovere l'economia. Quante volte abbiamo sentito questa frase e quante volte abbiamo visto andare le cose verso la direzione opposta! Smuovere l'economia vuol dire far girare i soldi e quale modo migliore di farlo togliendo soldi a coloro che li dovrebbero spendere? Prima o poi qualcuno ce lo spiegherà, forse prima che sia troppo tardi.
Bastasse mettere nella Costituzione l'obbligatorietà del "pareggio di bilancio", proporrei anche di mettere che "tutti devono essere più buoni", che "non si rubano le caramelle ai bambini", che "i gatti neri non portano jella", e altro ancora e avremmo risolto tutti i problemi.
A coloro che hanno avuto la splendida idea di abolire, perché di questo si tratta, le festività del 25 aprile e del Primo maggio vorrei chiedere se solo una cosa: Siete sicuri che ciò risolleverà le sorti dell'italica gente? Rendere lavorative quelle due giornate quanto Pil produce? Se le fabbriche continuano a chiudere, e quelle che non lo fanno vivacchiano con la cassa integrazione, che significato ha l'abolizione delle due feste laiche? Non è una vendetta verso qualcuno e verso valori che questo governo non riconosce?
martedì 9 agosto 2011
Ciao Alberto, ci vediamo al Pantheon.
Potrei iniziare questo post resocontandovi una telefonata pomeridiana al "mio" giornale e alla voglia di lasciarmi andare a male parole con chi mi ha risposto. Ma sarebbe un'altra storia che non vale la pena raccontare. Allora inizio con:
C'era una volta una piccola stanza all'Unità, in via dei Taurini 19 a Roma, quartiere San Lorenzo. Una piccola stanza in cui misi piede pochissime volte, anzi, i primi tempi nemmeno sapevo che esistesse. Come la luce in una stanza buia. Ovvero sapevo che c'era ma non era nei miei pensieri. Passarono anni prima che prendessi coscienza della sua esistenza. La stanza era frequentata da tre persone, o tante ne ricordo io, mettiamo che i tre figuri si chiamassero Alberto, Dino e Peppe. Dino e Peppe si vedevano in giro per il giornale, Dino con l'immancabile stecchino, stuzzicadenti, in bocca e il cacciavite in mano, Peppe senza stecchino ma con il cacciavite. Alberto no, non si vedeva mai o io non lo ricordo. Di Dino venni a sapere poi che era un paziente di mio fratello dottore. Comunque presi coscienza di quella stanza e dei suoi occupanti con maggior cognizione solo quando passai in Segreteria e si intensificarono i miei rapporti con loro. Era ancora il tempo che per alcune telefonate si doveva obbligatoriamente passare per il centralino.
E, per telefono, da un piano all'altro conobbi Alberto. Conobbi il suo essere romano, la sua gentilezza e disponibilità. E conobbi anche un signore che non si stupiva delle mie battute e che, anzi, rispondeva a tono. Chi mi conosce sa che spesso mi lascio andare a battute prive di senso, freddure e vere e proprie stupidaggini, ecco, Alberto era capace di venirmi dietro.
Non posso parlare di amicizia in senso stretto e classico del termine, ma sicuramente una simpatia reciproca che ci portava a chiacchierare spesso, in special modo dopo la prima chiusura quando tornò all'Unità per collaborare in diverse forme. Allora mi/ci parlava anche dei suoi problemi e lo vedevamo accorato. Ma non perdeva il suo buonumore, o perlomeno, dissimulava bene. Quando il discorso si faceva troppo pesante si andava al bar e la tensione si stemperava.
Una frase gli piaceva e riusciva a metterla in ogni discorso. Una frase romanesca che voleva e vuole dire parla diretto senza tanti giri di parole: "Dimmi il Pantheon non la piazzetta", anche se la versione corretta è "Dimmi il Pantheon non la rotonda".
Ciao Alberto, ci vediamo al Pantheon.
C'era una volta una piccola stanza all'Unità, in via dei Taurini 19 a Roma, quartiere San Lorenzo. Una piccola stanza in cui misi piede pochissime volte, anzi, i primi tempi nemmeno sapevo che esistesse. Come la luce in una stanza buia. Ovvero sapevo che c'era ma non era nei miei pensieri. Passarono anni prima che prendessi coscienza della sua esistenza. La stanza era frequentata da tre persone, o tante ne ricordo io, mettiamo che i tre figuri si chiamassero Alberto, Dino e Peppe. Dino e Peppe si vedevano in giro per il giornale, Dino con l'immancabile stecchino, stuzzicadenti, in bocca e il cacciavite in mano, Peppe senza stecchino ma con il cacciavite. Alberto no, non si vedeva mai o io non lo ricordo. Di Dino venni a sapere poi che era un paziente di mio fratello dottore. Comunque presi coscienza di quella stanza e dei suoi occupanti con maggior cognizione solo quando passai in Segreteria e si intensificarono i miei rapporti con loro. Era ancora il tempo che per alcune telefonate si doveva obbligatoriamente passare per il centralino.
E, per telefono, da un piano all'altro conobbi Alberto. Conobbi il suo essere romano, la sua gentilezza e disponibilità. E conobbi anche un signore che non si stupiva delle mie battute e che, anzi, rispondeva a tono. Chi mi conosce sa che spesso mi lascio andare a battute prive di senso, freddure e vere e proprie stupidaggini, ecco, Alberto era capace di venirmi dietro.
Non posso parlare di amicizia in senso stretto e classico del termine, ma sicuramente una simpatia reciproca che ci portava a chiacchierare spesso, in special modo dopo la prima chiusura quando tornò all'Unità per collaborare in diverse forme. Allora mi/ci parlava anche dei suoi problemi e lo vedevamo accorato. Ma non perdeva il suo buonumore, o perlomeno, dissimulava bene. Quando il discorso si faceva troppo pesante si andava al bar e la tensione si stemperava.
Una frase gli piaceva e riusciva a metterla in ogni discorso. Una frase romanesca che voleva e vuole dire parla diretto senza tanti giri di parole: "Dimmi il Pantheon non la piazzetta", anche se la versione corretta è "Dimmi il Pantheon non la rotonda".
Ciao Alberto, ci vediamo al Pantheon.
lunedì 8 agosto 2011
Si stigmatizzano i calciatori perché i lavoratori intendano
Sciopero- Astensione collettiva dal lavoro da parte di dipendenti a tutela dei propri interessi: il diritto di sciopero è garantito dall'art.40 della Costituzione. Devoto Oli Dizionario della lingua italiana, ed. 2004-2005.
Essendo il vocabolario un po' vecchio, e non sapendo mai se qualcosa ti è cambiato intorno senza che ti avvertissero, sono andato sul sito del Quirinale (interessante) e sono andato a cercare l'art. 40 che così recita:
Sta suscitando scalpore la minaccia di sciopero dei calciatori professionisti. Stabiliamo subito che non mi interessa entrare nel merito e portarvi a discutere del contratto di una categoria di lavoratori sui generis. Sarebbe fuorviante nell'ambito di ciò che voglio dire e che non so se riuscirò a far capire. I calciatori hanno un contratto nazionale che "protegge" anche quelli "meno fortunati". Se il contratto viene riconosciuto da tutte le parti in causa ha un valore e di conseguenza quando scade va rinnovato a meno che non venga disdetto. Di conseguenza i calciatori hanno ragione, il contratto è scaduto, c'è stata una trattativa su cui le parti sembra siano d'accordo, allora perché non firmano? Qui lascio i calciatori al loro destino. Tanto firmeranno tutto e tutti perché in Italia si possono far sparire intere fabbriche ma non il calcio. E veniamo al punto.
Sono stati scritti decine di corsivi per stigmatizzare il minacciato sciopero dimenticando il principio base che ho richiamato prima. E' lo stesso meccanismo che porta a sminuire il significato di tutti gli scioperi da parte della stampa reazionaria (sì, chiamiamo le cose con il vero nome), sia scritta che parlata (giornali e tv/radio) intervistando solo ed esclusivamente gente che si lamenta perché non ha trovato il bus o il treno o perché gli operai (quanto rompe i coglioni questa minoranza) hanno fatto qualche blocco stradale. E' lo stesso metodo usato nei servizi sugli scioperi Fiat. Sindacato comunista preferisce far chiudere la fabbrica pur di non lavorare qualche ora in più. Di conseguenza usando il grimaldello dei calciatori iper-pagati si continua la lotta contro il sindacato, il diritto di sciopero e le rivendicazioni di ogni tipo.
A parte che una minima riflessione sul perché i calciatori, e molte categorie di atleti, siano diventati i "lavoratori" più pagati occorre farla. E potremmo partire da lontano dal "panem et circenses" di romana memoria. Ma esistono studi molto approfonditi sull'argomento che, purtroppo, pochi hanno letto preferendo leggere chi è andato dove e lamentandosi se non si è comperato il tal campione.
Tornando a bomba. Si stigmatizzano i calciatori perché i lavoratori intendano. C'è la crisi, non si sciopera, si lavora e si ingoia qualsiasi decisione venga presa dalla politica e dai potentati economici. E chi si ribella va stigmatizzato e, se possibile, criminalizzato.
Ci starebbe bene anche un capitoletto su i No tav, ma penso che per i miei pochi lettori sia inutile. Già sanno e solidarizzano. Perché ci piacciono le cause perse che vorremmo comunque vincere.
Essendo il vocabolario un po' vecchio, e non sapendo mai se qualcosa ti è cambiato intorno senza che ti avvertissero, sono andato sul sito del Quirinale (interessante) e sono andato a cercare l'art. 40 che così recita:
Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.
A meno che non mi sia sfuggita qualche novità dell'ultima ora, lo sciopero è ancora un diritto. E non mi sembra che l'articolo 40 ponga delle discriminazioni verso categorie di contrattualizzati. Di conseguenza chiunque può scioperare se ritiene che un suo diritto sia stato leso o il suo contratto non rispettato o rinnovato. Ma queste sono cose che dovremmo sapere tutti.Sta suscitando scalpore la minaccia di sciopero dei calciatori professionisti. Stabiliamo subito che non mi interessa entrare nel merito e portarvi a discutere del contratto di una categoria di lavoratori sui generis. Sarebbe fuorviante nell'ambito di ciò che voglio dire e che non so se riuscirò a far capire. I calciatori hanno un contratto nazionale che "protegge" anche quelli "meno fortunati". Se il contratto viene riconosciuto da tutte le parti in causa ha un valore e di conseguenza quando scade va rinnovato a meno che non venga disdetto. Di conseguenza i calciatori hanno ragione, il contratto è scaduto, c'è stata una trattativa su cui le parti sembra siano d'accordo, allora perché non firmano? Qui lascio i calciatori al loro destino. Tanto firmeranno tutto e tutti perché in Italia si possono far sparire intere fabbriche ma non il calcio. E veniamo al punto.
Sono stati scritti decine di corsivi per stigmatizzare il minacciato sciopero dimenticando il principio base che ho richiamato prima. E' lo stesso meccanismo che porta a sminuire il significato di tutti gli scioperi da parte della stampa reazionaria (sì, chiamiamo le cose con il vero nome), sia scritta che parlata (giornali e tv/radio) intervistando solo ed esclusivamente gente che si lamenta perché non ha trovato il bus o il treno o perché gli operai (quanto rompe i coglioni questa minoranza) hanno fatto qualche blocco stradale. E' lo stesso metodo usato nei servizi sugli scioperi Fiat. Sindacato comunista preferisce far chiudere la fabbrica pur di non lavorare qualche ora in più. Di conseguenza usando il grimaldello dei calciatori iper-pagati si continua la lotta contro il sindacato, il diritto di sciopero e le rivendicazioni di ogni tipo.A parte che una minima riflessione sul perché i calciatori, e molte categorie di atleti, siano diventati i "lavoratori" più pagati occorre farla. E potremmo partire da lontano dal "panem et circenses" di romana memoria. Ma esistono studi molto approfonditi sull'argomento che, purtroppo, pochi hanno letto preferendo leggere chi è andato dove e lamentandosi se non si è comperato il tal campione.
Tornando a bomba. Si stigmatizzano i calciatori perché i lavoratori intendano. C'è la crisi, non si sciopera, si lavora e si ingoia qualsiasi decisione venga presa dalla politica e dai potentati economici. E chi si ribella va stigmatizzato e, se possibile, criminalizzato.Ci starebbe bene anche un capitoletto su i No tav, ma penso che per i miei pochi lettori sia inutile. Già sanno e solidarizzano. Perché ci piacciono le cause perse che vorremmo comunque vincere.
domenica 7 agosto 2011
Pensieri al passo
Pensieri al passo perché fa caldo, ve li immaginate venire al galoppo grondanti di sudore?
La violenza sulle donne è un problema grave, gravissimo. Non passa giorno che non ci sia una vittima, quando va bene. Quindi ironizzare sul calcio o i calci alla Sandrelli, e alle altre due minchione della pubblicità di Danaos, rientrerebbe nel politicamente scorretto tanto quanto il tono di voce dell'attrice urta le orecchie.
Non mancherà chi dirà che il problema non lo riguarda perché non vede la televisione o non vede, in particolare, la pubblicità. Tutto vero, probabilmente, ma tenendo conto che noi togliamo il volume, ci alziamo per fare altro (leggasi andare in quei posti dove nessun altro può andare al tuo posto, bagno, toilette, cesso, chiaro ora?), spicciare la tavola, ecc. non possiamo fare a meno di sentire o vedere alcuni spot.
Tanto ci siamo lamentati dell'inespressività di Belen, tanto la stiamo rimpiangendo (è un modo di dire) guardando e sentendo gli spot con Neri Marcorè. Ma che bisogno aveva di sputtanarsi con la pubblicità? Soldi, sicuramente, di certo non crescita professionale.
E, parlando di pubblicità, come non rivolgere il pensiero alla bionda sirena che ci fracassa la minchia anche quando non si allena con un penoso dialogo con un improbabile portiere di caseggiato in attesa di andare a dividere le acque della piscina in dolci e /o salate? Sembra che parli mentre mastica un pavesino. Perché non nuota e vince medaglie e basta come faceva la Calligaris? Senza invadere campi altrui e rubare lavoro agli altri?
Ma con tutti i problemi che abbiamo perché ci fracassi la minchia anche tu con la pubblicità?
Bella domanda, se mai qualcuno l'ha pensata. Perché scrivere di Berlusconi e delle sue bugie mi deprime e mi fa incazzare oltre modo. Mi fa incazzare la passività di noi italiani e gli arzigogoli della politica.
Stiamo affondando tranquillamente, senza scene di panico, narcotizzati da un premier che fino a ieri ci ha detto che tutto andava bene, che siamo un Paese solido, che ci siamo mossi bene e con anticipo e che oggi ci dice che l'acqua, per non dire la merda, ci è alla gola e che se non si tiene la testa alta anneghiamo. Ma siamo stati narcotizzati anche da un'opposizione che a voglia di gridare al lupo tutte le volte con lo stesso tono di voce, ci ha impedito di capire i vari gradi di pericolosità della situazione (non parlo dei singoli, il grado di conoscenza e consapevolezza varia, ad personam).
Onestamente, quanti mesi sono che ci sentiamo dire che s.b. è alla canna del gas, che dovrebbe dimettersi, che urge un governo tecnico, di unità nazionale, di transizione o di come pare a voi? (Dare un nome a questo ipotetico governo è come scegliere il nome per un nascituro, ognuno dice la sua tanto chi decide sono i genitori). Francamente troppi. E a voglia di dirlo la richiesta stessa diventa un rituale, un mantra, una formuletta magica come simsalabim o abracadabra. Già supercalifragilistichespiralidoso è troppo difficile.
Invocare le dimissioni del nanoscurodellademocrazia è un inutile esercizio di non so più che cosa. L'innominabile non ha alcuna intenzione di lasciare finché non si è parato bene il culo in tutti i modi, e lo si sapeva da diversi lustri. Allora, vogliamo passare dalle geremiadi, dal pianto rituale alle proposte? E, se possibile, inchiodare il governo ad un si o un no?
Nella mia ingenuità, inconsapevolezza e ignoranza in materia mi chiedo come ci si possa lamentare delle agenzie di rating, invocare inchieste e indagini penali e civili come se le suddette fossero spuntate nottetempo come i funghi e non fossero invece l'espressione del capitalismo, dell'imperialismo economico. Ma certe parole, certe allocuzioni si possono ancora usare?
Ecco, sono caduto nella trappola. E per uscirne un pensiero a Jorge Amado, morto da dieci anni.
Il mendicante scendeva la strada a passo lento, strascicando il piedone avvolto in vecchi stracci, appoggiato a un bordone che aveva comperato al mercato di Agua-de-Meninos. I capelli gli spiovevano sul viso, una chioma quasi canuta, nessuno sapeva se per la vecchiaia o per i patimenti. In mano la ciotola dove tintinnavano le elemosine. Il giornale del pomeriggio arrotolato sotto il braccio. Si fermò vicino alla negra. Anche lui abitava al numero 68 di Ladeira do Pelourinho e, come i topi, era un inquilino che non pagava. Dormiva nel sottoscala, avvolto in una coperta lurida, che lo copriva da due anni senza vedere acqua se non quando si bagnava nelle pozze di piscio. Era bucata da rombi prodotti dai denti dei topi.
Jorge Amado
Sudore
Einaudi
Scritto nel 1928, all'età di 16 anni, pubblicato per la prima volta nel 1934.
La violenza sulle donne è un problema grave, gravissimo. Non passa giorno che non ci sia una vittima, quando va bene. Quindi ironizzare sul calcio o i calci alla Sandrelli, e alle altre due minchione della pubblicità di Danaos, rientrerebbe nel politicamente scorretto tanto quanto il tono di voce dell'attrice urta le orecchie.
Non mancherà chi dirà che il problema non lo riguarda perché non vede la televisione o non vede, in particolare, la pubblicità. Tutto vero, probabilmente, ma tenendo conto che noi togliamo il volume, ci alziamo per fare altro (leggasi andare in quei posti dove nessun altro può andare al tuo posto, bagno, toilette, cesso, chiaro ora?), spicciare la tavola, ecc. non possiamo fare a meno di sentire o vedere alcuni spot.
Tanto ci siamo lamentati dell'inespressività di Belen, tanto la stiamo rimpiangendo (è un modo di dire) guardando e sentendo gli spot con Neri Marcorè. Ma che bisogno aveva di sputtanarsi con la pubblicità? Soldi, sicuramente, di certo non crescita professionale.
E, parlando di pubblicità, come non rivolgere il pensiero alla bionda sirena che ci fracassa la minchia anche quando non si allena con un penoso dialogo con un improbabile portiere di caseggiato in attesa di andare a dividere le acque della piscina in dolci e /o salate? Sembra che parli mentre mastica un pavesino. Perché non nuota e vince medaglie e basta come faceva la Calligaris? Senza invadere campi altrui e rubare lavoro agli altri?
Ma con tutti i problemi che abbiamo perché ci fracassi la minchia anche tu con la pubblicità?
Bella domanda, se mai qualcuno l'ha pensata. Perché scrivere di Berlusconi e delle sue bugie mi deprime e mi fa incazzare oltre modo. Mi fa incazzare la passività di noi italiani e gli arzigogoli della politica.
Stiamo affondando tranquillamente, senza scene di panico, narcotizzati da un premier che fino a ieri ci ha detto che tutto andava bene, che siamo un Paese solido, che ci siamo mossi bene e con anticipo e che oggi ci dice che l'acqua, per non dire la merda, ci è alla gola e che se non si tiene la testa alta anneghiamo. Ma siamo stati narcotizzati anche da un'opposizione che a voglia di gridare al lupo tutte le volte con lo stesso tono di voce, ci ha impedito di capire i vari gradi di pericolosità della situazione (non parlo dei singoli, il grado di conoscenza e consapevolezza varia, ad personam).
Onestamente, quanti mesi sono che ci sentiamo dire che s.b. è alla canna del gas, che dovrebbe dimettersi, che urge un governo tecnico, di unità nazionale, di transizione o di come pare a voi? (Dare un nome a questo ipotetico governo è come scegliere il nome per un nascituro, ognuno dice la sua tanto chi decide sono i genitori). Francamente troppi. E a voglia di dirlo la richiesta stessa diventa un rituale, un mantra, una formuletta magica come simsalabim o abracadabra. Già supercalifragilistichespiralidoso è troppo difficile.
Invocare le dimissioni del nanoscurodellademocrazia è un inutile esercizio di non so più che cosa. L'innominabile non ha alcuna intenzione di lasciare finché non si è parato bene il culo in tutti i modi, e lo si sapeva da diversi lustri. Allora, vogliamo passare dalle geremiadi, dal pianto rituale alle proposte? E, se possibile, inchiodare il governo ad un si o un no?
Nella mia ingenuità, inconsapevolezza e ignoranza in materia mi chiedo come ci si possa lamentare delle agenzie di rating, invocare inchieste e indagini penali e civili come se le suddette fossero spuntate nottetempo come i funghi e non fossero invece l'espressione del capitalismo, dell'imperialismo economico. Ma certe parole, certe allocuzioni si possono ancora usare?
Ecco, sono caduto nella trappola. E per uscirne un pensiero a Jorge Amado, morto da dieci anni.
Il mendicante scendeva la strada a passo lento, strascicando il piedone avvolto in vecchi stracci, appoggiato a un bordone che aveva comperato al mercato di Agua-de-Meninos. I capelli gli spiovevano sul viso, una chioma quasi canuta, nessuno sapeva se per la vecchiaia o per i patimenti. In mano la ciotola dove tintinnavano le elemosine. Il giornale del pomeriggio arrotolato sotto il braccio. Si fermò vicino alla negra. Anche lui abitava al numero 68 di Ladeira do Pelourinho e, come i topi, era un inquilino che non pagava. Dormiva nel sottoscala, avvolto in una coperta lurida, che lo copriva da due anni senza vedere acqua se non quando si bagnava nelle pozze di piscio. Era bucata da rombi prodotti dai denti dei topi.Jorge Amado
Sudore
Einaudi
Scritto nel 1928, all'età di 16 anni, pubblicato per la prima volta nel 1934.
giovedì 4 agosto 2011
Lo scaffale delle idee
Per scrivere sul foglio bianco,
già pieno di un vuoto biancore,
rovistavo nel contenitore delle parole.
Tutte mi apparivano insulse e inadatte,
Mi resi poi conto,
con tristezza,
che lo scaffale delle idee,
nei più alti ripiani,
era tristemente vuoto.
già pieno di un vuoto biancore,
rovistavo nel contenitore delle parole.
Tutte mi apparivano insulse e inadatte,
Mi resi poi conto,
con tristezza,
che lo scaffale delle idee,
nei più alti ripiani,
era tristemente vuoto.
martedì 2 agosto 2011
Due ore al mare
Dopo due anni siamo tornati al mare, ma solo per due ore. Un po' di sole e la speranza di bagnarsi, di farsi almeno, come diceva mio suocero trasteverino, un semicupo (in italiano semicupio, per gli ignoranti: un bidè -vedesi L'Agnello infurbito (di Carlo Alberto Salustri meglio conosciuto come Trilussa) con l'acqua di mare.
Di sole ce ne era abbastanza, caldo e piacevole (a dosi minime), di bagnarsi manco a parlarne. Sarà per le maree ma l'acqua era veramente sporca, con rifiuti di ogni genere e tanti rimasugli di pineta. Allora, tra una pagina e l'altra di Doppio Nodo, di Joyce Carol Oates, mi sono divertito a guardare la gente. E questo è quello che ne è venuto fuori, scritto al naturale, come veniva.
Il carretto passava e quell'uomo gridava: vestiti ...
Spiaggia libera (?) stretta e costretta tra due stabilimenti (uno pretenziosamente chiamato Capannina).
Famiglie educate e famiglie invadenti, tipo quelle che riescono a piantare l'ombrellone e a darti l'ombra che non desideri o a posizionare il telo da mare a tre centimetri dal tuo o che riescono a spruzzarti la loro lozione abbronzante.
Spiaggia, disseminata di piccoli rifiuti, che porta la traccia di una rapida e sommaria pulizia insieme alle tracce della maleducazione dei bagnanti. Cicche, carte di gelati, fazzolettini che si sommano ai resti di alghe e rifiuti di pineta. Eppure nella piccola spiaggia ci sono ben tre bidoni per la spazzatura.
Venditori cinesi di stracci per lavare per terra con metodo si strizzamento comodo e poco faticoso (non l'ho comperato).
Il ragazzino (tredicenne?) spalle al mare e occhi al quartetto di bellezze dell'Est. (A ben guardare una su quattro ce la fa).
Il venditore di gioielli di argento indiano.
Totale assenza di maschi (intesi come machi), solo uomini e padri di famiglia. Ce ne fosse stato uno (a parte chi scrive) degno di uno sguardo da parte di una donna.
Il padre di famiglia che va al mare con due bimbetti piccoli in compagnia della "zia".
Gli improponibili capelli color carota di una signora almeno settantenne.
L'immancabile due pezzi leopardato con pareo e telo coordinato.
E, sorpresa, le docce pubbliche.
Di sole ce ne era abbastanza, caldo e piacevole (a dosi minime), di bagnarsi manco a parlarne. Sarà per le maree ma l'acqua era veramente sporca, con rifiuti di ogni genere e tanti rimasugli di pineta. Allora, tra una pagina e l'altra di Doppio Nodo, di Joyce Carol Oates, mi sono divertito a guardare la gente. E questo è quello che ne è venuto fuori, scritto al naturale, come veniva.
Il carretto passava e quell'uomo gridava: vestiti ...
Spiaggia libera (?) stretta e costretta tra due stabilimenti (uno pretenziosamente chiamato Capannina).
Famiglie educate e famiglie invadenti, tipo quelle che riescono a piantare l'ombrellone e a darti l'ombra che non desideri o a posizionare il telo da mare a tre centimetri dal tuo o che riescono a spruzzarti la loro lozione abbronzante.
Spiaggia, disseminata di piccoli rifiuti, che porta la traccia di una rapida e sommaria pulizia insieme alle tracce della maleducazione dei bagnanti. Cicche, carte di gelati, fazzolettini che si sommano ai resti di alghe e rifiuti di pineta. Eppure nella piccola spiaggia ci sono ben tre bidoni per la spazzatura.
Venditori cinesi di stracci per lavare per terra con metodo si strizzamento comodo e poco faticoso (non l'ho comperato).
Il ragazzino (tredicenne?) spalle al mare e occhi al quartetto di bellezze dell'Est. (A ben guardare una su quattro ce la fa).
Il venditore di gioielli di argento indiano.
Totale assenza di maschi (intesi come machi), solo uomini e padri di famiglia. Ce ne fosse stato uno (a parte chi scrive) degno di uno sguardo da parte di una donna.
Il padre di famiglia che va al mare con due bimbetti piccoli in compagnia della "zia".
Gli improponibili capelli color carota di una signora almeno settantenne.
L'immancabile due pezzi leopardato con pareo e telo coordinato.
E, sorpresa, le docce pubbliche.
La Stazione di Bologna
Era il due agosto di tanti anni fa. Ero al lavoro e mi trovavo dentro la stanza delle telescriventi del giornale.
Un dindindindidin ripetuto mi annunciava un lancio urgente dell'Ansa. C'era stata una esplosione alla Stazione di Bologna. Il resto è storia ancora ignota. Meno i morti.
Un dindindindidin ripetuto mi annunciava un lancio urgente dell'Ansa. C'era stata una esplosione alla Stazione di Bologna. Il resto è storia ancora ignota. Meno i morti.
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