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sabato 30 aprile 2011

Le allegre baggianate di un blogger

Ieri, mentre, bello bello, mi guardavo tre mostre al prezzo di una, all'improvviso, senza un preciso perché, ti viene in mente che non hai rinnovato la patente. Scopri così che sei fuorilegge da due mesi e che se ti beccano i tutori dell'ordine te la ritirano e ti fanno un "verbalone". Torni a casa con le speranze del caso e pensi che domani, quindi oggi, devi tornare nella capitale e che domenica, quindi domani, dovresti andare con tuo fratello in Ciociaria e che, forse, una autoscuola che ti risolva il problema si possa trovare. Di conseguenza oggi si parte alla ricerca dell'autoscuola, che io sappia in paese ce ne sono due, una è chiusa per ferie, l'altra, aperta, non ti può aiutare perché il dottore ha comunicato che "non posso venire ma se ci sono urgenze chiamatemi". Infatti a chiamata non risponde. Così te ne torni a casa e fino a mercoledì mattina non puoi toccare la tua automobilina. Allora che fai? Rompi le scatole ai tuoi amici blogger inventandoti un post. Non uno semplice ma uno che parte da lontano.
Qualche giorno fa ho fatto un commento su un bel post musicale, onesto e direi anche condivisibile. Commento banale, da autodidatta musicale e giocato, almeno nelle intenzioni, sul filo dell'ironia. Avevo chiamato in causa un blogger con cui mi ero scontrato tempo addietro, ma lo avevo fatto ironicamente. Mal me ne incolse. Accuse di supponenza e altro che non vale la pena riportare. E' interessante invece l'affermazione che "se non si conosce un argomento non si dovrebbe intervenire", sono andato sul blog dove si è sviluppata la discussione per riportare le esatte parole e ho scoperto che il signore in questione ha cancellato tutti i suoi interventi!
Il problema è: "Chi fornisce la patente per poter intervenire in una qualsiasi discussione?" e poi, "Ma se non sono abilitato a parlare come mi confronto con chi ne dovrebbe sapere di più?". E ancora, "Il fatto di saperne di più vuol dire che si ha comunque ragione?". Se così fosse si vanificherebbe tutta la fatica fatta dall'uomo per capire, sapere e progredire. Il sapere sarebbe rimasto sempre e solo in poche mani e non si sarebbe evoluto. Mi riporta alla mente alcune teorie di secoli scorsi riconducibile al potere ecclesiastico. Se così fosse ci sarebbero pochi "eletti" autorizzati a parlare e una massa di silenziosi pecoroni che annuiscono senza nemmeno sapere cosa stanno approvando (se ci vedete anche un riferimento politico attuale, siete maliziosi).
Date queste premesse non dovrei scrivere di musica, di pittura, scultura, automobili, vino, cucina, storia, fumetti, politica, letteratura e altro ancora. Praticamente di nulla perché nessuno mi ha dato la patente di conoscitore di una materia e perché, comunque, c'è sempre qualcuno che ne sa più di te. Ma fregandomene un pisellino del parere del permaloso blogger, continuo a sparare le mie cazzate in allegria.
Per inciso le mostre viste ieri sono state: 100 capolavori dallo Städel Museum di Francoforte. Impressionismo, Espressionismo, Avanguardia, I colori del mondo. National Geographic Italia e Aleksandr Deineka. Il maestro sovietico della modernità. Di questo pittore vi propongo due quadri, il primo, La difesa di Sebastopoli, perché mi ha emozionato. L'ho visto centinaia di volte ma non conoscevo assolutamente chi fosse il suo autore, fa parte di quell'iconografia della Seconda Guerra mondiale che rese epica la Resistenza sovietica all'invasione nazista. Solo in seguito vennero le conoscenze che, pur nulla togliendo all'eroismo dei russi, ne macchiarono irrimediabilmente l'epopea e l'epica.

Il secondo, per sdrammatizzare, ha ispirato la mia megalomania mai abbastanza repressa. Il quadro rappresenta un momento di vita nei kolchoz sovietici. Qualcuno, si presume la persona più autorevole, sta tenendo "lezione". Se state in silenzio potrete udire le sue parole che magnificano il futuro e l'opera di costruzione del socialismo che sta realizzando in Italia. Se state in silenzio si può udire il tono di voce serio e compunto ma pieno di orgoglio nel leggere parole che nessuno aveva mai detto prima. Se state in silenzio potrete sentire anche gli ascoltatori dire:" Madonna che palle!"  

P.S. Se il non citato blogger si trovasse davanti a queste righe è pregato di non intervenire. Non avendo dato nessun parametro di riferimento che lo identifichi mi sento in diritto di cestinare qualsiasi suo commento.

martedì 26 aprile 2011

Fantapolitica?

Ciao Romaaaaa!
Sono Barak Obama e sono contento di parlare a voi. Sono quello abbronzato per via naturale e non con il cerone. Via amooo!
Oggi ho parlato con Cameroon e Sarkozy dell'Italia. Dopo esserci detti quanto è buona la pizza e come ci piace il mandolino ci siamo confessati che non ci piace il vostro premier. Abbiamo deciso che non siete più una nazione democratica e che il vostro capo non può più governarvi. Anch'egli fa parte dei rais del Mediterraneo che mettono in pericolo la convivenza civile. Gli faremo sapere che deve dimettersi e andare in esilio, di più non gli concediamo. Chiederemo anche all'Onu una risoluzione che ci permetterà di istituire una no fly zone in modo che non possa bombardarvi. Con l'appoggio di Malta pattuglieremo le vostre coste, con l'aviazione dell'Albania, del Kosovo e del Montenegro (non l'amaro di quel coglione di veterinario) faremo rispettare il mandato dell'Onu. Se non sarà possibile chiederemo l'intervento della Nato e del Patto di Varsavia.
Tranquilli italiani, vi stiamo portando la DEMOCRAZIA. Non so quanti anni ci metteremo, ma ci riusciremo. Tanto voi siete più malleabili degli afgani e degli iracheni.

lunedì 25 aprile 2011

25 aprile: Liberazione

Sembra che la scritta volesse essere una provocazione artistica, peccato che abbia avuto l'effetto contrario.

Ci svegliamo in una giornata piovigginosa, con titubanza ci infiliamo la t-shirt che indossiamo da anni per questa occasione. Si dà il caso che prima di andare a Porta S. Paolo dobbiamo accompagnare a casa una delle nostre figlie che abita al Pigneto. Siccome sono le 10 passate decidiamo di fare una puntatina al "Necci", bar storico e meraviglioso dove fare colazione è un vero paradiso. Spruzzatine di pioggia mentre camminiamo e chiacchieriamo, arriviamo al ponticello che divide la Casilina dalla Prenestina e subito i nostri occhi agganciano un gruppo di poliziotti, che succede? E' un attimo, alziamo appena lo sguardo e vediamo un arco in ferro battuto, saldato da una parte all'altra del ponte che recita "Work will make you free", in inglese dunque, per uno scherno maggiore, così tutti l'avrebbero capita, il tedesco è ancora lingua semisconosciuta.
Non crediamo ai nostri occhi, la gente aumenta, gli anziani rabbrividiscono a un ricordo che proprio oggi dovrebbe essere spazzato dalle menti, arrivano persone impegnate nel quartiere nelle lotte sociali e politiche, arriva la scientifica, poi, i compagni del quartiere, gentilmente, rifiutano l'intervento dei vigili del fuoco, quella scritta in ferro battuto, saldata vigliaccamente durante la notte, la vogliono togliere loro, in nome di tutti gli abitanti del Pigneto. Scattiamo le foto alla scritta oscena, paurosa nella sua esecuzione veritiera. A colui che l'ha forgiata e a chi l'ha montata auguriamo comunque e sempre un buon giorno della Liberazione. Contro questi fascisti vili noi siamo partigiani sempre, non ci occorre una guerra mondiale per rimanere sulla breccia e lottare ogni giorno della nostra vita.








Foto di Luz e Gap

domenica 24 aprile 2011

Ora e sempre Resistenza

Ferruccio Parri
Il trentennale della Liberazione che il 1975 deve solennizzare e ricordare agli italiani non ha il suo pieno senso di emblematica rottura rivoluzionaria della storia del nostro paese, non ha per le generazioni che ne tesseranno l'avvenire pieno valore istruttivo ed ammonitore se lo considerano come un isolato evento storico.
Le forze politiche, morali, sociali che animarono la Resistenza e la Lotta di liberazione hanno alle spalle un passato che ne spiega l'insorgere; hanno davanti a loro il domani che il crollo nazista e fascista ha aperto alla nuova nazione italiana.
Se volessimo dare un nome ed una data all'inizio di una volontà fattiva e combattiva di liberazione potremmo richiamarci al sacrificio di Matteotti. Alcuni nomi di vittime illustri ci sono ricordati dal martirologio italiano, ma non è ancor chiaro nella nostra coscienza nazionale il quadro dei duri anni di repressione e di persecuzione conclusi dalle leggi speciali del 1926. Prosegue poi la lotta nella clandestinità e nell'esilio. Le spietate condanne a tappeto del tribunale speciale, deciso ad estirpare la indomabile cospirazione comunista, le carceri e i luoghi di confino rigurgitanti di nemici del regime, il continuo germogliare di gruppi di attivismo antifascista, testimoniano che il trionfo di Mussolini non aveva cancellato la volontà di lotta per la liberazione. Ne è prova la partecipazione di volontari italiani alla guerra contro Franco per la libertà spagnola.
Appena le vicende della guerra lo consentono la volontà di liberazione e di riscatto si esprime a Sud, e presto a Roma, con la formazione dei nuovi autonomi governi italiani, mentre in Toscana e nell'Italia padana ancor occupata il crollo del regime fascista solleva una spontanea guerra di popolo. Senza ordini dall'alto, senza capi non espressi dalla stessa lotta, un grande movimento insurrezionale, di forza crescente, superando difficoltà e resistenze infinite, riesce a dar vita alla sua fisionomia politica, che fa perno sui CLN, ed alla sua organizzazione militare. Sono quasi diciotto mesi di lotta, oltre 30.000 caduti partigiani, e tra essi il fiore della giovinezza italiana -costo ben doloroso- in una tremenda cornice di massacri, distruzioni e lutti.
Perché nella storia del nostro paese dobbiamo un posto d'onore a questa prova di buon sangue e di spirito d'indipendenza? Perché è una volontà unitaria che è riuscita ad unificare sforzi locali e tendenze politiche diverse. Perché è una espressione di volontà nazionale che si è prima di tutto voluto esprimere. Un "secondo risorgimento" che il primo antifascismo aveva pronosticato come necessario. E è il primo suggello di questo epico momento della storia italiana.
Ma ne tradiremmo il valore se lo riconducessimo ad una semplice rivendicazione patriottica d'indipendenza. La Resistenza non poteva ritornare al modello prefascista già sconfitto da Mussolini. Liberazione significava dunque anche rinnovamento profondo della organizzazione dello Stato e della società italiana, nuovi principi civili e nuovi istituti politici e sociali.
Sulla linea di questo indirizzo, che aveva guidato la grande maggioranza delle forze impegnate nella lotta, la Resistenza ha perciò il suo seguito nella Consulta e, superato il referendum per la Repubblica, nella Costituente. La Costituzione e la proclamazione dei diritti di libertà è dunque la conclusione storica di questa pagina, così degna di onore, della storia italiana.
La Costituzione non ha dato i frutti di un più profondo rinnovamento che secondo l'ottica di oggi sarebbero più desiderabili. Credo che nelle condizioni del tempo nuove grandi riforme non sarebbero state allora possibili. Responsabili di ritardi e di insuperabili resistenze politiche sono stati i regimi successivi.
Gli uomini della Liberazione non hanno nulla di particolare da insegnare agli uomini di oggi, né attestati da chiedere poiché hanno fatto solo il loro dovere, come lo farebbero -credo- in analoghe circostanze i giovani di oggi. L'esempio di ieri può solo invitare a camminare avanti con una fermezza condizionata dalla chiarezza e concretezza degli obiettivi, ma già considerando con perspicace attenzione le richieste nuove che ci porrà l'avvenire. La stessa Costituzione ha bisogno ormai non di riforme dei principi fondamentali ma di aggiornamento con le esigenze del nostro tempo e del prevedibile avvenire.
Vi è però un punto da tenere ben fermo: nessun ritorno in qualunque forma, con qualunque travestimento al fascismo.
Ferruccio Parri

Introduzione al volume
Giovanni Verni
Dalla Resistenza ad oggi
Conoscere il fascismo per batterlo
Edizioni della Lega per le autonomie e i poteri legali

Edizione fuori commercio

Non c'è bisogno di aggiungere altro se non che il rinfacciare, da parte del centro-destra, alla cosiddetta sinistra il numero di aggiornamenti della Costituzione presentati negli anni, non ha ragione di esistere. Gli aggiornamenti non vanno a toccare i principi fondamentali come si preoccupava potesse accadere, già trentasei anni fa, Ferruccio Parri, cosa che vorrebbero fare i neo-fascisti al potere.

venerdì 22 aprile 2011

Post pasqualino

La piazzetta del mercato sarebbe dovuta essere viva e brulicante. All'epoca, ora non so, vi si svolgeva il mercato giornaliero di frutta e verdura. Nel ricordo, invece, è vuota, poche persone e di certo non contadini che portano a vendere i loro prodotti dei campi.  Solo bambini, sampietrini, una fontanella e il portone delle suore, di legno chiaro e al cui lato c'era la targa con il nome del convento/scuola e l'ordine a cui appartenevano le suore. I bambini sono maschi, non ricordo femminucce, tutti con il grembiulino nero e il fiocco azzurro, qualcuno lo ha bianco nell'immagine sbiadita dai quasi 50 anni passati. I fiocchi, un elemento di distinzione di classe. Quelli bianchi erano tutti belli, alti, stirati e "ricchi", quelli blu erano stretti, ciancicati e mosci. C'era una terza opzione, la triste via di mezzo, quella di coloro che tentavano di distinguersi dai fiocchi mosci.
Fiocco moscio
Ho nella mente più chiaro il mio primo ricordo, e anche il secondo, che non il mio esordio nel mondo scolastico. Di quest'ultimo, oltre a quello detto, ho presente un bambino, Corrado (il nome è rigorosamente vero) bagnato fradicio come un pulcino dall'acqua della fontana, chi gli avesse fatto "la doccia" proprio non lo rammento. Qui terminano i flash del primo giorno di scuola, non saprei dire chi mi ci avesse portato, sicuramente non i miei genitori che a quell'ora erano già al lavoro, e di certo non ci sono andato da solo a scuola a cinque anni, per quanto precoce potessi essere, ma non ho memoria di quale dei miei fratelli mi avesse accompagnato. Sicuramente non finiscono i ricordi delle suore che gestivano la scuola privata . I miei genitori mi ci avevano iscritto perché ero troppo piccolo per andare nella prima classe della scuola pubblica, infatti alla fine dell'anno affrontai i miei primi esami per poter poi andare nella seconda elementare statale. Cambiò la scuola ma non i fiocchi.

Tazza simile a quella del pranzo dalle suore
Le suore penso di averle rimosse per molto tempo, si affaccia nella mente una suor Giacinta che di floreale non aveva nulla, alta, magra, arcigna e manesca e una suor Celestina (?) che sovrintendeva al rito del pranzo. Ne ricordo anche un'altra, vagamente nell'aspetto fisico e nulla nel nome, forse la Superiora. Pensate all'assurdità del nome, la Superiora, come il Sovrastante delle tenute dei latifondisti, personaggi subitaneamente identificabili con il cattivo di turno. Insomma delle suore ho presenti gli schiaffi, dati forse a me o ad altri bambini, le vessazioni durante il pranzo, l'obbligo di mangiare tutto anche se erano cose che non ci piacevano, il lasciarci digiuni se per caso, nella nostra irrequietezza di bambini, facevamo cadere la tazza dove ci mettevano la brodaglia, il dover dormire sui tavolini dove si mangiava con la testa reclinata sull'avambraccio e prendere gli scapaccioni in testa se non si dormiva o non si faceva finta, lo stare in piedi se qualche bambino si faceva i bisogni addosso perché le suorine non davano l'autorizzazione per andare al bagno. Non so se risponda al vero o sia una leggenda familiare ma si diceva che mio padre un giorno fosse andato in convento per spiegare qualcosa alle gentili ancelle del signore. Fortunatamente mi hanno tirato fuori dal lager in tempo prima che mi lasciassero danni permanenti.

Grazie a Zio Scriba e al suo post assaggio di romanzo.

giovedì 21 aprile 2011

Oggi vi annoierò a morte. La Costituzione, il 25 aprile e la sovranità popolare

Alessandro Galante Garrone
Qualcuno ha fatto sì che mi tornasse per le mani il libro "Questa nostra Repubblica" di Alessandro Galante Garrone. E' un libro del 1964 adottato come testo di educazione civica negli istituti superiori, probabilmente prima di me l'hanno utilizzato uno o più fratelli. E' ancora in ottime condizioni, le pagine un po' ingiallite, insomma risente degli anni come tutti e tutte le cose, ma non risente del tempo nei contenuti. Sull'autore, come al solito, non dico nulla, chi non lo conosce se vuole può approfondire. Da questo libro copio un pezzo che ho segnato chissà quando, mi sono diplomato nel 1975 quindi sono passati almeno 36 anni. Siamo ancora nel pieno dei festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia, tra pochi giorni è il 25 aprile, qualcuno vorrebbe cambiare l'articolo 1 della Costituzione, qualcuno, e ben sappiamo chi, vorrebbe stravolgere l'assetto democratico della nostra Repubblica. Le parole di galante Garrone e Calamandrei  che riporto sono utili per tutte le occasioni.

Piero Calamandrei
La nostra Costituzione, come ogni altra, è nata da una risoluta presa di posizione contro il passato, da una forte tensione polemica. E in questo caso, il nemico da abbattere aveva un nome: fascismo. Molti articoli rivelano la preoccupazione, sentita dai Costituenti, di non ricadere negli errori e nelle vergogne del recente passato, di predisporre le acconce difese. Ma nella Costituzione appare anche la volontà, l'impegno di trasformare il presente, di camminare in una certa direzione. In un senso e nell'altro -come polemica contro il passato, e come impegno per l'avvenire- essa è nata dalla Resistenza. La quale, nelle sue ispirazioni più consapevoli, non si propose soltanto  l'abbattimento di un regime, ma ebbe di mira un nuovo Stato, una nuova società. I fini costituzionali coincidono dunque con gli ideali della Resistenza. ... Nessuno lo ha detto meglio di Piero Calamandrei: " I cittadini inglesi, giustamente fieri della loro Magna Charta, vanno in pellegrinaggio a Runnymede dove nel 1215 fu concluso tra Giovanni d'Inghilterra e i suoi baroni quel primo patto che servì da fondamento a tutte le loro libertà. La Costituzione italiana potrà riprendere la sua strada verso una democrazia sempre più piena e diventare una realtà politica, se le nuove generazioni sentiranno il dovere di andare in pellegrinaggio col loro pensiero riconoscente in tutti i luoghi di lotta e di dolore dove i fratelli sono caduti per restituire a tutti i cittadine italiani dignità e libertà. nelle montagne della guerra partigiana, nelle carceri dove furono torturati, nei campi di concentramento dove furono impiccati, nei deserti o nelle steppe dove caddero combattendo, ovunque un italiano ha sofferto e versato il suo sangue per colpa del fascismo, ivi è nata la nostra Costituzione ... Essa può diventare per le nuove generazioni, che saranno il ceto dirigente di domani, il testamento spirituale di centomila morti, che indicano ai vivi il dovere dell'avvenire"

Ognuno faccia l'analisi di ciò che si è realizzato e di ciò che ancora è di la da venire.

Dice il primo comma dell'art. 1: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Originariamente, era stata proposta quest'altra formula: "L'Italia è una Repubblica di lavoratori". ma dopo molte discussioni questa formula fu scartata, per il timore che essa potesse essere intesa, o fraintesa, in un senso esclusivamente classista, e portare ad accese rivendicazioni di una classe contro altre classi. ...
Il secondo comma dell'art. 1 fissa un altro principio fondamentale: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". (Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, ma tant'è. Nota di Gap.) Già la Dichiarazione dei diritti del 1789 aveva detto: "Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione". In nome della Nazione sovrana, furono schiantati i privilegi dell'antico  regime, le pretese della monarchia di diritto divino. Questo principio delle Costituzioni rivoluzionarie francesi, riaffermato dalla Costituzione di Cadice del 1812, più non ricorre in quelle del 1814, del 1830, del 1831. Ed è ben naturale che anche lo Statuto albertino, che aveva come perno l'istituto monarchico, non ne facesse parola. Lo riaffermano, invece, le Costituzioni democratiche del primo dopoguerra. Nella nostra Costituzione, esso ha una formulazione amplissima. Non è più la nazione, termine che potrebbe prestarsi a qualche equivoco; ma il popolo, cioè una realtà viva, comprendente tutti i cittadini. E il popolo è il solo ed effettivo titolare della sovranità. (Appunto per sottolineare questo principio, è stata sostituita l'espressione: "appartiene al popolo" all'altra: "emana dal popolo", che era contenuta nel progetto.) E l'esercizio della sovranità popolare si attua solo nelle forme e nei limiti costituzionali. ...

martedì 19 aprile 2011

Gap, a domanda risponde

In occasione del primo anno di attività Paperblog ha intervistato alcuni blogger, io sono tra gli "unti".


Innanzitutto, chi c’è dietro Vengo da lontano ma so dove andare?
Mi verrebbe da dare la risposta più banale ma anche la più vera. C’è una persona con i suoi limiti, gli eventuali pregi e i molti difetti che ognuno si porta dietro. Più in concreto, c’è una persona di 54 anni espulsa dal mondo del lavoro e che, avendo iniziato presto a lavorare, è potuto andare in prepensionamento. Purtroppo molti miei coetanei nelle mie stesse condizioni non possono e non potranno usufruire di questa possibilità. Dietro il blog, c’è una persona che ha iniziato, nel suo piccolo, a fare politica molto presto e che non ha rinnegato le sue idee, che lo hanno caratterizzato e lo caratterizzano. Comunista più in senso filosofico che partitico mancando ormai qualcuno o qualcosa che riesca ad aggregare intorno a quest’idea che considero ancora valida.
Da quanto tempo possiedi un blog e perché hai deciso di aprirne uno?
Sono poco più di tre anni che ho iniziato questa avventura e, ancora oggi, spesso mi chiedo il perché. Forse l’insoddisfazione sul posto di lavoro, forse il veder cadere ideologie e idee e senza che niente e nessuno si preoccupasse molto. Di certo non l’ho fatto con la speranza di convincere persone, per smuovere le coscienze. Non faccio parte di questa categoria. E non scrivo nemmeno per sentirmi giornalista come spesso accade. E’ una specie di diario  a più voci, comprese quelle dei provocatori. Forse potrei dire piuttosto “per dare una testimonianza”. E già questa potrebbe essere classificata come superbia.
Da dove trai ispirazione per gli articoli del tuo blog?
Dalla vita, so che è la seconda risposta banale ma è la più appropriata. Giornali, libri, tv, film, chiacchiere da bar, discorsi con amici. Di certo in Italia, tra l’altro, non manca chi ci offre spunti per dar libero sfogo alle proprie idee, elucubrazioni e rimostranze. E non parlo solo del presidente del consiglio (volutamente minuscolo). Tutti i politici, dal più in alto fino all’ultimo, danno spunti a non finire. Personalmente penso che molti di questi onorevoli negli anni passati non sarebbero andati oltre le portinerie, sia come visitatori che come lavoro, dei partiti. Manca la cultura di base e la cultura politica che una volta contrassegnava i funzionari di partito. Per scelta, salvo rari casi, mi occupo di cronaca, ormai si rischia di scendere nel morboso con un’accentuata tendenza al gossip. Sempre più spesso le vittime, gli attori principali, i comprimari e gli stessi avvocati e consulenti diventano personaggi simili a certe creature televisive.
Quando smetti i panni del blogger, di cosa ti occupi?
Delle stesse cose di cui mi occupo sul blog. Leggo molto, libri, giornali, riviste. Avendo tempo mi diletto a frequentare altri blog e a navigare. Non sono uno di quei pensionati che anela ad un nuovo lavoro. Sto bene così. Anche perché se cercassi e trovassi un lavoro probabilmente lo toglierei ad un giovane disoccupato o a qualcuno che ne ha più bisogno di me. Finalmente posso fare quello che mi piace, leggere, così do un senso anche a coloro che scrivono.
Un pregio e un difetto di Paperblog.
Un grosso pregio, penso e spero, sia la mancanza di voti ai post che Paperblog pubblica, così si evita la corsa al consenso e a ridicoli e squallidi trucchetti per acquisire visibilità. Se proprio devo trovare un difetto debbo dire che si dovrebbe prestare più attenzione alla classificazione dei post e all’impaginazione originaria. Un altro pregio è la disponibilità e la cortesia dello staff.
E per concludere, ti occupi di società; cosa ti ha maggiormente indignato in questi mesi?
Mah, sarebbero troppe le cose che mi hanno indignato, userei più il termine arrabbiato o incazzato. In politica interna sarebbe troppo semplice e lungo fare un elenco. Quindi per essere breve e conciso, cosa che di solito non sono, mi ha schifato la speculazione economica, e non solo, che ha fatto seguito al disastro giapponese e l’intervento in Libia degli occidentali. Mal gestito, con dubbie finalità e con una risoluzione dell’Onu che dire risibile è dire poco. 

***
Questa è la prima intervista che rilascio e, penso, anche l'ultima. Andrebbe tutto bene se non che, dati i tempi tecnici di coordinamento con Paperblog,  l'ultima risposta non è aggiornata. Non avrei potuto tacere o sorvolare sulle recenti esternazioni del premier nelle cui parole si prospetta ancora una volta e ancor di più, un colpo di stato strisciante. E, principalmente, non avrei potuto tacere su Vittorio Arrigoni. Non avrei potuto stare zitto sugli sciacalli che gioiscono della morte di un Uomo di 36 anni che non ha mai pontificato da dietro una scrivania, che non ha mai azzannato nessuno con le sue parole, ma ha testimoniato le sue idee con il suo agire. Non sarà stato un santo, o forse sì, e di certo non voleva diventare un "eroe morto", voleva solo che i palestinesi avessero la stessa dignità e le stesse opportunità che ogni essere umano dovrebbe avere. 
Risibili le accuse rivolte a Vittorio Arrigoni di appoggiare Hamas. Non so se sono vere e nemmeno mi interessa la polemica. Ricordo solo che Hamas le elezioni le ha vinte. E se vale per Silvio Berlusconi l'aver vinto le elezioni deve valere anche per Hamas e non deve creare scandalo che qualcuno appoggi un governo regolarmente eletto. La Democrazia, quella con la maiuscola e non da operetta, non è prerogativa di pochi. Va accettata anche se a noi non sta bene. Se qualcuno vuole ci possiamo tirare dentro anche l'autodeterminazione dei popoli. Ma sarebbe un altro discorso. Sulle squallide speculazioni sul trasferimento del corpo non vale la pena aggiungere altro. Quelle parole qualificano da sole chi le ha scritte.

domenica 17 aprile 2011

Dediche

Non penso ci sia bisogno di esplicitare la dedica. La lista è lunga, va dai corvi (senza offesa agli uccelli) ai becchini intellettuali, dai falsi ai golpisti, agli sfruttatori, insomma, a chi volete voi.



So che abuso di questa canzone, ma la dedico a Vittorio e a tutti quelli che ancora credono si possa fare qualcosa per cambiare questo mondo. A tutti quelli che, pur con le difficoltà che ci sono, tentano di restare umani e non solo.



Se qualcuno pensa che mi sia ispirato al Russo pensa bene.

venerdì 15 aprile 2011

L'unica certezza è che è morto

E' da ieri che penso e tento di scrivere qualcosa di più sulla morte di Vittorio Arrigoni, ma poi un commento, quello dell'amico Silvano, "Sarebbe meglio stare zitti. Umiltà nel non cercare semplicistiche e banali spiegazioni e rispetto per chi ci ha lasciato la vita.", mi ha spinto a tacere. Ma è come se mancasse qualcosa, è come se il racconto non fosse finito, come se non avessi reso merito fino in fondo al sacrificia di Vittorio. Io non lo conoscevo bene, anzi, non lo conoscevo affatto. Eppure lo sentivo vicino. Non mi metto qui a fare disquisizioni e analisi se le sue posizioni fossero giuste o meno, ma non dimentico quelli che dissero che si meritava di essere un obiettivo per le bombe israeliane, non dimentico quelli che dissero che se lo era cercato di essere arrestato dagli israeliani. Non vale la pena ricordare il come e il perché è entrato nella mia vita personale e lavorativa. Per quanto tempo ci sia stato e come ne sia uscito, se mai lo ha fatto. Non so e non mi interessa se fosse filo-hamas o meno. E, a questo punto, non mi interessa nemmeno sapere quale milizia lo ha ucciso. C'è una sola certezza che Vittorio Arrigoni è morto, il resto sono solo parole vane, come queste. E' sempre più duro restare umani.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso

Le cose prive di logica non accadono solo in Italia. A chi giova il rapimento di Vittorio? Perché rapire un volontario ben conosciuto dalla popolazione della Striscia di Gaza per "ricattare" Hamas? Non è questione di restare umani, l'umanità si è persa da molto tempo, è questione anche di opportunità politica. Un atto miope che si ritorce su chi l'ha commesso e, purtroppo, chi l'ha subito. Altro per il momento non è il caso di aggiungere.
***
E tutto quello che avrei voluto e dovuto aggiungere ieri, stamane mi sembrano parole vane.

giovedì 14 aprile 2011

Fresco di giornata 14 aprile

Come la mettiamo ora che il Presidente del Consiglio, inizio a scrivere come si dovrebbe con le maiuscole giuste al posto giusto, occorre adeguarsi al nuovo corso dittatoriale, inizia a raccogliere i frutti del suo lavoro?
Ricordate le polemiche degli anni passati quando qualche esponente politico avvertiva del regime strisciante che si andava attuando in Italia?
Ma nel Pd sono ancora convinti di vivere in una democrazia?
Ai posteri l'ardua sentenza, perché noi non faremo in tempo a sentirla.

mercoledì 13 aprile 2011

Il significato delle parole

Le parole hanno un peso, feriscono più di una spada. Sono solo due tra i tanti aforismi, detti, proverbi e altro ancora che si riferiscono al nostro linguaggio. Ma le parole hanno anche un significato preciso, inequivocabile e non smentibile, checché ne pensi il premier e i suoi tanti portavoce. Registrazioni audio e video ormai tolgono spazi e ridimensionano la portata delle smentite, non è più sufficiente dire, oltre a tutte le scuse banali, "i giornalisti non mi hanno capito", "mi hanno frainteso", "mi hanno interpretato come fa comodo a loro". Tutto resta a futura memoria e anche se si tenta di far sparire le tracce delle male-dette ci sarà sempre qualcuno che ne conserva copia.
La parola tsunami 〈zunami〉 viene così spiegata dal vocabolario on line della Treccani: s. giapp., usato in ital. al masch. – Serie di onde di maremoto provocata da terremoti sottomarini (l’uso internazionale del termine deriva dal fatto che il fenomeno è frequente in Giappone): in genere tali onde si propagano con velocità molto elevate (dai 500 agli 800 km/h) in mare aperto e, quando giungono in acque poco profonde vicino alla costa, possono generare muri d’acqua alti anche 30 m che hanno gravi effetti distruttivi. Purtroppo il terremoto del Giappone che tante vittime, danni e altro ancora ha provocato, si è inserito, temporalmente, nel dramma del Nord Africa. Dico dramma a ragion veduta, perché altro non è ciò che sta avvenendo, un dramma di cui non sappiamo quando vedremo la fine. Per tornare al tema principale, se c'è. I nostri politici che si distinguono sempre per l'utilizzo di frasi fatte o di sicuro impatto sulle pance degli italiani, hanno definito "tsunami umano" l'arrivo dei profughi dal Nord Africa. Il ministro Maroni il 21 marzo ha affermato che a quella data erano arrivati 14,918 profughi, il 7 aprile il numero di profughi o immigrati era arrivato a 25,867, ora, senza fare troppo il pignolo e il polemico, non mi sembra che ci siano i numeri per parlare di tsunami umano, tra l'altro l'accoppiamento di queste due parole è così improprio che disturba la bocca e l'udito a sentirle e pronunciarle. Qualcuno ricorda questa nave?
Se non ricordo male, portava diecimila profughi albanesi, sembrava che ci stessero invadendo ma alla fine non è successo nulla, siamo sopravvissuti all'orda barbarica di gente che fuggiva dalla fame.
Anche all'epoca ci fu qualche minchione che propose di sparare a largo agli immigrati come ha fatto ieri il vice-ministro (ma vi rendete conto?) Castelli. Se fate una ricerca vedrete che in molti siti alle parole del ministro si è aggiunto l'aggettivo "violenti", nelle prime notizie non c'era e nel video non si parla di "violenti", si parla di sparargli quando il numero sale. Solo più avanti, forse dopo che si è reso conto della gravità di ciò che ha detto, si parla di violenti che tirano sassi. Comunque lo potete sentire e farvi un'idea.
Altra frase che va di moda è "esodo biblico", forse qualcuno si dovrebbe ri-dare una letta alle Sacre Scritture per ridimensionare le cose. Ma dato che questa destra razzista parla, come dicevamo prima, alla pancia degli italiani e dice cose che costoro vogliono sentirsi dire, prefigura esodi di popoli verso l'Italia. Instilla, come al solito, la paura che è uno dei sentimenti più gettonati quando c'è un qualsiasi tipo di crisi. E allora ecco l'esodo biblico citato a sproposito per 50.000/100.000 persone. Parliamo di persone che fuggono dalla fame, disposti a fare qualsiasi lavoro per vivere e non facciamoci mettere paura dai probabili delinquenti che possono venire con loro. Nel mondo ci sono state ben altre emigrazioni/immigrazioni che rendono ridicoli i numeri di cui stiamo parlando.
Come al solito i nostri politici giocano sulla pelle degli altri per guadagnare consensi a fini locali.

lunedì 11 aprile 2011

Come volevasi dimostrare

E' proprio vero, scrivi qualche cazzata e subito qualcuno ti viene incontro per dimostrare che avevi ragioni. Grazie Formigoni. Evidentemente la parola lavoro le è sconosciuta, infatti dalla sua agenda manca, interessante il "dialogo con i giovani", sembra un contentino, non bastano più le parole ci vogliono fatti e non polizia. Che dire poi del suo rileggere le interviste date come un blogger sfigato si rilegge i post che non hanno riscosso l'attenzione di nessuno. Tralasciamo poi il suo agitarsi sui social network, per dire cosa? Infine, non ho capito se stava facendo la caricatura di se stesso o se fosse veramente compreso nel ruolo. Altro che Cogito ergo sum!

P.S. 5 minuti e 24 secondi di vera satira.

domenica 10 aprile 2011

Sum ergo cogito?

René Descartes, volgarmente conosciuto come Cartesio, colui che abbiamo studiato a scuola in filosofia e abbiamo conosciuto in matematica per gli assi cartesiani, quello che tutti citiamo, a volte contraddicendo lo stesso significato della frase, per il suo Cogito ergo sum, che non è la stessa cosa di  Sum ergo cogito.
Insomma quel pozzo di scienza che fa tanto parte della nostra vita senza che ne abbiamo piena coscienza. Cartesio apprezzato, da me, anni dopo averlo lasciato sui banchi di scuola e per merito di una biografia scritta da Adrien Baillet nel 1691, pochi anni dopo la morte del filosofo-matematico avvenuta nel 1650. Insomma, il nostro, nel 1637 nel suo Discorso sul metodo affermava che "per conoscere il mondo è necessario mettere in dubbio tutte le conoscenze fin qui acquisite". Questa semplice frase fece, diciamo, incazzare alquanto le gerarchie ecclesiastiche perché in parole povere voleva dire mettere in dubbio tutte le convinzioni, in pratica la dottrina, sulla natura, sulla terra e tutte le altre convinzioni scientifiche. Il filosofo di certo non ha scritto queste parole per il fine che mi prefiggo (sì, la megalomania è arrivata a livelli preoccupanti) ma in un paese che rotola verso il fondo mi si passerà il pensiero spinto all'eccesso dato che almeno provo a mantenere attivi i  miei neuroni.
So per certo che di cartesiano, nel pensare e nell'agire di Berlusconi e dei suoi accoliti non c'è nulla, ma, nel gioco delle ipotesi diamo una patente di pensiero al partito "del fare". Essi stanno mettendo in dubbio, anzi sono certi, che finora tutto ciò che è stato fatto è sbagliato, si potrebbe citare anche Gino Bartali e il suo "L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare" e portare il ciclista nel campo della filosofia, tanto se abbiamo portato certi personaggi nella politica, sfigura meno Ginettaccio vicino a Cartesio piuttosto che Berlusconi vicino, non dico a Berlinguer, Pertini, De Gasperi, ma nemmeno a Remo Gaspari, per chi lo ricorda o lo conosce.
Insomma essi mettono in dubbio tutte le conoscenze fin qui acquisite, non solo quelle del dopoguerra, non solo quelle apprese con la triste esperienza del ventennio. No,  stanno facendo tabula rasa della storia del diritto che viene dagli antichi romani e anche prima. E, fortuna, non fregandomene nulla della Chiesa, che non possono mettere mano anche sul diritto canonico, altrimenti sarebbero capaci di cambiare anche quello. Stanno azzerando le conquiste sindacali e sociali, senza che acquisiscano una nuova piccola conoscenza che vada a vantaggio della popolazione. Azzerano tutto ciò che può porre in difficoltà la loro a-politica. Non gli interessa conoscere il mondo, a loro non interessa "conoscere", a loro non importa nulla che non sia l'interesse del capo.
Loro sono e quindi per il solo fatto di essere credono di essere animali pensanti, ma li muove l'istinto, quello bestiale che mira alla sopraffazione e che vede in qualsiasi altro essere vivente un pericolo, un nemico. Il capo branco va difeso sempre e comunque, ne va della loro esistenza. Ecco, sono un branco di famelici esseri che si aggirano nella democrazia senza sapere cosa essa sia, e non avendo le "conoscenze" cartesiane per poterla comprendere la distruggono.


Cervello? E cos'è?

A volte vorrei proprio andarmene. Dove non so ma lontano da questo posto dove i cervelli si sono atrofizzati.

A Malincònia tutti nell’angolo, tutti che piangono
toccano il fondo come l’Andrea Doria
Chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di Borat
La gente è sola, beve poi soffoca come John Bonham
La giunta è sorda più di Beethoven quando compone la “nona”
E pensare che per Dante questo era il “bel paese là dove ‘l sì sona”
Per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l’icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona
Nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona

E poi se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!
E poi se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!

Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga
È Malincònia, terra di santi subito e sanguisuga
Il Paese del sole, in pratica oggi Paese dei raggi UVA
Non è l’impressione, la situazione è più grave di un basso tuba
E chi vuole rimanere, ma come fa?! Ha le mani legate come Andromeda!
Qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran
Si peggiora con l’età, ti viene il broncio da Gary Coleman
Metti nella valigia la collera e scappa da Malincònia

Tanto se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!
Da qua se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!

Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato

Goodbye Malincònia
Maybe tomorrow, I hope we find tomorrow
Goodbye Malincònia
Hope did we get here, how did it get this far
Goodbye Malincònia
We had it all, fools we let it slip away
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

Every step was out of place
and in this world we fell from grace
Looking back we lost our way
an innocent time we all betrayed
And in time can we all learn,
not to crawl away and burn
Stand up and don’t fall down
Be a king for a day,
in man we all pray!
Uuh, we all pray!

sabato 9 aprile 2011

Fresco di giornata

Oggi il fresco di giornata assurge a post. In effetti non mi va di scrivere né il fresco di giornata, né un post, e men che meno correggere e pubblicare quello su Cartesio come annunciato.
Ma perché scrivere, per chi? Non mi rispondete, non ce ne è bisogno. Intanto il nanoscurodellademocrazia continua con le sue sceneggiate e pagliacciate, con le sue promesse mantenute dopo aver fatto di tutto per creare le condizioni per poter affermare che "ghe pensi mi", con gli attacchi alla Costituzione, con le accuse a tutto e tutti. Con la pretesa, non tanto campata per aria se si continua così, di abolire anche l'associazione dei  magistrati che lui considera pericolosa per sé. D'altro canto lui abolirebbe anche i partiti, figuriamoci il problema che gli può creare una corrente di magistrati! Tutti lo azzannano perché lui è bello, ricco, potente, intelligente, onesto. Lui è. Se non offendessi il Belli, direi: lui è lui e noi non siamo un cazzo!
Il problema è che molti, troppi italiani pensano che sia vero.

venerdì 8 aprile 2011

Ah, la France!

A un certo punto ti rendi conti quanto la Francia sia in te e con te, all'improvviso e in questo momento. La situazione politica non può prescindere dai cugini d'oltralpe. Essi dimenticano che la Tunisia fu loro colonia, dimenticano che per loro il francese è la seconda lingua, per molti anche la prima, essi dimenticano gli obblighi morali verso questo popolo che non ha avuto la fortuna di avere un Gheddafi che potesse stringere per le palle i governanti francesi.

E come non parlare di Mexes che dichiara che i suoi sette anni trascorsi a Roma sono stati i migliori della sua vita, che non troverà nessuna altra squadra come quella giallorossa e che comunque se ne andrà. Va dove ti porta il soldo, ma almeno non essere ipocrita.
Sempre parlando di calcio, l'altro francesino, Menez, si lamenta che a Roma gioca poco e che gli allenatori non gli danno fiducia. Quando l'ha avuta, il campioncino potenziale, non sempre ha fatto cose degne della stima accordatagli. Che lo stesse facendo apposta per essere venduto a una delle tante squadre iper-blasonate che gli danno la caccia? Anche per lui, va dove ti porta il soldo, ma almeno non essere ipocrita.

La Francia ritrovata nel libro che sto leggendo che mi parla del cartografo francese La Condamine, della sua spedizione e, innanzitutto, della moglie peruviana, Isabel, di uno dei membri Jean Godin, che stracita Descartes e la cultura illuministica degli eredi di Asterix.

A questo punto ci sta più che bene un filmato d'annata di Mireille Mathieu e la Marseillaise.

giovedì 7 aprile 2011

Una ordinaria giornata del cazzo

In un impeto, verrebbe da dire quasi sospetto, "del fare", le strade del comune di Genzano sono quasi tutte sventrate per rifacimenti vari. Ne siamo tutti contenti ma la cosa non può finire qui. Come tutte le persone "normali" anche io ho qualcosa da dire, mi limito a questo e non sono come quei pensionati che si appoggiano alle recinzioni per commentare lo stato e la qualità dei lavori. Passi per i disagi del traffico, per quelli de lparcheggiare, per gli incivili che se ne fregano dei passi carrabili e dei varchi per i portatori di handicap e gli anziani, passi per tutto, sono disposto a tutto pur di farla finita con il camel trophy sui sampietrini. Su una cosa non sono disposto a transigere. Il tombino traballante sotto la finestra di casa. Di notte, nel silenzio totale, ad ogni passaggio di macchina, il tombino fa rumore. Un rumore che nemmeno i doppi vetri delle finestre, che tanti bei soldini ci sono costate, riescono a trattenere. Allora stamattina sono andato a cercare il sindaco, ma non era in ufficio, scendo al bar sotto il comune, che è quello sotto casa, e incontro un consigliere comunale e, non dico che lo aggredisco, gli chiedo con finta cortesia di attivarsi per poter permettere alla gente di dormire. Fatto questo mi restano un po' di domande.
Ma i genzanesi non dormono?
Che cazzo hanno da fare di notte per passare con tanta frequenza per via Livia?
Ma gli altri abitanti che hanno le finestre sul quel tratto di strada saranno andati a protestare o come al solito fanno finta di nulla?
Intanto mi sono comprato le pasticchine di valeriana per poter dormire.

***
Ma non è finita qui. Anni fa, quando si fece la ristrutturazione della palazzina, venne deciso, contro il mio inutile parere, di mettere un portone di ferro battuto preferendolo al portone di legno o a un qualsiasi portone comunque più leggero. Il risultato è che ogni tot mesi il suddetto ha bisogno di una risistemata perché il peso lo porta a "strusciare" sul pavimento. E questo sarebbe il minimo. Il problema grosso è che quando si chiude fa un rumore tale che tremano le pareti. E dato che abbiamo dei condomini che non sanno dove sta di casa l'educazione, il portone sbatte in continuazione, anche nelle ore notturne.
Una volta non mi svegliavano neanche le cannonate, purtroppo ora anche il minimo rumore turba i miei sonni. Dovrò fare un cartello finto cortese dove ricordo ai condomini le minime regole del vivere civile.

***
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Nei momenti di veglia notturna penso a come triturarvi i cosiddetti. Questa notte mi è apparso René Descartes, preparatevi che vi toccherà nei prossimi giorni. Non fatevi cogliere impreparati.

mercoledì 6 aprile 2011

Comunicazione di servizio

Quelli più attenti se ne saranno accorti, ho aggiunto due pagine al blog. La prima "Fresco di giornata" conterrà brevissimi commenti ad una o più notizie del giorno, non so quanto durerà, per il momento ci provo. La seconda pagina, "Uomo in mare", è la riproposizione del pseudo libro, romanzo corto o racconto lungo, che per un breve periodo ha avuto vita propria in blog autonomo. Per ora è tutto un unico scritto (seppur diviso), a breve sarà strutturato in capitoli, ognuno con un link dedicato e risciacquato sotto il rubinetto. Buona rottura di palle a tutti.

martedì 5 aprile 2011

Tutta colpa di Tondelli

Dopo un fine settimana di duro lavoro che è inutile raccontare, domenica mattina siamo andati a Roma per vedere la mostra di Lorenzo Lotto. Prima, l'immancabile visita in libreria da cui siamo usciti con quattro libri. Uno, Javier Marias Domani nella battaglia pensa a me, ricomprato perché non ritornato alla base dopo un avventato prestito. Poi un Veronesi, che non avrei comperato mai avendo conosciuto il soggetto ma esiste un lessico famigliare che va rispettato, per mia figlia, Luz si è comperata un libro che leggerà solo lei, infine a colpo sicuro come se mi richiamasse ho preso un quarto libro. Ero già intenzionato a prenderlo, ma stavo cercando, in quel momento, altro. Libro conosciuto senza averlo mai letto, autore, copertina, casa editrice, tutto mi era noto, anche il suo contenuto che si capisce già dal sottotitolo. Saltiamo la serata e la sconfitta della Roma e passiamo subito all'ora, tarda, dell'andare a letto, del mettere momentaneamente da parte l'antologia di Howard Phillips Lovecraft e prendere in mano Tutta colpa di Tondelli di Nicola Pezzoli. Chi sia l'autore di questo libro molti lo sanno, è Zio Scriba che imperversa e impazza nel web con la sua strana scrittura che a volte prende molto e che qualche volta lascia perplessi e basiti. Di certo si può dire che non è mai banale (non montarti la testa arriverà anche la parte critica). Stabilito che non ho mai letto libri di Tondelli, e non me ne dispiaccio, perché non mi hanno mai solleticato i suoi scritti e le recensioni a lui dedicate, occorre riconoscere che il titolo del lavoro di Pezzoli è intrigante. Tondelli è assurto a icona di un mondo giovanile e giovanilistico, citato a piene mani, incensato non so quanto a ragione, non avendolo letto lo ribadisco, di conseguenza Pezzoli in cosa ricorda Tondelli? Nell'aspetto fisico? Nelle tematiche? Boh? In fin dei conti il problema non è dei più interessanti posto così e in questo blog. L'autore, che parte già con una colpa non indifferente, è di Gemonio, paese legato a ... scopritelo da soli, subisce anche questa affinità fisica. Però nel libro di Zio Scriba la somiglianza assume un aspetto portante nella storia, che , a mio parere, ha diverse chiavi di lettura.
La più facile è quella suggerita dal sottotitolo, Viaggio tragicomico di un autore inedito nel mondo editoriale, e in effetti si sorride spesso, mi dispiace non ho riso apertamente perché mi sono, forse, calato troppo nel personaggio e nelle sue difficoltà. La seconda è quella del consegnarsi volontariamente al proprio carnefice sapendo bene cosa ne sarà di noi. E' l'aspetto dominante dei nostri tempi. Il libro è del settembre 2008, parla di un giovane con ambizioni letterarie che pur di realizzarle accetta compromessi e vessazioni finché ritrova la dignità intellettuale e utilizza la sua storia per vedersi finalmente pubblicato.
A pensarci bene troppi dei nostri giovani si consegnano al nemico sapendo che questo non rispetterà nessun patto e nessuna convenzione, fortunatamente parecchi ritrovano, cammin facendo, un barlume di amor proprio che li porta poi a combattere per l'affermazione delle proprie idee e della propria dignità.
Potrei ancora scrivere a lungo di questo libro, della mancanza di sensibilità di ognuno di noi chiuso nel proprio mondo, dei luoghi comuni che porta a galla e che non posso dire per non togliere agli eventuali altri lettori il gusto di scoprirli. Nicola, mi rendo conto che la parte critica non c'è, buon per te e fanne tesoro.

Nicola Pezzoli alias Zio Scriba, non ti permettere di fare ironia su alcuni passaggi o frasi fatte.

venerdì 1 aprile 2011

Un candidato per ogni 3125 abitanti

Già quando inizierete a leggere questo post le cose dette potranno essere vecchie, a maggior ragione quando finirete. Ma non è colpa mia, non è che non sono sulla notizia, è l'imprevedibilità dell'animo umano e della politica.
Quadro di una infiorata degli anni passati.
Foto di Gap
Il paese dove abito, Genzano di Roma, ha, all'incirca, 25.000 abitanti ed è famoso, diciamo così, per l'Infiorata e il pane, e per le prossime elezioni si contano, fino ad ora, OTTO candidati alla poltrona di sindaco, se le informazioni che mi sono state date sono giuste. Un candidato ogni 3.125 abitanti, non tutti elettori. Prima di andare avanti ricordo che negli anni scorsi ho avuto una brevissima parentesi della vita occupata a fare l'amministratore locale, come assessore e poi come consigliere di un ente comunale. Da questa esperienze mi porto dietro, in alcuni casi, la qualifica di assessore. A volte come bonaria presa in giro, più spesso con il rimpianto di chi mi ci appella (un po' di sano auto-elogio non guasta mai), e non manca nemmeno chi mi ci chiama senza che io capisca perché. Accade quando scendo al bar sotto casa, che essendo vicino al palazzo comunale è frequentato dai "notabili" del paese. Alcuni giorni fa, un politico di lungo corso proveniente dalla Dc, transitato nei vari partiti fino all'approdo nel Pd, da cui è uscito per essere stato bellamente trombato con uno dei soliti giochi di potere (si fa per dire) e aver fondato un movimento locale con cui mira a riprendersi la poltrona e se possibile quella più importante, e che non mi ha salutato per anni, è entrato al bar salutandomi con un "Buongiorno assessò". Essendo una persona per bene ho risposto ma d'impeto gli avrei chiesto: "Che te serve?". Ma ho lasciato perdere. Questa è la dimensione, culturale, intellettuale e politica di questo posto.
Ma veniamo al primo punto. Otto candidati.
Centro sinistra
-L'attuale sindaco, che si ricandida nonostante le feroci critiche da tutti espresse verso il lavoro della sua giunta.
-Un suo omonimo, creatore di una corrente all'interno del Pd che ha bloccato l'attività, perlomeno così dice la vox populi, della giunta stessa e, di conseguenza oggetto delle stesse critiche del sindaco uscente.
-Quello che ho descritto poche righe sopra.
-Un altro, frutto anch'esso di lista civica di fuoriusciti della maggioranza.
Centro destra
-Un candidato espressione di lista civica, sembra, di centro-destra.
-La lista del centro destra che presenta i perenni oppositori che non si oppongono se non a parole e sono funzionali allo stallo politico del paese.
In via di definizione
-Tanto per non farci mancare nulla, un concorrente, di cui non ho molte informazioni, ma sembra nasca in una delle frazioni più popolose del paese e di cui non conosco l'orientamento.

Cazzo, non mi ricordo più chi è l'ottavo.
Forse è giunto il momento che non vada a votare.