Le precedenti puntate le trovate sotto l'etichetta "dove sono".
Piccola curiosità. Nessuno si è accorto che il Commissario da Jovine è diventato Poli.
Avvertenza per chi legge tramite altri siti o aggregatori. Purtroppo l'impaginazione spesso viene cambiata dando origine ad un ammasso di parole di non facile lettura. Vi consiglio di leggerlo in originale.
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“Scomparso un imprenditore romano trapiantato in Umbria.
Rapito mentre correva sulle rive del lago Trasimeno”.
Ora non si scherza più.
Un moto di preoccupazione lo prese leggendo il titolo del giornale. Non era vero, non lo aveva rapito mentre correva in riva al lago. Non si capacitava del perché il rendiconto sul sequestro fosse sbagliato. E non gli sembrava il solito “errore” dei giornalisti. Tanto tempo era passato dal rapimento in riva al lago, dal suo primo sequestro di persona, perché qualcuno potesse collegarli. Doveva essere sicuramente la mossa di qualche poliziotto un po’ più intelligente per sviare l’attenzione dei giornalisti .
Tutto era andato per il verso giusto. Il soggetto era ancora nel suo laboratorio artigianale, in una zona nuova, ancora senza lampioni, ovvero, i lampioni c’erano e nuovi di zecca ma ancora spenti. D’altronde se un giovane vuole iniziare un’attività può solo farlo dove spende meno e quella zona aveva ancora prezzi abbordabili. Lo aveva atteso pazientemente ripassando tutta la procedura e la trovava perfetta, senza la più piccola sbavatura. Un orologio svizzero, come si diceva una volta. Due sole attività distanti l’una dall’altra, niente telecamere, né pubbliche, né private. Niente luce e niente abitazioni nei paraggi. Di certo la vittima gli aveva fatto un grande favore, un aiuto così non l’avrebbe avuto nemmeno chiedendolo.
Si era fatto trovare ad armeggiare con la bici a cui aveva sgonfiato una gomma, non aveva chiesto aiuto, aveva atteso che il giovane glielo offrisse, “Se attende giro la macchina così le faccio luce con i fari” aveva detto in perfetto italiano con un leggero accento umbro. E’ proprio vero, dei giornalisti non ci si può fidare, scrivono senza verificare, non è più la categoria di una volta. Il giovane non era romano, nella Capitale ci era vissuto solo il tempo dell’Università e poi aveva fatto ritorno a casa. No, quel titolo era pieno di errori e la cosa non lo lasciava tranquillo.
Si era girato per aprire lo sportello e aveva offerto il proprio corpo al boia, un tampone al naso e dopo pochi secondi era steso per terra. Lo aveva trascinato per pochi metri sul marciapiede e caricato nel furgone. Imbavagliato, legato mani e piedi e ingabbiata la testa in modo che se anche si fosse ripreso non avrebbe potuto fare il minimo movimento. Lo nascose sotto delle cassette di frutta vuote, il peso non lo avrebbe di certo ucciso. Caricò la bici con la gomma ancora sgonfia e partì con tutta la calma e la tranquillità che gli davano la perfezione del piano. Se qualcuno lo avesse visto in zona aveva già una scusa pronta, la bici era il suo alibi, indistruttibile. Talmente pubblico che rasentava la banalità. Non aveva fumato, mangiato o bevuto, non aveva sputato (non lo aveva mai fatto), aveva indossato i guanti ancor prima di giungere sul posto, non aveva indosso il cellulare, rimasto a casa, la macchina non aveva l’antifurto satellitare. Il cellulare della vittima, smembrato, lo aveva seminato lunga la E45 mettendo chilometri di distanza tra i vari pezzi. La scheda l’aveva invece buttata nel water di un bar notturno.
Scese dal furgone e aprì il cancello, la notte era ancora giovane e se anche qualcuno lo avesse visto non si sarebbe stupito. Il rapitore era solito arrivare a quell’ora di notte. Lo faceva tutte le volte che staccava dal turno pomeridiano e questa routine gli forniva un altro alibi. Portò il furgone all’interno del capannone e si chiuse dietro il portone. Tutto era pronto per il trasbordo del prigioniero ancora addormentato. Certo era pesante e la cosa lo fece faticare non poco. La camera era pronta, piccoli aggiustamenti l’avevano resa più funzionale. Piccole cose, è vero, che soddisfacevano la sua maniacalità che avrebbe voluto raggiungere la perfezione. Stava diventando come uno di quei personaggi che si incontrano nei gialli. Il letto era rimasto lo stesso, vicino aveva una cassetta della frutta di plastica, leggera per ogni evenienza, questi prigionieri sono imprevedibili e non tutti si rassegnano al loro destino, che fungeva da comodino, il carrello portavivande sempre di plastica. La stanza, aleatoria, sempre fatta con i teli neri.
Il rapitore giaceva sul letto esanime, era robusto, si trovò a pensare il rapitore, mentre lui lo denudava. Lo mise di fianco, non voleva che un rigurgito lo potesse far soffocare, e lo ammanettò. Tutte e due le braccia verso destra così come i piedi. Poggiò il solito foglio, scritto al computer, sul “comodino” e lo lasciò al suo destino. Si meritava un po’ di riposo.
Quando ti sveglierai ti avrò già liberato una mano e, se sei intelligente, prenderai questo foglio e lo leggerai con attenzione. Segui le regole e non ti accadrà nulla. Se non lo farai sarai responsabile delle conseguenze.
1 Non avvicinarti mai alle pareti quando sarai libero di muoverti. IO ti vedo, ogni trasgressione sarà punita.
2 Dietro di te c’è il bagno, cieco, dove troverai tutto ciò che ti può essere utile. Ricordati sempre che IO ti vedo.
3 Mangerai tre volte al giorno, tutto. Non sono ammessi avanzi. E non gettarli nel water, IO ti vedo.
4 Se vuoi puoi anche urlare, fatica sprecata e otterrai solo che IO mi innervosisca.
5 Ti parlerò solo con i fogli e, quando sarà tempo, mi risponderai a voce. Non mentire mai, so tutto, e, come già detto, mi innervosisco facilmente.
6 Se ti comporterai bene potrai uscire presto.
7 IO ti domino.
4 commenti:
Sei diventato giallista?
Si dice così? Boh!
bella sorpresa, questo ritorno!
tu però ci vuoi male: interrompi un racconto a puntate per mesi, e quando riprendi ci bacchetti perché non ci eravamo accorti di un errore... :D
ora però niente scherzi: vogliamo arrivare fino in fondo, e senza refusi... :)
ueeèèèè seconda puntata perfetto stile mediaset..una stagione di distanz :)
no, non siamo così distratti.
Siamo pazienti.
Senza "romperti" troppo, abbiamo aspettato tu riprendessi.
Secondo la tua voglia.
Nella speranza di essere accontentati, abbiamo anche aspettato il chiarimento.
ps: il post sopra non lo commento. Non perchè non mi trovi d'accordo sul contenuto, ma perchè questa è una cosa bella magari imperfetta, ma non è una minchiata. E, prima che fai l'acido, ricordati che non lo scrivo di tutte le cose che scrivi.
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