Poi dato che, come da citazione di un'amica di Fb,"L'insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il Paradiso stesso in un luogo di tortura" (Emil Cioran), mi sono andato a rileggere le varie definizioni della parola. La Treccani, si ho tradito ancora una volta gli amici Devoto e Oli, ne elenca varie. Per vostra comodità le riporto tutte.
1. Sospensione temporanea delle ostilità stabilita da due belligeranti ed estesa a tutto il teatro di guerra o a un solo settore, stipulata per raccogliere feriti, seppellire morti, prendere misure igieniche, chiedere ordini e istruzioni per agevolare trattative, ecc. Con sign. più generico, sospensione temporanea delle azioni belliche, anche non conseguente a un patto: il giorno di Natale, quasi per un tacito accordo, c’è stata una t. su tutto il fronte. 2. estens. Sospensione di qualsiasi ostilità, cessazione temporanea da una lotta, da rivendicazioni, anche tra fazioni o partiti politici, in campo sindacale, o tra gruppi avversarî o tra privati: queste famiglie ... combatterono molti anni insieme ... e le inimicizie loro, ancora che le non finissero per pace, si componevano per triegue (Machiavelli); tra i due rivali si accese una lotta accanita, che non ebbe mai tregua. Nel sign. proprio, e più spesso negli usi estens. e fig., t. armata, sospensione temporanea di una lotta o di una situazione di contrasto e di polemica, che conserva tuttavia un atteggiamento di sospetto e diffidenza contro un possibile attacco avversario. In partic.:
a. Nel linguaggio sindacale, t. salariale, impegno dei lavoratori, espresso dai loro rappresentanti, di non avanzare richieste di aumenti di retribuzione per un determinato periodo di tempo.
b. T. doganale, sospensione delle ostilità internazionali di natura economica (inasprimento dei dazî doganali, divieti all’importazione e altre misure tendenti a colpire l’economia di un paese).
c. In etnologia, la momentanea cessazione delle ostilità eventualmente esistenti tra i varî gruppi, attuata durante le riunioni delle diverse tribù in occasione delle feste cicliche (di iniziazione, di Capodanno, dei morti), propria di alcune culture etnologiche (Australia, Melanesia, alcune tribù indiane degli Stati Uniti centrali e orientali e dell’Amazzonia).
d. T. di Dio, istituto medievale (formulato in modo particolareggiato nel Concilio Lateranense del 1179), per cui, per rispetto religioso e per obbedienza a prescrizioni della Chiesa, si interrompevano per determinati brevi periodi di tempo tutti gli atti di guerra e di rappresaglia (per es., dalla notte del giovedì al mattino del lunedì, dal Natale all’Epifania, intorno alla Pasqua).
3. fig. Cessazione, pausa, sosta, riposo, riferito a condizioni e situazioni dolorose, penose, spiacevoli: Le sue permutazion non hanno triegue (Dante, della Fortuna); dolori, sofferenze che non hanno t., che non danno tregua; è un seccatore che mi perseguita senza t.; ha piovuto senza t. per quindici giorni. Nell’uso poet. ant., fare tregua con i sospiri, con i pensieri, cessare di sospirare, di preoccuparsi: Giust’è ch’e’ faccia ormai co’ sospir triegua (Poliziano); il messo ... Toglie, affrettando il suo partir, congedo, E tregua fa co’ suoi pensier Goffredo (T. Tasso); con altro sign., venire a patti, venire a un compromesso: Non far tregua coi vili (Manzoni).
3 commenti:
non concedo il lusso di una tregua a me stesso figuriamoci se voglio dare anche sono un attimo di armistizio a chi non esiste ma appare nelle mie nausee
Grazie List. Il tuo commento mi consola.
Qualcuno la tregua se l'è già presa, con o senza assenso.
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