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lunedì 28 marzo 2011

Giornalisti!!!

Squilla, come al solito squilla quando hai dimenticato di mettere l'auricolare e lo hai in tasca bloccato dalla cintura di sicurezza. Non resta da fare altro che mettere la freccia a destra e accostare, togliere la cintura, stendersi  per riuscire a mettere la mano in tasca e, quando lo hai preso, sentire e vedere che ha smesso di suonare. Non resta altro che leggere il nome di chi ti ha chiamato. Calogero, mah, che vorrà mai dopo anni che non si fa sentire? Anche prima, quando lavoravamo nello stesso posto non è che fossimo così "intimi". Mi toccherà richiamare. Di nuovo cintura, auricolare, freccia, prima e si riparte. Basta premere un tasto e la chiamata è inoltrata. Pochi squilli e Calogero risponde: "Come stai!?" esclama nelle mie orecchie con un tono tra l'affettuoso e il rimprovero. Manco avessimo qualche appuntamento a cui non sono andato. E' un profluvio di parole, di interessamento a cui a stento riesco a mettere un freno dicendo che sono al volante ma guardandomi bene dal dire che, da ligio automobilista, sono dotato di orecchio bionico. Scambiati i convenevoli del caso ed essendomi preso anche il rimbrotto, la miglior difesa è l'attacco, Calogero arriva al dunque.
"Senti, ti ricordi di Gustavo?"
"Certo, ha smesso di lavorare quattro anni fa, l'ho sentito tanto tempo fa che non ricordo quando"
"Ma per caso hai il numero di cellulare nell'agenda del giornale?"
Ahhhhhh, ora ho capito! Mi sembrava strano! Ti serve qualcosa! Passa il tempo ma non si cambia.
"No, guarda, personalmente non ho il numero di Gustavo e sull'agenda del giornale non posso metterci le mani. E' dal primo luglio del 2009 che non lavoro più"
Se il silenzio fa rumore io l'ho sentito. Mi ha spaccato i timpani. Dopo circa venti secondi, la voce di Calogero, non più allegra, non più gioviale o confidenziale o affettuosa torna a farsi sentire.
"Ma veramente? E come mai?"
La voglia di mandarlo a fare in culo come ai bei tempi è sempre di più e mi eviterebbe di rompermi le scatole, ma non voglio privarmi del piacere di farlo sentire una merda.
"Sai com'è, il giornale era in crisi, dovresti saperlo, anche se ormai lavori in un altro quotidiano. C'è stato bisogno della cassa integrazione che ha colpito noi poligrafici e anche parecchi tuoi colleghi. Ma a XXX non avete le agenzie? Non hai più rapporti con nessuno?"
O, come al solito, fondavi le tue speranze sulla mia tassonomia (se mi si passa il termine) per essere certo di trovare ciò che cercavi? Ma questo non glielo ho detto perché in fondo sono un buono.
"No ... certo ... sapevo ... ma .. non sapevo di te, o forse speravo ..."
"Non ti preoccupare. Guarda sono arrivato, devo mettere giù. Ci risentiamo. Ciao". "Ciao".


Questa conversazione, parola più parola meno è accaduta diverse volte dal primo luglio 2009 ad oggi e non solo con giornalisti andati via dal mio giornale prima della crisi, ma anche, e più spesso, con giornalisti con cui ho lavorato fino all'ultimo giorno. Tutte le volte mi ha portato a riflettere su quelli che sono stati i rapporti con la categoria "Nobile" del mio ambiente di lavoro. Mi ha portato a riflettere su 35 (trentacinque) anni di frequentazioni con i giornalisti. Chi mi legge sa che non appartengo alla categoria, sono entrato come poligrafico e come tale ne sono uscito. In altro post ho spiegato meglio il perché e il percome. Se dovessi dire di aver avuto o di avere oggi un amico/a giornalista sarei in difficoltà. Uno l'ho di sicuro, ma amico amico, di quelli che anche se non senti da mesi lo puoi chiamare sempre perché sai che per te ci sarà in ogni caso. Di tutti gli altri/e posso dire che con diversi ho un rapporto amicale più o meno profondo, forse dovuto alla stima professionale, ma di certo non si è mai andati oltre. Con qualcuno, con cui avevo un legame un po' più stretto, ci si è persi di vista, ma senza eccessivi drammi da entrambe le parti, con la maggior parte c'era un rapporto di lavoro e basta. Con una battuta potrei dire che i piedi sotto il mio tavolo da pranzo li hanno messi in diversi, io sotto il loro no.


Se poi dovessi scrivere sui giovani stagisti diventati giornalisti dovrei avere non una tastiera ma una mitragliatrice!

5 commenti:

la Volpe ha detto...

sarà che quelli che i giornalisti potrebbero farli davvero, giornalisti non diventano mai

listener-mgneros ha detto...

"L'asso nella manica" Bily Wilder...o meglio di minatori cileni che ne è stato? ma c'è di peggio...

- Salve sono l'amico di uno dei suoi figli xyx...ho saputo che due giorni fa l'altro suo figlio zwz è stato ritrovato morto nei vicoli...mi conferma che è suicidio?

Satana è un principiante...

il Russo ha detto...

Che poi la vita sta tutta lì: c'è chi nasce per metterlo nel culo, chi per prenderlo, noi si fa logicamente parte della seconda categoria.
Il grave sai qual'è? Che fa male, che borbottiamo dicendo "Se tornassi indietro, stai tranquillo che anch'io....", ma mai e poi riusciremmo a stare dall'altra parte dell'inculata.

Anonimo ha detto...

C'è chi scende a compromessi di ogni genere e chi decide che prefeisce potersi guardare allo specchio ma ti assicuro che è una questione di umanità che attraversa varie categorie di persone e lavori...
Riccioli Neri

Ernest ha detto...

ho pensato esattamente quello che ha detto la Volpe. La domanda è perché? La risposta purtroppo la sappiamo
un saluto Gap