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giovedì 30 settembre 2010

Berlusconi e il Pipistrullo

Sarebbe facile prendere un qualsiasi giornale e iniziare a sparare ad alzo zero contro chi ci governa e contro chi fa finta e vera opposizione, contro chi alza polveroni dietro cui nascondersi, contro chi continua ad ignorare la situazione degli italiani, ecc, ecc, ecc.
Ma, dato che non ho molta voglia di scrivere riporto pari pari il post di Luz


Salvataggio di un Pipistrullo
Ieri mattina, in punta di piedi, perché il consorte in cassa integrazione gode, almeno se non di lauto stipendio, di lunghi sonni, ho sceso le scale di pietra consunte della mia casa per andare a fare una colazione degna di tale nome. Avere il bar sotto casa è una sorta di Eden!
Ma nell'angolo del portoncino ho visto un mucchietto scuro, una foglia nera marcita, forse spazzatura, ho guardato meglio e i brividi hanno scosso le mie membra ancora languide di letto: un pipistrellino, che come l'ho toccato con la punta della scarpa ha emesso un verso acuto e soffiato e mostrato i dentini, lui piccolo come un topolino.
Per fortuna che tra le inferriate del portone lasciano sempre mucchi di pubblicità, foglioni grandi a colori pieni di prosciutti e detersivi a prezzi stracciati, così pian piano ho aperto, allungato una mano e preso il foglio l'ho passato sotto il corpicino del volatile e sono corsa a casa svegliando a gran voce il bell'addormentato. Ho telefonato allo studio della nostra veterinaria (essere gattari vuol dire avere rapporti intimissimi con tali medici!!) che mi ha suggerito di chiamare la LIPU: Detto fatto. In sede mi hanno consigliato di reidatrarlo e portarglielo. Credo di aver superato me stessa, come farlo bere? L'ho preso nel palmo della mano e con un dito l'ho toccato sul nasino, piccolo come una briciola piccola, e lui ha aperto una boccuccia rosa con dei dentini che quasi non si vedevano a occhio nudo, così ho lasciato cadere dal mio dito due o tre gocce d'acqua che lui ha succhiato avidamente.
Chiuso in una scatola di scarpe pensavo stesse al sicuro, ma il gatto Filippo, che nel frattempo era rientrato dalle escursioni notturne è letteralmente impazzito e quando ho messo in salvo il piccolo dove il felino non poteva arrivare, il miciopazzo ha quasi camminato sui muri per impossessarsi della preda ambita. L'ho cacciato!
A quel punto Marco ed io ci siamo guardati in faccia e non c'è stato bisogno di parlare, siamo saliti in macchina con la scatola di cartone bucherellata e da Genzano siamo arrivati in men che non si dica a Via Aldrovandi, a Roma, che per chi non lo sapesse è vicino al Bio parco, Villa Borghese, insomma tutt'altro che vicino. Ho lasciato il nostro Pipi-strullo (strullo dal toscano: sciocco) che forse non si salverà perché aveva un'ala fratturata e ci hanno detto che quando si rimette a posto quasi sempre forma callosità che non permettono di volare bene. Siamo ritornati dispiaciuti. Ma poi, in macchina, sentendo la radio abbiamo anche ascoltato le ultime sul discorso di Berlusconi e sul voto di fiducia al governo. Io ho detto "Non vorrei mai essere ricca e stronza come Berlusconi, che ha anche una coscienza sporca e sta affamando l'Italia", il sole e il cielo azzurro spadroneggiavano lungo la via Appia verso il lago di Castel Gandolfo, Marco mi ha sorriso con gli occhi e la bocca "E tu invece che hai fatto oggi?", ho risposto "Ho salvato un Pipistrullo".
"Appunto, questa è la vita, fatta di gesti generosi e di speranze" ha concluso il mio compagno.
Ce ne siamo tornati a casa cantando a squarciagola dietro la radio.

mercoledì 29 settembre 2010

Post del 24 maggio 2008

Senza parole

Calearo: «Sono del Pd perché non è di sinistra»
Il neoparlamentare del Pd Massimo Calearo si lascia andare a considerazioni poco "ortodosse": dal messaggio a Confindustria («Sono uno che la pensa come voi») a quello per la Sinistra Arcobaleno («Ho contribuito a lasciarla a casa»).

Industriale veneto voluto nelle liste del Pd dall'immaginifico conducator Walter Veltroni.

domenica 26 settembre 2010

Sakineh Mohammadi Ashtiani e ciò che è relativo


Relativo è ciò che entra in una relazione o funge da termine di una relazione, oppure, un termine che non ha significato, o non ha un significato esatto, se non in riferimento ad un altro termine. In questo senso "maggiore", "minore", "doppio" ecc. sono relativi perché si dicono sempre in riferimento a qualche altra cosa, ovvero, ciò che vale solo in determinate circostanze o condizioni e non vale fuori di esse. In questo senso si dice che "la conoscenza è relativa" intendendo che essa consiste nello stabilire relazioni tra dati. Ma l'aggettivo ecc.ecc.
(Le frasi in corsivo sono tratte dalla Storia della Filosofia di Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia dello stesso Abbagnano aggiornato e ampliato da Giovanni Fornero, tanto per dare a Cesare ciò che è suo)

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata a morte in Iran perché accusata di adulterio e di omicidio. La cosa ha giustamente suscitato grande scandalo perché esiste ancora il reato di adulterio, "gli islamici sono arretrati" è una delle frasi più gentili che ho sentito. Ma in tanti si dimenticano che fino a pochi anni or sono in Italia esisteva il "delitto d'onore", il matrimonio riparatorio", in molti dimenticano che in America sono vietati, secondo le leggi dei vari gli stati, determinati rapporti sessuali che in altri Paesi sono perfettamente leciti e che riguardano solo ed esclusivamente la sfera privata degli individui e si potrebbe andare avanti nell'elencare le travi nei propri occhi , ma l'importante è vedere ciò che accade in casa degli altri. Dicevamo che la povera donna è stata condannata a morte secondo le leggi iraniane. Noi tutti non sappiamo se lei è realmente colpevole o meno quindi ragioniamo per ipotesi: è
' colpevole di adulterio e di omicidio quindi viene condannata a morte, questa è l'ipotesi che ci interessa perchè da qui parte tutta la questione.
Gli alti lai che si sono levati nel mondo occidentale a cosa si riferiscono: alla condanna a morte o alla lapidazione? Bene, se si riferiscono alla lapidazione come pratica barbara di dare la morte, sono d'accordo, ma mi si dovrebbe spiegare se non è altrettanto barbaro dare la morte bruciando il condannato su una sedia elettrica o inoculandogli il veleno nelle vene o impiccandolo o in qualsiasi altro modo . Allora decidiamoci: è barbaro uccidere in generale o è barbara la lapidazione? Nel secondo caso è inutile che ci scaldiamo tanto, è la loro legge, quindi zitti e subire.
Se è barbara la condanna a morte perché non ci si è mossi per la donna americana e i tanti in attesa di omicidio nelle carceri americane, cinesi e di tanti alte nazioni più o meno civilizzate a secondo del punto di vista da cui le si guarda?
Se a qualcuno sorge il dubbio che della povera Sakineh in quanto donna e persona non frega nulla ma interessa solo per poter dar contro al regno del male, ruolo sempre coperto da qualche nazione, ora e di turno l'Iran, come dargli torto? Appunto, tutto è relativo.

lunedì 20 settembre 2010

Ciclopiche cazzate

Mai fidarsi troppo degli aggregatori, si dice così vero?


L'Unità: ricomincia, se mai è finito, il calvario

Vengo da lontano... ma so dove anda

Se c'è una cosa che mi indispone, come blogger, è bruciarmi i post da solo, ma non posso farne a meno. Qualcuno, immagino pochi o pochissimi, ha letto questa notizia , l'Unità chiude le redazioni locali di Bologna e Firenze. Dopo aver riaperto, il giornale ha vissuto un perenne stato di instabilità che ha toccato il fondo con la proprietà e la direzione attuale. Con...


commenta 16/09/2010


Il post scritto sul futuro dell'Unità su Wikio ha come tag Firenze, Salute.
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

Hanno aggiunto Miopia
hahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha

giovedì 16 settembre 2010

L'Unità: ricomincia, se mai è finito, il calvario


Se c'è una cosa che mi indispone, come blogger, è bruciarmi i post da solo, ma non posso farne a meno. Qualcuno, immagino pochi o pochissimi, ha letto questa notizia, l'Unità chiude le redazioni locali di Bologna e Firenze. Dopo aver riaperto, il giornale ha vissuto un perenne stato di instabilità che ha toccato il fondo con la proprietà e la direzione attuale. Con l'avvento della direttora De Gregorio, l'editore Soru ha investito nel cambio della grafica e del formato che hanno ridotto l'Unità alla stregua di una qualsiasi free press. Nel frattempo la De Gregorio ha iniziato e perseguito lo scopo di smantellare la redazione e il parco collaboratori con l'idea, non dichiarata ma palese, "vado a far vedere come si fa un giornale moderno a quegli inetti de l'Unità".
Ha avuto carta bianca, ha fatto e disfatto, ma le vendite non sono mai salite fino al punto da poter giustificare l'investimento fatto da Soru. L'editore ha poi chiuso i cordoni della borsa ed è continuato il ricorso alla cassa integrazione per poligrafici e giornalisti che ha ulteriormente indebolito la redazione e l'apparato di supporto del giornale.
E ora la notizia della chiusura delle redazioni con più forte radicamento nel territorio, da notare che uno dei primi atti della nuova proprietà e direzione fu quello di chiudere la cronaca di Roma proprio quando la capitale passava sotto Alemanno. Parlare di miopia industriale e politica mi sembra il minimo. Se poi ci aggiungiamo le prese di posizione di Veltroni e amichetti, non resta che dare ragione a Bersani: stanno facendo un bel regalo a Berlusconi.

Zingari (per chi ha la memoria corta o ignora il corso delle cose)



Sudici, pigri, infidi, disonesti: i peggiori stereotipi legati all'immagine degli zingari circolarono tanto più diffusamente nella Germania hitleriana (e ancora circolano), quanto più l'ideologia nazista era fondata sul mito della purezza della razza e sull'incubo rappresentato dai cosiddetti "asociali". Alla prova dei fatti, i pregiudizi negativi non mancarono di tradursi in pratiche discriminatorie e persecutorie (vogliamo fare finta che non stia accadendo anche nei nostri giorni?).
...
Da subito dopo l'avvento di Hitler al potere, si cercò di risolvere il "problema degli zingari" con ogni mezzo: operazioni di custodia preventiva, un'accurata tassonomia razziale, apposite leggi sulla sterilizzazione. Poi, apertamente si invocò una "soluzione finale" non soltanto per la questione ebraica, ma anche per quella tsigana.
...
Compiuta la lettura di questo libro riesce difficile accettare che un giorno del calendario sia stato istituito, in molti paesi occidentali, quale "Giorno della memoria" della Shoah anzichè del genocidio in generale. Come gli armeni sterminati dai turchi all'inizio del Novecento, come i tutsi sterminati dagli hutu nel Rwanda di fine secolo, gli zingari sterminati dai nazisti meriterebbero di condividere, nella memoria collettiva dell'umana vergogna, un posto accanto agli ebrei
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Sergio Luzzatto, storico.

La persucuzione degli zingari da parte del regime nazista non è che un capitolo di una lunga storia fatta di malversazioni e di crudele oppressione. Da quando hanno fatto la loro comparsa in Europa centrale nei primi decenni del xv secolo, sono stati respinti, marchiati, impiccati e sottoposti a varie altre forme di maltrattamento. In alcune parti dell'Europa, le tremende tribolazioni di questa minoranza continuano tutt'oggi immutate come in passato. Una conseguenza di questa vicenda storica è che molti zingari sono restii ad ammettere la loro identità etnica, tanto che le statistiche sul numero degli zingari sono notoriamente inattendibili.
Guenter Lewy

Guenter Lewy
La persecuzione nazista degli zingari
Einaudi, 2002

Il brano di Luzzatto è tratto dalla presentazione del libro, il secondo brano è l'inizio dell'introduzione del libro.

I testi riportati sopra (i neretti tra parentesi sono di Gap) erano un post pubblicato nel lontano 14 maggio 2008. Le polemiche di questi giorni non hanno fatto altro che ridare nuova linfa e attualità, tra l'altro mai persa, alle parole degli storici citati. E' mai possibile, tralasciando tutte le altre implicazioni, che 160.000 rom (senza fare distinzioni socio-antropologiche) riescano a mettere in crisi l'Italia? Come al solito nel nostro paese si colpisce in maniera indiscriminata una qualsiasi categoria con la giustificazione che all'interno di essa ci sono delle mele marce. E comunque è molto più facile governare instillando il senso di paura e insicurezza e parlare alla pancia degli italiani piuttosto che al loro cervello, se ancora sono in grado di utilizzarlo. Colpire il diverso è una cosa che accade dall'inizio dei secoli, il diverso è destinato sempre a svolgere la funzione del capro espiatorio e a catalizzare tutte le paure del popolo incolto ed ignorante.

martedì 14 settembre 2010

Puttane

Prima o poi i signori Devoto e Oli mi chiederanno di essere pagati, ma io li batto sul tempo e chiedo sin da ora un congruo compenso per la pubblicità che faccio loro. Infatti, anche questo post inizia con il loro aiuto: Puttana (s.f.) Meretrice, sia in senso proprio, sia come epiteto ingiurioso contro una donna. ... Chi per proprio tornaconto o conformismo è sempre pronto a venir meno alla sua dignità e coerenza (in questo senso riferito anche a uomini).
Catherine Salles nel suo libro I bassifondi dell'antichità, così descrive un contratto di noleggio di un'etera: " Se godono di una certa notorietà, le etere vengono "noleggiate" dai loro clienti per una durata più o meno lunga. Come abbiamo già visto a proposito di Neera, le cortigiane, in maggioranza, aspirano a stabilire contratti di questo tipo, che garantiscono loro un'esistenza priva di ogni preoccupazione materiale, e spesso lussuosa. Quanto all'uomo, egli si assicura così l'esclusività di una donna decorativa. In questo modo Laide è noleggiata tutti gli anni per due mesi dal filosofo Aristippo, che assiste in compagnia della giovane donna alle celebrazioni delle Feste Posidonie di Eleusi". Dalle parole sopra riportate, si capisce che la funzione sociale delle prostitute nell'antichità aveva anche altre implicazioni e una diversa, per alcune, concezione del "mestiere". Anche nelle puttane di Jorge Amado si ha l'impressione che le sue ragazze ricoprano un ruolo diverso nella micro-società che lo scrittore ha tante volte descritto nelle sue opere. Più vicine alle realtà le signorine di "Pantaleon e le visitatrici" di Mario Vargas Llosa. Di certo, la letteratura ha dedicato moltissime pagine a queste dispensatrici d'"amore" fino ai giorni nostri.
Dopo quest'ampia digressione pseudo-culturale sul meretricio, scendiamo dalla letteratura e dai saggi storici, alla cronaca sociale e a quella politica, perché puttane e politici sono sempre andati a braccetto, e non solo. Basti pensare a quanti politici americani hanno visto troncate le loro carriere per aver frequentato allegre signorine, basti pensare al "caso Profumo", portato sugli schermi pochi anni fa o, per rimanere in casa nostra, al libro di Moana Pozzi dove la pornostar dava i voti ai politici che aveva "conosciuto" biblicamente. Nei giorni scorsi sono stati trasmessi in televisione, anche nei Tg nazionali, servizi che prendevano spunto dalle retate della Ps a Roma per combattere il dilagante (sono anni che dilaga) fenomeno della prostituzione. Fondamentalmente i servizi davano una nuova (per quanto antica) lettura del fenomeno. Molte delle ragazze straniere, che si vendono sulle nostre strade, lo farebbero per libera scelta per guadagnare soldi in tempi brevi tornando poi in patria con un bel gruzzoletto, dato che gli italiani sono dei grandi puttanieri. Non ho dati per contestare ciò che le psicologhe della Pubblica Sicurezza asseriscono, però mi stupisce che si sia passati repentinamente dal considerare queste ragazze vittime di schiavisti che le costringono sul marciapiede sotto tremendi ricatti a libere professioniste a cui manca solo la partita iva. Ho l'impressione che l'indagine sia pilotata per far passare il concetto "Se le mandiamo via non facciamo nulla di male, sono padrone della loro vita". Ecco, non penso sia così semplice. Nessuno mette in dubbio che una certa percentuale di prostitute si vende per accumulare soldi, ma non si può dare come assunto generale ciò che riguarda una minoranza. Ricordate l'allarme sicurezza con cui il centro-destra ha vinto le elezioni a Roma? Penso che ci risiamo. Con quell'allarme furono evacuati quasi tutti i centri dove stazionavano gli zingari, anche quelli italiani che mandavano a scuola i figli e i cui capi famiglia avevano un regolare lavoro, ora si apre la caccia alle puttane, così si avrà campo libero per rimpatriarle sul modello Sarkò. Ma quali si cacceranno? E' chiaro, quelle di Roma centro e delle altre grandi città senza poi preoccuparsi dove andranno a battere.
Spesso mi capita di percorrere l'Ardeatina all'altezza di Santa Palomba, solo chi ha visto potrà capire. Decine e decine di ragazze ai margini della strada espongono la loro mercanzia senza che nessuno faccia nulla, un intero insediamento-ghetto di case popolari del comune di Roma è circondato, assediato da questo esercito di tette e culi a cui gli italiani non sanno rinunciare. Mi è capitato di vedere, in diversi orari, macchine fermarsi sul ciglio della strada e scaricare queste ragazze, di conseguenza se io li ho visti per caso, i traghettatori, penso che anche le Forze dell'Ordine potrebbero vederli con un minimo di lavoro d'indagine. Il problema è che se poi le mandano via dall'Ardeatina potrebbero tornare verso Roma, allora meglio lasciarle lì e non dare problemi ad Alemanno. Secondo le psicologhe della Ps anche queste sono libere professioniste?
All'onorevole (????????) Giorgio Clelio Stracquadanio vorrei chiedere: le accetterebbe nel suo partito? In fin dei conti non avrebbero nulla di diverso dalla figura di donna che si vende che ha teorizzato e di cui tanto si parla.
All'onorevole (???) Angela Napoli vorrei chiedere: fino ad ora chi ha frequentato? Non aveva dubbi prima della sua esternazione?
Tanto a pagare è sempre e solo l'anello debole della società, pagheranno le puttane ma non i protettori.

Sarà banale, ma non potevo fare a meno di citare De André.


domenica 5 settembre 2010

Fine delle trasmissioni?



Per sempre? Temporaneamente? Forse, chissà, vedremo, oppure, però, ma, considererò, analizzerò.
Quanto tempo ci vorrà? Se lo sapessi!!

mercoledì 1 settembre 2010

Toni Fontana




Non avrei mai immaginato di scrivere queste righe, solo ora mi sono deciso, chissà se lui avrebbe voluto.
Oggi è morto Toni Fontana, un giornalista. Compagno di lavoro per tanti anni. Due caratteri abbastanza chiusi, schivi, perlomeno così io ho sempre percepito Toni. Però per lui avevo una simpatia, mai detta e ora è tardi per pentirsene. Parlavamo spesso, nel chiuso della mia stanza dove ci incontravamo per fumare l'ennesima sigaretta, dove parlavamo del futuro del giornale, delle scelte fatte sulla nostra pelle, di politica, di libri, di tutto, insomma. Come solo si può fare con chi è aperto anche all'opinione degli altri.
Fumerò una sigaretta con la voluttà con cui le fumavi tu, caro Toni.