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lunedì 23 agosto 2010

Profumo di Passera





MF Dow Jones - News Italia

MF/DOWJONES News

Banche: in busta paga 2009 Profumo -62%, Passera +18% (Ft)


ROMA (MF-DJ)--In media nel 2009 gli stipendi dei 17 principali banchieri occidentali sono diminuiti del 57%, da una media di 14 milioni di dollari del 2008 a una di 6 milioni di dollari nel 2009.

E' quanto rivela un'analisi condotta dal Financial Times, che prende in esame anche le due principali banche italiane. Emerge che l'amministratore delegato del gruppo Unicredit, Alessandro Profumo, ha dovuto rinunciare al 62% del suo compenso, con uno stipendio ridotto da poco meno di 16 a poco piu' di 6 milioni di dollari. In controtendenza, invece, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che ha visto aumentare il suo compenso del 18%, dai 4,47 milioni di dollari del 2008 a 5,29 milioni del 2009.

Il Financial Times evidenzia il crollo degli stipendi di Lloyd Blankfein (-98%), Jamie Dimon di Jp Morgan Chase (-96%), John Varley di Barclays (-81%), Bauduoin Prot di Bnp Paribas (-75%). Clamorosi i rialzi per Brady Dougan di Credit Suisse (+570%), Josef Ackermann di Deutsche Bank (+553%), John Stumpf di Wells Fargo (+107%). Il banchiere piu' ricco e' proprio quest'ultimo: Stumpf ha guadagnato 18,75 milioni di dollari nel 2009. red/ren



C'è bisogno di ulteriori commenti? Se ritenete di si, state messi male.

sabato 21 agosto 2010

Rabbia


La rabbia si infiltrava nella sua vita come l'acqua negli interstizi della terra. Filtrava e rodeva. Si allargava invadendo ogni posto e ogni idea. A volte diventava tanto forte che dallo stomaco risaliva verso la bocca come lava che fuoriesce da un vulcano. Rabbia che arrivava alla bocca con un sapore acido che stravolgeva il suo volto e lasciava nello stomaco un dolore lancinante che lo faceva piegare su se stesso. Una rabbia talmente forte che sentiva il suo sangue ribollire dolorosamente nelle vene che si gonfiavano sulle braccia, sulle mani e nel collo. Una rabbia immensa, che non dominava, che gli esplodeva nella testa con un dolore che lo costringeva al silenzio e al buio totale per ore, quelle che gli servivano per riacquistare la calma. La rabbia era la sua ossessione e la sua ragione di vita. Non avrebbe saputo più vivere senza di lei. Era la spinta ad andare avanti finché non avesse trovato il modo di incanalarla come un fiume a cui si costruiscono nuovi argini e che, prima o poi, sono destinati a essere distrutti o scavalcati dalla furia devastatrice dell'acqua. E in quel momento la Rabbia sarebbe esplosa in tutta la sua devastante potenza, non avrebbe avuto pensieri e riguardo per nessuno.
La sua nuova compagna si manifestava senza che lui potesse farci nulla, preferiva la notte, quando era più indifeso, quando abbassava la guardia come un pugile stanco di boxare, e lo colpiva con ferocia, con crudeltà. Lo teneva sveglio e si alimentava dei suoi pensieri come lui si alimentava della rabbia stessa. Un rapporto vittima/carnefice da manuale. Erano diventati indissolubili di notte come di giorno. Infatti anche con la luce del sole lei non lo lasciava mai, anzi, sembrava riacquistare forza con il suo risveglio. Bastava che uscisse di casa per sentirla presente, vicina, talmente vicina che sembrava essere dentro di sé, anzi, era in sé, era lui stesso, ormai, la Rabbia.
Era una rabbia antica che veniva dalla sua infanzia con cui si era nutrita, che si era formata con l'adolescenza, cresciuta con la giovinezza e infine fortificata con la maturità fino ad esplodere in maniera incontrollata. Una rabbia che lo seguiva come un'ombra senza lasciarlo mai alimentata dalla famiglia, dalla scuola, dal lavoro, dalla società tutta fino in ogni sua intima cellula vivente. A nulla erano serviti e servivano i suoi sforzi per mitigarla, per ridurla al silenzio. Lei si nutriva anche dei suoi propositi. Tutto ciò che faceva era cibo di ottima qualità con cui la Rabbia banchettava lautamente. I miliardi di parole lette e scritte, i milioni di concetti ascoltati ed espressi, le note musicali come le voci più disparate, tutto cibo che alimentava la bestia che portava in se.
Eppure ci doveva essere un modo per neutralizzarla e mentre rifletteva sentiva le vene ribollire e gonfiarsi, il dolore come se dentro di esse scorressero fiamme liquide e più pensava più bruciavano, più bruciavano più si ostinava in una vana battaglia alla ricerca di una soluzione. Alternativa. Perché la soluzione lui l'aveva in mente da tempo, da tanto tempo anche se non sapeva dire da quanto. Ma ci voleva coraggio per metterla in pratica. Tanto, troppo, non alla sua portata.
Ma quella notte di quel caldo mese di agosto il dolore fu troppo anche per lui. Non resse più. Al mattino busso all'inquilina di fianco.
"Buongiorno Maria".
"Buongiorno Marco, entra ho appena fatto il caffè".
La signora Maria era un'ancora piacente signora cinquantenne sempre cordiale e con una spiccata simpatia verso Marco che lui, pur con i suoi problemi, ricambiava.
"Niente lavoro oggi?"
"No, mi sono preso un paio di giorni di ferie. Ho dei giri che ho sempre rimandato ed è ora che li faccia prima che le cose si complichino ulteriormente. Appunto per questo sono venuto da te. Ti volevo chiedere se potevi dare un 'occhiata a Giacinta. Tanto lo sai che è una gatta tranquilla, cibo e qualche carezza per pochi giorni".
"Ma figurati per me non è un problema".
Continuarono a chiacchierare per un po' di tempo prima di finire nella camera da letto come succedeva almeno una volta al mese. Un rapporto senza problemi che andava bene ad entrambi e che ormai durava da qualche anno.
Tornato a casa mise su della musica, aveva bisogno di ispirazione per quello che si apprestava a fare, ispirazione e calma. Anche la Rabbia, capendo il momento, si era placata. Marco era calmo, preciso e metodico come non gli succedeva da anni.
Dopo un paio d'ore aveva terminato il suo lavoro. Si fece una doccia e si cambiò vestendosi nella maniera più borghese possibile che gli permettevano i suoi abiti. Mise da mangiare a Giacinta e la coccolò ricevendo in cambio una sonora dose di ronfate. Riempi il suo zaino, si accertò di aver lasciato aperta la finestra del balconcino per la micia e di aver spento la luce. Si chiuse la porta alle spalle e si avviò alla fermata dell'autobus. Il centro era lontano, ci avrebbe messo almeno un'ora anche in un giorno di fine agosto romano.
Il resto diventò storia.


giovedì 19 agosto 2010

Chi era veramente Cossiga?


Una lunga frequentazione nei corridoi di Montecitorio e non solo per l'esponente dell'opposizione che accetta di rispondere alle nostre domande, pur dietro l'anonimato, per ristabilire un minimo di obiettività sulla figura del Presidente Cossiga.
Allora, è morto uno degli ultimi statisti?

No, andiamoci piano con le definizioni. Confondere "servitore dello stato" con "statista" è uno degli errori in cui si è incorsi di più in questi giorni. Cossiga era un fedele servitore dello Stato, su questo non ci sono dubbi. Però si apre un altro capitolo. Il Presidente emerito era un servitore di due padroni. Mi spiego. Tutto ciò che lui ha fatto in politica era volto indiscutibilmente alla salvaguardia dello Stato ma era spinto dal secondo livello a farlo anche con mezzi che potremmo definire al limite, se non oltre, della legalità. I suoi interventi in politica della sicurezza in anni in cui c'era chi metteva in dubbio il potere statale sono stati condizionati dall'appartenere, anzi dirigere, il secondo livello, quello che comunemente viene chiamato Gladio. L'anticomunismo che muoveva questo secondo livello lo ha portato a dare indicazioni che pur di mettere a tacere il movimento studentesco e, più in generale, una opposizione diffusa, per lui giustificava l'uso della violenza.
Il suo appartenere al secondo livello, come lo chiama lei, è anche la spiegazione al silenzio su tutti i misteri d'Italia?
Certo, nessuno speri che nelle quattro missive lasciate ci sia un minimo accenno a questi misteri. Come dire: chi vuole parli, io non l'ho fatto.
Quindi l'idea portante della politica di Cossiga era fermare il Partito Comunista?

Certo, perlomeno quel Partito comunista non ancora colpito, e poi suicidatosi, dal crollo del Muro di Berlino.
E come si giustifica l'appoggio al governo D'Alema?
Ormai c'era stata l'abiura dei post comunisti, l'antipatia per Berlusconi, come egli stesso ha più volte ricordato, e ci metterei anche una stima per D'Alema, lo hanno portato a una di quelle decisioni che tanto gli piacevano. Sconcertare per continuare a fare politica libero da lacci e laccioli, come si diceva una volta. Alla fine è rientrato nei ranghi dando la fiducia a Berlusconi.
Come giudica l'uomo Cossiga, che c'è di vero nelle descrizioni, al limite dell'elegiaco, di questi giorni?
Guardi, Cossiga era tutto e il contrario di tutto. Sapeva essere, come è stato detto, un uomo amabile, sapeva catalizzare l'attenzione e tenere avvinto l'uditorio con la sua parlantina, con quel suo accento sardo mai perso. Spiritoso, affabile, imprevedibile, l'amico che tutti vorrebbero a cena per tenere su la conversazione. Ma, sinceramente, con lui non ho parlato mai di politica a quattro occhi, mi sono sempre tenuto sul vago. Ogni volta ho avuto l'impressione che sarebbe stato capace di far partire un registratore nascosto.

Se cercate il testo di questa intervista sui giornali state certi che non la troverete mai. Me la sono inventata di sana pianta.

mercoledì 18 agosto 2010

Quanta falsità

Tutti a dire quanto era bravo come servitore dello Stato e quanto era bravo come politico,abile statista, quale lungimiranza lo avesse guidato nel suo agire politico, che fine interprete del presente e che acuto nel prevedere il futuro e ad interpretare la caduta del muro di Berlino, che fine battutista e abile conversatore, come vestisse bene e come fosse bravo a fare il matto e a dire tutte le verità che voleva.
Quanta falsità nelle dichiarazioni di politici e persone comuni, nessuno degli intervistati dalla falsa televisione pubblica ha avuto il coraggio di ricordare i dubbi e le malefatte, i segreti e le mezze verità. Quanti falsi tra i suoi amici, che lo avrebbero ucciso, e i suoi nemici, che lo avrebbero ucciso lo stesso.
Se ne è andato portandosi dietro troppi segreti di questa martoriata Democrazia e presto altri lo raggiungeranno, non fosse altro che per l'età, portandosi dietro le verità che ci appartengono e che ci vengono ancora negate.
Che la terra non ti sia lieve, come non lo è stata per le vittime delle tue azioni politiche.

martedì 17 agosto 2010

Necrologio per Cossiga




Post1
I due scatti, dove sembra sentire la voce del dirigente che dice al poliziotto:"Scappa, scappa", sono opera del grande fotografo Tano D'Amico.

mercoledì 11 agosto 2010

Cattedrali

Cattedrale. Un termine che ci accompagna dall'età della ragione e che ha sempre mantenuto un'aura di mistero e sacralità. Fin da piccoli, prima della Comunione, questo posto ammantato di religiosità ci sembrava una meta. "Farete la preparazione a Santo Stefano ma la Comunione e la Cresima nella Cattedrale". Prima di iniziare il cammino verso la santità (chi crede perdoni l'ironia) quella chiesa ci era sembrata sempre e solo più grande e nulla più. Ma l'accoppiata Vescovo-Cattedrale si avviava a essere un traguardo per le nostre giovani vite da salvare dal peccato. Abbandonata la retta strada abbastanza presto, delle cattedrali ci interessava solo l'aspetto architettonico e storico. Mirabili quelle gotiche per esempio, discutibili le neo-classiche, tanto per banalizzare. Ma non essendo degli esperti ci si accontenta/va di vedere e farsi piacere o meno ciò che si presenta/va ai nostri occhi.
Mai avevamo riflettuto sull'importanza della cattedrale nella letteratura. Forse sarà il caldo e la povertà di argomenti, non è vero ce ne sarebbero a bizzeffe, ma la curiosità mi ha spinto a cercare la parola cattedrale in un sito di una grande libreria, sono uscite fuori 24 pagine con 12 libri per pagina per un totale di 288 volumi. Una buona parte di questi sono pregevoli testi dedicati alla descrizione storico-architettonica e religiosa degli edifici di culto che tanta parte hanno avuto nello sviluppo delle società medievali. Un'altrettanta consistente parte sono libri di narrativa che incentrano la storia sulla costruzione di queste chiese. Ma, forse, il più famoso resta Assassinio nella cattedrale di Thomas S. Eliot sull'uccisione del cardinale Thomas Becket. Però, pensandoci bene, questo è un vezzo da simil-intellettuale di provincia. La cattedrale più famosa è sicuramente quella di Kingsbridge (a proposito, sapete che Wikipedia, la nuova Bibbia, nella voce che riguarda K. Follet lo dà come luogo immaginario e in un'altra voce indica un paese di circa 5.500 abitanti nel Devon cosa confermata da Wiki england che riproduce il testo dell'enciclopedia Britannica ma con 5.800 abitanti?) a cui Ken Follett ha dedicato qualcosa come 2.400 pagine, a seconda della edizione de I pilastri della terra e Mondo senza fine, una storia che si sviluppa nei secoli. Ci sarebbe da sperare, per alcuni, che Follett arrivi fino ai nostri giorni. A tale ipotesi altri potrebbero decidere di porre fine alla propria triste vita.
665 sono invece le pagine che Ildefonso Falcones ha impiegato per descrivere la vita, indissolubilmente legata alla costruzione de La cattedrale del mare, del piccolo Arnau nella Barcellona medievale. Le difficoltà della lotta contro il potere becero e ottuso dei signorotti medievali, gli intrighi e le passioni, le guerre inutili e la vanagloria dei re. La povertà e la solitudine, l'ascesa e la caduta che colpisce indiscriminatamente. Gli errori e il perdono. Tutto basato su un documento originale scritto da uno dei personaggi del libro. Una mistura di realtà e fantasia che tiene avvinti.

Evidentemente questi luoghi ispirano molto gli scrittori, infatti Frank Schätzing, autore del mirabile Quinto giorno (avete letto dei batteri del Mar Caspio che si cibano di metano?), ha avuto bisogno di ben 451 pagine per svolgere la trama de Il diavolo nella cattedrale, ambientato a Colonia all'epoca della costruzione della stessa. La morte di un personaggio legato a doppio filo alla sorte della Cattedrale, un complotto misterioso (altrimenti che complotto sarebbe?) che coinvolge personaggi eccellenti e popolino, l'immancabile sapiente e la lotta di classe. Stiamo parlando di letteratura storica comunque basata su documenti dell'epoca, quindi storie ben strutturate, descrizioni veritiere come luoghi e come usi e costumi. I due libri di Follett, godibili e avvincenti, sono ormai vecchi mentre quello di Falcones è ancora, per molti, una novità anche se in libreria c'è già il nuovo romanzo. Si può leggere, scorre veloce e appassiona. Come tutte le storie lunghe ha dei momenti di caduta, ma si superano sullo slancio. Il libro di Schätzing, invece, non è molto noto, o così mi sembra, e si può recuperare anche se scorre meno, più macchinoso e, pur essendo più breve, prolisso. Un'opera non al livello del Quinto giorno, ma comunque godibile in questi giorni estivi.
Stiamo parlando di libri non di Dan Brown, sia chiaro.
Altre cattedrali mi vengono in mente, una per tutte, quella di Munster citata nel libro "Q" di Wu Ming, per chi non lo avesse fatto, va letto. Molti sono i libri presenti in libreria con al centro una cattedrale, attenti alle bufale. Ma il discorso si allungherebbe oltre il lecito. Per chi ne avesse voglia, anche se non ci sono cattedrali, se non in maniera molto marginale, anche il libro di Silvia Di Natale La ragazza di Ratisbona è un ottimo esempio di letteratura storica. Anche qui un misto di realtà e finzione che ben si integrano dando vita a una biografia immaginaria molto veritiera.
Chissà che un giorno non torni per parlare delle Abbazie.

martedì 10 agosto 2010

Ipse dixit

Ogni giorno ci sarebbe una frase del Cavaliere da commentare, da contraddire, da analizzare. La sua protervia porta a fargli dire cose che in altri tempi sarebbero state risibili. Prendiamo per esempio la frase riportata da tutti gli organi di stampa: il Premier chiede "... una mobilitazione permanente per contrastare i disfattismi e i personalismi di chi antepone i propri interessi al bene di tutti, al bene del Paese".
E' proprio vero che siamo un Paese non normale, perché se lo fossimo una risata lo avrebbe già seppellito. Accusare chicchessia di personalismi e interessi privati se lo potrebbero permettere in pochi all'interno delle istituzioni, ma l'unico che con certezza non potrebbe lanciare accuse è colui che si è fatto Re per proteggersi con leggi specifiche dal corso della giustizia.
Ma, come dicevo nel precedente post, la situazione è talmente degenerata che non si parla più di politica, della crisi, della povertà che avanza e altro ancora, si parla invece, anzi ci si rinfaccia, l'acquisto e la vendita di case, di ville faraoniche, in un turbillon di nomi che evocano Berlusconi, la famiglia Casati, Scajola, Previti, Gaucci, Anemone, Fini e chiedo scusa se ho dimenticato qualcuno.
E due parole occorre spenderle su quei campioni di democrazia del Giornale. Raccogliere firme per mandare a casa il Presidente della Camera è lecito anche se non so se l'azione potrà avere un seguito, qualcuno controllerà la veridicità delle stesse? Ma accostare il caso Scajola a Fini mi sembra un azzardo anche giornalisticamente. Ancora non è dimostrato che Fini abbia avuto un tornaconto personale dall'operazione, cosa che di Scajola sembra non si possa dire.
Altro discorso è che una alta carica dello Stato non debba essere minimamente sfiorata da alcuna chiacchiera. Son passati i bei tempi, occorre accontentarsi di ciò che si ha.

lunedì 9 agosto 2010

Da che pulpito

Al Presidente del Consiglio viene attribuita questa frase: "Se avesse un minimo di senso dello Stato, Fini dovrebbe dimettersi".
Dopo aver riportato questa frase, dovrei pubblicare il post senza aggiunta di ulteriori parole che potrebbero risultare vane.
Il primo commento, e anche il più banale che mi viene in mente è: "Da che pulpito viene la predica". Ma, a ben pensarci, non è affatto banale.
Fino a prova contraria, come ha ricordato lo stesso Fini, in 30 anni di carriera parlamentare (sarebbe ora che lasciasse comunque libero il campo) non è mai stato inquisito per nessun affare. Fu solo sfiorato dalle voci che riguardavano la sua ex moglie. Sarebbe ed è, invece, importante guardare proprio il pulpito e colui che arbitrariamente ci si è collocato sopra. Senza fare l'elenco di tutti i processi in cui è stato imputato il Premier, le sue condanne, prescrizioni, le sue assoluzioni conseguenti a leggi ad personam, vorrei porre l'attenzione sulla genesi temporale e i mezzi di "informazione" che sono stati utilizzati.
Dopo aver mugugnato per due anni sulle scelte in tema di giustizia del Governo, il Presidente della Camera, terza carica dello Stato, è uscito finalmente allo scoperto anche se non ha percorso la strada fino in fondo, attende sicuramente una occasione politicamente più redditizia. Allora ecco che deflagra il caso Montecarlo abilmente ordito da Giornale e Libero, sulla proprietà e contiguità politica dei due giornali con il Premier non c'è bisogno di sprecare altre parole, con il duplice intento, supportato da telegiornali "pubblici" e privati, di screditare Fini e spostare l'attenzione dalla crisi del Pdl ai fatti privati/pubblici di Fini. Una enorme melassa politico/affaristica che siamo ben abituati a vedere dal 1991.
Ma le colpe non sono solo degli accoliti del premier, sia chiaro. Fini, da segretario di An, ha iniziato un percorso verso la democrazia, verso un partito di centro-destra di stile europeo che ha interrotto bruscamente alleandosi con Berlusconi. Ripetendo l'errore di D'Alema. Guarda caso gli unici che la vulgata vuole come i veri politici presenti su piazza. A nulla è servita, a Fini, l'esperienza della bicamerale, dove D'Alema pensava di neutralizzare Berlusconi fornendogli invece più potere e possibilità di quelle che realmente aveva. L'ex segratario di An ha mirato più in alto che non la semplice alleanza, unire i partiti con la speranza, non tanto segreta, che sarebbe riuscito a scalzare Berlusconi dal potere perché egli era troppo coinvolto con la giustizia. Anche lui ha fatto male i suoi calcoli.
Affari battono la politica 2 a 0. Per una semplicissima ragione: il politico deve convincere della giustezza delle sue idee, l'affarista no, lui paga e gli italiani, nelle persone di deputati e senatori, sono stati ben contenti di farsi pagare.
Ritornare, ora, alla supremazia della politica è difficile, molto, perché la situazione è degradata oltre misura, si è dato spazio a personaggi che non avrebbero mai pensato di occupare le stanze dei bottoni e pur di rimanere abbarbicati sulle loro poltrone hanno abdicato dalle idee, peraltro non minimamente condivisibili, per un poco di potere, obbedienti al detto che comandare è meglio che fottere.
Inutile farsi molte illusioni, come si legge e si sente nelle parole di diversi politici del centro-sinistra. Non è con l'andare alle urne che si risolve il problema. Con questa legge elettorale sarebbe consegnare di nuovo e per sempre il Paese a Berlusconi e al berlusconismo. Egli raggiungerebbe finalmente l'obiettivo primario della sua vita, l'impunità totale. Farsi eleggere Presidente della Repubblica è il suo fine ultimo ed è la mercede che chiede per farsi indietro ma restando in prima fila. Carica istituzionale e impunità, il resto poi sarebbero solo barzellette e sketch che continuerebbero ad infangare lo già scarso credito della nostra Nazione.
Resta da sperare che "l'affaire" Fini si sgonfi e scoppi come una bolla di sapone, altrimenti saranno ancora tempi più duri per la democrazia, apparente, in cui viviamo.

Nella foto. Pulpito del battistero di Pisa di Nicola Pisano, 1260.

giovedì 5 agosto 2010

Compitino delle vacanze

Pensierini così come vengono, saltando di palo in frasca o come rane su foglie di ninfea.

1 Anche le Api hanno la tosse. Rutelli: "Il Pd scelga: o noi o l'Idv".
2 I veri fascisti sono tutti nel Pdl.
3 Uno dei problemi italiani è la concezione di giustizia. Per molti la legge è più uguale che per gli altri.
4 Ingenuamente pensavo che il problema della globalizzazzione si potesse mitigare quando tutti i lavoratori avessero gli stessi diritti di quelli occidentali. Marchionne, con l'appoggio di Cisl, Uil, Ugl e del Governo, ci ha spiegato, e sta mettendo in pratica, che si può raggiungere lo stesso obiettivo togliendo diritti ai lavoratori occidentali.
5 Ricucci si è messo con delle pupe del programma La pupa e il secchione. Mai nessuna che si mette con il meccanico brutto, grasso e sfigato che gli vive sotto casa.
6 Susan Sarandon e Tim Robbins si sono separati. Con tutta la simpatia che i due personaggi mi suscitano, spero di riuscire a dormire nelle prossime notti.
7 Perché il libro "Il cinese" di Henning Mankell è stato pubblicato nei gialli quando il delitto in se è solo un corollario nella storia?
8 Le squadre italiane di calcio acquistano diciottenni all'estero per farli giocare in prima squadra mentre i frutti dei loro vivai, a 24 anni, devono ancora maturare. Qualcuno me lo spieghi.
9 Diventerò cieco leggendo in continuazione?
10 Automobilisti in coda sputano e insultano gli operai di un cantiere. Ringraziassero se non li hanno presi a bastonate. Tanto prima o poi ci si arriverà.
11 Chi chiude per ferie, chi chiude per sempre, chi dovrebbe chiudere e non lo fa, chi copia senza vergogna, chi scrive per avere qualche contatto in più, chi sviluppa una doppia personalità, chi scrive solo per rompere gli attributi, chi scrive con la cultura di wikipedia,chi scrive senza cultura alcuna, chi scrive perché ha la verità rivelata, chi scrive perché lui è il miglior giornalista, chi scrive senza saperlo fare, ecc. Lo blogosfera che riproduce, nel bene e nel male, la società reale.


"... come rane su una foglia di ninfea" è la citazione di un vecchio libro di Tom Robbins "Beati come rane su una foglia di ninfea".

martedì 3 agosto 2010

La scelta

Mentre tutti partono e lasciano saluti a chi resta, quattro amici al bar, dopo una pizza, continuano a parlare di politica, della mancanza di programmi e progetti e, anche, di personalità in grado di riunire intorno ad una idea.
Viene sempre spontaneo pensare alla vecchia generazione, quella dei Berlinguer, Pajetta, Ingrao e tanti altri, allora c'era la scelta.

Poi pensiamo ai giorni nostri e non ci resta che piangere, o ridere amaramente.

domenica 1 agosto 2010

In sintesi

... L'impossibile che profumava di possibile. La militanza che intrecciava la nostra giovinezza con quella del mondo. Prima che ciascuno, prigioniero del proprio ego in suppurazione, cominciasse a seminare paletti per delimitare recinti dove correva obbligo pensarla allo stesso modo. Per quanto ti sentissi rivoluzionario, c'era sempre qualcuno più rivoluzionario di te. La diaspora gruppettara è stata nient'altro che questo. Se l'immaginazione non riusciva ad andare al potere, tanto valeva sostituirla con l'idiozia e accaparrarsi comunque una fetta di dominio, per quanto miserabile. Questa e non l'ideologia comunista è stata la vera matrice del partito armato. la rincorsa alla visibilità a ogni costo. Non a caso trent'anni dopo molti hanno finito per aderire al partito-azienda delle televisioni, dimenticando lezioni e proclami comunisti blaterati alle assemblee come se piovesse. Si vede che il mio destino è stato quello di farmi rovinare la vita da una manica di stronzi. ...

Cosa altro aggiungere a queste magnifiche parole di Bruno Morchio, tratte dal romanzo "Le cose che non ti ho detto", senza correre il rischio di ripetersi?
Nulla abbiamo appreso dalla storia, noi comunisti. Abbiamo sempre avuto la tendenza a dividerci senza mai cercare ciò che ci univa o che ci avrebbe potuto unire. Dalla caduta del Pci in poi è sempre stato peggio. Talmente peggio che qualcuno inizia a sentire gratitudine verso Fini per aver abbandonato Berlusconi.
Sempre meglio fondare sulle disgrazie altrui che fare un minimo di autocritica e riprendere la via maestra della lotta di classe. Siamo un paese (volutamente minuscolo) che sta ritornando agli anni cinquanta. Si stanno azzerando tutti i diritti conquistati grazie alle lotte sindacali e politiche e che sono costati morti sparsi un po' per tutta l'Italia. E quando un giorno la sinistra si ritroverà su un unico fronte coloro che l'hanno "diretta" in questi anni non potranno fare a meno di battersi il petto per gli errori e per l'immenso tradimento perpetrato sulla nostra pelle.